Una boa segna sub è il dispositivo mediante il quale un sommozzatore in immersione, un apneista o un semplice nuotatore, segnalano la propria presenza in acque libere.
Secondo la disposizione della Capitaneria essa è obbligatoria ed il subacqueo deve agire entro 50 metri dalla sua verticale e le barche transitare ad almeno 100 metri da essa.
Prima di parlare di tutti i problemi annessi e connessi alla boa, spieghiamo innanzitutto quanti tipi di boe ci sono.
Pallone segnasub.
Si tratta del classico pallone di forma più o meno sferica con sopra la bandierina.
È senza dubbio la preferita dai sub con bombole, in quanto la boa sosterrà per quasi tutto il tempo nel punto contrassegnato.
Boa torpedo.
Ha una forma allungata ed quella più utilizzata dai pescatori che spostandosi, hanno bisogno di qualcosa il più idrodinamico possibile.
Atollo o Plancetta.
È quella che in questo periodo va per la maggiore, e quella che utilizzo io (Omer) è molto pratica.
Serve soprattutto per quei pescatori che vanno a caccia senza l’ausilio di una barca appoggio per cui la plancetta diventa una piccola zattera indispensabile.
Sulla plancetta, infatti, trovano posto la borraccia (sempre idratarsi anche in acqua), un po’ di cibo, e poi attaccati ai moschettoni, un po’ tutto il nostro materiale che ci caratterizza: qualcuno sotto lega un secondo fucile, la torcia per illuminare qualche tana, un mulinello in più, l’anello a cui sagolare il pesce appena preso (quando si riesce a portare a casa qualcosa).
Quello che si raccomanda è quello di non tenere legata la sagola in cintura, questo perché, ed è uno degli incidenti più diffusi, il diportista si accorge della presenza del subacqueo all’ultimo secondo e passa tra la boa ed il sub.
A questo punto, se si è vincolati, si rischia di essere trascinati.
Conviene quindi, porre un pedagno sulla boa e di spostarsi la boa man mano che si avanza. Oppure quello di collegare la boa alla cintura mediante un moschettone da vela, di quelli ad apertura rapida, generalmente utilizzati da velisti per gli spinnaker, collegandolo alla boa con una sagola di nylon bianco, che ci garantisce così di essere anche meno visibili ai pesci.
La boa come abbiamo visto per il pescatore in apnea è qualcosa di importante, ma altrettanto come utile strumento per la salvaguardia della propria vita.
Gli incidenti, fortunatamente quelli mortali rappresentano una minoranza, ci sono e nessun pescatore non ha vissuto momenti di rischio.
Un rischio per chi scende con “one breath” elevato, visto la necessita di tornare in superficie per il “pieno d’aria”.
Il video delle “Iene” docet, ha permesso finalmente, di svelare la scarsa conoscenza di chi va per mare, anche munito di regolare patente nautica.
In questi anni sono state fatte tantissime campagne informative, sia da parte del sito Boaday, in collaborazione con la Fipsas, il sito di Microavventure, o anche della DAN stessa.
Alcune iniziative, come l’affissione di adesivi nei punti delle marine, è finita in più di un’occasione con una sollevazione dei diportisti che manifestavano contro il povero volontario convinti che fosse una nuova disposizione!!!
Tuttavia, con queste campagne, ci si è accorti che la maggior parte degli sforzi finivano inevitabilmente a fare informazione tra i sub, vittime invece di questo tipo di incidenti.
Cosa fare quindi?
Orientarsi verso quegli eventi che vedano coinvolti maggiormente i diportisti, come il Salone della Nautica di Genova, o il Gommoshow di Roma.
Quest’anno l’associazione “5 Terre Academy” ha scritto ad Ucina per far scrivere sui biglietti del salone la scritta: “mantenetevi ad almeno 100 metri dalla boa segnasub”, una legittima richiesta che non è stata minimamente presa in considerazione da Ucina stessa.
Contemporaneamente, ha avviato una partnership con l’Ente Parco Nazionale delle Cinque Terre, che vedrà nei prossimi mesi, l’affissione di un cartello nelle marine all’interno dell’AMP e della trasmissione del video “Sicurezza in mare” realizzato dall’associazione stessa, all’interno della tv del Parco, visibile in tutte le abitazioni e in tutti i centri accoglienza del Parco.
Nel frattempo, la campagna lanciata su Facebook, ultimamente molto di moda, ha permesso di raccogliere in meno di un mese più di 1100 utenti, la cui maggioranza non proviene dal mondo subacqueo. Vedi persone anche di spessore pubblico e politico come Mario Segni.





