anno I n°. 8 ottobre 2007                                                                       

SOMMARIO

copertina: Adriano Penco

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a cura di Angelo Mojetta

foto di Francesco Turano

DOVE C'IMMERGIAMO OGGI?

I siti d'immersione preferiti sono sempre i soliti: colorate pareti ricche di vita, tunnel e canyon dove il sole crea arabeschi e emozionanti giochi di luce ed ombra, grotte tappezzate di spugne e invertebrati. Sono così standardizzabili certi parametri che alcuni studiosi hanno già cominciato a catalogare le preferenze dei subacquei per definire, per esempio, quali siano i siti più richiesti e selezionarli quasi a tavolino. Questa volta però non scriveremo di questi ambienti e neppure di immersioni nei mari tropicali. Ci soffermeremo, invece, su fondi generalmente snobbati dai sub e che, invece, può essere interessante esplorare di quando in quando e scoprire, piacevolmente, che sono più ricchi di quanto si creda. Ecco allora tre proposte alternative alla solita immersione: le sabbie fini ben calibrate, le sabbie grossolane in presenza di correnti di fondo e le praterie di posidonie. Tranne queste ultime, gli altri due habitat sono quasi sconosciuti ai non addetti ai lavori, ma non fermatevi alla sabbia e provate a leggere quanto segue e poi, ovviamente, provate a mettere in pratica i nostri suggerimenti.

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Le sabbie fini ben calibrate

Se vi trovate su pianori sabbiosi tra i 2 e 25 m di profondità davanti alla costa o a vaste baie, provate a prendere in mano una manciata di sabbia e osservatela con un po' di attenzione. Se la sua granulometria è uniforme e sono scarse le componenti marine, è molto probabile che vi troviate in mezzo a una biocenosi di sabbie fini ben calibrate, in altre parole sabbie sottoposte a una sorta di setacciatura naturale che le ha rese piuttosto uniformi. Come subacquei comprendiamo che vogliate superare questo tratto rapidamente, ma perché trascurare una possibilità di scoprire un ambiente quasi sconosciuto. Qui potreste imbattervi in piccole praterie di cimodocea (Cymodocea nodosa) o di caulerpa mediterranea (Caulerpa prolifera) o della rara Halophila stipulacea, una pianta marina affine alle posidonie con piccole foglie alte fino a 6 cm e riunite a gruppi di tre. Originaria dell'Oceano Indiano, questa specie è giunta in Mediterraneo attraverso il "solito" canale di Suez ed è stata segnalata nel Mediterraneo Orientale, in Albania e anche in Sicilia. Tra gli animali potreste osservare interessanti bivalvi come i cuori, le telline o gasteropodi come i voraci nassaridi o la neverita (Neverita josephina), dalla lucida conchiglia a sfumature rosa.. Potrebbe anche capitarvi di vedere le tracce lasciate dalle grandi stelle pettine (Astropecten aranciacus), caratteristica di questo tipo di fondo, e di poterle seguire sino a individuare un esemplare che non può mancare nel carnet dei fotografi o nel quaderno degli avvistamenti di un bravo subacqueo. Occhio anche ai ricci cuore (Echinocardium cordatum) di cui, però, è più facile individuare il fragile guscio biancastro, che resta sul fondo, anziché il "peloso" proprietario di norma infossato.

La zona è abitata da ghiozzi e dragoncelli ed è visitata dai pesci piatti (sogliole e rombi ecc.) in cerca di nutrimento.

Inutile ricordare che non è un ambiente da frequentare dopo mareggiate perché il fondo è rimescolato dall'azione di onde e correnti e finireste per non vedere nulla.

Le sabbie grossolane

Quasi alla stessa profondità (ma potreste ritrovarla fino a una settantina di metri), la biocenosi delle sabbie grossolane e a piccoli detriti di origine organica (conchiglie, parti di crostacei, frammenti di briozoi, cnidari, alghe calcaree, ecc) interessata da correnti di fondo costanti è un ambiente che vi consigliamo di non trascurare anche se, da subacqueo, capisco come alla prima occhiata possa apparire ai miei compagni monotono e senza vita.

In genere è il tipo di fondo che caratterizza i canali scavati dalle correnti in mezzo alle praterie di posidonie o i pianori che si aprono alla base di alte pareti da cui possono cadere sul substrato una gran varietà di organismi che sono soggetti a variare secondo la stagione e la frequenza e la violenza delle correnti.

Tra le specie caratteristiche che vi si possono ritrovare sicuramente va citato l'anfiosso, una sorta di piccolo vermetto che, nonostante il suo aspetto, è un nostro stretto parente, zoologicamente parlando. Non raro è anche lo spatango purpureo (Spatangus purpureus), un ricco irregolare dall'aspetto peloso e di colore rosso bruniccio.

Per le sue caratteristiche questo fondo non intorbida l'acqua perché quasi privo di fango e quindi garantisce mediamente una buona visibilità. Soprattutto nei canali tra le posidonie è utile avere sempre l'occhio pronto perché possono non mancare incontri interessanti come per esempio un polpo o qualche seppia che transitano tra una prateria e l'altra.

In alcune situazioni potreste imbattervi in tratti in cui il colore del fondo diventa rosso. Ne sono responsabili alghe rosse del genere Phymatholithon a struttura ramificata che hanno la curiosa caratteristica di non formare incrostazioni, ma piccole strutture libere che si accumulano originando fondi insoliti che i francesi chiamano fondi a maerl.

Le praterie di posidonia

Se qualcuno v'invita a fare un'immersione sopra e in mezzo alle posidonie non prendetelo per matto, ma approfittatene. Rinuncereste alla visita al monumento più importante di una città? Probabilmente no e allora perché volervi privare della scoperta di quello che i biologi marini considerano l'ecosistema più importante del Mediterraneo sia per la sua estensione sia per il ruolo che svolge a livello ecologico (produzione di materia organica che è trasferita agli ambienti circostanti, ossigenazione delle acque – immergersi di giorno su una prateria ben illuminata è come fare un bagno in una jacuzzi a microbolle – e crogiuolo di biodiversità. Non vi basta? Le praterie di questa pianta, che si estendono nell'intervallo di profondità delle immersioni sportive e sono presenti solo in Mediterraneo di cui la specie è endemica, proteggono le nostre spiagge dall'erosione (un problema che costa milioni di euro all'anno e che è difficile risolvere mentre le posidonie lavorano gratis per noi) e sono economicamente importanti anche per la pesca perché qui vivono e soprattutto si riproducono moltissime specie di interesse commerciale. Purtroppo l'uomo si dimentica di queste importanti funzioni e distrugge le posidonie, che difficilmente si riformano nello spazio di una generazione, alterando la trasparenza delle acque, arandole con le reti a strascico o con le ancore, modificando la traiettoria delle correnti ecc.

Come è fatta una pianta di posidonia è troppo noto (o no?) per descriverla nuovamente, ma vale la pena di ricordare che una prateria costituisce una sorta di riassunto rapido delle biocenosi vicine non escluse quelle del coralligeno e talvolta delle grotte. Grazie alla struttura della pianta si possono riconoscere, infatti, una parte esposta alla luce (le foglie) e una infossata (la cosiddetta matte), formata dai sedimenti e dalle radici e dai rizomi della pianta che s'innalza di circa 1 m per secolo.

Qui in mezzo potreste rinvenire briozoi, bivalvi come il tartufo (Venus verrucosa) o la lima, parecchi vermi e crostacei. Alla base delle foglie, dove le condizioni di luce sono abbastanza variabili, ma generalmente scarse, si trovano molte alghe rosse, ma anche alghe verdi come il ventaglio di mare (Flabellia petiolata), foraminiferi giganti come Miniacina miniacea alla quale si deve la preziosa spiaggia rosa di Budelli (altro regalo delle posidonie), ricci, oloturie, stelle di mare, ofiure, nacchere (Pinna nobilis), patate di mare (Halocynthia papillosa) e altre ascidie. Persino le foglie sono fittamente abitate e vale la pena utilizzare un po' del tempo di immersione per osservarle e studiarle da vicino cercando di scoprire i delicati merletti dei briozoi (Electra posidoniae), i giardini di idroidi e di alghe incrostanti o i crostacei come i caprellidi o Idotea hectica che non hanno nulla da invidiare quanto a mimetismo alle specie tropicali. Numerosi sono anche i pesci tra cui primeggiano i labridi o le salpe erbivore anche se potreste imbattervi in qualche piccola murena o in scorfani ben nascosti nel verde. Insomma una prateria può trasformarsi facilmente in una vera e divertente caccia al tesoro. Ovviamente vanno tenute presenti alcune regole: non avvoltolatevi tra le foglie e non grufolate come cinghiali in un campo di granoturco. Sorvolate il posidonieto controllando di non avere parti dell'attrezzatura penzoloni. Approfittate dei passaggi e dei canali per scendere alla base della prateria e osservare e fotografare quello che vi vive o vi cresce. Così facendo non danneggerete l'ecosistema e renderete la vostra passeggiata subacquea più piacevole, variata e rispettosa dell'ambiente sommerso, tre punti importanti che dovrebbero sempre caratterizzare le nostre immersioni. 

 

Domande di approfondimento e curiosità potranno essere rivolte a:

angelomojetta@sottacqua.info

 

 

 

Adriano Penco

Leonardo Olmi

 

Alberto Rava

Paolo Bastoni

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