Agosto 2008, come di consueto, alla pari di tutti gli altri italiani, mi sono messo comodo comodo in poltrona a gustarmi le Olimpiadi cinesi.
Negli occhi, ho ancora le splendide immagini di un Phelps incredibile, ed ho fantasticato su un probabile ritorno dell’apnea ai giochi olimpici dopo la breve parentesi di inizio secolo scorso.
Allora, furono levate dal programma olimpico per una questione di poca spettacolarizzazione del gesto atletico…solo al termine dell’esercizio c’era infatti, la “ricomparsa” alla vista dell’atleta.
Oggi, abbiamo potuto vedere immagini eccezionali, riprese incredibili catturate proprio sotto il pelo dell’acqua. Addirittura una delle medaglie di Phelps è stata proprio assegnata in base ad un fotofinish subacqueo, e quindi, per quanto riguarda lo spettacolo, ci sarebbe eccome!!!
Mi concedevo queste considerazioni con brioches e cappuccino tra le mani, e con alla televisione le immagini della finale di nuoto sincronizzato.
Piroette e “salti mortali” incredibili, da far invidia, una volta tanto al contrario, ai delfini.
Quando una delle atlete giapponesi, si adagia sul fondo della piscina, in evidente stato sincopale.
Hiromi Kobayashi, 23 anni di Osaka alla sua prima Olimpiade, si sente male, non riemerge assieme alle sue compagne e si adagio sul fondo, fortunatamente non era l’ultima dell’equipe ed è stata prontamente soccorsa dalle compagne di squadra.
Succede…non è la prima atleta che sviene, anche se, come sottolineano i commentatori è la prima volta che vedono un evento del genere in questo tipo di competizione.
Ma è qui che si rimane senza parole, probabilmente, proprio perché evento più unico che raro, non scattano immediatamente i soccorsi.
Sono le compagne che la riportano in superficie e che la trasportano lentamente verso il bordo vasca.
Un bagnino si lancia in acqua quando ormai il suo intervento sarebbe inutile, la ragazza viene accompagnata a bordo vasca, sempre rigorosamente tenuta in acqua e viene abbandonata dalle compagne che corrono verso la postazione per l’assegnazione del voto.
La piccola Kobayashi? Viene abbandonata nelle mani di uno staff medico poco serio, mentre il suo posto viene preso dalla riserva.
Qui Kobayashi, ripetiamo, malamente assistita, sviene nuovamente, senza che nessun medico sia ancora presente e soprattutto nessuno ha dato lei dell’ossigeno da respirare.
Come ha riferito il suo allenatore Hiroschi Takeuchi, responsabile dell’ufficio stampa del team giapponese, la ragazza aveva iperventilato prima di scendere in acqua per via dello stress emotivo. Ricordando che la piccola Kobayashi non era la prima volta che gli capitava questo tipo di incidente. Aggiungendo che è un’atleta nervosa e che la sua condizioni non sono serie.
Aggiungiamo che, se i soccorsi fossero stati tempestivi, alla Hiromi, sarebbe bastato dare un paio di “boccate” alla bombola di O2 che doveva essere a bordo vasca.
Dopo questo incidente, diventa impossibile pensare che l’apnea o il nuoto pinnato possano entrare a far parte dei giochi olimpici.
Ma parliamo di cosa ha “colpito” la Kobayashi, l’iperventilazione.
Pratica, come abbiamo già detto da altre parti, era ed è la più seguita da chi si immerge, soprattutto per chi appartiene alla “scuola” Maiorca.
Contrariamente a quello che si crede, l’iperventilazione non aumenta la quantità di ossigeno nei nostri polmoni ma riduce la quantità di anidride carbonica.
Ad esempio, se prima dell’immersione effettuiamo una profonda iperventilazione volontaria, l’anidride carbonica, partendo da un valore basale di 40 mmHg, dopo un minuto scende a 32, dopo due minuti a 28, dopo 5 minuti a 25 e dopo dieci minuti a 22,5 mmHg.
Durante l’iperventilazione si possono avere dei disturbi temporanei e non pericolosi, come un senso di costrizione alla gola, di stordimento, nausea e debolezza, formicolii alle estremità’ con rigidità’ delle mani e dei piedi, fino ad arrivare, nei casi più’ gravi, allo svenimento prima ancora di iniziare l’immersione (detta anche sincope ipocapnica),
Il rischio di annegare, come la Kobayashi è reale e bastano davvero pochi metri di acqua, immaginate quale sarebbe infatti stato l’esito se si fosse immersa da soli.
Per chi, quindi pratica apnea, sia essa per pesca o solo per il gusto di scendere, bastano 3-4 respiri profondi prima di immergersi, cercando il massimo rilassamento.
A titolo di curiosità’ ricordiamo che alcune pescatrici di perle orientali, prima di immergersi, fanno un fischio prolungato ed inspirano profondamente.
Questa manovra, sulla reale efficacia della quale non si è sicuri, aumentando la pressione nel torace spinge via il sangue liberando più’ spazio per l’aria, ossia amplia la capacita’ polmonare totale, a tutto vantaggio di una maggiore durata dell’apnea.
L’immersione deve pero’ avvenire immediatamente dopo il fischio, prima che il sangue riempia di nuovo il torace.





