anno I n°. 10 dicembre 2007                                                                     

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copertina: Antidio e Paolo Rossi

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Tech Dive a cura di Eugenio Mongelli

DOVE VA LA SUBACQUEA TECNICA

Desidero ringraziarvi per l’attenzione con cui avete seguito sulla nostra rivista il mio articolo precedente sulla definizione di “subacquea tecnica”.

In questo numero vorrei invece condividere con voi delle considerazioni sul futuro della subacquea tecnica e sulla sua evoluzione.

Per lavoro ho l’occasione di frequentare da più di 12 anni le fiere di subacquea in Europa

Dall’EUDI al vecchio Eurodiving di Monaco (per citarne alcune) e sono sempre alla ricerca, come la maggior parte degli affezionati e degli operatori, delle novità, si tratti di prodotti o di servizi offerti dalle varie didattiche.

Tutti quanti sappiamo che non tutte le novità una volta presentate e lanciate sul mercato diventeranno negli anni il nuovo standard di riferimento, e gli sforzi degli uffici marketing, di progettazione e di produzione delle aziende sono volti a raggiungere questo obiettivo.

E’ sempre il consumatore finale infatti che decreta il successo di una qualsiasi innovazione preferendolo ad altri prodotti o trovando in esso soluzioni a delle esigenze.

Dalla nascita della cosiddetta subacquea tecnica sono stati molti i prodotti lanciati sul mercato che sono diventati standard o semplicemente adottati anche per l’ambito sportivo. Mi riferisco per esempio alle mute stagne o ai jacket con imbracatura e sacco posteriore.

Le mute stagne sono state le prime mute ad essere inventate (basti pensare ai vestiti dei palombari o alle mute usate dagli incursori nel corso della II Guerra Mondiale), ma il subacqueo sportivo a partire dagli anni ‘50 preferisce la mute umida per le sue doti di vestibilità e leggerezza. Con l’avvento della subacquea tecnica la muta stagna è diventata un accessorio irrinunciabile per affrontare con successo immersioni la cui durata spesso supera di molto i 60 minuti con ogni condizione di mare, di temperatura di ambiente.

Lo stesso per i jacket posteriori senza i quali non sarebbe possibile utilizzare le configurazioni di bombole posteriori e da fianco in sicurezza e senza intralcio all’attività (o alla “missione”). E poi, a ben pensare, lo stesso jacket è un accessorio che si è affermato solo agli inizi degli anni ’90! Oggi infatti sempre più affezionati usano i jacket posteriori apprezzando le doti di semplicità e di libertà anteriore con la possibilità di utilizzare in immersione pesanti bibombola o semplici monobombola e portare con sé molti accessori necessari.

Tornando al discorso iniziale, ogni anno vengono proposti nuovi prodotti o l’evoluzione di vecchi, si tratta di una lenta evoluzione che però sta costantemente cambiando il modo di andare sott’acqua. Cercare di capire il futuro è una sfida appassionante.

Io penso che stiamo andando verso l’utilizzo di materiale e tecnologie innovative che però non cambieranno di molto il modo di andare in acqua come facciamo noi oggi. Primo perché la rivoluzione portata dalla subacquea tecnica non si è ancora stabilizzata e standardizzata, secondo perché le attrezzature in uso oggi necessitano ancora di aggiustamenti e modifiche per poterle ritenere “definitive”.

Tutti sono convinti (me compreso) che il rebreather sarà la macchina più utilizzata nel futuro per le immersioni tecniche. Sono però molti i passi da compiere ancora per renderlo sicuro anche sulle spalle di un operatore distratto o poco esperto. L’evoluzione ha fatto passi da gigante negli ultimi 18 anni passando da macchine costosissime, complesse e ingombranti (ricordate il primo CIS LUNAR?) a rebreather adatti anche ad un uso sportivo, ma mancano ancora dei sistemi per garantire la stessa sicurezza di una immersione in circuito aperto, cioè per banalizzare con bombole ed erogatori. Ciò nonostante sono sempre più gli appassionati e l’offerta di macchine cresce costantemente.

Altro aspetto è sicuramente la sempre maggior diffusione di miscele diverse dall’aria e dell’elio per immersioni anche a profondità “ricreative”. Questo anche in aree dove sono attualmente poco diffuse per difficoltà di approvvigionamento, grazie a nuove tecnologie di produzione e stoccaggio a costi sempre più competitivi.

Tornando alle attrezzature vedo una evoluzione verso una maggior leggerezza sia di bombole che di erogatori ma anche di accessori come pinne e maschere e mute stagne sempre più comode, calde e leggere. I jacket saranno semplici ed essenziali ma sempre più affidabili. Tutto questo grazie ad una semplificazione dei componenti ed all’uso di materiali sempre più innovativi e performanti.

Altri accessori quali i maialini (i veicoli di propulsione subacquea) e gli illuminatori saranno anche loro sempre più diffusi e progettati con caratteristiche superiori di leggerezza, semplicità e durata utilizzando nuove tecnologie.

Più difficile è invece dare una stima dei tempi in cui tali innovazioni saranno definitive. A parte una fisiologica e continua evoluzione, le aziende del settore sono tutte alla costante ricerca di nuove soluzioni ed applicazioni, ma i budget sempre più ristretti ed il mercato in contrazione impediscono balzi cui siamo testimoni in altri settori (vedi es. la telefonia mobile). Accontentiamoci quindi di andare in acqua con le attrezzature di cui disponiamo, ricordandoci che una bella immersione non dipende solo dalla attrezzatura ma anche da tanti altri fattori, quali il gruppo e l’ambiente!

eugeniomongelli@sottacqua.info

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