anno I n°. 10 dicembre 2007                                                                     

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copertina: Antidio e Paolo Rossi

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Ponza, un’isola nella storia

Arrivarci in barca a vela è forse il modo più intimo per entrare nell’arcipelago delle Pontine: dopo quella che di solito è una traversata notturna, provenendo da nord, arrivi, alle prime luci dell’alba, ad intuire le due sagome azzurrognole che iniziano ad emergere dal blu dell’orizzonte notturno mentre il rosa inizia ad impossessarsi del cielo a sinistra, a est: a destra, che appare più lunga, Palmarola, e a sinistra, dalla forma che man mano si allunga più ci si avvicina, Ponza.

Cantata da Omero, eccola lì, davanti a noi, anche se ancora alcune ore ci separano dal posare l’ancora su quei fondali che già videro un fiorente esercizio di navigazione ben oltre due millenni fa. Arrivando su questa rotta l’Isola ci mostra il dorso, esibendo subito quella che è una delle più belle e celebrate spiagge del mondo: Chiaia di Luna. Bisogna però dire che le ore migliori per ammirarla dal mare non sono quelle mattutine, visto che la spiaggia è esposta ad ovest ed è quindi in ombra, ma quelle pomeridiane, quando il sole le restituisce quel colore affascinante della roccia le cui asperità sono messe in evidenza dalla luce che si fa via via radente.

Ponza dal mare

Proseguendo verso sud si arriva a doppiare Punta della Guardia, con il maestoso faro che domina il lato più meridionale dell’Isola, poco oltre i Faraglioni del Calzone Muto, quindi quelli della Madonna doppiati i quali, proprio di fronte alla Punta omonima, passeremo – all’ora giusta, visto che sarà ormai mattino inoltrato – di fronte al più antico bow window che ricordi di aver mai visto: quello scavato nella roccia e che rappresenta il “belvedere” delle sottostanti Grotte di Pilato, e il piccolo cimitero ponzese, con il nitore delle sue costruzioni tra le quali emerge un altro faro, sembra nascere direttamente dalla bianca roccia calcarea. Sotto si aprono le grandi aperture delle “Grotte”, ma queste meritano una visita specifica e approfondita.

Anziché farci accogliere subito dall’abbraccio del porto borbonico proseguiamo nella visita dal mare dell’Isola e il lato esposto a ovest, con la curva che disegna, dà proprio l’impressione di una protezione per il navigante. In realtà i venti più temibili sono quelli del primo e del secondo quadrante: da nord est a sud est, che spazzano con violenza questa costa e hanno contribuito, nei millenni, a modellare queste rocce scabrose e di un candore bruciante.

Circa un paio di miglia più a nord del porto, superata la spiaggia e la Punta del Frontone ecco un’altra meraviglia della natura: il maestoso arco naturale che si eleva per qualche decina di metri dal pelo dell’acqua, con le basi solidamente piantate in un fondale di pochi metri di profondità, che invita ad un tuffo e ad un bagno attraverso la sua apertura.

Questa grossa insenatura si compone, in realtà, di due baie, è una sorta di palcoscenico naturale dove le quinte sono rappresentate dalle bianche rocce tufacee con incastonate qua e là inclusioni laviche, forse residui di antichi dicchi del vulcano. La zona più a nord è stata chiamata Cala Inferno, e basta passare qualche ora a rosolarsi al sole per capire il perché: il bianco abbagliante di queste rocce rendono un riverbero e un calore che può diventare insostenibile. In fondo alla baia giacciono ancora alcuni resti di una vecchia piccola bettolina affondata qui, fino a qualche anno fa era ancora possibile vedere, emersa, la cabina di comando, poi le violente mareggiate hanno, pian piano negli anni, letteralmente smantellato il relitto.

Proseguendo verso nord doppiamo finalmente Punta del’Incenso passando – con molta attenzione per i molti scoglietti a pelo d’acqua, tra questa e l’isolotto di Gavi, e iniziamo la navigazione inversa, per vedere bene anche la costa occidentale di Ponza.

La roccia qua è meno scabra e spettacolare, ma lo spettacolo non è meno affascinante e l’Isola continua a manifestarsi con tutta la sua bellezza. Dopo qualche miglio arriviamo all’altezza di Punta del Papa sotto la quale vi è uno dei punti di immersione più frequentati di Ponza per il relitto del mezzo da sbarco britannico, qui affondato nel ’44, che giace su un fondale di una ventina di metri, il troncone di prua proprio sotto la punta mentre quello di poppa lo si ritrova appena doppiata, entrando nella Cala dell’Acqua.

La navigazione prosegue in direzione sud ovest e davanti a noi sfilano Cala Feola prima e la spiaggia e i faraglioni intitolati alla sfortunata Lucia Rosa poi, quindi, via via, Punta Faraglioni, Punta Capo Bianco, le grotte attribuite all’omerica Maga Circe e finalmente si riapre davanti a noi l’ampia baia delimitata dalla alta scogliera che sovrasta Chiaia di Luna.

Ecco, il giro è compiuto, ora non ci resta che dirigerci verso il porto borbonico per scendere a terra e visitare il paese e l’isola a piedi o con uno scooter o un’auto a noleggio.

Ponza via terra

Due parole sul porto borbonico di Ponza la cui costruzione risale al 18° secolo: in quel periodo l’isola, che non aveva avuto fino a quel momento una popolazione stanziale per le difficoltà logistiche, per impulso di Carlo III di Borbone, re di Napoli, iniziò ad assistere all’immigrazione – obbligata – di gruppi di forzati che, nelle intenzioni reali, dovevano costituire il nucleo della futura popolazione dell’isola.

Infatti gli sforzi furono diretti anche verso la costruzione di edifici e di servizi per creare l’insediamento. D’altra parte non si può certo dire che i nuovi isolani fossero completamente convinti di questa sistemazione, per cui il porto, come si può ancora intuire dalla forma, non era esattamente un luogo dove il passaggio fosse libero e aperto: un tempo questo mezzo anfiteatro era chiuso da cancellate, insomma, il porto era un vero proprio ingresso in un grande carcere, l’isola di Ponza.

Via terra un giro vale la pena di farlo, attraversando l’Isola sulla strada che la attraversa partendo dal paese fino alla “Piana d’Incenso” che segna il termine dell’asfalto sull’isola. Si potrà scendere in zona La Piana fino a Cala dell’Acqua o, sull’opposto versante, frane permettendo si può scendere lungo la ripida scalinata scavata nel tufo fino a Cala Inferno.

In ogni caso il giro su strada consente anche di godere degli splendidi panorami sull’arcipelago, e, nelle giornate terse, è anche possibile vedere la più distante – una ventina di miglia – Ventotene.

Le Grotte di Pilato

Una visita particolare la si può, direi la si “deve” dedicare a quel complesso di peschiere che da sempre è noto con il nome di “Grotte di Pilato”, attribuendone così al magistrato romano protagonista dell’ultimo atto della vita di Gesù di Nazareth la proprietà.

Vale senz’altro la pena di visitare i vari cunicoli per prendere coscienza dello splendore che questo luogo – non un semplice murenario come si è ritenuto per anni ma, molto probabilmente, un elegante ninfeo – doveva avere all’eopa del suo utilizzo. Tra l’altro può anche essere divertente addentrarsi, se adeguatamente preparati e attrezzati, lungo i cunicoli sommersi che distribuivano l’acqua nelle varie vasche, anche questo può servire a rendersi conto della preparazione degli architetti dell’epoca romana e della complessità delle loro creazioni, ottenute con i semplici mezzi dell’epoca.

Ma Ponza, vale ricordarlo, con tutta la sua bellezza morfologica è soprattutto un’Isola che, forse più di altre, va vissuta dall’acqua e nell’acqua. In fondo basta poco per convircesene: basta poco più di un’ora di aliscafo…

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