anno I n°. 3 maggio 2007                                                                       

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Reportage - Palau, il regno dei mille colori

di Claudio Cangini              

Il Comandante avverte, attraverso l’altoparlante di bordo, che stiamo per iniziare l’atterraggio: siamo già posizionati con il naso attaccato ai finestrini e con le macchine le telecamere pronte in mano.

Non sappiamo da che lato dell’aeromobile appariranno le prime isole e ci scambiamo sguardi carichi di eccitazione. Poi improvvisamente si materializzano, una collana ininterrotta di isole ed isolotti dalla conformazione unica ed inconfondibile: le Rock Islands, enormi agglomerati di roccia porosa-calcarea completamente ricoperti di fitta ed inestricabile vegetazione che arriva fino all’acqua. Sembrano grandi funghi verdi che si alzano dal blu di un mare cristallino, uno spettacolo naturale unico ed affascinante. Siamo arrivati nel Regno di Belau, meglio noto come Repubblica di Palau, la regione più occidentale della Micronesia.

 

 

La Micronesia copre una vasta area dell’Oceano Pacifico ed è formata da oltre 2000 isole che si allungano tra le Isole Hawaii e le Filippine, un’area grande quanto gli Stati Uniti! Tutte assieme hanno però un’estensione di sole 1055 miglia quadrate e una popolazione totale di sole 17000 unità, questo dato dà esattamente l’idea delle dimensioni delle isole. Sono quattro i maggiori arcipelaghi che compongono la Micronesia: le Marshall, le Marianne, le Gilberts e le Caroline. Palau è il gruppo di isole più occidentale delle Caroline, 600 miglia a sudest delle Filippine e 400 miglia a nord dell’Equatore. La posizione strategica di Palau, e le sue miniere di fosfato e bauxite, è stata conseguenza di un susseguirsi di dominazioni straniere; primi gli spagnoli che poi, nel 1899, vendettero le isole alla Germania che ne restò in possesso fino al 1914 quando il Giappone le dichiarò guerra. I giapponesi restarono a sfruttare Palau fino al 1944 quando, dopo una delle più lunghe e sanguinose battaglie del Pacifico, vennero scacciati dagli americani. La bandiera a stelle e strisce sventolò sull’arcipelago per tanti anni prima che Palau riuscisse ad ottenere l’indipendenza.

E’ questa un’area geografica dalla straordinaria biodiversità, la particolare conformazione delle isole, irraggiungibili dal mare, crea un habitat unico per oltre 50 specie di uccelli stanziali più i migratori.

Ma è sotto la superficie del suo caldo e limpido mare che Palau da il meglio di se: in queste acque si possono trovare ben 1500 specie diverse di pesci che nuotano tra 700 specie di coralli e madreporari. In queste acque, tra le mangrovie e i dedali formati dagli stretti canali tra le isole, nuotano dugonghi e coccodrilli. Le immersioni si svolgono quasi sempre in “drift” seguendo il profilo verticale delle pareti. Sono drop-off spettacolari, completamente colonizzati da ogni forma di costruzione corallina, accanto ad enormi ventagli di gorgonie troviamo alberi di corallo nero e a frusta; in alcuni punti il reef si presenta come una cascata multicolore che si riversa nel blu delle profondità, sono migliaia di Alcionari dalle tonalità più accese che crescono uno accanto all’altro creando un effetto cromatico che lascia senza fiato! La densità dei pesci di barriera è fantastica, si incrociano banchi enormi di dentici dalla livrea gialla che si muovono in sincronia come un corpo di ballo ben affiatato; gruppi di chirurghi che stazionano in prossimità delle innumerevoli stazioni di pulizia per farsi liberare dai parassiti; sulle “foglie” delle incredibili formazioni di corallo-lattuga si trovano famiglie di sweetlips dalla pelle maculata. In una sola immersione si possono contare decine di specie ittiche diverse, senza contare gli esemplari più nascosti ed elusivi: i pesci foglia, gli scorpenidi, i nudibranchi, i mandarin e tutta una serie di bellissimi soggetti da macrofoto.

Ma le acque che bagnano le lagune, gli atolli e le isole di Palau sono il regno dei grandi pelagici: ad ogni tuffo si incontrano decine di squali, grigi, leopardo, nutrice, pinna bianca, queste le specie più comuni, comunque sono registrati numerosi incontri con squali tigre e in alcuni periodi dell’anno si possono vedere famiglie di orche incrociare vicino ai reefs: la possanza delle enormi pinne dorsali che fendono la superficie è uno spettacolo che resta nei ricordi per sempre! Lungo le pareti è facile vedere esemplari isolati di aquile di mare di dimensioni non comuni che avanzano lentamente e si fanno avvicinare senza timore.

All’interno del German Channel, canale artificiale scavato per consentire il passaggio delle grosse navi da carico tedesche da un atollo all’altro, si trovano numerose stazioni di pulizia dove è facile l’incontro con le mante: questi giganti alati stanno fermi su di alcuni contrafforti madreporici mentre decine di pesci pulitori si danno da fare per togliere dalla loro delicata pelle i parassiti. Ogni spiazzo di sabbia lasciato libero dai coralli ospita qualche razza, dalle più piccole dasiatidi ai giganteschi trigoni semisepolti sotto la rena. Lo spettacolo più elettrizzante comunque va in scena quando la marea comincia a salire e la corrente entra negli atolli e si spinge tra i canali che separano le isole.

Migliaia di grossi barracuda si riuniscono, a bassa profondità in prossimità dei gradini del reef, e formano fitte aggregazioni che mandano riflessi argentei, bande di carangidi in caccia si raggruppano e si separano con una velocità sorprendente per disorientare prede e predatori. In alcuni momenti davvero non si sa cosa guardare perché le scene di caccia si susseguono con tale rapidità da lasciare disorientati! In condizioni di corrente sostenuta, quando l’azione di squali ed altri cacciatori pesci è davvero caotica, stare in posizione è quasi impossibile senza attaccarsi da qualche parte; per evitare di aggrapparsi al reef, e quindi danneggiarlo, i Diving di Palau hanno inventato un sistema molto funzionale e sicuro. Si chiama “reef hook” e si tratta di un piccolo e robusto gancio in acciaio, dotato di sagola lunga circa un paio di metri, che va ancorato ad un pezzo di roccia, all’altra estremità della cima c’è un moschettone che va fissato ad un anello del gav: a questo punto basta immettere un po’ di aria nel giubbetto per trovarsi sospesi sul reef con entrambe le mani libere per riprendere e fotografare ma, soprattutto, non si arrecano danni ai coralli, da provare!!

Un’altra attrattiva subacquea da non sottovalutare sono gli oltre 50 relitti della Flotta Imperiale Giapponese, affondati durante l’ultimo conflitto mondiale, che ora sono spettacolari reef artificiali completamente concrezionati da formazioni coralligene. Da anni i “cacciatori di relitti” sono impegnati nella  ricerca di un galeone spagnolo dal favoloso carico di pietre preziose il cui affondamento è dato per certo sulle coste meridionali dell’isola di Angaur e di una nave ospedale giapponese che in realtà sembra stesse trasportando in patria tutto il tesoro in oro del contingente nipponico che stava ritirandosi.

 

 

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