Cultura del mare
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febbraio, tardo pomeriggio, pausa. Accendo la TV e finisco sul 3°
programma. In onda Geo&Geo. Si parla di pesci e, ovviamente, mi fermo.
Bisogna indovinare quale tra pesce chirurgo, pesce pulitore, pesce
spazzino e pesce vigile non esiste. Forse un simile quiz sarebbe più
adatto a "L'albero azzurro", una delle trasmissioni migliori della RAI, ma
pazienza. Ovviamente il 98% dei concorrenti indovina che la specie
inesistente è il pesce vigile.
La
trasmissione prosegue con l'esperto biologo marino che a un certo punto,
illustrando le caratteristiche dei pesci chirurgo, sottolinea l'esistenza
delle loro lamine taglienti aggiungendo di essere stato ferito alle dita
da un chirurgo mentre era intento a nutrirli. Confesso che non sono caduto
solo perché il mio divano è largo abbastanza, ma non posso scrivere quello
che ha sentito mia moglie e quello che ho pensato. Evidentemente dare cibo
ai pesci è una passione per quelli della trasmissione che già in passato
avevo "beccato" a vantarsi di quest'abitudine.
Ma
come? Da anni e anni andiamo dicendo che non bisogna dare da mangiare ai
pesci per non interferire con le loro abitudini (tanti anni fa ero stato
aspramente rimproverato per lettera da un collega inglese e questo solo
per aver citato in un articolo l'abitudine di dare da mangiare uova ai
pesci napoleone) e per evitare di subire noi stessi dei danni e poi
arrivano loro a vantarsi quasi del contrario e magari qualcuno vorrà pure
imitarli. Insomma, anche la cultura del mare in TV latita. Certo, ci sono
trasmissioni dedicate al mare, ma sono altamente perfettibili ed è un
vero peccato che documentari subacquei bellissimi vengano trasmessi alle 3
di notte. E siccome siamo convinti che andare sott'acqua abbia anche una
indubbia componente culturale, noi di SOTTACQUA vogliamo fare cultura
cioè contribuire, come recita il dizionario, al "patrimonio specifico di
conoscenze e nozioni organicamente legate tra loro che un individuo
possiede, e che contribuiscono in modo sostanziale alla formazione della
sua personalità, istruzione, dottrina". In fondo a ben pensarci sono le
riviste subacquee compresa la nostra a mantenere viva per certi aspetti, e
perché no anche piacevolmente, la cultura del mare e questo per 12 mesi
all'anno e non solo in occasione dell'estate quando, come diceva un
maestro della biologia marina nostrana, tutta l'Italia mostra una
particolare sensibilità balneare per il nostro Mediterraneo. Noi questa
sensibilità pensiamo di averla fatta nostra e di averla estesa a tutto il
mondo acquatico. A voi giudicare se sia vero leggendoci e criticandoci. Ma
mi raccomando, non fatelo solo con noi!
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