![]() |
anno I n°. 10 dicembre 2007
I SERVIZI |
copertina: Antidio e Paolo Rossi |
|
|
LE FOTO PIU' BELLE | |||||
|
SOMMARIO DEL MESE RUBRICHE I SERVIZI il Fotografo del Mese le VETRINE UTILITA' |
il
Fotografo del Mese
Paolo Bastoni nasce il 20 settembre del ’55, “il giorno della presa di Porta Pia” ama ricordare, con sistematicità. La prima macchina fotografica la “conquista” a 6 anni vincendo il 1° premio di un concorso di pittura – forse un invito subliminale ad abbandonare i pennelli – si tratta di una Kodak Instamatic Camera 50 che ancor oggi fa parte del suo piccolo museo domestico.
Con questa realizza il suo primo reportage, un anno dopo, in occasione di un concorso indetto tra le scuole elementari milanesi per celebrare un anniversario del Duomo di Milano, il tema è – appunto – il Duomo e il suo museo, e il “servizio” – rigorosamente in bianco e nero, che si è stampato nel bagno di casa – gli vale anche una segnalazione. Più o meno dello stesso periodo è la nascita della passione per la subacquea, nata dall’assistere, alla Fiera Campionaria di Milano, alle evoluzioni di alcuni sub impegnati in un’esibizione in un mascone. Quasi contemporaneamente arrivano alcuni libri: Scendete sott’acqua con me di Duilio Marcante che riuscirà a farsi autografare dall’Autore qualche anno dopo; Sub di Lino Pellegrini, impreziosito anch’esso dalla dedica autografa del “Mostro Marino”, come il grande giornalista ama definirsi; ultimo solo per la ragione che è privo del tratto di penna che segnala il passaggio dell’Autore, purtroppo scomparso, è Uomini e Pesci di Gianni Roghi nella storica copertina gialla di Sperling&Kupfer. A queste letture segue la visione de Il Mondo del Silenzio di Jacques Cousteau che lo conquisterà definitivamente alla malattia del blu profondo. Malattia, peraltro, che resta virtuale fino agli undici anni perché fino a quest’età non sa nuotare. Recupererà il tempo incontrando la FIPS e i suoi brevetti a 14 anni, nel ’69, godendo dell’invidiabile condizione di mascotte di alcuni “grandi” istruttori della Scuola milanese di quegli anni, tra tutti ci tiene a ricordare Luciano Bolzoni – che considera un po’ il suo padre putativo nella subacquea – e Mario Colletta che gli insegnò i primi misteri della riparazione delle attrezzature. Passano gli anni, Paolo continua ad andare sott’acqua e a fotografare, ma continuando a mantenere distinte le due attività, fino al 1980 quando acquista la sua prima Nikonos III e, con la prima pellicola realizzata sott’acqua, immortalando l’amplesso di due seppie si guadagna la finale di un celebre concorso che Guido Picchetti organizzava a Sorrento. La sua stagione dei concorsi dura cinque anni: partecipa a pochi, sempre in estemporanea, e li vince quasi tutti, l’ultima partecipazione – e l’ultimo successo – è la vittoria al 1° Campionato Italiano di fotosub creativa all’Argentario, organizzato anche questa volta da Guido Picchetti che ha così idealmente tenuto a battesimo l’inizio e la fine del periodo delle competizioni. Paolo, in realtà, vive della sua fotografia già da qualche anno: abbandonata l’Università all’inizio degli anni ’80 inizia la libera professione seguendo la Coppa del Mondo di Sci e dedicandosi a pubblicità e moda e a qualche collaborazione con le varie testate subacquee. Dopo un decennio nel quale è prevalso il lavoro nel campo dell’advertising – alcune note campagne stampa dell’epoca portano la firma delle sue immagini – dall’inizio degli anni ’90 si dedica esclusivamente al reportage di viaggio. In quegli anni affianca anche Angela Macaluso nella gestione di “Aguamundo”, piccolo ma efficiente diving operativo a Ustica fino al ’95. Gli anni successivi lo vedono in giro per il mondo per realizzare reportage di viaggio e, in alcune occasioni, video commerciali per enti e strutture turistiche. Nel 2005, dopo un anno sabbatico passato in barca a La Maddalena per festeggiare il suo mezzo secolo (Paolo è iscritto ai registri della Gente di Mare come skipper professionista) viene chiamato a creare e a dirigere la neonata Subaqua che, fino al momento del suo abbandono nell’ottobre dell’anno successivo, ottiene un’ottima accoglienza dal pubblico. Rientrato così nell’ambiente subacqueo, finalmente con l’inizio del 2007 decide il passo di far nascere una “sua” rivista che abbia però carattere di innovatività, quindi, avvalendosi del prezioso sodalizio con Angelo Mojetta, nel mese di marzo dà vita a SOTTACQUA, prima rivista di settore ad essere pubblicata unicamente sul web e, soprattutto, unica ad avere una redazione costituita unicamente da giornalisti e personalità, note e meno note, che praticano attivamente e ad alto livello l’attività subacquea. Nonostante l’assenza di importanti partner economici e delle relative possibilità di divulgazione la testata prende rapidamente il volo arrivando in pochi mesi a confrontarsi alla pari con le omologhe “cartacee”. L’unica cosa che Paolo lamenta, in questo periodo, è quella di dover lasciare troppo la macchina fotografica nell’armadio per utilizzare la penna del giornalista, ma non appena le possibilità del periodico lo consentiranno l’intenzione è quella di tornare a tempo pieno dietro al mirino delle sue reflex. Dal punto di vista operativo Paolo Bastoni usa da sempre materiale Nikon, per la casa nipponica fa anche parte della scuderia dei fotografi NPS e ha organizzato alcuni workshop alla fine degli anni ‘90: rimasto legato a lungo alle F2 e alle ottiche “fisse” che coprivano dai 15 ai 500 mm. nel 2000 è passato alle F5 – che non ha ancora abbandonato – e ad una piccola serie di zoom che coprono le stesse focali con un minor numero di ottiche (e di relativo peso, importantissimo nei viaggi…). Per quel che riguarda l’attrezzatura esterna è ormai pronto al passaggio al digitale (è stato tra i primi a fornire recensioni di questi apparecchi su testate informatiche già dalla metà degli anni ’90 ma non ha ancora fatto il “passo”), ma per le fotografie subacquee preferisce ancora utilizzare le sue vecchie, gloriose Nikonos III e V con un paio di 15mm, il 35mm e il 28mm. Abituato alle sue attrezzature sono anche venticinque anni che si immerge con flash Ikelite 225, alternando, a seconda della situazione, l’uso di uno o due flash dei quali uno sempre a mano libera montato su lunghi bracci autocostruiti. La fotografia che Bastoni preferisce è quella d’ambiente, quella cioè che gli consente di offrire a chi poi vedrà le sue immagini, di immedesimarsi con il subacqueo vedendo lo stesso spettacolo come fosse anch’egli in immersione, usa molto la luce ambiente e cerca di utilizzare i flash per restituire un’illuminazione che sembri il più possibile “naturale”, per questo non ama molto la macro che – a suo dire – non rende davvero l’idea di cosa voglia dire andare sott’acqua mostrando flabelline “grandi come bistecche” inducendo i non subacquei a non capire realmente la suggestione dell’immersione e che, anche dal punto di vista fotografico, non offrono grandi margini per essere creativi e per la ricerca. Trova che la fotografia subacquea in Italia sia troppo vincolata dai vari concorsi che privilegiano immagini corrette tecnicamente ma prive di vita, pochi sono i fotografi che, davvero, si possono dire tali. Nel passato, pur senza riconoscere a nessuno la qualifica di “Maestro”, l’approccio di due grandi all’immagine gli è sempre particolarmente piaciuto: Roberto Merlo, oggi purtroppo scomparso, e Enrico Cappelletti che ha portato una ventata di innovazione nella fotosub italiana purtroppo troppo distratta da polpi in gomma e finte sirene per accorgersi cha la “vera” fotografia era – ed è – un’altra…
Il suo sito: www.paolobastoniphotographer.it
|
|
|||