a cura del dott. Massimo Tassan Solet
Questo mese volevo utilizzare la mia rubrica per commentare lo
stimolante editoriale del direttore, apparso nel numero scorso.
Per
coloro che non lo avessero letto ecco un rapidissimo sunto: prendendo
spunto dall’avventura di Luna Rossa nella America’s Cup, rifletteva
intorno alle modalità con le quali questa manifestazione era stato
trattato dai media, la passione con relativo tifo simil-calcistico che ne
conseguiva, e si soffermava con particolare attenzione su come appena le
vittorie hanno cominciato a scarseggiare questo tifo si è trasformato in
pesante critica, critica fatta spesso da persone perlomeno inesperte in
fatto di regate veliche.
Il
sunto è necessariamente riduttivo, ma se volete potete facilmente
recuperare l’editoriale in questione.
Ora
volevo proporre un altro punto di vista sulla questione sollevata dal
direttore che certo mi perdonerà per questa mia incursione nei suoi
territori, ma devo cercare di fare il mio lavoro che mi impone di cercare
di capire (che non vuol dire sempre condividere quello di tutti) il
funzionamento emozionale di noi poveri umani .
Devo
aggiungere per completezza di informazione che oltre alla motivazione
professionale ne ho un’altra più personale…. Sono totalmente digiuno in
fatto di vela e dintorni, mi sono ritrovato ad assistere a 2 o 3 regate di
questa ultima edizione della coppa America anche se mai ne ho vista una
dall’inizio alla fine poiché le “incontravo” casualmente mente facevo
zapping, ma lì il mio armeggiare col telecomando si fermava fino alla fine
della gara e ai commenti degli esperti presenti in studio.
Ebbene lo confesso sono uno degli incompetenti !! Tifoso non troppo, ma un
po’ criticone si, molto incuriosito tanto da rimanere incollato al video,
ma senza la minima intenzione di imbarcarmi (il termine non poteva essere
più adeguato) in avventure veliche di alcun tipo.
Allora come è che siamo diventati tutti tifosi di Luna Rossa, esperti di
boline e di strambate (stavo per fare altri due esempi , ma erano un po’
volgarotti..), non più solo milioni di allenatori della nazionale, ma
anche tutti provetti skipper, pronti a dire la loro, a criticare pur non
avendo mai messo piede su una imbarcazione che non fosse un pedalò?
Il
direttore nel suo articolo ci ricorda i “giochi” ai tempi dei romani .
Gladiatori, aurighe ecc. con il pubblico a tifare(non sempre) per il più
forte, ma questo vale anche per i giorni nostri…. La Juventus ha molti più
tifosi del Chievo.
Nel
prosieguo del suo articolo il direttore fa una affermazione che non mi
sento di condividere, dice che queste persone invece di criticare senza
averne gli strumenti e salire prontamente sul carro dei vincitori
“dovrebbe provare a scendere nell’arena…”
Io
penso che nell’arena le persone ci sono già. L’arena è la vita, quella di
tutti giorni dove non è facile capire se si ha vinto o si ha perso, dove
forse non esiste la logica del vincere e del perdere assoluto. Ogni
conquista porta con se rinunce, distacchi e fatiche, fatiche forse meno
eroiche e forse per questo meno riconosciute, anche da noi stessi.
Nell’arena della vita non basta superare l’altra barca o fare più punti
delle altre squadre per vincere ed essere felici; tutto è più sfumato e la
felicità assomiglia più alla punteggiatura dentro un imponente romanzo.
Nell’arena della vita il giusto e lo sbagliato, il bene e il male sono
spesso confusi, sovrapposti e si fa molta fatica a districarsi, a
riconoscerli e accertarne l’esistenza (che non vuol dire supina
sopportazione, ma riconoscimento del nemico, come unico punto di vista
possibile per poterlo affrontare).
Per
affrontare ogni giorno l’arena della vita possono essere utili momenti nei
quali si ricercano situazioni emozionali semplici e chiare, dove i conti
possono tornare subito. E, nel caso i conti non tornino si può sempre
incolpare un terzo (l’arbitro) o prendersela con i nostri idoli che hanno
tradito le nostre attese. La passione sportiva, il campanilismo, il tifo
possono essere alcuni di questi momenti. Noi siamo il giusto i bravi , i
nostri…gli altri (il Milan, l’Inter , New Zeeland) sono i “cattivi”,
battuti questi tutto è risolto, almeno fino alla prossima volta. E se si
perde è colpa dell’arbitro o di quell’incapace del tattico di bordo. Così
noi per una volta non ci si deve sentire sempre responsabili visto che
eravamo davanti alla TV.
Nel
mio lavoro questi momenti vengono chiamati “aspetti regressivi…. “ .
Si,
è vero, sono dei passi indietro, ma molto spesso servono per prendere la
rincorsa per il prossimo salto che ci aspetta.” VIVA SOTTACQUA!”
massimotassan@sottacqua.info