Arriviamo in barca
all’alba, forse un po’ stanchi, ma sicuramente c’è entusiasmo negli occhi
dei corsisti; nei miei si aggiunge quell’espressione di piacere tipica di
tornare in un posto amato.
Molliamo gli ormeggi,
molliamo gli ospiti nelle cabine e partiamo alla volta del sito della
nostra check – dive.
Lo scopo del nostro corso
è mettere in luce la peculiarità biologiche ed ecologiche delle zone che
visitiamo, per insegnare ai nostri corsisti a scender sott’acqua con
occhio e spirito critico, per trasmettere il più possibile quella cultura
del mare e quella passione che da sempre muove i nostri passi.
Tutto questo è molto più
semplice in un mare che ti lascia a bocca aperta, che ti meraviglia per la
sua ricchezza.
La prima volta gli occhi
non sono preparati a tutta questa generosità, all’abbondanza di questi
reef ed alla loro densità. La prima sensazione è di non aver fatto un
viaggio nello spazio, ma nel tempo; è come essere ritornati al Mar Rosso
di Cousteau, di Roghi, dei pionieri che con occhi increduli lo
ribattezzarono “Il giardino di Allah”.
L’isolamento di questo
dedalo di isolotti e reef sommersi e il bassissimo impatto antropico hanno
lasciato questo tratto di mare in condizioni eccellenti, conservando
pressoché intatti gli ambienti e le comunità biologiche osservate.
Nota biologica già emersa
nella prima spedizione, e che trova conferma anche in queste immersioni, è
la concentrazione di plancton significativamente più elevata in queste
acque rispetto al nord del Mar Rosso.
Compito mio e di
Alessandra è mettere in luce questa importante caratteristica, che a colpo
d’occhio è individuabile grazie ad una minore trasparenza dell’acqua, che
resta comunque buona anche se non paragonabile a quella delle più
frequentate acque del nord. Altrettanto rilevante è stato vedere e far
vedere come quest’acqua ricca di plancton abbia determinato il proliferare
di organismi molto meno abbondanti nelle più limpide acque del nord, come
grosse e numerose spugne di stile caraibico, diverse e sviluppate colonie
di ascidie,
il tutto naturalmente nella rigogliosa cornice fatta da alcionacei e gorgonie di rara bellezza.
I giorni passano anche
troppo veloci, l’acqua incredibilmente calda non stanca i subacquei e gli
snorkelisti, che stimolati dallo scenario che si presenta loro non
risparmiano domande, dubbi, curiosità e naturalmente scatti fotografici.
Numerosissime stenelle ci
accompagnano nel girovagare tre i vari siti di immersione; il mare
calmissimo, una buona barca ed uno squisito equipaggio rendono l’atmosfera
decisamente vacanziera, ma per fortuna le varie attività previste
ricordano a tutti gli ospiti che la vacanza ha la veste di un corso di
biologia. Merito o fortuna mia e di Alessandra è vedere che la voglia di
capire e conoscere ha la meglio sul lassismo della vacanza.
Le bellissime immersioni
che scandiscono le nostre giornate sono intervallate, oltre che dalle
attività di corso, da sbarchi sulle piccole isolette che ci permettono di
godere del fascino che le Farasan hanno anche fuori dall’acqua.
Poche specie di piante,
poco più che arbusti fortemente adattati all’ambiente e al clima,
diventano dimora di un’avifauna che rende questi fazzoletti di sabbia
incredibilmente interessanti anche per gli ornitologi.
Ci troviamo in una zona
soggetta a forti fenomeni migratori, e così ci si trova senza problemi a
pochi passi da sule, sterne, pellicani e falchi pescatori, che sembrano
troppo intenti a godersi il caldo e ad accudire le numerose uova deposte
per preoccuparsi della nostra presenza.
Le bellissime spiagge
costellate da una moltitudine di nidi di tartaruga ci tolgono il fiato e
ci impongono di ritornare al gommone con massima attenzione; persino le
parole vengono meno, quasi a non voler violare la pace che domina questi
ambienti, e a sperare che le onde ed il vento cancellino le orme di questi
viaggiatori.
Immersione dopo
immersione, si accumulano le fotografie ed i ricordi; la settimana volge
al termine, e per rendere il rientro ancor più difficile e malinconico
sulla rotta del rientro ci fermiamo ad Abu Lat.
La più grande di tutte e
forse per questo, ma non solo, la più bella. Facciamo due passi ai piedi
di quel che resta di un antico cono vulcanico, seguiamo i piccoli sentieri
che il vento ha costruito tra la bassa vegetazione, così da non calpestare
l’opera del pollice verde di madre natura. Saliamo su un piccolo altipiano
che ci permette di vedere più in là gli altri camini addormentati e ci
accorgiamo che questo altipiano è quel che resta di un intero pezzo di
reef che i movimenti della terra han fatto emergere dal mare. Stiamo
camminando su un reef fossile, stiamo camminando sulla storia geologica
delle Farasan, meglio muoversi piano per godersi il panorama e per non
disturbare il riposo di quell’antico brulicare di vita.
Finita la passeggiata ci
rinfreschiamo nelle basse e tranquille acque che separano l’isola grande
da alcune isole minori; acque che a volte nei viaggi precedenti mi hanno
mostrato bellissime mante intente a riposarsi nutrirsi. Questa volta non
possiamo ammirare queste prime donne del mare, la nostra attenzione e il
nostro sguardo si può concentrare dunque su quella miriade di minuti
pesci, forme giovanili che aspettano, nella serenità di questa zona
nursery, di crescere per andare ad occupare il loro giusto posto nella
caotica vita dei reef.
Con quest’ultimo ricordo
rientriamo al porto di Al Lith, un pullman è pronto a riportarci a
contatto con il resto del mondo che per una settimana abbiamo lasciato
lontano.
Prima di ritornare al
freddo di Malpensa, ci resta giusto qualche ora per girare tra quei
colori, quei profumi e quel brulicare di facce e suoni che è il suq di
Jeddah; mangiamo un boccone alla marina insieme ad Eric (non basterebbe un
altro articolo per descrivervi Eric, quando capiterà di partire insieme ve
lo presenterò) e gustiamo un ottimo narghilè fino al momento di recarsi in
aeroporto.
Tra otto ore circa saremo
coperti da giacche e cappelli di lana, saluteremo i nostri corsisti, i
nostri compagni di viaggio. Il viaggio e il corso di biologia marina nel
Mar Rosso saudita sarà allora finito, ma di sicuro continuerà ancora a
lungo nelle immagini impresse nei nostri occhi e nei ricordi di quel
paradiso sommerso, di quel mare così nuovo e così antico.