anno I n°.3 maggio 2007                                                                        

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copertina: Alberto Muro Pelliconi

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Tech Dive a cura di Luca Brazzi

Luci e comunicazioni

Una comunicazione efficace è sicuramente il requisito base per una buona squadra di immersione. Tra le tecniche di comunicazione, una particolarmente valida è quella che prevede l’impiego di illuminatori subacquei. Grazie a questi, è infatti possibile avere immediata percezione della posizione e del regolare avanzamento del compagno semplicemente verificando di avere nel proprio campo visivo la luce prodotta dal suo illuminatore. Analogamente, la richiesta di supporto o il semplice richiamo dell’attenzione è possibile, anche a distanza, grazie all’impiego del fascio luminoso. Ma quali devono avere gli illuminatori subacquei per svolgere adeguatamente la loro funzione ?

Il tipo di illuminatore necessario dipende ovviamente dall’ambiente in ci si effettuano le immersioni. Tuttavia, un buona configurazione (che è quella base nel sistema DIR), utilizza una torcia principale alimentata da un pacco batteria attaccato alla cintura, e due torce di riserva agganciate agli anelli a D pettorali e quindi fissate all’imbracatura per mezzo di elastici.

 

Illuminatore principale

Il pacco batteria dell’illuminatore principale è indossato sul lato destro della cintura ventrale dell’imbracatura, adiacente allo schienalino, ed è tenuto bloccato in quella posizione o dalla fibbia della cintura ventrale stessa, o da una seconda fibbia che viene fatta scorrere sulla fettuccia dopo aver infilato il pacco batteria. Il pacco batteria fa parte della zavorra e del bilanciamento del subacqueo e dovrebbe essere posizionato sotto la spalla, dove è protetto e fuori dal flusso e dove può facilmente essere operato o rimosso se necessario. Questo posizionamento non solo evita che il pacco interferisca con il movimento di pinneggiata del subacqueo, ma lo posiziona anche nella stessa colonna d’acqua che viene “rotta” dalla spalle del subacqueo quando si muove attraverso l’acqua.

Altre sistemazioni, non risultano soluzioni valide. Ad esempio, il pacco batteria montato sotto alle bombole tende a spingere le gambe del subacqueo verso il basso. Ciò va a minare direttamente la regola cardine dell’immersione che richiede che un buon subacqueo mantenga sempre una posizione a “piedi in alto” con una postura orizzontale che massimizza l’efficienza, riduce il rischio di sollevare sedimento e previene il danneggiamento dell’ambiente marino. Il pacco batteria agganciato sotto alla bombole, lungo lo schienalino, o in altre posizioni, disturba il bilanciamento, spreca zone utili per posizionare altri equipaggiamenti, diminuisce le possibilità di controllo da parte del subacqueo e impedisce una facile rimozione del pacco stesso.

Anche l’obiezione secondo cui i subacquei che montano il pacco batteria in cintura non possano indossare comodamente più bombole da fase è assolutamente priva di fondamento: in questo tipo di configurazione, infatti, un’immersione a fasi multiple viene condotta mantenendo tutte le bombole da fase sul fianco sinistro del corpo, opposte al pacco batteria della torcia. Ciò consente una maggiore flessibilità al subacqueo in quanto un braccio ed un fianco sono completamente privi di ingombro.

Luci di riserva

Le luci di riserva sono una componente chiave della configurazione dell’attrezzatura. Dovrebbero essere posizionate sull’imbracatura, sotto le braccia, dove esse si dispongono in modo pulito e fuori impiccio. Un subacqueo che abbia una rottura dell’illuminatore principale può facilmente accendere una torcia di riserva prima di rimuoverla dal punto in cui è agganciata. I vantaggi di ciò sono chiari: se la torcia è stata accesa prima di essere sganciata e cade, potrà facilmente essere trovata anche in un ambiente buio. Inoltre, un ulteriore vantaggio del posizionare in questo modo le torce di riserva è che possono essere accese e lasciate agganciate mentre si gestisce altro equipaggiamento. In breve, le torce di riserva configurate in questo modo sono più facili da rimuovere, più facili da accendere, più facili da riposizionare e non richiedono punti di attacco aggiuntivi come anelli a D o simili sulle bombole.

Tecnologia delle luci

Il mercato propone oggi due principali tecnologie di illuminatori: alogeni e a scarica di gas (HID – High Intensity Discharge). Gli illuminatori alogeni utilizzano, per produrre la luce, un filamento simile a quello che si trova nelle lampadine convenzionali. La luce prodotta ha una temperatura considerevolmente più bassa di quella prodotta dagli illuminatori HID (il colore percepito si situa tra il giallo e l’arancio) e, di conseguenza, gli illuminatori alogeni hanno una minor capacità di perforazione dell’acqua ed una minore autonomia a parità di pacco batteria rispetto a quelli HID. Hanno però un costo decisamente più contenuto ed una maggiore reperibilità di pezzi di ricambio dal momento che molti di questi posso essere reperiti nei normali negozi di forniture elettriche.

Nei sistemi di illuminazione HID, il filamento del bulbo viene sostituito da una capsula di gas. La luce viene emessa da una scarica ad arco tra due elettrodi ravvicinati. Un ballast (regolatore di corrente) appositamente studiato fornisce la tensione necessaria e regola il flusso della corrente. In sostanza, questo sistema di illuminazione produce una luce bianca brillante utilizzando appena una frazione della potenza di una luce alogena. Da notare che, appena accese, le lampade HID producono solo il 5% del loro rendimento dal momento che sono necessari dai 15 ai 20 secondi perchè la lampada raggiunga il suo rendimento massimo. Inoltre, se la luce viene spenta, il bulbo deve raffreddarsi fino ad una data temperatura prima di poter emettere di nuovo luce.

Anche per quanto riguarda i pacchi batteria la tecnologia offre due tipi di soluzioni: piombo e Nichel-Metal-Idrato (NI-MH). Senza entrare negli aspetti “tecnici” delle due soluzioni, ciò che conta sapere è che la prima soluzione è economica e di facile impiego. Le batterie al piombo sono facilmente reperibili in commercio ad un prezzo molto basso e non è richiesto alcun accorgimento particolare per la ricarica. Di contro, sono batterie di scarsa efficienza e sono quindi in grado di fornire una autonomia più limitata a fronte di un peso decisamente maggiore.

La tecnologia alla base delle batterie al Nichel-Metal-Idrato è decisamente più complessa. Questo significa costi di acquisto più elevati, necessità di caricabatteria “dedicati” e maggiore attenzione nella manutenzione. Questo si associa però ad un ridotto impatto ambientale e soprattutto ad una resa energetica più che raddoppiata rispetto alla tecnologia al piombo. Per dare un’idea, un illuminatore dotato di una batteria al piombo del peso di circa 4 kg è in grado di alimentare per circa 45 min una lampadina alogena da 50 watt o per circa 2 ore una lampadina HID da 18 watt (che fornisce un’emissione di luce simile a quella di una lampadina alogena da oltre 100 watt); viceversa, un alimentatore Ni-MH del peso di meno di 2 kg è in grado di alimentare una lampadina alogena da 50 watt per 90 min o una HID da 18 watt per oltre 4 ore.

Indipendentemente dalla caratteristiche tecniche utilizzate è importante che la luce primaria abbia un’autonomia almeno uguale e le luci di back-up almeno doppia rispetto al tempo di fondo previsto. E’ inoltre importante che, se pure l’illuminatore principale è alimentato da batterie ricaricabili, le luci di riserva siano alimentate con batterie usa e getta. Questo in quanto le batterie usa e getta hanno un’autonomia più affidabile e fornisco risultati consistenti e prevedibili. Inutile dire che tali batterie dovrebbero essere sostituite dopo ogni utilizzo significativo o dopo almeno sei mesi se non utilizzate affatto.

 

 

 

lucabrazzi@sottacqua.info

 

 

Alessia Comini

Claudio Cangini

Alberto Rava

Alessia Comini

Antonio Colacino

Claudio Cangini

 

 

Alessia Comini