Editoriale 1: la
storia e la memoria.
Nel corso del
trascorso mese di giugno si è tenuta, a Milano, una importante
celebrazione che non si è limitata ad essere una semplice serata di parole
elogiative nei confronti di un qualcuno che fu, ma, a parte il fatto che
le serate sono state tre, ognuna con un tema specifico, a queste si è poi
abbinata una mostra iconografica che ripercorreva le tappe attraversate
dal personaggio cui è stata dedicata la manifestazione, mostra
iconografica che, nei prossimi mesi, verrà proposta anche in altri spazi
di “noi” subacquei. Il personaggio celebrato – importante nella storia
della subacquea ma anche in quella, più ampia e generale, della società,
del giornalismo, della cultura – era Gianni Roghi cui SOTTACQUA ha anche
dedicato uno spazio.
Qui si aprono due
temi: uno che riguarda l’Uomo, troppo presto strappato alla vita e alla
sua attività – e non paia la solita frase fatta che si declama in questi
casi – che ha davvero rappresentato, tra gli anni ’50 e gli anni ’60 un
personaggio difficilmente ripetibile, per quello che ha fatto, che non
ricorderemo ora qui anche se invitiamo chi legge queste righe ad andare a
fare qualche ricerca, magari a comperarsi – ammesso di trovarlo ancora –
un suo libro come “Uomini e Pesci” edito da Sperling&Kupfer e “La piroga
vuota” scaturito dalla arguta penna di Gaetano “Ninì” Cafiero e edito da
“La Mandragora” e recensito anche da noi.
Ma, in questo
discorso, la cosa più importante risiede nella figura che Roghi (ma non
solo lui) ha rivestito per legioni di subacquei nati in quegli anni,
giusto per limitarci solo alla parte subacquea. E questo introduce il
secondo ragionamento. Chi scrive è “nato” alla subacquea leggendo tre
“bibbie”: il già citato “Uomini e Pesci”, “Scendete sott’acqua con me” di
Duilio Marcante (Duilio Marcante? E chi era costui?!?...) e “I Sub” della
Marina Militare francese.
Ecco, oggi chi inizia
ad andare sott’acqua perché emozionato da resoconti di esploratori o
subacquei (ma forse il termine “subacquei”, in questo caso, rischia di
essere riduttivo), chi conosce ancora Hans Hass o Luigi Ferraro
(sconosciuto, quest’ultimo, anche ad un editore del nostro settore con il
quale ho avuto stretti rapporti)?
Quello che oggi manca,
e non solo secondo me, è una cultura della subacquea. In un’epoca di
cultura (in generale) fast food o, peggio, junk food, credo siano pochi ad
appassionarsi ancora alle emozioni che hanno guidato chi ci ha aperto le
vie del blu, immedesimandoci in quelle emozioni, cercando di utilizzare i
loro sguardi per i primi approcci fino a sviluppare una nostra, propria
visione.
Forse è compito della
stampa fare quest’opera di motivazione e divulgazione, forse è colpa di
un’educazione che tende, genericamente, a banalizzare tutto semplificando
le strade di accesso, facendo perdere il senso della conquista e della
scoperta di qualcosa di nuovo, emozioni, sensazioni, ambienti…
Sia quel che sia, e
non è certo questo l’aspetto più grave di una perdita di valori e di
attenzioni, nel nostro piccolo noi di SOTTACQUA crediamo nella necessità e
nella “bellezza” dello scoprire la “reason why” (perdonate l’inglese) per
cui si può decidere di andare ad immergersi nel blu profondo, non solo per
trovare pesciolini colorati ma, soprattutto, per trovare sé stessi. Nel
Blu.
Editoriale 2:
diving e brutte abitudini?
Il numero di SOTTACQUA
del mese di agosto sarà dedicato ai diving, soprattutto italiani ma non
solo, sarà uno speciale, che si arricchirà e aggiornerà via via nel tempo
con informazioni e immagini – che resteranno disponibili per sempre – sui
centri di immersione operanti in Mediterraneo ma anche in altri mari del
mondo, una sorta di almanacco dei diving.
Si potrebbe pensare
che i numerosissimi diving cui abbiamo inviato la scheda da completare con
le indicazioni per la pubblicazione delle foto che ci avrebbero fatte
arrivare si sarebbero precipitati a riempire i nostri computer di files
con le loro informazioni.
In effetti i primi che
hanno aderito hanno dimostrato un notevole entusiasmo ma, a parte i
primissimi che ci hanno inviato quanto richiesto, ci siamo visti rivolgere
da qualcuno la fatidica domanda: “ma cosa c’è da pagare?” quasi
fosse un abitudine dei giornalisti di offrire un’opportunità con una mano
e prendere (soldi) con l’altra. Beh, SOTTACQUA come ho già avuto modo di
ripetere altre volte si sostenta SOLO con la pubblicità, visto che la sua
consultazione è gratuita, on line, ma questo non significa che io –
giornalista – debba subordinare la pubblicazione di una notizia
all’incasso di un assegno. Non sarei più un giornalista ma diventerei un
lenone (aprite i vocabolari, su!).
La motivazione per
un’Azienda, dalla più grande alla più piccola, ad essere presente sulle
nostre “pagine” deve essere data, prima di tutto, oltre che dalla
diffusione che riusciamo ad ottenere, dal fatto di supportare
consapevolmente uno strumento utile a parlare di subacquea in un modo che
sentiamo essere più “nuovo” ed entusiasta, a dare un valore aggiunto,
insomma al loro messaggio.
Questo, almeno, è
quanto ci ripromettiamo e ci sforziamo di fare, e voi, le vostre lettere
(pardon, e-mail!), i vostri suggerimenti, le vostre critiche sono la
migliore cartina di tornasole per capire se stiamo andando nella direzione
giusta.
A proposito: i signori
gestori di diving che ancora non ci hanno risposto sono pregati di
inviarci le informazioni e le immagini che abbiamo loro richiesto.
Tranquilli: è tutto
GRATIS!
Buon Blu!

Lo
sa il tonno
Prendendo spunto dal titolo di questo splendido libro di Bacchelli,
inizio queste divagazioni irregolari in appendice a quelle di Paolo
Bastoni proprio dal tonno con un encomio alla COOP che ha deciso di
sospendere la vendita la vendita del tonno rosso, una specie che gli
esperti stimano prossima al collasso delle sue popolazioni se non viene
ridotta (e le decisioni vanno in per ora in direzione contraria) di
almeno il 50% da subito la quantità di tonno pescato. Secondo la COOP lo
stop alla vendita permetterà di risparmiare la vita ad almeno 6000
esemplari. È una piccola goccia, ma un segnale importante per tutto il
mondo dei consumatori. In fondo, per qualche anno si potrebbe provare a
vivere anche senza mangiare tonno rosso e se vi dovesse capitare un
giorno di nuotare con qualcuno di questi straordinari pesci sareste
sicuramente d'accordo.
In
passato nei club di subacquei giravano battute rivolte ai neofiti in cui
si sosteneva che per andare sott'acqua bastava respirare e non era
nemmeno necessario saper nuotare dato che si doveva andare a fondo.
Erano battute, ma mai mi sarei aspetto di vederle trasformate in quasi
realtà in una pubblicità turistica in cui si afferma che "sotto la guida
di *****, istruttore esperto, si possono frequentare corsi sub *******
di 8 ore con rilascio di brevetto internazionale". So che esistono corsi
rapidi, ma non credevo che si potesse arrivare a questo punto e con
tanto di pubblicità. Forse ho perso un passaggio nell'evoluzione delle
didattiche, ma lasciatemi ancora credere che formare un subacqueo
richieda un po' più di tempo di quello promesso.
In
uno dei numeri precedenti avevamo scritto che era nostra intenzione fare
anche cultura e promuovere la conoscenza del mare e ne siamo sempre più
convinti. Di recente ci è capitato di leggere un buon servizio sulle
Isole Vergini in un inserto turistico allegato a un importante
quotidiano. L'articolo, dal titolo "La gioia dei subacquei", era di
piacevole e utile lettura se si esclude la parte biologica. Perché mai,
infatti, chiamare la tartaruga liuto "tartaruga coriacea" e la
tartaruga embricata con il nome inglese di "hawksbill" e poi perché non
sprecare almeno cinque minuti per cercare di scoprire cosa sono i
groupers, i creole wrasse, i triggerfish, i pesci pipa (orribile
traduzione di pipefish o pesci ago), le trombette a macchie e magari
accorgersi che gorgonie e ventagli di mare sono due sinonimi. Un po' di
attenzione non sarebbe guastata, ma dopotutto perché lamentarsi se alla
RAI si vedono servizi sul corallo rosso (specie mediterranea per
eccellenza) corredati da immagini di fondi tropicali, però del Mar
Rosso. Ma anche la concorrenza non scherza: Italia 1, servizio sulle
meduse, ma cosa si vede: uno spiaggiamento di innocue e simpatiche
velelle (idrozoi) mentre il cronista annuncia che si sta studiando una
sostanza simile a quella che protegge i pesci pagliaccio per combattere
gli urticanti effetti delle meduse.
Il
tonno