| Le
Aziende del Blu
TEMC-DE-OX:
PICCOLI È BELLO
Mettete insieme due ingegneri, esperti di misura, un’amicizia, la
passione per la subacquea e la voglia di fare qualcosa di diverso dalla
quotidiana occupazione. Talvolta ci si trova nella Silicon Valley e
salta fuori un personal computer. A casa nostra si sviluppa, invece, una
linea di strumenti per l’analisi dei gas, utili soprattutto per la
schiera degli officianti della nuova religione sbocciata nel cuore della
subacquea: l’immersione tecnica.
Eugenio e Duilio, Mongelli il primo e Lagomarsini ’altro, hanno iniziato
così: nel ’95, quando si era appena iniziato a parlare di nitrox, di
miscele e di rebreather, Eugenio e Duilio lavoravano insieme in una grande
Azienda che – guarda caso! – produceva strumenti di misura.
Entrambi amanti del mare e appassionati di subacquea, anche se in modo
diverso. Eugenio più “arrabbiato”, aveva iniziato l’anno precedente a
dedicarsi alla subacquea tecnica
(per
la cronaca: chi scrive l’ha avuto come – ottimo! – allievo per il terzo
grado FIPS nel 1987 N.d.R) e, proprio nel ’95, il percorso di
istruttore con le miscele.
Duilio più “tranquillo” come subacqueo ma, comunque, strettamente legato
al mare.
Nasce così la “TEMC”, acronimo – peraltro discutibile – in linea con una
mentalità da... ingegneri che significa “Technical Equipment
Manifacturing Corporation”. Gli inizi del sodalizio prendono
idealmente le mosse dalle prime esperienze “tecniche” dell’ingegner
Mongelli che, appunto da bravo ingegnere, rileva subito la carenza di
attrezzature dedicate a questa delicata branca.
Dai primi approcci della neonata società passa poi un anno dedicato alla
progettazione sia dei primi prodotti sia delle macchine per i test e la
produzione: nel ’96 vede la luce il primo analizzatore di ossigeno –
collaudato, naturalmente, dall’ingegner Eugenio – peraltro, è digitale e
fornisce anche altri parametri per l’immersione oltre ai valori dei gas,
e
la bontà del progetto è certificata dal fatto che è ancor oggi presente
nel catalogo TEMC che conta attualmente oltre cinquanta referenze tra le
quali una decina di strumenti che possono essere personalizzati in
funzione delle esigenze particolari del cliente.
D’altra parte la filosofia aziendale della TEMC, nelle parole
dell’ingegner Mongelli, è quella di seguire e fornire assistenza puntuale
ai propri prodotti e, di conseguenza, ai clienti che li hanno scelti.
“La
maggiore soddisfazione”
prosegue Eugenio “la provi quando ti arriva un’e-mail, dopo quattro
anni dall’acquisto, con la quale si limitano a chiederti la sostituzione
del sensore di O2 certificando il funzionamento perfetto dello strumento
fino a quel momento”, questo considerando che l’elettronica sott’acqua
è ancora critica, se la strumentazione nella quale è impiegata non è
realizzata più che bene.
Atra caratteristica che la TEMC vuole fornire ai propri prodotti è quella
di mettere l’utilizzatore in condizione di intervenire personalmente e con
semplicità sugli strumenti. E se tra i clienti soddisfatti della premiata
ditta Lagomarsini&Mongelli si possono annoverare personaggi come Gigi
Casati e un certo
Jim
Bowden che, dopo anni di frequentazione e di utilizzo, ancor oggi ad ogni
visita nel nostro Paese include un incontro con la TEMC, anche questo
qualcosa significherà...
D’altra parte un’Azienda che fa della tecnologia il proprio core
business non può certo evitare di pensare al mondo come al proprio
mercato, tant’è vero che il 60% dei contatti della TEMC provengono da
internet: dalla Germania al Brasile, dal Sudafrica alla Francia, insomma,
tutto il globo. E non bisogna dimenticare, tra gli affezionati clienti di
questa piccola factory, anche i corpi dello stato: non sappiamo se
sull’ultimissimo sottomarino “Todaro” siano presenti strumenti della TEMC,
certo ce ne sono sulla Nave Anteo, sui cacciamine...
La
fine della chiacchierata con l’ingegner Mongelli vede, tutti insieme, vari
argomenti: i
programmi
futuri dell’Azienda che la vedranno impegnata nel campo dell’automazione
dei processi di ricarica e nella
produzione di elettronica dedicata ai “Reb” che,
per inciso, ritiene siano il vero futuro
della subacquea, senza dimenticare,
usandoli, scrupolosità, attenzione, precisione. In fondo una delle prime
cose che mi disse il mio primo istruttore,
Franco May, suonava così: “sottacqua si
muore nel 99% dei casi per colpa propria e nell’1% dei casi... bisognava
stare più attenti!”.
...
E anche Eugenio, ingegner Mongelli, prossimo papà, sottolinea sopra tutti
il fattore sicurezza, e come potrebbe fare altrimenti, visto quello che
fa?...
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