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Il mare in rete - anno IV n°. 33 – Marzo 2010 – reg.Trib. di Milano n.318 del 14 maggio 2007

APNEA, COME ALLENARSI?

A cura di Leonardo dImporzano Commenti disabilitati

colophon_leo_d_imporzanoL’allenamento nell’apnea è qualcosa ancora allo stadio embrionale. Nei decenni passati, gli apneisti definiti “profondisti” erano una piccola elité, ognuno dei quali faceva riferimento ad un insegnante, in una sorta di rapporto tra “maestro” e “discepolo” che ricordava molto il rapporto tra i monaci tibetani: il maestro, che aveva la conoscenza, la passava al proprio discepolo, poco alla volta, mettendolo sulla strada giusta per proseguire, in questo caso, nella corsa alla profondità.

Senza dubbio ”il salto in avanti“ è stato preparato dalle didattiche esterne alla CMAS, ovvero AIDA, ma soprattutto Apnea Academy che ha approcciato l’apnea in un piano molto più ampio, organizzando anche, nel dicembre scorso, il Convegno “Allenare l’apnea”.

Con la nuova generazione, sono aumentati gli atleti e, benché esista sempre una sorta di rapporto maestro-discepolo, molti sono gli atleti che hanno improntato schemi di allenamento personali, attingendo spesso agli studi di medicina con la quale hanno attivato un canale privilegiato, per esempio, recentemente a Pisa si è svolto un Congresso denominato “Ai confini della fisiologia” dove ricercatori, medici e atleti si sono confrontati sulle potenzialità del corpo umano in situazioni al limite, apnea compresa.

Attraverso chiacchierate con gli atleti al vertice della specialità, ho scoperto che, William Trubridge ha completamente eliminato l’esercizio cardiaco, inserendo al suo posto esercizi di yoga e un po’ di nuoto. Sara Campbell compie solamente due tuffi al giorno, uno di “preparazione” ed un “massimale”; una lunga nuotata ogni due settimane e tantissimo yoga. Nitsch, invece, pratica soprattutto cardio e pesi, effettuando piccole statiche durante l’allenamento cardio e anche sul divano mentre guarda la televisione. Federico Mana, per il suo record, ha attuato una preparazione su 3 sezioni: la prima di 12 settimane con tantissimo esercizio aerobico, composto da nuoto, pesi, aerobica, la seconda di 10 settimane quasi esclusivamente composte da apnea statica, lineare e costante; per finire con 6 settimane di allenamento profondo. Il tutto “condito” da tanto yoga e pranayama.

Insomma, degli atleti al vertice non ce ne sono due che si allenano nel medesimo modo.

I tre principi fondamentali, sembrano essere solo tanto Yoga e Pranayama e la pratica della “carpa”.

La respirazione denominata “Pranayama” fu introdotta da Moyol ed i più “anziani” lettori si ricorderanno delle lunghe respirazioni del francese contrapposte alle violenti iperventilazioni di Majorca.

“Si può vivere mesi senza mangiare, giorni senza bere, ma non è possibile invece vivere senza respirare se non per alcuni minuti”, dicono gli Yogi.

La respirazione è, infatti, il più grande atto vitale.

Tutti i fenomeni vitali sono legati ai processi di ossidazione e di riduzione che avvengono all’interno delle cellule, perciò, non solo è importante respirare ma è importante saper respirare bene.

Per gli Yogi si distinguono 3 tipi di respirazione, che unite fra loro costituiscono la respirazione ideale:

Respirazione addominale; respirazione toracica; respirazione clavicolare o alta.

Non c’è nulla da eccepire ed i risultati lo dimostrano: Sara Campbell, stella nascente dell’apnea, è un “soldino di cacio” alta la metà di atleti come Pelizzari, Genoni, Musimu, Nitsch ma anche rispetto alle altre donne.

Negli altri sport, dove ormai sul piano fisico si sono raggiunti standard comuni dell’allenamento, e si sta cercando un miglioramento soltanto sul “piano mentale” degli atleti, (per esempio i “velocisti” dell’atletica, ma soprattutto i “saltatori”, “pesisti”, “tennisti”, i quali sono sempre sotto pressione, poiché ogni gesto ateltico, proprio o dell’avversario, può determinare il colore della medaglia) il fattore “mente” conta moltissimo.

Nell’apnea si sta procedendo in un senso esattamente opposto: trovato il “fattore mentale”, si sta cercando uno standard nell’allenamento.

Ci sarà senza dubbio, una specializzazione maggiore degli atleti, poiché diverse sono le richieste corporee nelle varie discipline: nella dinamica in piscina, lo sforzo è anaerobico, giacché l’atleta deve “spingere” per tutta la durata dello sforzo, mentre nel costante solo la fase iniziale, e la fase di risalita sono anaerobiche, il resto della discesa, avviene in “caduta libera”.

L’innovazione maggiore, sul piano tecnico-preparatorio, è stata senza dubbio la “carpa” di cui abbiamo accennato prima.

Il respiro glossofaringeo, ovvero la “carpa” è una forma di ventilazione a pressione positiva nella quale la lingua agisce come una pompa, spingendo aria extra all’interno dei polmoni. Attualmente sono molte le discussioni riguardo la dinamica di questo tipo di respirazione e se effettivamente agisce a livello degli alveoli o invece del diaframma e quanto essa sia pericolosa.

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