anno I n°. 8 ottobre 2007                                                                       

SOMMARIO

copertina: Adriano Penco

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l'Editoriale (aggiornamenti al 31-10 nelle News!)             

Subacquei che si riuniscono...

È piuttosto evidente, anche dalle “pagine” di SOTTACQUA, che tra un paio di mesi avrà luogo la terza edizione dell’incontro tra le didattiche appartenenti all’ADiSUB, l’organizzazione che raccoglie alcune delle Agenzie facenti parte dell’RSTC, organismo sovranazionale che, a sua volta, raggruppa un notevole numero di Scuole operanti in Europa.

Ora, a parte la confusione che può venire ingenerata da questa pletora di sigle che affollano l’ambiente della subacquea, è doveroso ed è utile andare a guardare in profondità, sia dell’immediato evento sia, più in generale, su quanto sta accadendo nel mondo della subacquea.

Prima di tutto il principio: nel nostro ambiente – chi lo frequenta da un po’ ne è perfettamente conscio – vige la regola “tante teste tante idee”, con buona pace del desiderio comune di formare un gruppo coeso che manifesti e supporti le medesime esigenze e abbia gli stessi obbiettivi. Il principio invece che manifestazioni come questa dell’ADiSUB sembrano invece avere segno opposto: finalmente “concorrenti” si ritrovano in comune, sotto lo stesso tetto, in un tentativo di avviare una prassi politica comune nei confronti del resto del mondo.

Non solo: le organizzazioni che ne fanno parte auspicano addirittura un allargamento della partecipazione per aumentare la “massa critica” nel momento in cui ci sia da affrontare ad un tavolo legislativo un problema che investe tutta la subacquea. Personalmente ritengo questo – per ora timido ma certo, rispetto alla storia passata, coraggioso – passo estremamente positivo, almeno sul piano del simbolo, sui contenuti si potrà poi discutere, ma è già buona cosa partire su questa strada e, a questo proposito, invito tutti, e non solo gli istruttori, a partecipare a questo incontro collettivo per trovarci e parlare insieme di quello che ci piace fare.

Del resto, dopo anni di confusione di ruoli e di intenzioni, sembra che anche le Aziende della subacquea stiano cercando di uscire dagli scantinati nei quali sono nate per prendere coscienza della loro forza e della possibilità di un’azione comune, comune tra soggetti che hanno gli stessi interessi e, si suppone, i medesimi obbiettivi, quindi benvenuta la neonata CONFISUB se servirà davvero a dare forza e rappresentatività al nostro movimento.

Certo, non siamo il comparto dell’automobile e gli interessi che muoviamo, sul piano economico, sono – sinceramente! – ridicoli, a livello di fatturato. Ma ci sono, ci siamo, e non siamo proprio pochini, facciamo in fondo girare, oltre al core business della subaqua, anche notevoli cifre nell’indotto del turismo – pensiamo ai ristoranti e agli alberghi delle Riviere presi d’assalto non solo da noi ma anche dalle nostre famiglie, mogli e figli rassegnati a vederci sparire per un week end di mare per loro, spesso, dedicati allo shopping rivierasco, e sono convinto che nel computo del fatturato della subacquea la felpa in cachemire acquistata nella boutique di “Santa” (liguri, lombardi e piemontesi mi capiranno) non viene computata, e forse dovrebbe esserlo…

Bene, ma questo peana al “volemose bene” dove mi porta? Sarò nato pessimista ma, mentre con una parte della mia mente gioisco al fatto di vedere queste manifestazioni in controtendenza alle (pessime) abitudini della subacquea “parlata”, con un’altra parte temo già di vedere gruppi di potere (mamma mia, inizia a sembrare una trama di pessima fantapolitica!) appropriarsi di questi spazi per interessi corporativistici.

Forse i subacquei più “giovani” non se ne rendono conto perché nati in un’epoca nella quale si tende ad assumere come dato di fatto l’esistenza di regole sempre più cervellotiche, ma ormai in via di acquisizione. Chi invece va “sotto” dagli anni ’80, se non da prima, come il sottoscritto – e, per favore, teniamo presente che quaranta-cinquanta-sessantenni che proseguono nell’attività ormai cominciano ad essercene parecchi, e non sono, a Dio piacendo, una razza in via di estinzione, anzi! – si rende conto che si stanno alzando, surrettiziamente, paletti e barriere sempre più vincolanti ad immergersi secondo canoni e condizioni stabilite da altri che, quasi sempre, non sono all’altezza della situazione (leggi: non sanno nemmeno dove stia di casa l’andar sott’acqua).

Quando faccio questo tipo di discorso vengo spesso interpretato come nemico dei diving e delle regole. Bene, sarò chiaro. Dei diving non sono affatto nemico, anzi, ritengo siano non solo benemeriti ma anche, a loro volta, vittime di una certa legislazione, in fondo anch’io ne ho avuto uno, anni fa. Contro le regole invece ho molte riserve.

Prima cosa perché, fedeli ad un vecchio proverbio che afferma che “chi sa fa e chi non sa insegna” (non mi sto riferendo ora agli istruttori!), torniamo a dire che le norme sono sviluppate da chi sott’acqua non ci va. Poi perché il mare, la natura, ci impongono da loro stessi una serie di regole fondamentali per conviverci, regole queste sì che andrebbero imparate e metabolizzate al meglio. Infine perché i divieti, “certi” divieti portano ad un disamoramento nei confronti di un’attività che nasce, invece, dall’amore.

Dall’amore per il mare, per la natura, per una natura che porta insito in sé il messaggio di libertà e, se non posso più sentirmi libero (non di fare inopinate e criminali stragi di novellame o di svuotare taniche di oli combusti in acqua, sia ben chiaro!) di immergermi come mi piace, e ora farò un discorso ”blasfemo”, ovvero da solo per potermi fotografare in santa pace quegli organismi che la presenza di altri sub disturberebbero, o di scendere oltre ai canonici limiti di un brevetto preso quarant’anni fa e che mi ha permesso di immergermi in tutti i mari del mondo e in tutte le condizioni superandone abbondantemente i parametri, insomma se devo ritrovarmi in un universo orwelliano potrei anche decidere di non andar più sott’acqua, nemmeno con i diving con i quali mi trovo così bene quando mi immergo in luoghi sconosciuti e che sono così comodi per tutta la fatica che mi fanno risparmiare.

Ma, d’altra parte, quando devo trovarmi in difficoltà ad andare in acqua in siti nei quali potrei effettuare immersioni “braille” tanto li conosco a memoria, facendomi dire da qualcuno, dotato senz’altro di buona volontà ma privo della mia esperienza, cosa posso e non posso fare in quel luogo, magari qualcuno cui è stato insegnato che lì, su cinquanta metri di fondo non posso andare a posare la mia ancora perché distruggo la posidonia (a cinquanta metri! indipendentemente dall’opportunità di dar fondo a tale profondità…) e di questo cerca di convincere anche me…

Mi rendo conto che sto scivolando verso paradossi ed esagerazioni ma, voglio precisare una cosa: queste esigenze non sono proprie solo di chi scrive, ma sono condivise anche da lettori e amici che hanno una storia subacquea comune alla mia (e aspetto “segnali di fumo in questo senso da parte dei lettori…), per cui voglio solo concludere dicendo questo: io non penso che ci sia una vera scelta di far qualcosa per danneggiare una parte dei subacquei con norme sempre più restrittive, voglio solo pensare che “la mano destra non sappia cosa fa la sinistra”, che nell’idea di migliorare e ottimizzare l’attività si scelgano strade che hanno nel divieto e nell’organizzazione a tutti i costi i caposaldi.

Il mare ci deve fare scuola: il mare ci invita ad entrare quando è un liscio mantello di velluto blu e ci respinge quando si solleva in bianca spuma “cattiva” e pericolosa, per il resto ci lascia giocare in pace nel suo mondo, liberandoci anche da quelle sgradevoli leggi fisiche che ci impongono un peso – sulla terra – e il rispetto della gravità.

Allora, se il mare ci libera dalle leggi (non tacciatemi da qualunquista perché non cito Boyle e Mariotte o Dalton o Pascal…) dobbiamo proprio noi costruircene addosso per limitarci?...

… e comunque…

 

Buon Blu, ragazzi!

  

 

 

   

 

Adriano Penco

Leonardo Olmi

 

Alberto Rava

Paolo Bastoni

Adriano Penco

Leonardo Olmi

Paolo Bastoni

 

Adriano Penco