

|
SOMMARIO DEL MESE
NUMERI
PRECEDENTI
RUBRICHE
l'Editoriale
Primo Piano
la
Posta
News&Eventi
Psicologia
Diving's
Marketing
Biologia
Mare&Natura
Tech
Dive
L'Avvocato
sott'acqua
Guardia
Costiera
MareVivo
i
Consigli
Mondo
Barca
Gocce
di Storia
FotoVideoSub
la Polemica
i
Ristoranti del Mare
Ricette
dal Mare
Link
nel Blu
Libri del Blu
I SERVIZI
Reportage
i
Test
il
Fotografo del Mese
il
Portfolio
Le
mie immersioni
Mediterraneo
Le
Aziende del Blu
le VETRINE
Viaggiando
nel Blu
Spazio
Didattica
Shopping
UTILITA'
Contatti
- colophon
Come
collaborare
Compro&Vendo
|
Marketing
delle
Imprese Subacqueea cura di Hermes Pierotti
PROMUOVERE LE DISCIPLINE SUBACQUEE:
FACENDO LEVA SU QUALI MOTIVAZIONI?
Sostenevamo, nei precedenti “incontri”, che la promozione nel nostro
mercato è:
insufficiente,
per quelle che sospettiamo essere le dimensioni del mercato potenziale,
oppure per fare pressione sul mercato attuale, al fine di scoprire le
dimensioni del mercato potenziale, a seconda che prevalga ottimismo o
pragmatismo
polverizzata:
poche o nulle sinergie e alleanze, tra Produttori di attrezzature,
Didattiche, Istruttori, Negozi, Club, Tour Operator
discontinua,
cioè episodica, legata alle scadenze rituali note solo a chi è già entrato
nel nostro mondo: EUDI, cicli stagionali, …
inbound:
facciamo promozione verso chi prende l’iniziativa di avvicinarsi a noi
(nei Centri Diving, sulle riviste specializzate, presso i Tour Operator
specializzati): non andiamo a cercare - o a “scovare”…- quelli che
potrebbero essere ‘target’ interessanti, anche se non lo sanno ancora!
Ma, soprattutto,
un’attività di promozione non deve fondarsi sul prodotto, cioè
sull’attività subacquea in sé stessa, ma sulle motivazioni di coloro che
cerchiamo di conquistare.
Facciamo una
promettente distinzione, tra un’attività promozionale per conquistare e
un’attività promozionale per trattenere i clienti attuali e consolidare la
loro pratica, per aumentare la loro spesa (quella che si chiama
‘penetrazione’ sul cliente, ma non pensate ai relitti!).

Noi facciamo bene o, quanto meno, con maggiore impegno e intensità, la
terza tipologia di promozione, per indurre i nostri clienti a rimanerci
fedeli e a spendere di più con noi, i clienti attuali di altri operatori a
passare a noi, … insomma, comunque e sempre gli attuali Subacquei, a fare
di più e meglio (per noi)!
Facciamo appena appena “benino” la seconda tipologia, ma il tasso di
caduta dei neo-brevettati sta a dire che potremmo fare di più: un neofita
spesso non sa a chi rivolgersi per proseguire un’attività che lo ha appena
sfiorato, non ancora conquistato; spesso un ‘Open’ che ha preso il
brevetto in Mar Rosso coltiva l’insano equivoco che valga la pena di
immergersi solo tra le latitudini 15’ Nord / Sud e che il resto sia… roba
da ‘No limits’!
Ma facciamo davvero poco – e senza le sinergie che suggerivamo… - per la
conquista! Non ci ritorno su ora, ma credo che ASSOSUB, Organi e
Istituzioni di settore dovrebbero accentuare la loro presenza per
ispirare, orientare, organizzare, coordinare queste attività di
proselitismo: ne riparleremo!
Per ora ci basti dire e ribadire che le tre tipologie di promozione devono
essere governate da valori, messaggi, canali, tecniche, … completamente
diversi tra loro.
Per promuovere, anzi, per essere più precisi, per attrarre, interessare,
coinvolgere ed eventualmente conquistare un potenziale “adepto” (vedete
che, istintivamente, usiamo termini da setta, da clan, da
community,
anziché parlare di mercato, di clienti,…!?) non sono efficaci i profili
di immersione, le tecniche e le didattiche, l’ambiente subacqueo, i più
avanzati attrezzi…cioè i temi che sono già cari a noi, ma le motivazioni
che potrebbero innescare o alimentare l’iniziativa dei potenziali clienti.
L’enfasi dovrebbe essere sui destinatari dei nostri messaggi e sui loro
riferimenti, non su di noi e sui nostri codici; le motivazioni decisive
sono quelle dei nostri
‘target’,
non quelle che “incendiano” noi…!
Ma allora, parliamo un po’ di motivazioni, senza pretendere di invadere il
campo dei miei colleghi psicologi..):
1.
una
motivazione nasce da una frattura, un gap tra ciò che abbiamo e ciò
che vorremmo avere (consapevolmente o no); in ogni sistema motivazionale
c’è qualcosa che vorremmo mantenere/conservare e qualcosa che vorremmo
conquistare/aggiungere. Uno stimolo promozionale, per essere efficace e
non “solo” ragionevole o affascinante, deve rispondere a entrambe le
dimensioni:
-
deve
confermare le motivazioni “conservative”
à
rassicurare , anche indirettamente e per metafore
sulla sicurezza: la pratica subacquea aumenterà la tua sicurezza in acqua e in te
stesso…
sull’individualità: ti distinguerai e conoscerai meglio te stesso, le tue specificità,
la tua unicità
sull’apprendimento: imparerai a conoscere/riconoscere l’ambiente naturale e le specie di
vita marina, la fisiologia dell’uomo sott’acqua,…
sullo spirito competitivo: affermerai le tue capacità distintive, ti misurerai con
gli altri e con te stesso,…
sulla socializzazione: manterrai e approfondirai le tue relazioni sociali,
scoprirai nuove amicizie, nuovi valori da condividere, nuovi campi di
solidarietà e supporto,…
-
deve
promettere nuove conquiste
à
anticipare un maggiore equilibrio e un governo più sicuro delle proprie
emozioni, o una nuova arena in cui sfidare e competere, o un laboratorio
per i propri interessi biologici, o una nuova comunità fondata su
condivisione e supporto reciproco,…
2.
Approfondiamo, invece, un’altra distinzione, che ci può aiutare a
modellare la nostra azione di marketing:
C’è una grande differenza, innanzitutto, tra bisogni
e attese:
-
i
bisogni riguardano le esigenze che, se non soddisfatte, producono
disagio, delusione, risentimento; la loro soddisfazione è ritenuta o
percepita un nostro diritto e pertanto non motivano all’azione, non
producono energia positiva. Semplicemente, configurano una situazione di
equilibrio, il commento più “entusiasta” sarebbe un: “Vorrei vedere…!”,
ci è stato dato ciò che avevamo diritto di pretendere, è un bilancio in
pareggio. Alcuni esempi: una tariffa ‘di mercato’, condizioni
di sicurezza nei trasferimenti in mare, indicazioni e supporto per il
trasporto delle attrezzature, assistenza per l’entrata in acqua e durante
l’immersione,…
Attenderci un alto grado di soddisfazione e fedeltà nel tempo
per aver risposto a queste esigenze ‘primarie’ sarebbe ingenuo: dovremo
accontentarci di un’onorevole ‘assenza di insoddisfazione e reclami’, ma
non ci daranno alcun vantaggio competitivo sul mercato!
I bisogni riguardano più il passato.
-
le
attese, invece, sono le esigenze che ciascuno di noi nutre e
coltiva oltre il limite dei bisogni; ciò che farebbe la differenza, ma
non abbiamo ragione di pretendere; se venissero disattese, non potremmo
protestare o sentirci in credito mentre, se fossero corrisposte, ah beh,
quelle sì produrrebbero soddisfazione, energia positiva, senso di
appagamento, un bilancio in attivo; di queste sì parleremmo in
giro: bevande e snack dopo l’immersione, un commento personalizzato, un
relazione interpersonale particolarmente empatica, un ricordo dell’uscita.
Le attese guardano più al futuro.
Vedete subito che, mentre possiamo facilmente prevedere e
standardizzare i bisogni della clientela, le attese sono
assolutamente personali e vanno scoperte per ciascun cliente, ma
mentre i primi sono ciò che al cliente è dovuto (o che lui ritiene gli sia
dovuto…), le seconde sono quelle che possono farlo felice!
Ancora, dobbiamo renderci conto del fatto che il cliente non
sempre ha consapevolezza certa e compiuta delle sue attese e spesso
nemmeno di tutti suoi bisogni:
-
quando ci
disponiamo a una decisione d’acquisto, siamo coscienti di alcuni
bisogni/attese, mentre altri sono latenti, confusi, imprecisati;
quand’anche ne fossimo consapevoli, non avremmo remore ad esprimerne
alcuni, mentre altri li.. difendiamo dall’intrusione degli altri, anche da
coloro che dovrebbero soddisfarli!
-
per
semplicità, parleremo di bisogni e attese consapevoli/espliciti
e inconsapevoli/latenti
I primi possiamo “facilmente” identificarli, perché basta
chiederli, accertarli, ma i secondi dovremo indagarli, scoprirli
(talvolta, aiutando il cliente stesso a scoprirli in se stesso!), farli
emergere: per i primi,il cliente ci riconoscerà acume e precisione, ma per
i secondi ci sarà grato, perché avremo aggiunto valore al suo progetto:
attraverso valenze nuove e più ricche, aiutandolo a “scoprire” ed
esprimere la sua visione, quindi se stesso!
Se noi incrociamo le due classificazioni (ved. Fig. 1),
possiamo trarne due considerazioni:
-
noi
dedichiamo tutte le nostre attenzioni al quadrante tratteggiato (Quadr.A),
ma qui, per bene che noi si faccia, riusciremo solo ad evitare
contestazioni, reclami, insoddisfazioni; bisognerà ‘scavare’ negli altri
quadranti (procedendo per difficoltà crescenti, da B a
C a D) , per trovare motivazioni che inducano un
potenziale cliente a fare subacquea, a farla con noi, a riconoscerci dei
valori distintivi e… a rimanere con noi
-
un buon
servizio nel Quadr. A non è un fattore-chiave di successo, è
solo un prerequisito per non uscire dal mercato; le condizioni di successo
risiedono negli altri quadranti, ma vanno cercate e condivise con i
clienti, dobbiamo “inventarci” qualcosa di nuovo, essere più creativi e
personalizzare la nostra offerta. Se stiamo facendo promozione, che so…
tenendo una presentazione in una scuola, in un Club, dobbiamo domandare,
stimolare, suggerire, capire quali siano le motivazioni dei nostri
potenziali clienti; se ci chiedono un viaggio, dobbiamo compilare
mentalmente – insieme al cliente – questa mappa, la sua
mappa: per motivarlo a decidere, per aumentare il suo comfort, per
rinforzare il suo senso di appagamento e personalizzazione…
In ciascun quadrante della mappa, tenterò solo di indicare
alcune motivazioni, provate in me stesso o riscontrate in altri: sarebbe
bellissimo se voleste partecipare tutti a riempire quanto più possibile la
mappa delle motivazioni, scrivendoci per citare esempi di motivazioni che
vi si siano presentate, che abbiate avvertito o scoperto nella forma
tipica di ciascun quadrante: eh, sì, perché ciò che per voi è una
motivazione da quadrante B, un altro la potrebbe ‘vivere’ nel quadrante D.
Fig. 1 La mappa delle
motivazioni

|

Paolo Bastoni

Tobias Klose

Alessio Viora

Alberto Rava

Paolo Bastoni

Todd Essick

Noam Kortler

Arthur J Telle Thlemann
|