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Tech Dive a cura di
Luca Brazzi
Luci e comunicazioni
Una comunicazione
efficace è sicuramente il requisito base per una buona squadra di
immersione. Tra le tecniche di comunicazione, una particolarmente valida è
quella che prevede l’impiego di illuminatori subacquei. Grazie a questi, è
infatti possibile avere immediata percezione della posizione e del
regolare avanzamento del compagno semplicemente verificando di avere nel
proprio campo visivo la luce prodotta dal suo illuminatore. Analogamente,
la richiesta di supporto o il semplice richiamo dell’attenzione è
possibile, anche a distanza, grazie all’impiego del fascio luminoso. Ma
quali devono avere gli illuminatori subacquei per svolgere adeguatamente
la loro funzione ?
Il
tipo di illuminatore necessario dipende ovviamente dall’ambiente in ci
si effettuano le immersioni. Tuttavia, un buona configurazione (che è
quella base nel sistema DIR), utilizza una torcia principale alimentata
da un pacco batteria attaccato alla cintura, e due torce di riserva
agganciate agli anelli a D pettorali e quindi fissate all’imbracatura
per mezzo di elastici.

Illuminatore principale
Il
pacco batteria dell’illuminatore principale è indossato sul lato destro
della cintura ventrale dell’imbracatura, adiacente allo schienalino, ed è
tenuto bloccato in quella posizione o dalla fibbia della cintura ventrale
stessa, o da una seconda fibbia che viene fatta scorrere sulla fettuccia
dopo aver infilato il pacco batteria. Il pacco batteria fa parte della
zavorra e del bilanciamento del subacqueo e dovrebbe essere posizionato
sotto la spalla, dove è protetto e fuori dal flusso e dove può facilmente
essere operato o rimosso se necessario. Questo posizionamento non solo
evita che il pacco interferisca con il movimento di pinneggiata del
subacqueo, ma lo posiziona anche nella stessa colonna d’acqua che viene
“rotta” dalla spalle del subacqueo quando si muove attraverso l’acqua.
Altre sistemazioni, non risultano soluzioni valide. Ad esempio, il pacco
batteria montato sotto alle bombole tende a spingere le gambe del
subacqueo verso il basso. Ciò va a minare direttamente la regola cardine
dell’immersione che richiede che un buon subacqueo mantenga sempre una
posizione a “piedi in alto” con una postura orizzontale che massimizza
l’efficienza, riduce il rischio di sollevare sedimento e previene il
danneggiamento dell’ambiente marino. Il pacco batteria agganciato sotto
alla bombole, lungo lo schienalino, o in altre posizioni, disturba il
bilanciamento, spreca zone utili per posizionare altri equipaggiamenti,
diminuisce le possibilità di controllo da parte del subacqueo e impedisce
una facile rimozione del pacco stesso.
Anche l’obiezione secondo cui i subacquei che montano il pacco batteria in
cintura non possano indossare comodamente più bombole da fase è
assolutamente priva di fondamento: in questo tipo di configurazione,
infatti, un’immersione a fasi multiple viene condotta mantenendo tutte le
bombole da fase sul fianco sinistro del corpo, opposte al pacco batteria
della torcia. Ciò consente una maggiore flessibilità al subacqueo in
quanto un braccio ed un fianco sono completamente privi di ingombro.
Luci
di riserva
Le
luci di riserva sono una componente chiave della configurazione
dell’attrezzatura. Dovrebbero essere posizionate sull’imbracatura, sotto
le braccia, dove esse si dispongono in modo pulito e fuori impiccio. Un
subacqueo che abbia una rottura dell’illuminatore principale può
facilmente accendere una torcia di riserva prima di rimuoverla dal punto
in cui è agganciata. I vantaggi di ciò sono chiari: se la torcia è stata
accesa prima di essere sganciata e cade, potrà facilmente essere trovata
anche in un ambiente buio. Inoltre, un ulteriore vantaggio del posizionare
in questo modo le torce di riserva è che possono essere accese e lasciate
agganciate mentre si gestisce altro equipaggiamento. In breve, le torce di
riserva configurate in questo modo sono più facili da rimuovere, più
facili da accendere, più facili da riposizionare e non richiedono punti di
attacco aggiuntivi come anelli a D o simili sulle bombole.
Tecnologia
delle luci
Il
mercato propone oggi due principali tecnologie di illuminatori: alogeni e
a scarica di gas (HID – High Intensity Discharge). Gli illuminatori
alogeni utilizzano, per produrre la luce, un filamento simile a quello che
si trova nelle lampadine convenzionali. La luce prodotta ha una
temperatura considerevolmente più bassa di quella prodotta dagli
illuminatori HID (il colore percepito si situa tra il giallo e l’arancio)
e, di conseguenza, gli illuminatori alogeni hanno una minor capacità di
perforazione dell’acqua ed una minore autonomia a parità di pacco batteria
rispetto a quelli HID. Hanno però un costo decisamente più contenuto ed
una maggiore reperibilità di pezzi di ricambio dal momento che molti di
questi posso essere reperiti nei normali negozi di forniture elettriche.
Nei
sistemi di illuminazione HID, il filamento del bulbo viene sostituito da
una capsula di gas. La luce viene emessa da una scarica ad arco tra due
elettrodi ravvicinati. Un ballast (regolatore di corrente) appositamente
studiato fornisce la tensione necessaria e regola il flusso della
corrente. In sostanza, questo sistema di illuminazione produce una luce
bianca brillante utilizzando appena una frazione della potenza di una luce
alogena. Da notare che, appena accese, le lampade HID producono solo il 5%
del loro rendimento dal momento che sono necessari dai 15 ai 20 secondi
perchè la lampada raggiunga il suo rendimento massimo. Inoltre, se la luce
viene spenta, il bulbo deve raffreddarsi fino ad una data temperatura
prima di poter emettere di nuovo luce.
Anche per quanto riguarda i pacchi batteria la tecnologia offre due tipi
di soluzioni: piombo e Nichel-Metal-Idrato (NI-MH). Senza entrare negli
aspetti “tecnici” delle due soluzioni, ciò che conta sapere è che la prima
soluzione è economica e di facile impiego. Le batterie al piombo sono
facilmente reperibili in commercio ad un prezzo molto basso e non è
richiesto alcun accorgimento particolare per la ricarica. Di contro, sono
batterie di scarsa efficienza e sono quindi in grado di fornire una
autonomia più limitata a fronte di un peso decisamente maggiore.
La
tecnologia alla base delle batterie al Nichel-Metal-Idrato è decisamente
più complessa. Questo significa costi di acquisto più elevati, necessità
di caricabatteria “dedicati” e maggiore attenzione nella manutenzione.
Questo si associa però ad un ridotto impatto ambientale e soprattutto ad
una resa energetica più che raddoppiata rispetto alla tecnologia al
piombo. Per dare un’idea, un illuminatore dotato di una batteria al piombo
del peso di circa 4 kg è in grado di alimentare per circa 45 min una
lampadina alogena da 50 watt o per circa 2 ore una lampadina HID da 18
watt (che fornisce un’emissione di luce simile a quella di una lampadina
alogena da oltre 100 watt); viceversa, un alimentatore Ni-MH del peso di
meno di 2 kg è in grado di alimentare una lampadina alogena da 50
watt per 90 min o una HID da 18 watt per oltre 4 ore.
Indipendentemente dalla caratteristiche tecniche utilizzate è importante
che la luce primaria abbia un’autonomia almeno uguale e le luci di back-up
almeno doppia rispetto al tempo di fondo previsto. E’ inoltre importante
che, se pure l’illuminatore principale è alimentato da batterie
ricaricabili, le luci di riserva siano alimentate con batterie usa e
getta. Questo in quanto le batterie usa e getta hanno un’autonomia più
affidabile e fornisco risultati consistenti e prevedibili. Inutile dire
che tali batterie dovrebbero essere sostituite dopo ogni utilizzo
significativo o dopo almeno sei mesi se non utilizzate affatto.
lucabrazzi@sottacqua.info
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