anno II n°.12 febbraio 2008                                                                     

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copertina: Boot 2008

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Reportage - Tempo di Fiere

 

DÜSSELDORF: IL GRANDE MARE MITTELEUROPEO di Emanuela Colletta

A volte una fiera si giudica anche dai particolari, come l’ufficio stampa. Al trentanovesimo Boot di Düsseldorf aperto dal 19 al 27 gennaio 2008, è bastato chiedere il numero di espositori della subacquea per sentirsi dire in pochi minuti (dopo aver controllato nel computer) che sono 395 su un totale di 1699 stand dedicati alla nautica in tutte le sue forme: dalle barche a vela agli accessori, dalla pesca ai motoryachts, dall’abbigliamento all’windsurf.

E, sempre all’ufficio stampa, abbiamo potuto vedere quanto il mercato teutonico è importante per noi. Abbiamo infatti trovato la brochure stampata in tedesco della nostra Guardia costiera con allegato un lungo comunicato stampa che ne illustrava contenuti e finalità. E non l’abbiamo cercata, era proprio in prima fila!

Così come non abbiamo faticato a capire che era in corso il Boot perché tutta Düsseldorf era tappezzata di manifesti, molto accattivanti e con un soggetto dedicato proprio alla subacquea.

Siamo poi stati accolti in una fiera ben servita dai mezzi pubblici, con ampi e comodi parcheggi, con punti di ristoro numerosissimi, mai sovraffollati e ricchi di esempi di cucina locale.

Noi siamo andati al Boot nel primo sabato e domenica di fiera e nel mitico padiglione 3 spesso non si riusciva neppure a camminare: esposizione, vendita, didattiche, tour operator e diving erano letteralmente presi d’assalto. Più che a caccia di novità tutti andavano a caccia di affari.

A passeggiare tra la subacquea, oltre all’ovvio tedesco, si sentiva parlare olandese, inglese, francese, spagnolo e italiano. E vale sia per gli espositori, sia per i visitatori.

Visitatori tutti con i loro bravi acquisti. Stand e stand pieni di oggetti in vendita. I grandi marchi non vendevano direttamente, ma dietro a loro, quasi sempre, si trovava uno stand con i loro prodotti in vendita. E i grandi marchi c’erano tutti. A Düsseldorf si vende come si vende nelle più importanti fiere della nautica europee. Parigi e Londra per tutte.

Al Boot non manca però lo spettacolo. Non musica sparata a palla, ma parte centrale del padiglione occupata da un grandissimo stand con un susseguirsi continuo di relatori proiettati in un maxischermo e una piscina dove i sub si esibivano. E intorno spettatori a frotte e bambini inchiodati alle vetrate. Forse i sub del futuro. E le mamme ci portano anche le carrozzine.

Visto quanto il Boot è completamente diverso dal nostro Eudi, che qualcuno continua a spacciare come la più importante fiera subacquea d’Europa (boh!), abbiamo provato a chiedere a qualche illustre italiano che abbiamo incontrato nei corridoi della Fiera come mai in Germania il successo è palpabile mentre da noi vanno forte le polemiche e le divisioni.

Ecco i loro pareri:

Gaetano Occhiuzzi - IDEA

Non andiamo all’Eudi da cinque anni perché lo riteniamo un buttar via i soldi. Il pubblico viene a Düsseldorf perché è interessato a fare acquisti, cosa che a Roma non si può fare. Le grandi case produttrici affermano che non andrebbero a una fiera dove si vende direttamente al pubblico in quanto protesterebbero tutti i negozi della zona e non comprerebbero più da loro. Qui però sono presenti e si vende ovunque. Come lo spiegano?

 

Germano Pepoli - SNSI ed EVLASER

Io ho seguito anche la fiera del Fitness a Rimini e lì vendono direttamente marchi come Nike. E nessuno si lamenta. Il mercato italiano della subacquea è un mercato piccolo e gli operatori hanno una mentalità provinciale. Morale non si vende. Ma così non si attira il pubblico.

Bisognerebbe avere 50.000 visitatori, anche non sub da attirare al nostro sport. Ci vogliono megaschermi per coinvolgere il pubblico e creare neofiti. In poche parole: creare spettacolo e divertimento.

 

Giovanni Cozzi - SSI

Questa è una fiera molto più commerciale, il pubblico viene per comprare. Qui si può vedere come fare una fiera e attirare la gente alla subacquea. Le aziende che sono uscite da Assosub dicendo che non andavano all’EUDI perché si vende qui ci sono e vendono. L’Italia è ben rappresentata con le didattiche più importanti (SSI – PADI – IDEA) presenti.

VISTO AL BOOT

 

 

Bruno Manunza

 

Farasan

 

 

Paolo Bastoni

Alberto Rava

Bruno Manunza

Farasan

Bruno Manunza