anno I n°. 7 settembre 2007                                                                       

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copertina: Paolo Bastoni

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GUARDIA COSTIERA            

LE ATTREZZATURE DEI NUCLEI SUBACQUEI DELLA GUARDIA COSTIERA

 

I Nuclei Sub della Guardia Costiera possono vantare una dotazione così completa da poter essere collocati, per capacità operative specifiche, poco al di sotto dei similari reparti della Marina Militare.
La dotazione di attrezzature specifiche individuali è molto ricca.
Pur vertendo su articoli di uso comune (comunemente utilizzati cioè anche dai subacquei sportivi) tali dotazioni sono state scelte tra i modelli più performanti ed affidabili oggi disponibili sul mercato nell’ evidente intento di acquisire le più ampie capacità operative possibili.
Tralasciando
1’ analisi di equipaggiamenti comuni quali profondimetri, orologi, bombole, pinne, maschere, coltelli ed accessori per 1’ abbigliamento tecnico (calzari, guanti ecc..) di cui appare superfluo fornire dettagliate descrizioni è il caso di soffermarci su quelle attrezzature a più contenuto tecnologico quali gli erogatori i GAV e le mute stagne.
Gli erogatori attualmente in uso nei reparti
Guardia Costiera (ampliamente testati ed apprezzati) garantiscono limitati sforzi respiratori anche in condizioni di bombole quasi vuote e regolarità di funzionamento (garantito specificatamente dalla casa costruttrice) nelle acque caratterizzate da temperature ambientali al di sotto dei 10 gradi Celsius (prodotti non concepiti con protezioni antigelo possono congelare al di sotto dei predetti 10 ° ed interrompere il loro funzionamento).
Per quanto concerne i GAV i modelli in uso presso i Nuclei subacquei della
Guardia costiera sono principalmente del tipo “a gonfiaggio integrale” (in cui cioè si gonfiano contemporaneamente sacchi posizionati sul fronte e sul dorso del subacqueo) e più limitatamente del tipo a “gonfiaggio posteriore” (GAV, acquisiti in via sperimentale dal 10 Nucleo Subacquei, caratterizzati dalla presenza di camere di galleggiamento concentrate sul solo dorso dell’operatore con conseguente ampia disponibilità di spazi sulla parte anteriore del giubbotto su cui trasportare, appese o riposte in apposite tasche, elevate quantità di equipaggiamenti,utensili, ecc..).
Infine, insieme alla classica muta “a circolazione” (quella cioè al cui interno l’acqua ambientale penetra seppur in quantità estremamente ridotta) di cui si ometterà di parlare trattandosi di materiale fin troppo conosciuto, ogni operatore sub della
Guardia Costiera dispone di una c.d. muta “stagna”.
Questa è concepita per mantenere il subacqueo che le indossa completamente asciutto e si rivela indispensabili per lo svolgimento di immersioni prolungate nei mesi invernali in quanto impedisce 1’ accentuata dispersione termica provocata dal contatto con l’acqua.
Nei Nuclei ne esistono di due tipi:
-costruite in neoprene (caratterizzate da ottima vestibilità e da una superiore capacità di isolare termicamente 1’ utilizzatore dall’ ambiente esterno)
-realizzate in gomma (attrezzature sicuramente più scomode e costose ma che presentano il non trascurabile vantaggio di non essere danneggiabili da residui oleosi/chimici eventualmente presenti nell’ acqua.
Oltre alle dotazioni individuali ciascun Nucleo dispone di numerose apparecchiature capaci di incrementare le capacità operative. Fra le apparecchiature meno conosciute dai subacquei non professionisti troviamo il metal detector. Questa è una attrezzatura “classica” utilizzata per ricerche di materiale a base metallica sepolto nel fondale che si rivela particolarmente utile per
1’ individuazione di corpi di reato (es. una pistola abbandonata sul fondale) o per ampliare le capacità ricognitive nella pratica archeologica (molte anfore, realizzate con argilla ferrosa, sono rilevabili dal metal detector anche se sepolte).
Quando è necessario immergersi in acque inquinate gli operatori hanno a disposizione una attrezzatura professionale destinata a proteggerli, isolandoli completamente dall’ ambiente esterno.
Evoluzione del classico scafandro da palombaro, questa particolare muta stagna in gomma, è completata da un elmo rigido collegato tramite “ombelicale” alla superficie (da cui il subacqueo riceve 1’ aria respirabile) e da una centralina destinata ad assicurare la gestione delle varie fasi delle immersioni.

Per poter procedere a significativi interventi nel campo della sicurezza della navigazione (liberazione di tratti navigabili da ostacoli sommersi) e della protezione civile (sgombero di macerie sommerse da aree inondate ecc...) i Nuclei si stanno dotando di attrezzature oleopneumatiche attualmente in uso sperimentale al 2° Nucleo di Napoli. Questi dispositivi, grazie al ricorso ad una centralina oleo-pneumatica, permettono l’utilizzo subacqueo di attrezzature da lavoro particolarmente prestanti (martello demolitore, motosega a catena e trancia cavi) funzionanti grazie a motori azionati da un fluido oleoso fatto circolare ad alta pressione, che rendono possibile rimuovere ostacoli sommersi come tronchi, pilastri in cemento divelti, rocce ecc.
Per l’esecuzione di lavori di recupero di oggetti dal fondo a volte si rende necessario procedere a preliminari operazioni di escavo dei sedimenti del fondale. Questo è possibile grazie all’utilizzo della c.d. “sorbona” (una sorta di aspiratore subacqueo capace, grazie al semplice invio di acqua o aria a pressione, di risucchiare il materiale posizionato davanti alla sua bocca.
I Nuclei G.C. dispongono della sola variante “ad acqua” (azionata grazie ad una motopompa del tipo comunemente usato per 1’ antincendio) meno potente di quella ad aria ma capace di lavorare anche in bassi fondali e più delicata nell’ asporto dei materiali (caratteristica particolarmente apprezzata quando gli oggetti da liberare dai sedimenti sono fragili reperti archeologici).
Per amplificare gli effetti dello scavo a mezzo di sorbona si ricorre spesso all’ ausilio del cosiddetto “boccalino scava-fango” , una semplice lancia antincendio che grazie all’ invio di acqua a pressione riesce a rimuovere fango compatto o melma.
Per diventare operatori subacquei della Guardia costiera
Il personale delle Capitanerie di porto che vuole far parte dei Nuclei subacquei viene, dopo i dovuti accertamenti sanitari, destinato alla struttura didattica della Marina
Militare del COMSUBIN, al Varignano.
La giornata tipo per gli aspiranti sommozzatori comincia alle 5.30. Dopo la sveglia è prevista un’ora di “condizionamento fisico” che comprende corsa e palestra. Dopo la colazione e l’alza bandiera gli allievi subacquei preparano il materiale per l’esercitazione mattutina. Alle 9.00 iniziano le immersioni che prevedono assetto pesante, ispezione in carena, controllo catenarie, ricerca e recupero con pallone di sollevamento, immersione con autorespiratore ad ossigeno, nuoto in quota con bussola, tuffo dall’elicottero, prove di apnea, taglio e saldatura subacquea, condizionamento acquatico “nuoto pinnato”.
Dopo pranzo, dalle 14.00 sino alle 16.00, l’attività si sposta in aula per studiare norme della medicina subacquea, manutenzione delle attrezzature, fisica subacquea e nozione sugli esplosivi e sui loro effetti.
Ogni venerdì sera, viene effettuato l’addestramento subacqueo notturno che prevede le stesse esercitazioni effettuate di giorno ma con quella tensione in più propria dell’operare al buio.

guardiacostiera@guardiacostiera.it

 

 

 

Leonardo Olmi

Alberto Muro Pelliconi

 

Mikhail Vedekhin

Alberto Rava

Alberto Muro Pelliconi

Leonardo Olmi

Mikhail Vedekhin

 

Leonardo Olmi