Segmentare un mercato, identificare cluster di clienti con differenti
motivazioni, attese, capacità di spesa, gusti e priorità, serve a fare
delle scelte: su quali puntare, come raggiungerli e con quali messaggi;
di quali competenze e supporti avremo bisogno per soddisfarli; quali
programmi dovremo allestire per ciascuno dei segmenti in obiettivo, come
comunicare questi plus…
Il
che non vuol dire che dobbiamo fare scelte radicali, rinunciando a priori
a quote consistenti di mercato (ci mancherebbe altro…!), né che dobbiamo
praticare esclusivamente il “profilo” che abbiamo scelto per
caratterizzare la nostra attività: se, ad esempio, il posizionamento che
abbiamo scelto sottolinea la nostra disposizione all’osservazione
naturalistica, oppure ad attività di documentazione e approfondimento in
coda alle immersioni, non vuol dire che queste siano obbligatorie o
vincolanti, sempre e dopo tutte le immersioni, per tutti i nostri clienti,
anche per chi deve partire di gran fretta o per chi nutre un interesse
vicino allo zero per questi argomenti! Si saprà, però, che la nostra
impresa (Istruttore, Diving Center, Tour Operator o Club,…) ha questo
taglio particolare, che qualcosa la distingue da molte altre; chi parlerà
di noi, potrà citare questa “nota caratteristica ”: che, volendo e quando
ve ne sia ragione, i nostri clienti potranno valorizzare l’esperienza
fatta, attraverso approfondimenti, commenti, visioni. Se ci
caratterizziamo per una particolare esperienza sui relitti della zona,
questo non significa che respingeremo chi soffra di claustrofobia o viva
comunque con disagio le evocazioni spesso drammatiche dei relitti;
significa solo che da noi chi sia interessato ai relitti troverà operatori
esperti e appassionati a questa tipologia di immersioni; che potranno
trovare informazioni storiche e tecniche sui relitti, quand’anche non vi
si immergano personalmente: saremo comunque connotati! Anche perché una
caratterizzazione il mercato, prima o poi, ce la “affibbierà” comunque (o,
peggio ancora, saremo assolutamente indistinti e indistinguibili): meglio
allora orientarla e determinarla noi!
Un solo esempio, per ora: un Diving Center in Liguria sta
attuando una politica di ampio spettro, per caratterizzarsi come centro
legato all’economia e alla cultura locali; propone uscite di una giornata,
in cui ci si immerge nelle coltivazioni di mitili, si raccolgono (e si
pagano ai coltivatori!) quantità congrue di cozze, che poi uno chef a
bordo insegna a cucinare in vari modi e poi… si mangia tutti insieme!
Questo gli dà un profilo e un posizionamento di radicazione sul territorio
e di interesse a 360° per tutto quanto riguarda la cultura del mare,
indipendentemente da quante di queste giornate gastro-culinarie si
venderanno realmente!
Scegliere non vuol dire escludere: vuol dire, però, che ai segmenti che avremo identificato come nostro
target, dovremo sforzarci di offrire una proposta personalizzata; vuol
dire che questi dovranno trovare qualche “messaggio” specifico per loro:
il tipo stesso di immersioni, se possiamo scegliere tra diverse
destinazioni; briefing e debriefing differenziati a seconda degli
interessi prevalenti, ma anche sotto-gruppi diversi durante le immersioni;
insomma, un’attenzione, un dettaglio che faccia sentire loro che
non stanno comprando un prodotto ‘commodity’ , che stanno vivendo
un’esperienza dedicata e ‘unica’. Ancora, scegliere non vuol dire
necessariamente adottare una posizione di specializzazione estrema o di
nicchia: significa, però, che dobbiamo cercare di differenziarci dai
concorrenti e adottare un’immagine distintiva, che ci caratterizzi e che
suoni particolarmente allettante ai nostri clienti-target; un’immagine che
affermi la nostra personalità, il carattere della nostra
impresa: per paradosso, potremmo poi fare cose molto simili a ciò che
fanno molti altri competitor, ma alcune sfumature, alcuni tratti, magari
marginali e ‘intangibili’, dovranno confermare il profilo che abbiamo
inteso trasmettere.
Distinguersi attraverso il prezzo?
Come si è già detto in queste pagine, se e quando il mercato fosse in
forte crescita naturale (come il nostro è stato per lunghi periodi), non
ci sarebbe bisogno di segmentare e personalizzare il nostro marchio.
Segmentare e differenziarsi diventa invece una necessità imprescindibile
quando la competizione è forte, quando i margini vengono erosi dalla
competizione stessa, quando tutti sono tentati di misurarsi e confrontarsi
sul solo fattore prezzo, innescando o alimentando una
spirale perversa e perdente. Proviamo a pensare al prezzo di un brevetto
“Open water” di 20 anni fa e proviamo a tracciare una curva fino ai prezzi
di oggi, anche a prezzi attualizzati; proviamo a ricordare il prezzo di
una immersione e facciamo lo stesso processo di aggiornamento: pensare di
battere la concorrenza sul terreno del prezzo appare immediatamente un
suicidio gestionale, perché alla nostra mossa “vincente” di un’ulteriore
limatura delle tariffe i concorrenti meno fantasiosi e innovativi (cioè,
quelli più simili a noi…) risponderanno con un’ulteriore scalino di sconto
e così via…
Certo, si può anche decidere di competere sul terreno del prezzo, ma
allora bisogna poter contare sui grandi numeri, il che implica alcune
condizioni:
1.
che i numeri ci siano, sul piano del potenziale
à
se abbiamo un accesso esclusivo o privilegiato (altrimenti faremmo gli
apripista, a nostre spese, per concorrenti più attendisti…) a segmenti di
mercato molto sensibili alla leva prezzo )fasce giovanili di
organizzazioni associative, ad esempio) o godiamo di una forte
introduzione in aree geografiche e sociali a reddito medio-basso oppure
ancora registriamo una crescita di mercato, su cui intendiamo “mettere le
mani” per primi, attraverso la leva più immediata;
2.
che il livello di discount sia sensibile
à
tale, cioè, da farsi sentire: un prezzo più basso del 2% molto
probabilmente non verrebbe né notato, né valorizzato e voi avreste
semplicemente ridotto i vostri margini del 2%!
3.
che il delta-prezzo sia efficace
à
certamente un prezzo sensibilmente inferiore sarà tale da attrarre più
clienti (questo,in senso generale, è verosimile), ma la domanda è se ciò
avverrà in una misura tale da compensare questo sacrificio;
Pensate a questo semplice esempio:
-
se il
vostro Margine lordo a prezzi di listino (ne riparleremo, quando
affronteremo i temi di gestione economico/finanziaria) è del 25% e voi
decidete di praticare un abbattimento di prezzo del 5%, sapete quanti
ricavi in più dovrete acquisire per compensare questo sconto, per fare,
cioè, almeno “pari e patta”?
Ecco la formula: 25%
/ 20%
= 1,25
Quindi, se 25% è il margine pre-sconto e 20% il nuovo
margine dopo il taglio-prezzi, voi dovrete poter contare su un ricavo
incrementale del 25%, per fare solo lo stesso margine di prima: ci sono
davvero 25% di clienti in più nella vostra area di attrazione potenziale,
o i vostri clienti attuale acquisteranno davvero il 25% in più e saranno
disposti a cambiare o a cedere alle vostre “lusinghe”, in conseguenza del
5% in meno sulle tariffe?
Se lo faremo a titolo di promozione, con un target ben
preciso e con precisi limiti di tempo, bene, allora avremo sempre la
possibilità di recedere se l’iniziativa non pagherà nella misura attesa;
avremo diffuso il nostro nome, soprattutto se la finalità era quella di
acquisire una visibilità iniziale o di rompere un assetto di mercato
consolidato, ma almeno le conseguenze non saranno “per sempre”; una
promozione si prevede si esaurisca, mentre i cambiamenti di prezzo non
possono essere ondivaghi, a rischio proprio di quella immagine che
volevamo potenziare!
4.
che la
riduzione di prezzo sia coerente con
l’immagine che volevate darvi: se l’abbattimento di prezzo la fa un
discount o un supermercato, bene, è coerente con il suo posizionamento; se
la fa una boutique, no, è un contrasto stridente: sarà meglio, allora, che
la boutique investa quella risorsa, quel margine che ha deciso di ‘sacrificare’,
in servizi aggiuntivi, in un arricchimento dell’offerta (che so, una
documentazione visiva o un prodotto accessorio in omaggio: una
pubblicazione, un logbook personalizzato delle immersioni fatte con
noi,….) piuttosto che in uno sconto.
Altre variabili per differenziarci e
personalizzarci?
Se il prezzo è un’arma delicatissima, da usare con grande
cautela, su quali altre leve si può agire per differenziare la propria
immagine?
a.
Il nome e il logo.
b.
La gamma dei “prodotti/servizi”.
c.
Comunicazione e Promozione
d.
I servizi complementari
Ma di tutto ciò riparleremo…!
hermespierotti@sottacqua.info
le varie puntate potrete trovarle nell'archivio in maniera da
potervi costruire una vera e propria sessione di apprendimento continuo.