anno I n°. 7 settembre 2007                                                                       

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copertina: Paolo Bastoni

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Mare&Natura  a cura di Eleonora de Sabata

 

FIRMA LA PINNA: LA PROTESTA EUROPEA PER IL MASSACRO DEGLI SQUALI

Milioni di squali vengono massacrati ogni anno per la preparazione della zuppa di pinne pescecane, un commercio lucroso che sta devastando gli oceani. L’Europa è una delle principali responsabili di queste stragi, perché sono soprattutto europei i pescherecci impegnati in questo tipo di pesca. Per indurre le istituzioni comunitarie a mettere un freno a queste stragi, è possibile aderire alla singolare raccolta di firme organizzata in tutta Europa nell’ambito della “Shark Week” che si svolgerà in tutto il continente dal 7 al 14 ottobre. Una pinna – rigorosamente di carta – è l’originale supporto per esprimere la volontà di metter fine a questo massacro. Le migliaia di pinne così raccolte verranno poi consegnate a Bruxelles al commissario europeo per la pesca, per indurre l’Unione Europea ad affrontare definitivamente quella che è ormai  diventata una delle principali emergenze mondiali del mare. Sono 75 milioni gli squali uccisi ogni anno in tutto il mondo, accidentalmente o volontariamente. Il più delle volte solo per le loro pinne, ricercatissime sul mercato asiatico per la preparazione della tradizionale zuppa. Il metodo di pesca è non solo disumano (gli squali vengono privati delle pinne e poi ributtati a mare, spesso ancora vivi), ma anche insostenibile: questi animali, infatti, cominciano a riprodursi molto in là con gli anni (di solito a 10-15 anni) e al termine di gestazioni fra le più lunghe del mondo animale (di 1 o 2 anni) mettono al mondo solo pochi piccoli. L’Unione Europea ha sì una legge che vieta la pesca agli squali finalizzata al solo taglio delle pinne, ma per accontentare i paesi coinvolti nella pesca agli squali (la Spagna, soprattutto), ha previsto una serie di scappatoie che privano il bando di ogni efficacia. L’iniziativa è patrocinata dalla Shark Alliance, una coalizione di associazioni non governative che annovera una quarantina di membri, e che ha come obiettivo la salvaguardia e la protezione degli squali. Tutti possono collaborare alla raccolta di firme: maggiori informazioni sul sito della coalizione

www.sharkalliance.org

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ALLARME ONU: IN CRESCITA LE “DEAD ZONES” NEGLI OCEANI

Gli scienziati le chiamano, molto chiaramente, “dead zones”: luoghi ben circoscritti con un tasso di inquinamento così elevato che tutte le altre specie marine sono seriamente minacciate, con serie ricadute anche su quelle popolazioni che di questi animali si nutrono. Sono almeno 200 le aree a rischio, il 34% in più dello scorso anno, e possono raggiungere dimensioni notevoli: nel Golfo del Messico, in prossimità della foce del fiume Mississippi, si trova una Dead Zone grande come la Sicilia. Imputati i fertilizzanti, i liquami, gli scarti industriali e i fumi dei combustibili fossili. Ma anche la plastica rappresenta una minaccia alle creature che affollano le superfici marine: bottiglie, bicchieri, tappi sarebbero causa della morte di oltre un milione di uccelli marini ogni anno.

Una delle cause della crescita delle 'dead zones' negli ultimi anni, secondo l’UNEP, è il rapido aumento della capacità d'inquinamento dei paesi in via di sviluppo, accompagnata ad una legislazione carente in fatto di tutela dell'ambiente. Secondo l'UNEP, '' in molti paesi in via di sviluppo circa il 90% dei liquami finisce in mare senza nessun tipo di trattamento precedente.”

(la mappa è ricavata dal sito: http://math.ucr.edu/home/baez/diary/august_2006.html)

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IL TELESCOPIO SUL FONDO DEL MARE

È il luogo meno intuitivo per piazzare uno strumento per osservare lo spazio. Ma il fondo del Tirreno è invece lo scenario ideale per chi cerca di catturare gli sfuggenti neutrini e ha bisogno di un luogo fortemente schermato per isolarsi il più possibile dalla radiazione cosmica che bersaglia la Terra. Nemo, il telescopio sottomarino per neutrini, è in fase di realizzazione e sarà collocato, nella sua sede definitiva, a 3500 metri di profondità al largo di Capo Passero, in Sicilia. Sarà dotato di circa 5.000 rivelatori ottici in grado di captare i lampi di luce prodotti dall'interazione dei neutrini con le particelle di materia che compongono l'acqua. Il telescopio è frutto di un progetto dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e cofinanziato dal ministero della Ricerca.

http://www.infn.it/indexen.php

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DENUTRITI I DELFINI DELLE PELAGIE

Il CTS Ambiente lancia un grido d’allarme per le condizioni del Mediterraneo: quelle del Mare Nostrum non sono buone acque per i cetacei e la situazione peggiore la troviamo proprio lungo le coste italiane. La responsabilità ricade su di una serie di fattori che, in maniera crescente, minacciano l’ecosistema marino. Fra questi primeggia l’overfishing, l’eccessivo prelievo ittico. I suoi effetti sulle dinamiche delle catene alimentari risultano fatali per alcune specie come i delfini costieri, che hanno così meno prede a disposizione, più piccole e meno nutrienti che in passato. E’ la situazione evidenziata da uno studio condotto nelle isole Pelagie che ha messo in evidenza, negli ultimi anni, il cattivo stato nutrizionale in cui versa la popolazione locale di tursiope: in assenza di altre specie che competono per le stesse risorse, è ragionevole ipotizzare che la causa di un simile deperimento sia una dieta più povera con minore disponibilità e peggiore qualità degli alimenti.

www.ilmondodeidelfini.it

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Leonardo Olmi

Alberto Muro Pelliconi

 

Mikhail Vedekhin

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Leonardo Olmi

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