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GUARDIA
COSTIERA
LE ATTREZZATURE DEI
NUCLEI SUBACQUEI DELLA GUARDIA COSTIERA
I Nuclei Sub della
Guardia Costiera possono vantare una dotazione così completa da poter essere
collocati, per capacità operative specifiche, poco al di sotto dei
similari reparti della Marina Militare.
La dotazione di attrezzature specifiche individuali è molto ricca.
Pur vertendo su articoli di uso comune (comunemente utilizzati cioè anche
dai subacquei sportivi) tali dotazioni sono state scelte tra i modelli più
performanti ed affidabili oggi disponibili sul mercato nell’ evidente
intento di acquisire le più ampie capacità operative possibili.
Tralasciando 1’
analisi di equipaggiamenti comuni quali profondimetri, orologi, bombole,
pinne, maschere, coltelli ed accessori per
1’ abbigliamento tecnico (calzari, guanti ecc..) di cui appare
superfluo fornire dettagliate descrizioni è il caso di soffermarci su
quelle attrezzature a più contenuto tecnologico quali gli erogatori i GAV
e le mute stagne.
Gli erogatori attualmente in uso nei reparti
Guardia Costiera (ampliamente testati ed apprezzati) garantiscono limitati sforzi
respiratori anche in condizioni di bombole quasi vuote e regolarità di
funzionamento (garantito specificatamente dalla casa costruttrice) nelle
acque caratterizzate da temperature ambientali al di sotto dei 10 gradi
Celsius (prodotti non concepiti con protezioni antigelo possono congelare
al di sotto dei predetti 10 ° ed interrompere il loro funzionamento).
Per quanto concerne i GAV i modelli in uso presso i Nuclei subacquei della
Guardia costiera sono principalmente del tipo “a gonfiaggio integrale” (in
cui cioè si gonfiano contemporaneamente sacchi posizionati sul fronte e
sul dorso del subacqueo) e più limitatamente del tipo a “gonfiaggio
posteriore” (GAV, acquisiti in via sperimentale dal 10 Nucleo
Subacquei, caratterizzati dalla presenza di camere di
galleggiamento concentrate sul solo dorso dell’operatore con conseguente
ampia disponibilità di spazi sulla parte anteriore del giubbotto su cui
trasportare, appese o riposte in apposite tasche, elevate quantità di
equipaggiamenti,utensili, ecc..).
Infine, insieme alla classica muta “a circolazione” (quella cioè al cui
interno l’acqua ambientale penetra seppur in quantità estremamente
ridotta) di cui si ometterà di parlare trattandosi di materiale fin troppo
conosciuto, ogni operatore sub della
Guardia Costiera dispone
di una c.d. muta “stagna”.
Questa è concepita per mantenere il subacqueo che le indossa completamente
asciutto e si rivela indispensabili per lo svolgimento di immersioni
prolungate nei mesi invernali in quanto impedisce 1’ accentuata
dispersione termica provocata dal contatto con l’acqua.
Nei Nuclei ne esistono di due tipi:
-costruite in neoprene (caratterizzate da ottima vestibilità e da una
superiore capacità di isolare termicamente 1’ utilizzatore dall’ ambiente
esterno)
-realizzate in gomma (attrezzature sicuramente più scomode e costose ma
che presentano il non trascurabile vantaggio di non essere danneggiabili
da residui oleosi/chimici eventualmente presenti nell’ acqua.
Oltre alle dotazioni individuali ciascun Nucleo dispone di numerose
apparecchiature capaci di incrementare le capacità operative. Fra le
apparecchiature meno conosciute dai subacquei non professionisti troviamo
il metal detector. Questa è una attrezzatura “classica” utilizzata per
ricerche di materiale a base metallica sepolto nel fondale che si rivela
particolarmente utile per
1’
individuazione di corpi di reato (es. una pistola abbandonata sul fondale)
o per ampliare le capacità ricognitive nella pratica archeologica (molte
anfore, realizzate con argilla ferrosa, sono rilevabili dal metal detector
anche se sepolte).
Quando è necessario immergersi in acque inquinate gli operatori hanno a
disposizione una attrezzatura professionale destinata a proteggerli,
isolandoli completamente dall’ ambiente esterno.
Evoluzione del classico scafandro da palombaro, questa particolare muta
stagna in gomma, è completata da un elmo rigido collegato tramite
“ombelicale” alla superficie (da cui il subacqueo riceve 1’ aria
respirabile) e da una centralina destinata ad assicurare la gestione delle
varie fasi delle immersioni.
Per poter procedere a significativi interventi nel campo
della sicurezza della navigazione (liberazione di tratti navigabili da
ostacoli sommersi) e della protezione civile (sgombero di macerie sommerse
da aree inondate ecc...) i Nuclei si stanno dotando di attrezzature
oleopneumatiche attualmente in uso sperimentale al 2°
Nucleo di Napoli. Questi dispositivi, grazie al ricorso ad una centralina
oleo-pneumatica, permettono l’utilizzo subacqueo di attrezzature da lavoro
particolarmente prestanti (martello demolitore, motosega a catena e
trancia cavi) funzionanti grazie a motori azionati da un fluido oleoso
fatto circolare ad alta pressione, che rendono possibile rimuovere
ostacoli sommersi come tronchi, pilastri in cemento divelti, rocce ecc.
Per l’esecuzione di lavori di recupero di oggetti dal fondo a volte si
rende necessario procedere a preliminari operazioni di escavo dei
sedimenti del fondale. Questo è possibile grazie all’utilizzo della c.d.
“sorbona” (una sorta di aspiratore subacqueo capace, grazie al semplice
invio di acqua o aria a pressione, di risucchiare il materiale posizionato
davanti alla sua bocca.
I Nuclei G.C. dispongono della sola variante “ad acqua” (azionata grazie
ad una motopompa del tipo comunemente usato per 1’ antincendio) meno
potente di quella ad aria ma capace di lavorare anche in bassi fondali e
più delicata nell’ asporto dei materiali (caratteristica particolarmente
apprezzata quando gli oggetti da liberare dai sedimenti sono fragili
reperti archeologici).
Per amplificare gli effetti dello scavo a mezzo di sorbona si ricorre
spesso all’ ausilio del cosiddetto “boccalino scava-fango” , una semplice
lancia antincendio che grazie all’ invio di acqua a pressione riesce a
rimuovere fango compatto o melma.
Per diventare operatori subacquei della
Guardia costiera
Il personale
delle Capitanerie di porto che vuole far parte dei Nuclei subacquei viene,
dopo i dovuti accertamenti sanitari, destinato alla struttura didattica
della Marina
Militare del COMSUBIN, al Varignano.
La giornata tipo per gli aspiranti sommozzatori comincia alle 5.30.
Dopo la sveglia è prevista un’ora di “condizionamento fisico” che
comprende corsa e palestra. Dopo la colazione e l’alza bandiera gli
allievi subacquei preparano il materiale per l’esercitazione mattutina.
Alle 9.00 iniziano le immersioni che prevedono assetto pesante, ispezione
in carena, controllo catenarie, ricerca e recupero con pallone di
sollevamento, immersione con autorespiratore ad ossigeno, nuoto in quota
con bussola, tuffo dall’elicottero, prove di apnea, taglio e saldatura
subacquea, condizionamento acquatico “nuoto pinnato”.
Dopo pranzo, dalle 14.00 sino alle 16.00, l’attività si sposta in aula per
studiare norme della medicina subacquea, manutenzione delle attrezzature,
fisica subacquea e nozione sugli esplosivi e sui loro effetti.
Ogni venerdì sera, viene effettuato l’addestramento subacqueo notturno che
prevede le stesse esercitazioni effettuate di giorno ma con quella
tensione in più propria dell’operare al buio.
guardiacostiera@guardiacostiera.it
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Leonardo Olmi
Alberto Muro Pelliconi

Mikhail Vedekhin

Alberto Rava

Alberto Muro Pelliconi

Leonardo Olmi

Mikhail Vedekhin

Leonardo Olmi |