anno I n°. 10 dicembre 2007                                                                     

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a cura di Angelo Mojetta

foto di Antonio Colacino

M.ME BONELLIA, FEMME FATALE

La chiamano bonellia ed è un incontro abbastanza frequente sul fondo del mare una volta che un subacqueo ha imparato a riconoscerla. In seguito scoprirete o qualcuno vi dirà che si tratta di un verme, che quello che vedete è la femmina e che i maschi sono microscopici. In sintesi, sono queste le peculiarità di questo animale attorno al quale vale la pena di spendere qualche parola di più.

Membro di una famiglia che conta 28 generi e 70 specie, oltre la metà delle quali vive a più di 3000 m di profondità, la bonellia (la Bonellia viridis degli scienziati) appartiene al tipo degli Echiuroidei, vermi affini agli anellidi anche se mancano della tipica segmentazione ad anelli che potete vedere nei lombrichi terrestri e in molte specie marine.

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Soddisfatta così la curiosità degli appassionati di sistematica, cerchiamo di fare conoscenza con gli usi e le abitudini di questo curioso verme. Dal punto di vista puramente morfologico, la bonellia appare di colore verde scuro abbastanza uniforme e ha una struttura semplice: un corpo cilindrico, lungo 8-10 cm a forma di salsicciotto, che termina con una testa a proboscide, espansa e biforcata all'estremità, che può raggiungere e superare il metro di lunghezza. Molto elastica ed estensibile, la proboscide è la parte più cospicua di tutto l'animale, naturalmente quando è estesa, perché, come si può verificare sfiorandola, se disturbata si ritira velocemente come un elastico accorciandosi fin quasi a scomparire in qualche anfratto perché non può essere retratta completamente. Qui, ben protetto e al sicuro, c'è invece il corpo del verme che risulta difficilmente visibile e che è inutile voler estrarre tirando la proboscide che, delicata com'è, si spezza alla minima trazione, dimostrazione vivente del detto "guardare e non toccare" che sotto il mare diventa quasi una regola aurea. Occorrerebbe, a questo punto, scalzare la bonellia dalla tana scavando, ma non ne vale la pena soprattutto perché le foto che vi mostriamo sono perfette e in grado di soddisfare ogni ulteriore curiosità su come sia fatta "l'altra faccia" del verme dimostrando inoltre che con un po' di pazienza è possibile vedere una bonellia all'aperto giacché è vero che può vivere sempre nello stesso punto, ma in condizioni adatte, cioè se le cavità nella roccia non mancano, può diventare particolarmente irrequieta e girovaga e traslocare a intervalli di pochi giorni.

Il corpo della bonellia presenta due aperture: da un lato la bocca, alla base della proboscide, e dall'altro l'apertura da cui escono i residui alimentari. L'indicazione è semplice, ma serve a concentrare la vostra attenzione sulla proboscide, un vero capolavoro. Estensibile, grazie a un meccanismo di tipo pneumatico e a speciali muscoli, la proboscide (gli esperti la chiamano prostomio) si può considerare l'emissario esterno della bonellia. Allungandosi, essa striscia sul fondo raccogliendo detrito, microscopici organismi e alghe. Ciò che inanimato viene raccolto come tale, ma gli organismi più piccoli vengono uccisi o paralizzati al contatto con la pelle della bonellia che contiene una sostanza tossica paralizzante sufficiente per inibire anche l'attacco da eventuali predatori il che spiega l'assoluta mancanza di incrostazioni. Il cibo raccolto dalla proboscide, in particolare dai due lembi allargati che formano l'estremità biforcuta, viene poi mescolato a muco e trasportato fino alla bocca lungo una scanalatura da un sistema di finissime ciglia mobili che trasformano l'interno della proboscide in un efficiente nastro trasportatore.

Ma il corpo della bonellia può emettere altri "odori", non tossici ma sensuali e con effetti strabilianti legati alla particolarità probabilmente più nota e stupefacente di questo verme: la sua sessualità. La bonellia che normalmente vediamo è, infatti, la femmina, come sopra ricordato, perché i maschi sono microscopici e ridotti praticamente a una sorta di larva lunga circa 3 mm che vive commensale sulla proboscide, nell'esofago o direttamente a contatto del suo apparato genitale, la destinazione finale di tutti i maschi, dove ha il compito di fecondare le uova, un migliaio circa tra giugno e gennaio. I suoi organi, a eccezione di quelli riproduttivi, sono completamente atrofizzati compresi quelli dell'apparato digerente giacché per vivere si accontenta di assorbire nutrimento direttamente dalla femmina. Fin qui in apparenza niente di strano  perché in mare esistono molti altri esempi di maschi piccoli e dipendenti dalle femmine; ma nel caso della bonellia c'è di più. Le larve, infatti, sono sessualmente indifferenziate e il loro divenire maschi o femmine dipende da dove cadono sul fondo, il sesso cioè è determinato dall'ambiente. Se le larve, alla fine della loro fase planctonica, cadono su un tratto di fondo libero da altre bonellie adulte, si trasformano in femmine mentre diventano maschi se cadono in vicinanza di un adulto. In media, in un metro quadro di fondo si possono trovare una dozzina di bonellie adulte e una larva che cada in questa zona è destinata a diventare maschio, un evento tutt'altro che improbabile quando si pensa che il rapporto sessi è sbilanciato a favore di questi ultimi e che sulla proboscide di un solo esemplari sono state contati fino a 85 maschi. Quindi la determinazione del sesso dipende da due fattori ambientali principali: la disponibilità di siti adatti sul fondo nel caso delle femmine e la concentrazione delle femmine nel caso dei maschi.

Tuttavia la biologia delle bonellie si sta dimostrando molto più complessa di quanto si credesse un tempo. Le ultime ricerche, infatti, hanno dimostrato che esistono anche bonellie con il sesso predeterminato geneticamente e che la trasformazione delle larve in maschi dipende da un complesso di fattori non ancora del tutto chiarito e non solo dal pigmento chiamato bonellina ritenuto sino ad oggi l'elemento fondamentale per il processo di mascolinizzazione delle larve.

Insomma, come sempre succede in natura, un mistero tira l'altro e il gioco delle scatole cinesi  non è mai finito, per nostra fortuna. Tante bonellie a tutti.

 

Domande di approfondimento e curiosità potranno essere rivolte a:

angelomojetta@sottacqua.info

 

 

 

Paolo Bastoni

 

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