anno I n°. 5 luglio 2007                                                                        

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Psicologia           

a cura del dott. Massimo Tassan Solet

Questo mese volevo utilizzare la mia rubrica per commentare lo stimolante editoriale del direttore, apparso nel numero scorso.

Per coloro che non lo avessero letto ecco un rapidissimo sunto: prendendo spunto dall’avventura di Luna Rossa nella America’s Cup, rifletteva intorno alle modalità con le quali questa manifestazione era stato trattato dai media, la passione con relativo tifo simil-calcistico che ne conseguiva, e si soffermava con particolare attenzione su come appena le vittorie hanno cominciato a scarseggiare questo tifo si è trasformato in pesante critica, critica fatta spesso da persone perlomeno inesperte in fatto di regate veliche.

Il sunto è necessariamente riduttivo, ma se volete potete facilmente recuperare l’editoriale in questione.

Ora volevo proporre un altro punto di vista sulla questione sollevata dal direttore che certo mi perdonerà per questa mia incursione nei suoi territori, ma devo cercare di fare il mio lavoro che mi impone di cercare di capire (che non vuol dire sempre condividere quello di tutti) il funzionamento emozionale di noi poveri umani .

Devo aggiungere per completezza di informazione che oltre alla motivazione professionale ne ho un’altra più personale…. Sono totalmente digiuno in fatto di vela e dintorni, mi sono ritrovato ad assistere a 2 o 3 regate di questa ultima edizione della coppa America anche se mai ne ho vista una dall’inizio alla fine poiché le “incontravo” casualmente mente facevo zapping, ma lì il mio armeggiare col telecomando si fermava fino alla fine della gara e ai commenti degli esperti presenti in studio.

Ebbene lo confesso sono uno degli incompetenti !! Tifoso non troppo, ma un po’ criticone si, molto incuriosito tanto da rimanere incollato al video, ma senza la minima intenzione di imbarcarmi (il termine non poteva essere più adeguato) in avventure veliche di alcun tipo.

Allora come è che siamo diventati tutti tifosi di Luna Rossa, esperti di boline e di strambate (stavo per fare altri due esempi , ma erano un po’ volgarotti..), non più solo milioni di allenatori della nazionale, ma anche tutti provetti skipper, pronti a dire la loro, a criticare pur non avendo mai messo piede su una imbarcazione che non fosse un pedalò?

Il direttore nel suo articolo ci ricorda i “giochi” ai tempi dei romani . Gladiatori, aurighe ecc. con il pubblico a tifare(non sempre) per il più forte, ma questo vale anche per i giorni nostri…. La Juventus ha molti più tifosi del Chievo.

Nel prosieguo del suo articolo il direttore fa una affermazione che non mi sento di condividere, dice che queste persone invece di criticare senza averne gli strumenti e salire prontamente sul carro dei vincitori “dovrebbe provare a scendere nell’arena…”

Io penso che nell’arena le persone ci sono già. L’arena è la vita, quella di tutti giorni dove non è facile capire se si ha vinto o si ha perso, dove forse non esiste la logica del vincere e del perdere assoluto. Ogni conquista porta con se rinunce, distacchi e fatiche, fatiche forse meno eroiche e forse per questo meno riconosciute, anche da noi stessi.

Nell’arena della vita non basta superare l’altra barca o fare più punti delle altre squadre per vincere ed essere felici; tutto è più sfumato e la felicità assomiglia più alla punteggiatura dentro un imponente romanzo.

Nell’arena della vita il giusto e lo sbagliato, il bene e il male sono spesso confusi, sovrapposti e si fa molta fatica a districarsi, a riconoscerli e accertarne l’esistenza (che non vuol dire supina sopportazione, ma riconoscimento del nemico, come unico punto di vista possibile per poterlo affrontare).

Per affrontare ogni giorno l’arena della vita possono essere utili momenti nei quali si ricercano situazioni emozionali semplici e chiare, dove i conti possono tornare subito. E, nel caso i conti non tornino si può sempre incolpare un terzo (l’arbitro) o prendersela con i nostri idoli che hanno tradito le nostre attese. La passione sportiva, il campanilismo, il tifo possono essere alcuni di questi momenti. Noi siamo il giusto i bravi , i nostri…gli altri (il Milan, l’Inter , New Zeeland) sono i “cattivi”, battuti questi tutto è risolto, almeno fino alla prossima volta. E se si perde è colpa dell’arbitro o di quell’incapace del tattico di bordo. Così noi per una volta non ci si deve sentire sempre responsabili visto che eravamo davanti alla TV.

Nel mio lavoro questi momenti vengono chiamati “aspetti regressivi…. “ .

Si, è vero, sono dei passi indietro, ma molto spesso servono per prendere la rincorsa per il prossimo salto che ci aspetta.” VIVA SOTTACQUA!”

massimotassan@sottacqua.info

 

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