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anno II n°.12 febbraio 2008
SOMMARIO |
copertina: Boot 2008 |
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LE FOTO PIU' BELLE |
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SOMMARIO DEL MESE RUBRICHE l'Editoriale I SERVIZI le VETRINE UTILITA' |
l'Editoriale Happy Birthday SOTTACQUA! Tic... Tac... Tic... Tac...... l’orologio sta scandendo il tempo che, inesorabilmente, ci porta verso la primavera e verso la “nostra” fiera. Che coinciderà, quest’anno, con il primo compleanno di SOTTACQUA e con l’inizio del restyling del “nostro” giornale che, come si suole, inizierà dalla testa, ovvero dalla copertina che già da questo numero dà il via alla marcia. Per la verità speravamo che anche l’interno fosse già pronto per questo mese, sia con la nuova grafica sia, soprattutto, con il “motore” informatico ma, come dice anche il proverbio, “l’uomo propone e il chip dispone...” beh, forse non è proprio così, ma i capricci imprevedibili delle tecnologie ci impongono tempi e ritmi che avevamo previsto diversi, in ogni caso stiamo provvedendo anche a quello, pronti ad offrirvi uno strumento più flessibile ed interessante. In ogni caso è passato un anno da quando abbiamo iniziato questa corsa, questa avventura, con l’ambizione e la consapevolezza di essere gli unici, nel panorama della subacquea italiana, ad avere una connotazione completamente “subacquea”, da chi scrive queste righe e che ne decide la filosofia editoriale in accordo con Angelo Mojetta, prestigiosissimo vicedirettore, a tutti coloro che appongono la propria impronta su queste “pagine”. È passato un anno e, in occasione del compleanno, ci presenteremo al pubblico con due importanti iniziative, di una che riguarda il mondo della fotografia ne parleremo al momento della presentazione ufficiale, con il prossimo numero (ma preparatevi, a giugno, a trascorrere qualche giorno all’Isola d’Elba). Un’altra riguarda invece tutto l’ambiente, ha una valenza soprattutto di principio, nasce da un’idea di Angelo e prende le mosse dal suo “pezzo” che troverete nello spazio dei servizi: la sottoscrizione di un Manifesto di rifondazione della Subacquea. Tutti coloro che ne condivideranno i contenuti – il “manifesto” sarà pubblicato, appunto, nel numero di marzo, e lo troverete anche all'Eudi – e che vi si riconosceranno, potranno firmare apponendo il proprio simbolico sigillo ad un documento del quale intendiamo servirci per presentarlo a tutti coloro che possono avere voce in capitolo nelle decisioni che riguardano tutti noi, per far sentire la nostra presenza, per rivendicare un’importanza che noi stessi, in maniera autolesionistica, tendiamo a sottovalutare. Come giustamente sottolinea Angelo nel suo pezzo noi subacquei siamo abbastanza negletti da parte di enti ed istituzioni (ma anche da parte degli organi di stampa che, si sa, sono quelli che costruiscono l’opinione pubblica) e la cosa fa sì – ed è stata ripetuta fino alla noia – che decisioni più o meno importanti che riguardano la nostra attività vengano prese a nostro discapito e senza che noi si possa intervenire in qualche maniera. Quello che vogliamo fare – che potrebbe anche suonare come velleitario o utopistico – è raccogliere le voci di chi la pensa come noi e vorrebbe cercare di fare qualcosa per contare di più, esercitando in fondo un semplice diritto democratico. Dopo tutto iniziative del genere nel nostro ambiente non sono mai state prese e SOTTACQUA, che non è un’essenza astratta e impalpabile, ma è fatta da tutti quelli che vi scrivono – un gruppo di persone per i quali l’attività subacquea non è solo scritta o fotografata ma soprattutto praticata, vuole confermare ai propri lettori la propria intenzione di porsi come Agorà nel nostro ambiente e farsi quindi portavoce attivo delle iniziative che hanno lo scopo di valorizzare e tutelare il mare, chi ci vive e chi lo frequenta. Io credo, con forza, che il nostro scopo di periodico del settore subacqueo non sia solo quello di proporre viaggi, far conoscere fondi marini e organismi o testare le attrezzature che trovate nelle vetrine dei negozi specializzati. Io credo – e insieme a me tutto l’”equipaggio” di “SOTTACQUA” – che noi si debba avere anche una parte che il subacqueo “normale” non può avere, quella di strumento per (cercare di) influire sui processi decisionali che ci riguardano facendoci portavoce delle idee e dei desideri della Tribù delle Rocce. Qualcuno può dire, magari con toni che possono passare dal disprezzo al compatimento, che con queste dichiarazioni sto facendo politica. È vero: questo è fare politica. La politica della difesa dei nostri interessi. La politica della cultura del mare, per aiutare a conoscerlo meglio, a non entrarvi prendendolo a schiaffi ma facendosi accogliere come elemento non estraneo, come compagno e non come conquistatore. Questo vuol dire avere a cuore la possibilità che io, Paolo Bastoni, e Andrea Ghisotti, e Ninì Cafiero, e chiunque altro tra le migliaia di lettori che ormai ci seguono si possa continuare ad andare sott’acqua senza limiti e pastoie impostici da chi sott’acqua non ci va e non sa neppure cosa sia il mare. Noi siamo subacquei, il mare lo frequentiamo, da diversi decenni come praticamente tutti in redazione o da pochi anni come alcuni dei nostri lettori, siamo orgogliosi di questo e riteniamo che sia questa la nostra forza. E questa forza, attraverso il nostro giornale, la possiamo far valere solo nel momento in cui abbiamo voi, i nostri lettori, dalla nostra parte. Mi sono sentito dire da più parti che “i subacquei non sono colti, se ne fregano di tutto che non sia quell’immersione domenicale o le immersioni estive”. Io mi sono sempre arrabbiato a sentire queste – stupide – generalizzazioni: mi sembra che ci si dimentichi che il signore con la muta blu e il jacket dai tanti colori è lo stesso medico che ci visita in un pronto soccorso, o il carabiniere che rischia la pelle per tutelare la nostra sicurezza sulle strade, o il geometra che sta sovraintendendo alla ristrutturazione della nostra casa o il meccanico che si è occupato dell’accensione elettronica della nostra auto. E, comunque, è la stessa persona che legge i quotidiani, che vota, che va in pizzeria o al ristorante. È, in sostanza, una persona che non ha un particolare marchio di inabilità mentale, ma è una persona che vive, come tutti, nella società. Con alcune consapevolezze e competenze (e sensibilità, lasciatemelo dire...) in più: la conoscenza di una importante componente del nostro mondo, l’ambiente marino. E questa consapevolezza, questa competenza non viene utilizzata solo nell’immersione del week end, ma anche nella tutela dell’ambiente che amano e della possibilità di continuare a frequentarlo. Noi subacquei siamo un popolo, abbiamo un amore comune, non importa su quale segno apponiamo la croce nell’urna del voto, il voto più importante, in questo periodo di decadenza e di perdita di valori come ci viene detto, e abbiamo tutti un valore comune: siamo capaci di commuoverci di fronte ad un incontro imprevisto e meraviglioso nell’ambiente che abbiamo imparato a frequentare e ad amare. E questo ci unisce. E questo, alla fine, è il valore più importante.
Buon Blu, amici della Tribù delle Rocce!
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