anno II n°.12 febbraio 2008                                                                     

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Reportage - PRIMA CHE IL FUOCO SI SPENGA

di Angelo Mojetta

Sono passati quasi quarant'anni da quando ho messo la testa sott'acqua e sono quasi trenta, ormai, che cerco di comunicare al mio prossimo quanto sia bello e meraviglioso il mare e immergersi. In quella che è diventata, strada facendo, la mia professione, scienza e passione si sono fuse e l'una non potrebbe fare ormai a meno dell'altra. Spingendomi indietro con la memoria devo dire, però, che la molla che mi ha spinto verso il mare è stato il senso di libertà che esso m'ispira. Il sentimento credo sia abbastanza diffuso almeno a giudicare da quante volte mi è capitato di leggere il primo verso della poesia di Charles Baudelaire "L'uomo e il mare": "Uomo libero, sempre avrai caro il mare!"

Ma è ancora così? Forse no e in ogni caso sono lieto di aver vissuto i miei primi anni subacquei in un mondo dove la passione aveva il sopravvento, dove bastava avere uno scoglio e una bombola carica per tuffarsi e sognare. Probabilmente esistono ancora persone che possono fare questo e luoghi che ancora lo consentono o lo permettono nel mare di divieti o regolamenti – a volte coincidono nella sostanza – che hanno via via organizzato l'attività subacquea, termine generico cui si è costretti giocoforza a ricorrere perché secondo alcuni lo sport subacqueo non esiste e, di conseguenza, non siamo sportivi. Quest'incertezza sul ruolo e l'identità dei subacquei costituisce forse la iattura più grande per tutti noi che abbiamo imparato o vogliamo imparare a cacciare la testa sott'acqua.

A prima vista potrebbero sembrare parole a ruota libera, ma nascono invece da una lunga riflessione iniziata quest'estate quando, e non sono stato l'unico, mi sono allontanato dal mare. Alloggiato per qualche tempo in mezzo all'Appennino, dove il mare si poteva vedere solo a patto di salire molto in alto (in cerca di libertà) e di trovare una giornata favorevole, mi sono ritrovato a leggere le riviste di montagna del mio padrone di casa e a confrontare l'organizzazione e la filosofia degli appassionati di montagna (l'alpinismo è uno sport) con quelle del mio mondo, cioè della subacquea. Caspita che differenza e quante affinità! Ci sono fior d'associazioni e club che contano decine d'associati e che sono sempre in giro a fare escursioni e passeggiate proprio come tra noi esistono gruppi d'appassionati, meno di un tempo però, che vanno al mare tutte le domeniche. C'è un'unica grande associazione, o almeno così mi è sembrato di capire, che si chiama CAI e alla quale tutti fanno riferimento. Ci sono svariate riviste proprio come nel mondo sub, ma quanto sono più vivaci e partecipate delle nostre forse perché i subacquei sono abituati a tenere l'acqua in bocca? Ci sono articoli dedicati alle attrezzature che competono quanto a varietà e costi con le nostre e suggerimenti per itinerari e passeggiate paragonabili alle descrizioni delle immersioni. Nel mondo della montagna e dell'escursionismo ci sono guide patentate e maestri di sci o di roccia che ci mettono anni per raggiungere la loro qualifica, magari attraverso un percorso universitario, e che di questo vivono soprattutto perché sono riconosciute come una sicurezza per chi va in montagna dove esistono itinerari adatti a tutti e altri riservati a pochi e dove chi rischia senza essere preparato alla fine fa sempre la figura di quella che è, un imbecille, e nessuno si straccia le vesti se capita un incidente. Le affinità volendo possono continuare: i rifugi si possono paragonare ai diving e i maestri di sci agli istruttori subacquei, la suddivisione delle piste potrebbe invece essere equiparata ai brevetti sub e così via.

Insomma da un'occhiata sommaria ai nostri cugini terrestri mi sembra che ci sia molto da imparare e una strada da studiare e magari da provare a seguire. Un'altra differenza emerge dalle trasmissioni televisive dedicate rispettivamente alla montagna e al mare. Nelle prime si parla di montagna a 360 gradi passando dall'ambiente alla tecnica, dagli itinerari all'industria ai personaggi mettendo in luce l'importanza di tutto il settore per la nostra economia e altro ancora. Dalle trasmissioni sul mare che cosa emerge della subacquea? Il più delle volte l'aspetto romantico o ipertecnico della faccenda condito da belle immagini di circostanza. Volendo proseguire, ecco un ultima osservazione. Avete mai visto una pubblicità di qualche regione costiera o di una provincia, di una città o di un paese o di un comprensorio turistico o di un parco marino che tratti l'immersione subacquea con lo stesso impegno che viene dedicato alla montagna?

Insomma, alla fine ho l'impressione che ci siamo ritirati in un ghetto dove continuiamo a parlarci addosso, divisi in parrocchie e senza l'aiuto o il sostegno di chi dovrebbe appoggiarci in maniera più concreta, nel suo stesso interesse perché comunque la si veda siamo in tanti e questa è sicuramente una nota positiva da cui partire per salire anche se, per vocazione e disciplina, siamo destinati ad andare in fondo (anche alle cose se ci aiutiamo).

 

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