a cura di
Eleonora de Sabata

FIRMA LA PINNA: LA PROTESTA EUROPEA PER IL MASSACRO DEGLI SQUALI
Milioni di squali vengono massacrati ogni anno per la preparazione della
zuppa di pinne pescecane, un commercio lucroso che sta devastando gli
oceani. L’Europa è una delle principali responsabili di queste stragi,
perché sono soprattutto europei i pescherecci impegnati in questo tipo di
pesca.
Per
indurre le istituzioni comunitarie a mettere un freno a queste stragi, è
possibile aderire alla singolare raccolta di firme organizzata in tutta
Europa nell’ambito della “Shark Week” che si svolgerà in tutto il
continente dal 7 al 14 ottobre. Una pinna – rigorosamente di carta – è
l’originale supporto per esprimere la volontà di metter fine a questo
massacro. Le migliaia di pinne così raccolte verranno poi consegnate a
Bruxelles al commissario europeo per la pesca,
per
indurre l’Unione Europea ad affrontare definitivamente quella che è ormai
diventata una delle principali emergenze mondiali del mare. Sono
75 milioni gli squali uccisi ogni anno in tutto
il mondo, accidentalmente o volontariamente. Il più delle volte solo per
le loro pinne, ricercatissime sul mercato asiatico per la preparazione
della tradizionale zuppa. Il metodo di pesca è non solo disumano (gli
squali vengono privati delle pinne e poi ributtati a mare, spesso ancora
vivi), ma anche insostenibile: questi animali, infatti, cominciano a
riprodursi molto in là con gli anni
(di
solito a 10-15 anni) e al termine di gestazioni fra le più lunghe del
mondo animale (di 1 o 2 anni) mettono al mondo solo pochi piccoli.
L’Unione Europea ha sì una legge che vieta la pesca agli squali
finalizzata al solo taglio delle pinne, ma per accontentare i paesi
coinvolti nella pesca agli squali (la Spagna, soprattutto), ha previsto
una serie di scappatoie che privano il bando di ogni efficacia.
L’iniziativa è patrocinata dalla Shark Alliance, una coalizione di
associazioni non governative che annovera una quarantina di membri, e che
ha come obiettivo la salvaguardia e la protezione degli squali. Tutti
possono collaborare alla raccolta di firme: maggiori informazioni sul sito
della coalizione
www.sharkalliance.org
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ALLARME ONU: IN CRESCITA LE “DEAD ZONES” NEGLI OCEANI
Gli
scienziati le chiamano, molto chiaramente, “dead zones”: luoghi ben
circoscritti con un tasso di inquinamento così elevato
che tutte le altre specie
marine sono seriamente minacciate, con serie ricadute anche su quelle
popolazioni che di questi animali si nutrono. Sono almeno 200 le aree a
rischio,
il
34% in più dello scorso anno, e possono raggiungere dimensioni notevoli:
nel Golfo del Messico, in prossimità della foce del fiume Mississippi, si
trova una Dead Zone grande come la Sicilia. Imputati i fertilizzanti, i
liquami, gli scarti industriali e i fumi dei combustibili fossili. Ma
anche la plastica rappresenta una minaccia alle creature che affollano le
superfici marine: bottiglie, bicchieri, tappi sarebbero causa della morte
di oltre un milione di uccelli marini ogni anno.
Una
delle cause della crescita delle 'dead zones' negli ultimi anni, secondo
l’UNEP, è il rapido aumento della capacità d'inquinamento dei paesi in via
di sviluppo, accompagnata ad una legislazione carente in fatto di tutela
dell'ambiente. Secondo l'UNEP, '' in molti paesi in via di sviluppo circa
il 90% dei liquami finisce in mare senza nessun tipo di trattamento
precedente.”
(la mappa è ricavata dal sito:
http://math.ucr.edu/home/baez/diary/august_2006.html)
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IL TELESCOPIO SUL FONDO DEL MARE
È il
luogo meno intuitivo per piazzare uno strumento per osservare lo spazio.
Ma
il fondo del Tirreno è invece lo scenario ideale per chi cerca di
catturare gli sfuggenti neutrini e ha bisogno di un luogo fortemente
schermato per isolarsi il più possibile dalla radiazione cosmica che
bersaglia la Terra. Nemo, il telescopio sottomarino per neutrini, è in
fase di realizzazione e sarà collocato, nella sua sede definitiva, a 3500
metri di profondità al largo di Capo Passero, in Sicilia. Sarà dotato di
circa 5.000 rivelatori ottici in grado di captare i lampi di luce prodotti
dall'interazione dei neutrini con le particelle di materia che compongono
l'acqua. Il telescopio è frutto di un progetto dell’Istituto Nazionale di
Fisica Nucleare (INFN) e cofinanziato dal ministero della Ricerca.
http://www.infn.it/indexen.php
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DENUTRITI I DELFINI DELLE PELAGIE
Il
CTS Ambiente lancia un grido d’allarme per le condizioni del Mediterraneo:
quelle del Mare Nostrum non sono buone acque per i cetacei e la situazione
peggiore la troviamo proprio lungo le coste italiane.
La
responsabilità ricade su di una serie di fattori che, in maniera
crescente, minacciano l’ecosistema marino. Fra questi primeggia l’overfishing,
l’eccessivo prelievo ittico. I suoi effetti sulle dinamiche delle catene
alimentari risultano fatali per alcune specie come i delfini costieri, che
hanno così meno prede a disposizione, più piccole e meno nutrienti che in
passato. E’ la situazione evidenziata da uno studio condotto nelle isole
Pelagie che ha messo in evidenza, negli ultimi anni, il cattivo stato
nutrizionale in cui versa la popolazione locale di tursiope: in assenza di
altre specie che competono per le stesse risorse, è ragionevole ipotizzare
che la causa di un simile deperimento sia una dieta più povera con minore
disponibilità e peggiore qualità degli alimenti.
www.ilmondodeidelfini.it
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