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Reportage - Palau, il regno dei mille colori
di Claudio Cangini
Il
Comandante avverte, attraverso l’altoparlante di bordo, che stiamo per
iniziare l’atterraggio: siamo già posizionati con il naso attaccato ai
finestrini e con le macchine le telecamere pronte in mano.
Non
sappiamo da che lato dell’aeromobile appariranno le prime isole e ci
scambiamo sguardi carichi di eccitazione. Poi improvvisamente si
materializzano, una collana ininterrotta di isole ed isolotti dalla
conformazione unica ed inconfondibile: le Rock Islands, enormi agglomerati
di roccia porosa-calcarea completamente ricoperti di fitta ed
inestricabile vegetazione che arriva fino all’acqua. Sembrano grandi
funghi verdi che si alzano dal blu di un mare cristallino, uno spettacolo
naturale unico ed affascinante. Siamo arrivati nel Regno di Belau, meglio
noto come Repubblica di Palau, la regione più occidentale della
Micronesia.

La
Micronesia copre una vasta area dell’Oceano Pacifico ed è formata da oltre
2000 isole che si allungano tra le Isole Hawaii e le Filippine, un’area
grande quanto gli Stati Uniti! Tutte assieme hanno però un’estensione di
sole 1055 miglia quadrate e una popolazione totale di sole 17000 unità,
questo dato dà esattamente l’idea delle dimensioni delle isole. Sono
quattro i maggiori arcipelaghi che compongono la Micronesia: le Marshall,
le Marianne, le Gilberts e le Caroline.
Palau
è il gruppo di isole più occidentale delle Caroline, 600 miglia a sudest
delle Filippine e 400 miglia a nord dell’Equatore. La posizione strategica
di Palau, e le sue miniere di fosfato e bauxite, è stata conseguenza di un
susseguirsi di dominazioni straniere; primi gli spagnoli che poi, nel
1899, vendettero le isole alla Germania che ne restò in possesso fino al
1914 quando il Giappone le dichiarò guerra. I giapponesi restarono a
sfruttare Palau fino al 1944 quando, dopo una delle più lunghe e
sanguinose battaglie del Pacifico, vennero scacciati dagli americani. La
bandiera a stelle e strisce sventolò sull’arcipelago per tanti anni prima
che Palau riuscisse ad ottenere l’indipendenza.
E’
questa un’area geografica dalla straordinaria biodiversità, la particolare
conformazione delle isole, irraggiungibili dal mare, crea un habitat unico
per oltre 50 specie di uccelli stanziali più i migratori.
Ma
è sotto la superficie del suo caldo e limpido mare che Palau da il meglio
di se: in queste acque si possono trovare ben 1500 specie diverse di pesci
che nuotano tra 700 specie di coralli e madreporari. In queste acque, tra
le mangrovie e i dedali formati dagli stretti canali tra le isole, nuotano
dugonghi e coccodrilli. Le immersioni si svolgono quasi sempre in “drift”
seguendo il profilo verticale delle pareti. Sono drop-off spettacolari,
completamente colonizzati da ogni forma di costruzione corallina, accanto
ad enormi ventagli di gorgonie troviamo alberi di corallo nero e a frusta;
in alcuni punti il reef si presenta come una cascata multicolore che si
riversa nel blu delle profondità, sono migliaia di Alcionari dalle
tonalità più accese che crescono uno accanto all’altro creando un effetto
cromatico che lascia senza fiato! La densità dei pesci di barriera è
fantastica, si incrociano banchi enormi di dentici dalla livrea gialla che
si muovono in sincronia come un corpo di ballo ben affiatato; gruppi di
chirurghi che stazionano in prossimità delle innumerevoli stazioni di
pulizia per farsi liberare dai parassiti; sulle “foglie” delle incredibili
formazioni di corallo-lattuga si trovano famiglie di sweetlips dalla pelle
maculata. In una sola immersione si possono contare
decine
di specie ittiche diverse, senza contare gli esemplari più nascosti ed
elusivi: i pesci foglia, gli scorpenidi, i nudibranchi, i mandarin e tutta
una serie di bellissimi soggetti da macrofoto.
Ma
le acque che bagnano le lagune, gli atolli e le isole di Palau sono il
regno dei grandi pelagici: ad ogni tuffo si incontrano decine di squali,
grigi, leopardo, nutrice, pinna bianca, queste le specie più comuni,
comunque sono registrati numerosi incontri con squali tigre e in alcuni
periodi dell’anno si possono vedere famiglie di orche incrociare vicino ai
reefs: la possanza delle enormi pinne dorsali che fendono la superficie è
uno spettacolo che resta nei ricordi per sempre! Lungo le pareti è facile
vedere esemplari isolati di aquile di mare di dimensioni non comuni che
avanzano lentamente e si fanno avvicinare senza timore.
All’interno del German Channel, canale artificiale scavato per consentire
il passaggio delle grosse navi da carico tedesche da un atollo all’altro,
si trovano numerose stazioni di pulizia dove è facile l’incontro con le
mante: questi giganti alati stanno fermi su di alcuni contrafforti
madreporici mentre decine di pesci pulitori si danno da fare per togliere
dalla loro delicata pelle i parassiti. Ogni spiazzo di sabbia lasciato
libero dai coralli ospita qualche razza, dalle più piccole dasiatidi ai
giganteschi trigoni semisepolti sotto la rena.
Lo
spettacolo più elettrizzante comunque va in scena quando la marea comincia
a salire e la corrente entra negli atolli e si spinge tra i canali che
separano le isole.
Migliaia di grossi barracuda si riuniscono, a bassa profondità in
prossimità dei gradini del reef, e formano fitte aggregazioni che mandano
riflessi argentei, bande di carangidi in caccia si raggruppano e si
separano con una velocità sorprendente per disorientare prede e predatori.
In alcuni momenti davvero non si sa cosa guardare perché le scene di
caccia si susseguono con tale rapidità da lasciare disorientati! In
condizioni di corrente sostenuta, quando l’azione di squali ed altri
cacciatori
pesci è davvero caotica, stare in posizione è quasi impossibile senza
attaccarsi da qualche parte; per evitare di aggrapparsi al reef, e quindi
danneggiarlo, i Diving di Palau hanno inventato un sistema molto
funzionale e sicuro. Si chiama “reef hook” e si tratta di un piccolo e
robusto gancio in acciaio, dotato di sagola lunga circa un paio di metri,
che va ancorato ad un pezzo di roccia, all’altra estremità della cima c’è
un moschettone che va fissato ad un anello del gav: a questo punto basta
immettere un po’ di aria nel giubbetto per trovarsi sospesi sul reef con
entrambe le mani libere per riprendere e fotografare ma, soprattutto, non
si arrecano danni ai coralli, da provare!!
Un’altra attrattiva subacquea da non sottovalutare sono gli oltre 50
relitti della Flotta Imperiale Giapponese, affondati durante l’ultimo
conflitto mondiale, che ora sono spettacolari reef artificiali
completamente concrezionati da formazioni coralligene. Da anni i
“cacciatori di relitti” sono impegnati nella ricerca di un galeone
spagnolo dal favoloso carico di pietre preziose il cui affondamento è dato
per certo sulle coste meridionali dell’isola di Angaur e di una nave
ospedale giapponese che in realtà sembra stesse trasportando in patria
tutto il tesoro in oro del contingente nipponico che stava ritirandosi.
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Alessia Comini
Claudio Cangini

Alberto Rava

Alessia Comini

Antonio Colacino

Claudio Cangini

Alessia Comini |