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delle
Imprese Subacqueea cura di Hermes Pierotti
SEGMENTARE I CLIENTI, PER PERSONALIZZARE
Cerchiamo le differenze tra i clienti, più che i tratti comuni, per
rendere unico ai suoi occhi il nostro “prodotto”!
I clienti sono
tutti uguali e ognuno è diverso dagli altri: entrambe le affermazioni hanno una quota di verità, ma sono
anche troppo generiche e soprattutto non ci aiutano!
-
possiamo identificare delle categorie, dei “segmenti”, all’interno dei
quali i clienti abbiano qualcosa in comune tra loro e qualcosa di
particolare rispetto a tutti gli altri?
-
questo ci aiuterebbe a dirigere i nostri sforzi in modo più mirato,
facendo delle scelte o diversificando il nostro “prodotto” per ciascun
segmento. Cioè, se uno o più segmenti sono particolarmente interessanti
(perché poco presidiati da altri Operatori o perché in crescita,…)
oppure, se ci sentiamo particolarmente “attrezzati” per quel profilo,
per nostre capacità o attitudini, possiamo proporci con quel tipo di
specializzazione: immersioni tecniche, immersioni in acqua dolce,
itinerari di biologia marina, immersioni individuali o in gruppi minimi
(qualcosa del tipo “personal diving”), relitti piuttosto che siti
archeologici, …
Che
tutti i nostri clienti, potenziali o acquisiti, abbiano in comune alcuni
tratti, quali: la propensione ad attività impegnative (dal punto di vista
fisico o psicologico/nervoso); un certo grado di familiarità o attrazione
per l’ambiente marino (o, più in generale, per l’acqua..); un
atteggiamento curioso, di ricerca, di sperimentazione del nuovo,… è
abbastanza intuitivo, anche se non immune da possibili precisazioni o
distinguo. Solo che queste generalizzazioni non ci aiutano, come si
diceva, a orientare le nostra attività di marketing, non ci suggeriscono
come “posizionarci”, cioè come differenziarci, con quali “proposte”
attrarre e trattenere ciascuna tipologia di clienti…
Dobbiamo, cioè, cercare di cogliere ciò che differenzia i clienti, non ciò
che li accomuna, perché noi stessi dobbiamo cercare di differenziarci dai
concorrenti, non omologarci e allinearci.
Come
dicevamo sopra, se un mercato è agli inizi o in forte sviluppo, si può
pretendere – come pare dicesse Henry Ford – che i clienti “possano
scegliere il colore della loro vettura, purché sia nero!” , ma quando
il mercato si fa maturo e quindi fortemente o ferocemente competitivo…
allora sì che i produttori si affannano ad anticipare, in base a variabili
sociologiche, culturali, .. quali colori possono rispondere meglio a
determinate attese… ; allora sì che le cartelle colori si dilatano, ma
soprattutto si cerca di accertare chi siano i
clienti che possono essere più sensibili a quel colore, come raggiungere
quei clienti, con quali messaggi…
Insomma, segmentare i clienti significa cercare di capire quali differenti
tipi di clienti possiamo individuare, come possiamo raggiungerli e con
quali proposte,… Se possiamo scegliere, quali scegliere; se non possiamo
scegliere, come possiamo trattarli in modo personalizzato!
Se
non capiamo le differenze tra i diversi segmenti di clienti e se non
facciamo le nostre scelte (non necessariamente “ad escludere”
qualche cliente, ma sicuramente “a differenziare” i nostri
approcci e i nostri comportamenti ), saranno i clienti a scegliere!
Ci
sarà chi troverà ineguagliabile e perfetto il nostro ‘modello unico’ (il
nostro “colore nero”…) e deciderà di concederci o confermarci il suo
favore; ci sarà chi avvertirà consapevoli o latenti insoddisfazioni e
cercherà altrove! Saranno comunque i clienti a segmentare gli operatori
e… noi non sapremo mai chi e perché!

A. come segmentare ?
à
criteri, indicatori, variabili,… che possono meglio adattarsi al nostro
settore.
Anche in mercati più familiari con le tecniche di marketing, si stanno
abbandonando le variabili di segmentazione più ‘oggettive’ (età, sesso,
censo, scolarità, professione,…), ossia le variabili socio-demografiche,
perché i soggetti, quand’anche condividano sesso, età, censo,…, si
orientano a modelli culturali diversi; perché lo stesso soggetto, quando
sceglie un viaggio con la famiglia, ha motivazioni tutt’affatto diverse da
quando decide per il proprio hobby personale; perché per certi “consumi”
le stesse persone scelgono di uniformarsi a qualche modello o paradigma
(cercano “appartenenza”), mentre altri cercano di differenziarsi (cercano
“unicità”) e via così…! Invece si cercano, con intensità e profondità,
variabili più raffinate, più discriminanti, ma anche – ahimè.. - più
difficili da codificare e usare: quali motivazioni, quali bisogni, quali
valenze psicologiche i soggetti cercano di soddisfare in quella
particolare attività di acquisto e consumo? Quali aspetti di sé intendono
realizzare e comunicare agli altri? A quali domande cercano risposta?
-
Quali variabili potrebbero esserci utili, nel nostro settore (in seguito
vedremo se e come sia possibile acquisire le informazioni necessarie)?
-
Periodi e Frequenza di uscite: può essere utile distinguere chi, almeno
allo stato attuale, si immerge raramente e solo d’estate, da chi è
disponibile a un’attività lungo tutto l’anno. Talvolta, ma non
necessariamente, questi due modelli corrisponderanno a destinazioni
diverse: si limiteranno al Mediterraneo i primi, mentre i secondi –
nelle stagioni meno favorevoli - sceglieranno mete esotiche e mari
tropicali i secondi: a noi servirà identificare chi è disposto anche a
immersioni autunnali/invernali nei nostri mari e chi si immerge solo in
mari esotici e con particolari condizioni ambientali; ci interesserà
capire chi ha un modello di 10/20 immersioni l’anno e chi uno da 40/70…
-
Scala di interessi: c’è chi abbina la subacquea a un programma di
viaggio (fosse anche solo una gita di fine settimana), se e quando se ne
presenti l’ occasione e comunque come elemento accessorio del viaggio;
c’è chi, invece, costruisce il programma di viaggio per e attorno
all’attività subacquea: è il viaggio che diventa “accessorio”,
l’interesse per il contesto naturale, culturale, sociale è vicino allo
zero,…
-
Interessi prevalenti: biologia marina, relitti e grotte, speleo,
fotografia,…? Ma non solo, cerchiamo di cogliere anche con quale
atteggiamento i singoli affrontano attività subacquee anche simili:
curiosità o sfida? … più sensibili a una dimensione emozionale e
qualitativa, oppure interessati all’analisi tecnica e quantitativa?
-
Socialità: c’è chi è motivato o disponibile a gruppi cospicui (sia di
uscita in mare che di frequentazione “a terra”), ma v’è anche chi,
invece, è disposto a “costi extra” pur di uscire in gruppi molto esigui
e ‘personali’ o addirittura in rapporto ‘1a 1’ con l’Istruttore o la
Guida. C’è chi è interessato a consolidare/stabilizzare le relazioni e
raccoglie indirizzi/n° di telefono e c’è chi, senza misantropie o
autismi, preferisce una maggiore selettività; è magari cordiale e
comunicativo, ma non tenta a tutti i costi di trasformare un incontro
puntuale in relazione nel tempo…!

B. quali decisioni
prendere
in base alla segmentazione che avremo fatto?
a. Identificare il nostro
posizionamento sul mercato, i nostri clienti-target
Selezionare e concentrarci su uno o più segmenti oppure
mantenere “spettro ampio”, ma assumere un’immagine definita, darsi un
profilo caratteristico? I clienti non vogliono “solo” acquistare un
determinato prodotto/servizio, vogliono vivere una “esperienza globale”
fatta di clima e di atmosfere, di relazioni personali e di emozioni, di
dettagli e di sfumature, di accessori e complementi…!
b. Scegliere i nostri
canali di promozione, gli ambienti di “caccia” e i messaggi di seduzione
Non cercheremo i nostri clienti ‘naturalisti’ tra i cultori
di sport estremi e non proporremo un video di profondismo agli
appassionati osservatori di vita bentonica; cercare clienti per un
programma technical diving tra i frequentatori di Acquari o i lettori di
riviste di ecoturismo, può risultare dispersivo!
Quand’anche il canale sia obbligato (che so, l’accordo di
collaborazione con un PV di attrezzatura subacquea…) l’esca per i clienti
che voi giudicate di un certo segmento, dovrà essere opportunamente
differente: con quali attrattive, con quali ‘promesse’, con quali domande,
con quali esempi o aneddoti attirereste la loro attenzione o proporreste
loro una qualche attività subacquea?Il titolare di un Diving di Forster
(Australia) mi comunica gli incontri eccezionali di squali toro, per
coltivare il nostro rapporto, non l’avvistamento di un nuovo tipo di
nudibranco, sia pure di grandi capacità mimetiche!
c. Applicare diverse
politiche di prezzo/servizio
Ma perché mai il prezzo di un’uscita dovrebbe essere
rigorosamente uguale, quali che siano i clienti e il loro profilo, le loro
attese e i nostri sforzi per soddisfarle?
Quando ci chiedono il prezzo, perché non chiediamo loro che
tipo d’attività intendono svolgere, in quali condizioni, con quali
dettagli organizzativi, con quali eventuali servizi accessori?
Un diving in Svezia, dopo alcune uscite ‘1 a 1’ su relitti
antichi (18° secolo), mi punì sul prezzo, ma mi consegnò i report di
ciascun relitto, con disegni, cenni storici, cronaca del naufragio… e ne
fui felice!
d. Differenziare il
vostro comportamento durante l’attività
La conduzione di briefing e debriefing, l’organizzazione
delle coppie, la stessa configurazione dell’immersione mostrano spesso una
sovrana indifferenza alle diversità tra i clienti, ma non tanto perché non
sia possibile differenziare, ma perché.. “questo è il nostro modello e la
nostra organizzazione; queste sono le cose interessanti di questa
immersione, questo è ciò che io, appassionatamente o saggiamente, ritengo
prioritario…”
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Bruno Manunza

Farasan

Paolo Bastoni

Alberto Rava

Bruno Manunza

Farasan

Bruno Manunza
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