anno I n°. 10 dicembre 2007                                                                     

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Psicologia           

a cura del dott. Massimo Tassan Solet

Ho ricevuto qualche giorno fa la mail di un lettore che mi poneva un quesito molto interessante e, almeno per me, estremamente complesso che riassumo semplicisticamente in questi termini:

“Anche la subacquea ha i suoi miti ed i suoi eroi; ne abbiamo proprio bisogno e dobbiamo averne rispetto oppure sono un fardello inutile ed ingombrante del quale sarebbe meglio liberarsene il prima possibile? “

La strada è davvero impervia… “povera quella nazione che ha bisogno di eroi” ci ammoniva un importante scrittore tedesco, d’altro canto senza miti ed eroi avremo svuotato molti degli scaffali di biblioteche e  librerie ove alloggiano anche i libri del sopraccitato scrittore.

Nella sua lettera il nostro lettore citava alcuni personaggi “mitici” ed “eroici” che hanno fatto la storia di questa disciplina, affiancandoli ad altri che attualmente vanno per la maggiore chiedendosi e chiedendomi se aveva senso paragonarli ai capiscuola senza compiere un delitto di lesa maestà.

Potremmo cominciare cercando di definire questi termini. Molto spesso accade che metafore di uso comune rischiano di perdere per strada il loro significato. Fare questo cammino a ritroso alla sua riscoperta ci potrà aiutare a trovare qualche risposta al quesito iniziale.

Allora cosa intendiamo quando diciamo che Tizio o Caio sono dei “miti” della subacquea?

Ci riferiamo sicuramente al fatto che sono persone di un passato prossimo o remoto, che per le loro “imprese” hanno lasciato un solco indelebile, dei pionieri che hanno aperto strade prima sconosciute, dei moderni Ulisse che con coraggio, passione, abnegazione e una certa dose di “follia”, hanno oltrepassato le “Colonne d’Ercole”.

Di questi personaggi se ne tramandano storia e imprese ed è molto difficile non esserne quasi schiacciati se ci si confronta con loro.

Si certo adesso le “Colonne d’Ercole” sono molto, ma molto più in là ….. di strada ne è stata fatta e ogni giorno se ne fa dell’altra, ma sono Loro che l’hanno cominciata… e allora non c’erano i mezzi di adesso, le loro conoscenze erano rudimentali e molto spesso hanno dovuto andare oltre anche a quello che la scienza considerava il limite ultimo…. Adesso è tutta un’altra cosa…

Fermiamoci per un momento e vediamo di fare un po’ di quel lavoro che ci eravamo prefissati. Da dove viene la parola “mito”? scopriamo allora che il suo significato contiene proprio quello di “parola” “narrazione”. Il mito spinge alla parola e da essa ne trae alimento… il mito non si può spiegare, si può solo raccontare.

Stringete i denti cari lettori, non cambiate pagina, vi chiedo ancora un momento di pazienza. Questo discorso un po’ (un po’??) astruso mi serve per mostrare come il mito alimenti e tragga alimento dalla sua narrazione per dirci qualche cosa che in nessun altro modo può essere detto. Giù le mani dal mouse! Ho finito. In soldoni i miti sono situazioni di confine. Personaggi del mondo e allo stesso tempo esperienze interiori che abbisognano di parole per esprimersi.

Cosa centra tutto questo con quanto detto prima sui miti come pionieri, eroi ecc. Forse quello che ci affascina, ci desta ammirazione e ci incute anche timore è qualche cosa che certo si rifà a personaggi del mondo esterno che però si agganciano ad esperienze del nostro mondo interno di personaggi siffatti senza macchia e senza paura capaci di tutto e quindi anche un po’ spaventevoli.

Non è forse il modo nel quale un bambino vive i suoi genitori? Con accenti ombreggiature e sfumature certo differenti da persona a persona.

Torniamo alla questione iniziale : che farcene?

Ancora un piccolo passo indietro.

Il mito ci arriva tramandato e sottoposto ad una costante filtratura che lo allontana dal suo essere anche una persona. Una persona con le sue forze e le sue debolezze, capacità paure eroismi e meschinità. Una persona con i suoi bisogni emotivi e corporali che col tempo invecchia e muore, mentre gli eroi rimangono per sempre “giovani e belli” e ahimè molto spesso morti.

Allora che farcene?

Ma si buttiamo via tutto, soprattutto dopo che si è scoperto di che pasta erano fatti, solo dei normali esseri umani…. Cosa avete da darci che già non abbiamo!…. 60 metri in apnea… ma che roba è visto che oggi si parla di cifre a tre zeri!

Oppure rispetto totale e assoluto (sinonimo di una certa soggezione) tenuti in un sacrario nel quale non si può nemmeno parlare se non a bassa voce di loro e non si può mettere in discussione nulla di ciò che hanno fatto.

Vedete un po’ voi…. 

P.S. Si dice che per i bambini piccoli i genitori sanno e possono tutto, per gli adolescenti non sanno e non possono un c----, per gli adulti … forse è un po’ triste e forse un po’ no… sono quelli che abbiamo avuto.

 

massimotassan@sottacqua.info

 

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