

|
NUMERI
PRECEDENTI
RUBRICHE
l'Editoriale
Primo Piano
la
Posta
News&Eventi
Psicologia
Diving's
Marketing
Biologia
Mare&Natura
Tech
Dive
L'Avvocato
sott'acqua
Guardia
Costiera
MareVivo
i
Consigli
Mondo
Barca
Gocce
di Storia
FotoVideoSub
la Polemica
i
Ristoranti del Mare
Ricette
dal Mare
Link
nel Blu
Libri del Blu
I SERVIZI
Reportage
i
Test
il
Fotografo del Mese
il
Portfolio
Le
mie immersioni
Mediterraneo
Le
Aziende del Blu
le VETRINE
Viaggiando
nel Blu
Spazio
Didattica
Shopping
UTILITA'
Contatti
- colophon
Come
collaborare
Compro&Vendo
|
Le
Aziende del Blu
TRIBORD – L'AZIENDA CON
I PIEDI IN ACQUA
con filmati
Cosa
ne direste di poter essere assunti da un’Azienda che vi ponga come
clausola che voi dobbiate, nell’espletamento delle voste funzioni,
praticare lo sport che preferite, quello cui dedicate vacanze e week
end. Non solo, ma che lo pretendesse da voi durante il normale orario di
lavoro?
Beh, in termini politici
si potrebbe parlare forse di capitalismo illuminato, nel mondo reale
stiamo invece parlando di Tribord, la marca – o meglio: la marque
passion – che fa parte della costellazione Decathlon, dedicata agli
sport acquatici.
Come
Azienda nasce nel ’96, da cinque appassionati, seguendo la filosofia
Decathlon: dare lo sport desiderato a tutti con il miglior prezzo per il
miglior prodotto. E, si sa, la prima condizione per ottenere dei risultati
dai nostri collaboratori è quella di farli lavorare in un ambiente
stimolante. Detto fatto ecco che Tribord si dà una sede che migliore non
potrebbe essere, per chi si occupa di cosa di mare: in una deliziosa
località francese sull’Atlantico, Hendaye, a pochi chilometri dalla più
celebrata Biarritz, con la struttura dai finestroni che si aprono a sud,
direttamente sulla banchina alla quale sono ormeggiate, tra le altre
imbarcazioni, anche quelle che fanno riferimento a Tribord per condurre i
tester a fare un’immersione o a fare due bordi, a vela, giusto per provare
i prototipi di un nuovo modello di scarpa da barca o una nuova cerata.
Così
i designer, gli ingegneri, i collaudatori possono alzare il capo dalla
propria scrivania, dare un’occhiata fuori dalla finestra ed ispirarsi
direttamente dall’ambiente al quale è destinato il loro lavoro. Per capire
meglio, comunque, il fenomeno Tribord, basta dare anche un'occhiata ai
numeri: 350 negozi sparsi in tutto il mondo, dal Brasile al Giappone
passando, tra l'altro, dal Marocco alle Mauritius alla Romania, e per dar
vita a tutto ciò la produzione viene realizzata in 18 paesi divisi in
quattro continenti, e tutto parte dai 75 collaboratori della base di
Hendaye.
Parlare di entusiasmo,
quindi, da
parte dei vari dipendenti della Tribord può sembrare retorica utile a ben
presentare un’Azienda, ma chi costringerebbe, per esempio, i dipendenti,
nell’ora di pausa pranzo, a calzare un paio di scarpette da jogging, tuta,
felpa, e a dedicarsi, in gruppo, ad una mezz’oretta di corse, esercizi, stretching (che, naturalmente, iniziano e finiscono in banchina…) avendo
poi a disposizione spogliatoi e docce direttamente in Azienda?
La
realtà è che chi arriva a lavorare per Tribord, ma questa è la filosofia
che regola le assunzioni in tutto il gruppo Decathlon, prima di tutto ama
lo sport, il “suo” sport del quale è competente perché lo pratica
regolarmente, e ciò che vende – nei negozi – o che progetta è un attrezzo,
un accessorio che, prima di tutto, utilizzerebbe lui stesso.
Certo, con un occhio
anche ad una oculata programmazione industriale: per restare nel campo
della subacquea ho rivolto una domanda precisa a Fred Duprez, Capo Marca
Tribord chiedendogli ragione dell’assenza di articoli “tecnici” –
erogatori, jacket… – e se nel futuro dell’Azienda ci sarebbe stato posto
anche per questa evoluzione.
La risposta è stata
altrettanto semplice ed esauriente: PER ORA Tribord non si è occupata di
questa gamma di prodotti perché persegue la politica dei piccoli passi,
insomma, per rinforzare pian piano le ossa acquisendo sempre più certezze
nei settori nei quali opera per ora – maschere, pinne, mute, borse,
accessori – senza escludere un prossimo inserimento nel catalogo di quegli
attrezzi di cui chiedevo conto, anzi! Si è anche, forse, sbilanciato un
pochino sottolineando che non sarà un evento a breve, ma – chissà – nei
prossimi cinque anni, o poco più, cosa potrà accadere…
Del
resto nel momento in cui entreranno sul mercato con prodotti loro anche in
questi settori sarà un momento pericoloso per le altre aziende, perché
Tribord ha una grande capacità di abbinare il prodotto di qualità ad un
prezzo competitivo.
Ho personalmente testato
presso la loro sede, nelle acque non certo caldissime dell’Oceano
Atlantico, le loro attrezzature, test che verranno presentati sulle pagine
di SOTTACQUA, ma già ora posso tranquillamente affermare che i loro
prodotti sono realmente interessanti, per l’appunto, per qualità e prezzo,
ma l’approfondimento di questo lo rimando, appunto, alle pagine dei test,
quando verranno pubblicati.
In ogni caso, con
l’occhio ad una politica industriale che non tende a sperperare ma a
sviluppare pian piano, al meglio della qualità ogni singolo prodotto,
studiato con le tecniche di progettazione più moderne, l’entusiasmo e la
competenza dei vari operatori che lavorano per Tribord li giudico una
delle prime ragioni del loro successo.
Così
quando osservi il taglio o le piccole “furberie” di una muta o le grandi
“furberie” di un bellissimo borsone i cui disegni tecnici li vedi formati
sul monitor degli ingegneri che l’hanno sviluppato ti rendi conto che –
davvero – possedere la passione e la competenza in uno sport e, al tempo
stesso, la passione e la competenza nel tuo lavoro progettuale non possono
che generare un prodotto interessante, al punto che le passioni e le
competenze si fondono al punto tale per cui non sai più, ad un certo
momento, se stai lavorando o se stai “giocando”.
Certo che chi parla della
necessità di “procurarsi il pane” con fatica e sofferenza non ha mai
provato ad inviare un proprio curriculum all’Ufficio Personale di Hendaye,
per quanto mi riguarda, se all’età giusta mi fossi trovato un’occasione
simile, non me la sarei lasciate scappare e oggi – chissà – magari
qualcuno nuoterebbe con le “mie” pinne…
Ma torniamo al mondo del
reale: io continuerò a fotografare e a scrivere di subacquea, e Gilles,
Patrice, Fabien e tutti gli altri amici di Hendaye continueranno a
produrre attrezzature, ed è meglio così.
Resta solo l’invidia per
quella postazione di lavoro proprio di fronte al mare…
|
Cristian Umili
Vincenzo Paolillo

Alberto Rava

Vincenzo Paolillo

Cristian Umili

Vincenzo Paolillo

Cristian Umili |