Sono appena terminate tre manifestazioni importanti: 6° Campionato del mondo a squadre AIDA, 1° Campionato Europeo CMAS e la sesta edizione di “Reto en el Abismo”.
Misure incredibili, da far accapponare la pelle, ma forse, ancora di più, è la sottile linea su cui giocano questi atleti ed atlete.
Si sono visti (parlando delle competizioni AIDA) tempi di statica tranquillamente sopra i 5 minuti, e misure superiori ai 200 metri, tanto che è stato staccato il nuovo record mondiale di apnea lineare con 248 metri, percorsi, per dovere di cronaca, dal neo-zelandese Dave Mullins.
Ma la cosa che fa sorprendere è la leggerezza con cui si parlano di piccoli “incidenti” di percorso, ovvero sincopi, sambe, black-out, che colpiscono indistintamente tutti questi atleti. Una delle safety, operanti a Sharm scherzava dal suo blog come uno degli atleti fosse solito uscire dalle sue statiche in “samba”, oppure il superlativo William Trubridge che candidamente affermava, come riportato nella cronaca dell’evento nel sito AIDA, a corollario del suo primo tentativo a quota 200 m in lineare: “o duecento metri o black-out”.
E black-out è stato.
Comunque, escludendo la statica, ci sono stati 2 Black-out nel Costante e 2 samba pesanti, nella dinamica ben 8 black-out.
In un contest di gara a squadre, dove un “incidente” pregiudica la prova dell’intera squadra, beh, per me sono anche troppe, soprattutto perché capitate anche ad atleti di punta delle nazioni più forti.
Altrettanto all’europeo CMAS, dove gli “incidenti” sono stati numerosi: 8 Black-out, 3 squalifiche da regolamento e 6 per non aver svolto il protocollo.
Al “Reto en el Abismo” ritornava sulla scena mondiale Carlos Coste, dopo il gravissimo incidente che l’aveva messo fuori gioco per un anno intero, nel quale Carlos ha dovuto affrontare una lunghissima riabilitazione. La manifestazione è stata organizzata su più giorni, al fine di tentare il record nell’immersione libera, a quota -109 metri, nelle migliori condizioni possibili.
Carlos, dopo alcuni rinvii, ha tentato il 18 settembre, colto da una sincope ad oltre 20 metri, non ha desistito ed tornato in acqua due giorni dopo, e fallendo, questa volta, il protocollo di uscita.
Il protocollo di uscita AIDA, prevede che l’atleta si levi la maschera (od occhialini e tappanaso), faccia il segno “OK” con le dita, e dica “I am O.K.” il tutto guardando negli occhi il giudice, entro un tempo di 15 secondi. Ebbene, Carlos ha dato il “segnale” dopo 18 secondi, 3 secondi oltre il limite, segno evidente di un affaticamento eccessivo.
A questo punto ci si chiede, ma la sicurezza?
Vietare le gare non ha senso, non si può. Anche perché morta una federazione ne nascerebbe un’altra. Cosa che, in effetti, è già successa.
In tutti gli sport ci si pone dei limiti, nelle moto ed in formula uno, chi si ritrova ad ostacolare avversari spingendoli fuori, viene sospeso per una o più gare a seconda dell’infrazione.
Qui, questo non avviene.
Dopo l’incidente a Coste, che è avvenuto evidentemente per “sfinimento” e non per sincope da risalita in quanto era ancora oltre i 20 metri, doveva essere obbligatoriamente fermato, e non permettergli nuovamente di rischiare dopo solo due giorni.
Del resto non è per nulla sconosciuta ai neurologi la correlazione tra alcune patologie come Parkinson e Alzheimer, e alcuni sport che hanno come conseguenza eventi traumatici ripetuti, basti pensare ai pugili afflitti da una patologia definita appunto, Sindrome da demenza pugilistica, che vede sintomi quali demenza, irrigidimento muscolare, tremori, perdita delle funzionalità cognitive…
Se si continua così, nei prossimi anni, vedremo situazioni simili anche nell’apnea.
I black-out, sambe, sincopi, generano grandi e piccoli traumi, è come se noi, da perfetti dilettanti decidessimo di salire sul ring e prendere qualche bel pugno in testa da un Roberto Cammarelle, non paghi di un bel K.O. ci riprovassimo il giorno dopo, ed il giorno dopo ancora…
Si rimane senza parole vedendo che questi non sono atleti di secondo piano, che cercano con un primato mondiale di accedere a favolosi contratti di sponsorizzazione. Carlos Coste è stato il primo atleta a by-passare i 100 metri senza ausili. Sono gli atleti come lui che per primi dovrebbero occuparsi di sicurezza.
Un quadro che si presenta drammatico se per il prossimo anno non si arriva ad un nuovo regolamento, visto che a settembre 2009, ci sarà il contest AIDA del Campionato del Mondo. Tutti contro tutti, senza esclusione di colpi.
Non è immune di critiche anche la CMAS, visto i numerosi incidenti occorsi in Turchia, anche nella amata specialità del Jump Blue, dove gli incidenti sono stati maggiori che nel costate AIDA: 2 squalifiche per non aver svolto il protocollo, 1 squalifica per comma di regolamento, e ben 4 black-out.
Penso ad un vecchio recordismo, dove Pelizzari e Genoni non hanno mai mancato uno degli appuntamenti previsti, senza mai un incidente.
È lo spirito di emulazione che mi fa preoccupare, i ragazzini che leggono i forum, che vanno nei siti specialisti, che leggono di questi problemi trattati come una “sbucciatura” al ginocchio o poco più. Ho visto uno di questi, in una gara a Genova, solo 14 anni ed affondare in vasca per aver voluto a tutti costi chiudere la misura che si era prefissato. Ho letto di altri, che “snocciolano” tempi di statica e metri come se niente fosse, dicendo: “Umberto alla mia età faceva di più”, proprio per questo si deve “spingere” verso un’apnea per tutti, ma contemporaneamente per un’apnea sicura.
E chi oggi punta l’indice contro Pipin, accusandolo di essere un “omicida” un pazzo, un fanatico etc. dovrebbe vedersi e vedersi attorno: c’è di peggio.





