anno II n°.13 marzo 2008

 

 

RUBRICHE - POSTA

 

FOTOGRAFI IN GIUGNO ALL'ELBA CON SOTTACQUA - SCOPRITE LE NUOVE INIZIATIVE DEL NOSTRO MENSILE! - FIRMATE IL MANIFESTO DELLA SUBACQUEA

 

copertina: monitoraggio

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Reazioni dei fotografi alla “polemica” di marzo…

… da Leonardo Olmi…

Caro Paolo,

non sapevo che fossi anche un critico d'arte, o meglio che conoscessi la pittura così bene, devi aver dipinto per forza in passato, la tavolozza la conosci e sicuramente l'hai impugnata, io ho dipinto da piccolo, ma poi ho lasciato li tutto da una parte, non sarebbe male ricominciare.......

Comunque sei stato anche troppo buono, dovevi cantargliene altre quattro a quelli dei concorsi, e fargli capire la differenza con i professionisti, visto che quando salgono i gradini per andare sul palco di Antibes o simili, se la tirano così tanto. Li metterei io alla prova......, prima di tutto li farei vivere con lo stipendio di uno di noi.............., poi vedi come cambiano idea, e forse non stanno più a perdere tempo a togliere la sospensione dalle foto con photoshop.......... 

Come ti ho detto anche nell'intervista, sono concorde con te sul fatto che il fotografo, in quanto artista, vuole prima di tutto suscitare emozioni  a chi guarda le sue foto, e nel caso del reportage dare l'idea più reale possibile di dove andrà a cascare quel probabile turista che lo sta leggendo, sia attraverso le sue parole che soprattutto attraverso le sue immagini.

Buonanotte,

Leo



… e da Andrea Ghisotti

Caro Paolo,

ho ancora un’oretta prima di prendere un aereo che mi porti in Sicilia dalla mia barca e troppe cose da fare: finire di scrivere un libro ormai da troppo tempo in lavorazione, buttare giù un articolo per una delle riviste alle quali collaboro, sistemare delle foto con Photoshop, passare l’aspirapolvere in studio prima che si impadronisca dei miei libri … Poi leggo la tua polemica e decido che invece dedicherò questo poco tempo a risponderti.

Hai ragione? Non hai Ragione? Lo vedremo alla fine. Cominciamo  a vedere se la fotografia sia arte o meno. Secondo me, non sempre. Molte volte resta solo un tentativo di documentazione, più o meno riuscito, a seconda del mezzo tecnico di cui il fotografo dispone e delle sue capacità tecniche.

Il subacqueo che cerca di portare a casa qualche ricordo dei fondali di Sharm con una digitalina in custodia, fa quello che può. E di solito le sue foto fanno più o meno pena, perché di tecnica non sa nulla e il mezzo è quello che è. Sta creando delle opere d’arte? Mah, non esagererei. A mio avviso sta cercando di documentare l’ambiente. Punto e basta. Sarebbe felicissimo se le foto venissero belle nitide, a fuoco, ben inquadrate e ben illuminate. Molte invece riproducono pesci in fuga per il ritardo allo scatto della digitale, altre sono sfuocate, altre mosse. Tutti errori che potrebbero anche essere visti come tentativi di interpretare in modo originale la realtà, di essere creativi, di staccarsi dall’usuale. Io, che sono un po’ più cattivello, dico solo che sono foto sbagliate. Punto e basta.

La creatività è a mio avviso ben altro. Deve prima passare attraverso la piena padronanza del mezzo tecnico e attraverso parecchio mestiere. Lo stesso come nella pittura. So di sollevare un vespaio, ma detesto gli artisti (parlo di pittura in questo caso) che ci prendono in giro. Quelli che hanno zero tecnica e che ti fanno credere che i loro scarabocchi siano frutto non di carenze tecniche ma solo di una scelta ben precisa e voluta, opere creative, pieni di contenuto e chi non le capisce è un povero imbecille. Non mi va di farmi prendere in giro da questi furboni, di cui i settori creativi e artistici sono pieni. Picasso, che tu citi, di tecnica ne aveva da vendere. Vai a vedere i suoi schizzi e disegni giovanili. Con il pennello o la matita sapeva e poteva fare quello che voleva. Allora sì che mi convince quando mi fa vedere una realtà distorta, so che sta cercando di trasmettere sensazioni, emozioni.

Lo stesso nella fotografia. Vuoi dare l’impressione di movimento al soggetto? Sai tecnicamente come fare e ci provi. Tanto di cappello se il risultato è piacevole, se trasmette qualcosa. Ma se quello scatto ti è riuscito per caso, perché non sapevi come fare a congelare il soggetto, come evitare la sospensione, come esporre correttamente, come mettere a fuoco? Potresti obbiettare che comunque quello scatto trasmette emozioni e su questo sono d’accordo con te. Ma se è solo il caso o la fortuna che lo hanno creato, quanto merito ha il fotografo? Sempre per citare i tuoi fotografi, Ansel Adams aveva alle spalle una tecnica fotografica straordinaria, così come Cartier Bresson, come Richard Avedon e, in campo subacqueo, come David Doubilet.

Sott’acqua fotografare è complicato e difficile. In primo luogo devi stare in acqua proprio bene, come acquaticità intendo e già qui devi mettere al bando una bella fetta di fotografi.

Poi hai tutta una serie di difficoltà ambientali: limitatissima trasparenza del mezzo, un orizzonte fotografico ridicolmente accorciato, un elemento ricco di sospensione come la nebbia, l’assorbimento selettivo dei colori con la profondità, la carenza (o assenza) di luce ambiente che costringe spesso a ricreare una problematica illuminazione artificiale e mille altri problemi ancora.

Aggiungi poi i problemi dell’attrezzatura. Recentemente mi è capitato di fotografare con la Nikonos e il 35 mm. Non ho difficoltà ad ammettere che i risultati sono stati orribili, vergognosi. Ammettiamolo, il mezzo tecnico fa moltissimo.

A questo punto la domanda. Quanti fotografi sanno veramente fotografare sott’acqua? Nel senso del reporter, ovvero, hai una pellicola, una macchina e un’immersione a disposizione. Vai, fotografa e porta a casa il risultato. Pochi, pochissimi, credimi. Ti scandalizzi e indigni per le tante macro che riempiono le riviste e i concorsi. Sai perché? Perché sono facili da fare. Una buona reflex, un buon obiettivo macro, un flash TTL e il gioco è fatto. La luce del flash sovrasta totalmente quella ambiente, l’autofocus regola la messa a fuoco, il flash automatizza l’esposizione. Un minimo di gusto nell’inquadratura e il gioco è fatto. La vera vincitrice in questo caso è la natura, che è tanto policroma e bella da far fare oooohhhh a chi guarda la foto.

Prova a prendere lo stesso fotografo e a fargli documentare un relitto in Mediterraneo a 60 metri, nell’acqua scura e magari torbida. Se va bene ti porta a casa qualche discutibile foto di qualche particolare della nave, ma lo scafo non lo vedi mai, perché è difficilissimo da fotografare. Devi intendertene un sacco di pellicole, luce, illuminazione artificiale, fill-in, scatti con tempi impossibili e mille altri problemi tecnici che 9 fotografi su 10 non sanno assolutamente gestire. Ecco perché anche nomi famosi ti fanno vedere solo paesaggi e relitti tropicali, fotografati a bassa quota, là dove c’è ancora luce ambiente. Creatività o scelta di comodo?

Citi Enrico Cappelletti. Sono d’accordo con te, è stato uno dei pochi a dire qualcosa di nuovo sott’acqua. Ha scafandrato fish-eyes e grandangoli spinti quando ancora non erano disponibili e le sue foto trasmettevano sensazioni forti. Ma sapeva fotografare, non si spaventava a fare esperimenti, tentativi, a cestinare metri di pellicola. E soprattutto raccontava il mare. Cosa che si fa molto bene con un grandangolo e assai meno bene con un’ottica macro.

Concludiamo questa lunga chiacchierata. La fotografia è arte? Sì, ne sono convinto. Ma quando vuoi esprimere qualcosa di tuo e non quando stai cercando di documentare in qualche modo un ambiente, senza riuscirci.

Il tuo invito alla creatività è sacrosanto, ma occhio alle soluzioni di comodo e ai furboni. Non facciamo passare le carenze tecniche per creatività, gli errori per arte, per favore.

Bando alla macro? Ma no, per carità, può essere bellissima e trasmettere tanto. Ma non deve passare un servizio su una bella località dove ci sarebbe da dire e far vedere moltissimo, corredato solo di foto macro perché il fotografo non sa documentare il resto. Ma qui si dovrebbe discutere di professionalità, un discorso che ci porterebbe lontano.

Mi fermo qui, ma sono disponibile a riparlarne, l’argomento lo merita

Ciao

Andrea

risponde Paolo Bastoni

Speravo che la pagine della “polemica” di marzo desse la stura – davvero – a polemiche varie nel ristretto ambito della fotografia subacquea. Per ora devo ringraziare due amici, due fotografi, attenti a quanto avviene nel mondo della fotografia perché loro stessi, prima che per lavoro, la fotografia l’hanno praticata e la praticano per passione. Del resto non si potrebbero raggiungere certi livelli espressivi senza avere dentro, prima di ogni altra cosa, la passione per quel che si fa. Possono piacere o non piacere le immagini di Andrea, di Leonardo, o le mie, ma non si può certo dire che non cerchino di raccontare una storia attraverso un preciso progetto stilistico, formale.

Ma il discorso che volevo fare attraverso la rubrica è un po’ più complesso… intanto ringrazio Leonardo per le considerazioni – invero troppo lusinghiere – sulla mia competenza in fatto di arte.

In ogni caso Leonardo ha posto – giustamente, a parer mio – l’accento su un aspetto del rapporto tra i professionisti della fotografia e quegli appassionati che partecipano sistematicamente a tutti i concorsi. Un aspetto nel quale mi sono imbattuto fin dagli inizi della mia attività professionale, quando ho modificato la mia condizione da “fotografo amatoriale” a “fotografo professionista”. La supponenza da parte di chi si dedica alla fotografia solo per passione e qualifica i professionisti come mercenari dell’immagine.

Sia ben chiaro, per fortuna non è così da parte di tutti, ma se devo pescare nei miei ricordi mi sono trovato più volte nella condizione di sentirmi criticato come se la vera nobiltà dell’immagine sia dominio solo di chi non ci guadagna nulla, salvo qualche targa o qualche medaglietta o, per restare in ambito subacqueo, qualche pezzo di attrezzatura.

Non è mia intenzione aprire un fronte di critiche nei confronti dei concorsi fotografici che, anzi, se “interpretati” nel modo migliore ritengo possano essere una discreta palestra per migliorare l’approccio alla fotografia. Questo già avviene di più nella fotografia “terrestre” nella quale non ci sono i problemi “ambientali” che si incontrano nella fotosub. E qui sono completamente dalla parte di Andrea laddove mette in risalto la necessità di una grande confidenza con l’ambiente acqueo – leggi “acquaticità” – come condizione di partenza per operare con successo nella fotografia subacquea.

E il fatto che ormai la macro sia imperante nelle produzioni dei fotosub è forse proprio una conseguenza della capacità di stare in acqua di molti fotografi. Qui forse la “puzza sotto il naso” l’abbiamo Andrea ed io, nati come subacquei – quarant’anni fa – ad una scuola cui si possono fare montagne di critiche ma della quale non si può certo dire che non formasse in modo egregio sul piano dell’acquaticità, “skill” oggi lasciato cadere praticamente del tutto.

E arriviamo a parlare della – famosa? famigerata? – creatività, e di arte nella fotografia.

Io non sono proprio del tutto d’accordo con Andrea quando limita l’uso della parola “arte” in ambito fotografico. Certo, è difficile definire con questo termine le classiche foto-ricordo fatte con poca padronanza del mezzo che, oltretutto, probabilmente presenta grosse limitazioni.

D’altra parte – secondo me – “arte” è un concetto molto più esteso che va ad abbracciare l’espressione umana in generale. In fondo anche il papà che fotografa la famigliola, senza porsi troppi problemi di “mezzo espressivo” e “ricerca formale” cerca di rendere al meglio, vale a dire comunicando serenità, felicità, le immagini della propria famiglia.

Andy Wharol ha fatto assurgere al livello di “arte” le lattine di Campbell’s Soup dimostrando che la banalizzazione del tratto finale non pregiudica la ricerca di una modalità espressiva, così sono stati realizzati eccellenti libri fotografici (siamo sempre in ambito “terrestre”) raccogliendo, appunto, foto ricordo e immagini che, prese singolarmente, sarebbero risultate banali.

E qui l’arte centra perché queste fotografie, collettivamente, rappresentano e congelano un istante del contesto storico e sociale nel quale sono state realizzate, e tratteggiano la tendenza dei gusti e delle passioni di gruppi sociali omogenei.

Poi, è chiaro, soprattutto quando chi realizza un’immagine è uno che ha la piena coscienza e volontà di produrre un mezzo per indurre emozioni ai “lettori”, a tutti quanti possono venir fuori delle stravolgenti schifezze. Se non fossi frenato dal pudore potrei proporne un discreto numero, pescando dal mio personale “museo degli orrori”.

Ma, in definitiva, quel che volevo sollecitare con il mio intervento, e che Andrea ha raccolto egregiamente con la sua chiosa, era proprio un dibattito sullo stato della fotografia subacquea italiana, con il suo appiattimento sulla macro – nei confronti della quale Andrea si rivela molto più indulgente di quanto non sia io – e la povertà di input creativi e innovativi a fronte di una ricerca formale di pulizia esasperata.

Mi ha detto non molto tempo fa un fotografo che partecipa sistematicamente a tutti i più importanti concorsi e gare, comprese quelle internazionali che vanno sotto il nome pomposo di “Campionati del Mondo” o “Campionati italiani” che, in fondo, questa tendenza a fotografare un soggetto sicuro – una “vacchetta di mare” o un “peperoncino” – purché sia perfettamente a fuoco e senza sospensione viene indotta proprio da coloro che valutano le immagini in questi certami.

A parte il fatto che se parlare di concorsi può essere corretto perché, appunto, si “concorre” ad ottenere un certo risultato, parlare di “Campionati” per qualsivoglia circoscrizione mi suscita ilarità: per tornare ai cugini pittori ve l’immaginate un “Campionato Mondiale” che avesse visti schierati Picasso e Braque, Mondrian e Klimt, Chagall e Magritte?... Chi sarebbe stato il folle che avrebbe osato paragonare Gaugain con Paul Klee?

E questo significa che per i dodici mesi successivi quello è il pittore – pardon! il fotografo – più bravo del mondo? Suvvia, un po’ di serietà: diciamo pure che il portfolio presentato dal tale è risultato essere il più convincente-interessante-affscinante tra quelli esaminati, ma i campionati mondiali lasciamoli a chi abbassa record fisici misurabili con omogeneità.

Poi tutti saranno liberi di apprezzare o di schifare le foto di Leonardo Olmi, di Andrea Ghisotti. O quelle di Paolo Bastoni. In ogni caso il sasso è lanciato e SOTTACQUA intende, nel prossimo futuro, raccogliere l’invito e la sollecitazione finale di Andrea, a parlarne.

Con le varie componenti, tutti insieme ne riparleremo.

Paolo Bastoni

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Da Ninì Cafiero una tirata d’orecchie…

Oggi, mercoledì 19 marzo, per esempio, leggo: "Come nel trascorso 2007, Mares accompagnerà i Divers for Africa nel lavoro di sensibilizzazione del “mondo sub” alle problematiche delle genti africane. Dal 29 febbraio al 3 marzo 2008 i dfa saranno ospiti nello stand Mares pad 2-3 all’EUDI Show di Roma per illustrare il lavoro svolto e i futuri progetti di aiuto all’ospedale St.Francis di Ifakara in Tanzania ed alla popolazione locale." Non sarebbe bene correggere... i dfs sono stati ospiti... dove hanno illustrato... e così per tutti i pezzi datati? Facendolo si sfrutterebbe quello che è un grande vantaggio della stampa digitale rispetto a quella cartacea (la seconda manet, la prima può essere aggiornata in ogni momento) dando a chi legge la prova concreta (e non solo la sensazione) di trovarsi al cospetto di un prodotto editoriale curato nei dettagli e quindi di qualità superiore rispetto a quelli classici. Medita. Pensaci. E fammi sapere....

Ninì

risponde Paolo Bastoni

Una tirata d’orecchie ogni tanto ti fa bene, ti mette a posto la coscienza (ah, allora se ne sono accorti che anche SOTTACQUA ha dei difetti…). Ninì ha ragione e questo è forse – a mio parere – il più grave che il nostro giornale presenta.

Segnalare che il problema risiede in una redazione interna ristretta all’osso non è né una ragione sufficiente a far andare avanti così le cose né si tratta di una giustificazione, sia chiaro, ma solo una spiegazione – onesta – di una pecca che stiamo cercando di affrontare e risolvere. Del resto, caro Ninì, ma anche cari lettori, questo stesso numero si mostra un po’ traballante a causa dei vari “IN FASE DI LAVORAZIONE” disseminati qua e là.

Del resto, e questo è un dato di fatto, in questo mese ci si è infilato dentro un po’ di tutto: l’EUDI, il modesto restyling grafico che, per quanto – appunto! – modesto ha portato via del tempo; e, per finire, l’introduzione dei nuovi spazi dedicati a scrittori ed editori e la “cover story”, decisioni che ho preso convinto della loro bontà senza tuttavia tenere in giusto conto il carico supplementare di lavoro.

Del resto conto anche molto sul fatto che il giornale riesca a dare contenuti di qualità e che, continuando a crescere, magari lentamente, noi si possa contare su una vostra – ancora per qualche tempo… – indulgenza.

La promessa che faccio a te, Ninì, a voi lettori e alla redazione è che tra i vari “work in progress” che con i loro cavalletti ingombrano qua e là le pagine di SOTTACQUA ce ne sono anche alcuni che riguardano la soluzione di questo problema. Un po’ attraverso l’introduzione del CMS (che, a Milano, si sta iniziando a paragonare alla Fabbrica del Duomo) e un po’ attraverso l’ottimizzazione delle risorse di redazione.

Le orecchie che prima erano rosse per la vergogna della consapevolezza di essere in difetto ora lo sono per la vigorosa (ma elegante!) tirata di Ninì. Che, comunque, fa un po’ male ma fa anche piacere perché per un direttore è bello vedere che chi partecipa all’avventura editoriale se la prenda a cuore al punto di dedicare del tempo per fare le pulci al giornale.

Grazie Ninì, e grazie ai lettori che ci segnalano le loro scontentezze: i complimenti fanno ingrassare il narcisismo ma non fanno crescere come le critiche… cercheremo di non mettere la testa sotto la sabbia – pardon! – SOTTACQUA!

Paolo Bastoni

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Riceviamo da un Andrea Ghisotti febbricitante un - prezioso - commento all'intervento di Angelo Mojetta apparso nel numero scorso, molto volentieri riceviamo e pubblichiamo...

Caro Angelo,

quanta verità e quanta tristezza nelle tue parole! Il paragone tra subacquea e montagna è quantomai calzante, soprattutto per un aspetto che li lega moltissimo: il trovare una natura forte, libera e silenziosa, dove non ci sono stadi gremiti di tifosi, né medaglie, né coppe, né premi in quattrini. Il premio è ben più consistente, per chi sa coglierlo e si chiama serenità, felicità, forza morale e un profondo coinvolgimento emotivo.

C’è una frase del grande Cassin che cito spesso e che si può adattare benissimo al mare:

“la montagna è libertà. Se non c’è libertà, non c’è montagna”. Ovviamente il fortissimo Cassin si riferiva agli anni bui della guerra, quando in montagna non c’era più gusto ad arrampicare. Ma quanto mi sembrano attuali quelle parole nella nostra odierna situazione subacquea!  Parlando con Paolo Bastoni, pochi giorni fa, constatavamo amareggiati che da quest’anno anche le acque dell’isola d’Elba e del Giglio saranno precluse ai subacquei privati. Ovviamente a privilegio dei diving, che invece di insorgere contro un sopruso che allontanerà una buona fetta di subacquei dalle acque dell’Arcipelago toscano, con un’ottusità e un individualismo prettamente italici, si fregano le mani pensando all’incremento di clienti.

Per me e per i miei amici significa dover prendere la penna rossa e fare due ennesime croci sulla carta nautica dell’Arcipelago toscano. Non sono uno snob, come ben sa chi mi conosce, ma a me non interessa immergermi con un diving, quando da 40 anni esploro i fondali mediterranei per conto mio, con la gioia soprattutto di essere libero e di godermi il silenzio del mare. La subacquea da torpedone, che trovo giustissimo che esista, mi lascia freddo come se a Cassin o a Bonatti, anziché una bella solitaria su una via alpina, avessero proposto una chiassosa ascensione in 15, con pane, mortadella, musica e fiaschi di vino. Per carità, che ognuno scelga la subacquea che preferisce, ma perché vietare al privato di immergersi? Il fucile al chiodo l’ho appeso alla fine degli anni ’70, di aragoste, sono almeno vent’anni che non ne prendo più e se ne ho voglia, me le mangio al ristorante. Purtroppo sono uno di quei pochi, ultimi idealisti che credono che le leggi vadano rispettate per avere una società migliore, anche se non c’è il gendarme che ti aspetta con lo schioppo spianato in superficie. Ma pretendo che le leggi rispettino me, nelle mie imprescindibili libertà costituzionali di cittadino. Che in Italia vengono calpestate nell’indifferenza più totale di tutti: riviste, produttori di attrezzature, didattiche e federazioni, diving, enti locali, tutori dell’ordine, legislatori e parlamentari, reti televisive e ovviamente aree marine protette.

Puoi ben immaginare l’amarezza con cui scrivo queste righe. Non credo di meritare questo dopo aver contribuito in questi 40 anni con più di 700 articoli, 23 libri dedicati alla subacquea e migliaia di allievi brevettati alla conoscenza e divulgazione di questo mondo, dal quale oggi mi trovo allontanato  a suon di leggi antidemocratiche e ignoranti.

Certo che qui il contrasto con la montagna è stridente. Pensa se vietassero a Rigoni Stern o a Water Bonatti di andarsene per monti e boschi! Scoppierebbe il finimondo. Ma in Italia, si sa, la legge NON è uguale per tutti.

Andrea Ghisotti

risponde Paolo Bastoni

Questa non è una vera e propria risposta, ma solo un commento per sottolineare, ancora una volta se ce ne fosse bisogno (e non ce ne dovrebbe essere) che bisogna fare qualcosa perché "penne" e subacquei come Andrea Ghisotti non siano costretti a mettere un'unica grande croce sul nostro paese - scritto volutamente in minuscolo in questo caso - perché è sempre più difficile riuscire a godere pienamente della nostra attività.

Mi rendo conto che ci sono modi differenti per avvicinarsi alla subacquea e, soprattutto agli inizi, è utile e bello immergersi in folta compagnia. Ma non mi è mai capitato che, prima o poi, non sia spuntata l'esigenza di fare tuffi più "intimi", in due o tre, o anche - che il corpo insegnante mi perdoni! - da soli...

In ogni caso in una società sempre più omologata dove però che si avvicina alla subacquea, statisticamente, fa durare sempre meno la pratica, forse bisognerebbe riflettere sul fatto che le ragioni, magari, risiedono proprio in una politica di gestione del mare con un paraocchi che consente solo di vedere il modo di sfruttare la passione di chi lo frequenta.

E questa miopia non fa altro che allontanare gli appassionati (e i loro denari, of course!).dai nostri mari.

Meditate gente, meditate...

risponde Angelo Mojetta

Caro Andrea, lo so che qualcuno penserà che ci stiamo parlando addosso, ma non è colpa nostra. Il fatto è che, forse, non siamo rimasti in tanti a sapere la differenza tra libertà e libertà. Ma non dispero. Alla tua risposta spero seguano le riflessioni di molti altri. Da queste pagine virtuali stiamo provando a dare uno scossone (almeno una scossettina) a tutto il mondo della subacquea con i nostri interventi, con il Manifesto e con un nuovo modo di raccontare il mare, la sua libertà e le meraviglie del sesto continente e di noi, suoi abitanti temporanei. L'Elba, uno dei miei primi mari, e il Giglio (ricordi le feste con la nostra vecchia rivista con decine di subacquei  entusiasti?) diventeranno crocette rosse, come tu dici, per molti come noi e per quelli capaci di immergersi anche soltanto osservando il mare. Ma non è certo con queste forme protezionistiche che si incentiverà il lavoro dei diving, almeno di quelli seri, perché ciascuno si sentirà autorizzato, spalleggiato dal suo Comune o altro potere locale, ad aprire un proprio centro immersioni sicuro di poter lavorare in regime di oligopolio. Se fossimo in un altro Paese, proporrei lo sciopero dei subacquei nei confronti di certe mete. In compenso sto lavorando a un'idea per valorizzare certi diving e certa subacquea che ti sarebbe piaciuta se avessi ancora il tuo glorioso diving che potrebbe raccontarne di belle, se i muri potessero parlare. Con il dilemma, del tutto originale nella subacquea, se il futuro ci riserverà "stelle di mare o stelle alpine" ti saluto.

Angelo

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Ciao Paolo, non ci sentiamo da molto e colgo l'occasione della uscita del nuovo numero di SOTTACQUA per salutarti.
Innanzitutto mi complimento con te per il successo della rivista decretato ufficialmente in ambito EUDI, dove vi è stato riconosciuto un ruolo di grande importanza nel panorama editoriale Italiano. I numeri sono molto confortanti,mi pare.

Poi finalmente qualcosa che aspettavamo da tempo, le firme che contano prendono posizione su una situazione di cui non riesco nemmeno più a ragionarne con serenità, tanto è becera. Ho provveduto a diffondere il manifesto presso i siti dove sono conosciuto,speriamo che questa iniziativa si diffonda a macchia d'olio.
Infine bella la nuova veste editoriale, mi dispiace un po’ che sia scomparsa la rubrica " le immersioni dei lettori" dove potevo ogni tanto sfogare i miei istinti narcisisti da vecchio pavone.
Ti saluto con la stima di sempre,
Alberto Sandri

risponde Paolo Bastoni

Caro Alberto, intanto grazie per il tuo commento - come sempre incoraggiante - (un po' di critiche feroci, ragazzi!).

Effettivamente l'EUDI è stato un momento di reale gratificazione il cui apice, la formalizzazione dei risultati che stiamo ottenendo con il giornale è stato raggiunto proprio con il premio di PELAGOS. Senz'altro sono convinto che quella imboccata sia la strada giusta. In effetti il "Manifesto" è solo la prima tra le iniziative che stiamo studiando, e non è certo una frase fatta o un luogo comune dire questo, vedrai i prossimi mesi. Del resto, come mi faceva notare poco fa in una telefonata Leonardo d'Imporzano, è proprio la caratteristica di questa redazione - composta solo da subacquei - che ci rende attenti a questi problemi, visto che ci toccano in prima persona...

In quanto alla sparizione dall'indice delle immersioni dei lettori non significa che non vengano più pubblicate, semplicemente che nel tentativo di razionalizzare il giornale abbiamo creato (ma non è detto che la cosa finirà qua...) la prima voce: "Viaggi&Fatti dal blu" che raccoglierà un po' tutti i servizi estemporanei, dai reportage dei grandi nomi alle inchieste, agli approfondimenti sulle news alle pagine create con la collaborazione dei lettori, in questo modo dovremmo riuscire a mantenere un po' più ordinata la rivista e, soprattutto, dinamica. Nello spazio a parte manteniamo, con dignità di "servizio" (anche per la lunghezza) due spazi che abbiamo introdotto da questo numero, quello sugli scrittori di mare e quello sulle case editrici specializzate in questo settore, per cui gli istinti narcisisti, più o meni insani, sono sempre i benvenuti.

Ti ringrazio ancora per l'opera di diffusione cui hai dato vita per il manifesto: una firma e un commento sono cosa veloce e a noi serviranno quando scateneremo l'autunno caldo e l'inverno bollente.... Scherzo, ma davvero le firme e i commenti dei lettori le useremo per (vorrei evitare un linguaggio troppo barricadero, ma non mi viene in mente nessun’altra definizione) le "lotte" che intendiamo fare contro quelle barriere che ci vengono erette sistematicamente davanti.

Beh, continua a seguirci e vedrai che, gratta gratta, qualcosa verrà fuori!

Alla prossima!!!  con stima

Paolo Bastoni

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Ninì Cafiero gettonatissimo…

… su corallo e corallari…

Egregio Sig. Cafiero buongiorno

Mi permetto di disturbarLa per un quesito, sto cercando di raccogliere materiale sui corallari e so che la rivista Mondo Sommerso ha più volte pubblicato articoli su tale argomento ( n° 6, n° 188 ).

Sto cercando di sapere su quale numero aveva pubblicato un servizio sul corallo e sui corallari del banco Skerki, se non ricordo male il titolo dell’articolo comprendeva la parola “ Eldorado” e l’anno poteva essere attorno al 1978 ma non ne sono certo.

Spero che la Sua competenza e cortesia possa essermi di aiuto evidenziando eventualmente anche altri articoli comprasi magari anche su altre riviste.

La ringrazio anticipatamente e La saluto.

Elio Ristori

risponde Ninì Cafiero

Purtroppo non lo so. Sapevo dell’articolo pubblicato su “Mondo sommerso” numero 6 del 1966: lo scrisse Gianni Roghi e io l’ho citato e riprodotto nel mio libro “La piroga vuota”, pubblicato l’anno scorso, 2007, per commemorare il giornalista scomparso a quarant’anni esatti dalla sua incredibile morte. “Non un articolo – annotai – ma un saggio: illustrato con fotografie in bianconero e a colori, cominciava a pagina 596, andava fino a pagina 603, riprendeva a pagina 687, si concludeva a pagina 700”. Da tutti è considerato il miglior testo mai scritto sui “corallari”. Dell’articolo pubblicato sul numero 188 non ho memoria. Malauguratamente la mia collezione completa di “Mondo sommerso” (dal numero 0 – uscito come numero 1 – del luglio 1959) è andata perduta durante uno dei miei innumerevoli traslochi da Roma a Roma, da Roma a Milano, da Milano a Milano eccetera. E non è che nella redazione attuale della rivista, negli uffici dell’Editoriale Olimpia a Sesto Fiorentino, stiano meglio. Anche “Mondo sommerso” ha vagato negli anni da Roma a Milano, da Milano a Roma per fermarsi da qualche tempo a Firenze e la raccolta dei fascicoli usciti in quasi cinquant’anni presenta vistose lacune. Me ne resi conto quando, nell’estate del 2006, andai a lavorare in quegli uffici per scrivere la storia di 500 numeri di “Mondo sommerso” che fu pubblicata sul numero 10, ottobre, di quell’anno. Quindi nemmeno da quella fonte (teoricamente la più autorevole) ci si può aspettare una risposta al suo quesito. Tuttavia qualcuno che conserva gelosamente tutti i numeri della rivista “cult” della subacquea c’è. Alessandro Olschki, per esempio, che firmò come direttore responsabile il numero 0. Speriamo che questo nostro scambio di domanda e risposta capiti sotto gli occhi della persona giusta e che quest’ipotetico collezionista voglia farci sapere quante volte “Mondo sommerso” ha scritto di “corallari”. Ad ogni modo una fonte generosa di notizie sui corallari è il corallaro/scrittore Ninni Ravazza. In particolare il suo libro “Corallari” (appunto) pubblicato nell’ottobre 2004 per i tipi della Magenes Editoriale (via Mauro Macchi 50, Milano. Telefono 02 66710816, www.cosedimare.com www.nonsololibri.it ) riporta una bibliografia dalla quale si possono ottenere informazioni preziose.

 

… e sulle “teste di rame”

 Carissimo Ninì,

sono un tuo lettore da tanto tempo e sub adornato ormai da capelli grigi.

Ho scoperto di recente il mensile "virtuale" sott'acqua e sino stato felice sia perchè ti posso leggere mensilmente sia perchè ho trovato vari conoscenze tra cui Andrea Ghisotti, mio caro amico nonché mio istruttore, sia perchè ho incontrato nel tuo articolo altre inaspettate conoscenze: i palombari di Piombino. Pensavo fossero ormai estinti i palombari, invece a Piombino, insieme a Francesca Giacchè ho scoperto tempo fa che sono solo una razza in via di estinzione.

Mi ricordo i fratelli Simoni, da te citati, che ancora si immergono con il casco di rame ed anzi dicono che per fare certi lavori in porto, dove occorre stabilità, per loro è ancora uno strumento insostituibile. E soprattutto, mi dissero che per fare un lavoro fatto bene occorre essere senza guanti, facendomi vedere alcune abrasioni sulle dita.

Il loro babbo, Aladino, poi l'ho conosciuto nel 2003 a Piombino, nel corso di una serata organizzata dalla locale Lega Navale dove ha posato orgoglioso con la sua attrezzatura che aveva gentilmente prestato per l'occasione (Ti regalo una sua foto, vedi l'allegato).  Una novantenne ancora lucido, dotato di una cortesia e di una sensibilità che solo certe età possono  regalare  e solamente a pochi eletti. Si prestò cortesemente a tutte le nostre domande di appassionati di mare, raccontandoci mille aneddoti e mille storie sulla sua professione. In particolare parlando del piroscafo Washington  silurato davanti a Piombino durante la prima guerra e da lui successivamente ritrovato e demolito, ci raccontò delle balle di lana che rinvenne nelle stive e di come prezioso fosse quel  ritrovamento  nel  dopoguerra, quando tutto mancava e bisognava vestire figli per andare a scuola. Ebbene i figli di Aladino sono andati a scuola con i vestiti fatti con la lana trovata in un relitto affondata cinquanta anni prima. Come mi ricordo di una storia analoga raccontatami dalla figlia di un palombaro di Loano, in Liguria che ebbe un vestito fatto con la bandiera della marina tedesca trovata ancora intatta dal padre sul relitto dell'Oued Tyflet . Decisamente erano altri tempi e d altri uomini, grazie di averli ricordati!

Ciao!

marco.mazzotta@relitti.it

risponde Ninì Cafiero

Grazie di tutto. Con i fratelli Simoni, con Guido in particolare, ho del lavoro in corso: sto mettendo in  ordine i loro ricordi, con l’intenzione di cavarne un libro. Quando gli ho detto della tua lettera e delle faccenda delle balle di lana e della fotografia del babbo Aladino si son detti contentissimi e che se tu li vuoi contattare essi sono a disposizione (scrivimi di nuovo e ti darò le loro coordinate). Le balle di lana, però, ha detto Guido, non erano balle bensì rotoli di pezza di lana: dai quali effettivamente furono ricavati gli abiti di Guido e Piero. Rigorosamente neri, però (come la Ford modello T) poiché la lunga immersione e le circostanze dell’affondamento del Washington avevano scurito, e di molto, il tessuto. E l’unico modo per evitare che le macchie fossero visibili consisteva nel tingerlo tutto di nero.

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Abbonamenti...

Ho visitato il vostro sito ma non ho trovato le indicazioni per sottoscrivere un abbonamento.

Mi potete dire come fare?

Grazie.

Loretta Malan

 

risponde Paolo Bastoni

 

Cara Loretta, intanto siamo noi a ringraziare te per questa richiesta, segno dell’interesse che siamo riusciti a suscitare con il nostro lavoro. Comunque sono addolorato nel comunicarti che non è possibile stipulare nessun abbonamento... perché SOTTACQUA è un periodico che si offre ad una consultazione completamente gratuita!

Internet ci consente di vivere solo di pubblicità perché non abbiamo i costi di produzione di un normale periodico cartaceo e, in ogni caso, dato il fatto che nessuno di noi spera in un futuro da paperone con questo lavoro, tanto vale non cercar di fare nessuna “cresta” ed offrire il prodotto in forma, appunto, gratuita, d’altra parte la cosiddetta “free press” non l’abbiamo certo inventata noi...

Ti invito quindi a continuare a seguirci, ad andarti a cercare nei numeri già pubblicati, visto che, sempre grazie ad internet, i lettori possono prendere visione di tutto l’archivio (per ora, lo confesso, ancora abbastanza caotico e... garibaldino, ma quando sarà pronto il nuovo format...) senza appesantire le scansie delle loro librerie e senza dover pagare supplementi per arretrati e spese di spedizione.

Ma ti invito, soprattutto, a partecipare anche tu ai dibattiti che si possono sviluppare dalle pagine di SOTTACQUA visto che, a differenza di quanto spesso si legge sui vari periodici, noi VOGLIAMO fare politica: una politica a favore della nostra bistrattata categoria, a favore del mare e della sua tutela, leggi a questo proposito, per esempio, in questo numero le riflessioni di Angelo Mojetta, e prossimamente, dall’ormai imminente EUDISHOW, daremo vita anche ad iniziative che andranno in questo senso.

E, naturalmente, se verrai a Roma, vienici a trovare allo stand (Pad.1 st.A34): è anche bello poter conoscere direttamente chi ci legge.

In ogni caso ci ritroveremo sempre, ad ogni mese, su www.sottacqua.info...

Paolo Bastoni

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Interesse giurisprudenziale

Sono Martina, un' appassionata subacquea e una studentessa di Giurisprudenza. Sto scrivendo una tesi sulla responsabilità civile dell'istruttore e dell' accompagnatore subacqueo.
Avete del materiale da darmi? Qualche sentenza pronunciata in materia? Posso utilizzare gli articoli pubblicati nel Vostro sito?

Cordiali saluti
Martina

risponde l'avv. Cimino

Complimenti per la scelta di un argomento di tesi così interessante e nuovo. Ovviamente puoi utilizzare gli articoli della rivista limitandoti a citarne la fonte. Saremo lieti di collaborare con te, anche perché le tue ricerche potrebbero essere di particolare interesse anche per noi. Ti invitiamo a prendere contatto con noi e fissare un appuntamento che ti daremo volentieri per scambiarci idee e materiale.
 
Aldo Cimino

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Due commenti da un lettore:

 

In merito alla "fuga" di Andrea Ghisotti...

 

Caro Paolo,

nei pochi mesi di vita della tua rivista abbiamo rovesciato già torrenti di parole sulle riserve marine, parole sempre benevoli nel descrivere il concetto in se, spesso velenose nel commentarne la tormentata gestione, mai per puro spirito di polemica.

Leggendo l’intervista ad Andrea Ghisotti qualche riflessione mi è naturalmente venuta in mente.

Per quanto influenti siano il pensiero e l’esempio di un personaggio della sua rilevanza, nulla valgono se restano una voce isolata dal coro. Forse gli altri operatori diretti di settore si negano per timore di peggiorare la situazione, o forse accettano in modo indolente qualsiasi vessazione perché è nello spirito italico comportarsi così. In tutti i casi il loro silenzio è colpevole,perché avvalla in modo complice una gestione dei beni territoriali (in questo caso marini) demenziale.

Andrea Ghisotti afferma di essere arrivato al punto di cercare migliori condizioni di lavoro all’estero, guarda caso in Egitto,dove da nord a sud esiste una regolamentazione rigida ma unica. Dobbiamo imparare proprio da tutti come si sta al mondo?

Per imparare però è necessario essere provvisti di buona volontà e cervello, merce introvabile tra chi decide all’asciutto le sorti della subacquea in Italia.

Siamo tornati al medioevo, in una Italia frammentata in feudi; il Principato di Portofino, il Granducato di Tavolara e di Giannutri. Ogni vassallo crea la propria roccaforte emanando decreti.

Da nord a sud, lungo tutto lo stivale coinvolgendo sempre le capitanerie di porto, di fatto costrette ad accettare per la loro stessa struttura i “suggerimenti degli esperti”.

Sappiamo che non esiste una legge nazionale per colpa dello storico disinteresse dei mentecatti che ci governano ,nemmeno in grado di scimmiottare quello che di buono si fa in paesi che alla subacquea sono arrivati quarant’anni dopo di noi!

Considerato che ADiSUB ha dimostrato che finalmente le varie didattiche possono convivere senza ricorrere al coltello (FIPSAS ,sempre brillante per la propria assenza e indolenza ha molte colpe considerato che è Federazione Nazionale con tanto di cerchi olimpici sullo stemma), si faccia una riunione a livello nazionale di veri addetti ai lavori ,si decidano le regole e si obblighi il ministro dell’ambiente a portarle in parlamento e trasformarle in legge di Stato, stabilendo finalmente un modus operandi alleggerito dalle sovrapposizioni di competenze e unico in tutta Italia,non solo a livello di aree pregiate.

Chissà che Ghisotti non ci ripensi e resti qui a continuare il suo lavoro,che come tutti dovrebbero avere capito non è solo un mero fatto commerciale ma un vanto per la nostra storia subacquea.

Cordiali saluti

 

Alberto Sandri

 

risponde Paolo Bastoni

 

Caro Alberto, mi sembra che anche questa volta tu colga con lucidità la situazione denunciata da un personaggio che certo ha contribuito concretamente alla causa della tutela e della valorizzazione del mare molto più di tanti tromboni che pontificano senza – magari – aver mai messo il naso sott’acqua.

C’è una situazione che definisci alla perfezione citando il ritorno ai vari Granducati, nei quali i signorotti locali amministravano a loro piacimento la “loro” giustizia. In effetti una cosa alla quale non molti pensano è che è stato proprio grazie a quella improvvida “devolution” (che orrore l’uso di termini inglesi anziché un italianissimo “decentramento”) che l’Italia sta tornando ad essere, sotto molteplici aspetti (che non coinvolgono solo noi subacquei), quell’agglomerato geografico di differenti amministrazioni che è sopravissuto fino a metà ottocento (certo che l’unione d’Italia è durata ben poco!) in maniera senz’altro antistorica, in un mondo che sta andando nella direzione opposta.

Questo processo politico-amministrativo ha fatto sì che, davvero, le singole amministrazioni potessero legiferare per conto proprio su argomenti come questi richiudendosi a riccio sui benefici che Madre Natura ha concesso loro e non, per esempio, a noi popoli padani che il mare ce lo sognamo, evidentemente una Nemesi nei confronti di chi quella legge l’ha voluta a spada tratta...

In ogni caso SOTTACQUA intende dare spazio e voce a chiunque ma intende portare avanti una propria linea che vada nella direzione di favorire – al tempo stesso – una saggia operazione di educazione e di tutela ma anche una fruizione da parte di tutti i subacquei senza confini né barriere e senza pregiudizievoli divieti posti da incompetenti e balzelli vessatori (per la serie: ”chi paga non inquina chi non paga inquina...”).

SOTTACQUA sta andando incontro ad un rinnovamento estetico e funzionale, in occasione del suo primo compleanno, che ci servirà a funzionare meglio e nel cassetto ci sono alcune iniziative che vanno proprio nella direzione che ho detto, alle quali stiamo preparandoci a dar vita, per cui invito te, e gli altri lettori, a seguirci nei prossimi mesi nei quali cercheremo di portare il nostro modesto contributo con gli strumenti che ci sono propri.

E se qualcuno pensa che questo sia fare politica sbaglia: questo vuole essere soltanto la difesa della possibilità di godere del mare liberamente sia da parte di chi scrive sia di chi legge contro legislatori incompetenti pseudo-esperti o, peggio, con la malafede di chi vede noi subacquei solo dei polli da spennare.

 

Paolo Bastoni

 

 

 ... e a proposito delle Mauritius di Leonardo "Ermanno" Olmi

Nel numero di Ottobre di SOTTACQUA compariva un reportage a firma di Ermanno Olmi sulla destinazione turistica di Mauritius, nell'arcipelago delle Mascarene.
Invogliato dalla descrizione allettante del sito ho deciso di trascorrervi una settimana in occasione delle festività natalizie. Mi ero proposto di rivivere il viaggio suggerito da "SOTTACQUA" dal punto di vista di chi accetta il consiglio e prova di persona; una specie di verifica sul campo al di qua della barricata.
Che dire? Rileggendo a posteriori l'articolo di Olmi mi sono reso conto che tutto quanto descritto corrisponde totalmente a quanto è possibile trovare sull'isola. Nessuna esagerazione o imprecisione da parte dell'autore del reportage, tanto da non lasciare spazio a  nuove considerazioni,salvo forse una mancata menzione allo stato di indigenza degli isolani che in alcuni punti meno "turistici" lasciano intravedere  la polvere della povertà sotto il tappeto. Ma per me questi particolari rendono più "vera" la scoperta di  Mauritius ,un isola contraddittoria, tanto bella e piena di sorprese.
Sulle immersioni invece qualcosa da dire l'avrei. So che lo scopo di una rivista che tratta di subacquea non è certo quello di mortificare un area turistica,ma se qualcuno mi chiedesse se vale la pena di andare a Mauritius solo per immergersi risponderei di no.
I siti di immersione citati da Ermanno Olmi sono tra i migliori dell'isola,li ho provati. Ma la cosa finisce lì. I coralli non attecchiscono,nonostante correnti e temperatura dell'acqua lo consentano. Chissà perché. Per chi ,come me,è costretto a leggere il giornale con le lunette, le micromeraviglie descritte nell'articolo sono off limits. Ho visto molte murene assalite da gamberetti pulitori, una inusuale concentrazione di Pterois ,un grosso cannone finito a mare chissà come e poco altro. Grande competenza invece riconosco al diving
center di Pierre Szalay, un sub che fu amico e collaboratore del compianto Jacques Mayol. Ma da solo non basta a fare di Mauritius un sito subacqueo spettacolare.
Vediamola così: si va a Mauritius per godersi un'isola tropicale meravigliosa, poi si fa qualche immersione tanto per non perdere il vizio. Vedendo le cose in quest' ottica non mi rimane che ringraziare Ermanno Olmi per avermi ispirato questo viaggio.
Saluti a tutta la redazione,

Alberto Sandri

risponde Leonardo "Ermanno" Olmi

Egregio Sig. Sandri,

sono io che La ringrazio per i suoi commenti, a nome mio e di tutta la redazione, in quanto a noi che amiamo il nostro lavoro fa sempre piacere leggere dei commenti dai nostri lettori ed avere dei riscontri, sia positivi che negativi. D'altronde ognuno ha il sacrosanto diritto di avere i suoi gusti e di dire la sua. Comunque noto con piacere che i Suoi commenti sono in linea con quanto da me proposto. Purtroppo molte delle destinazioni subacquee tropicali che visitiamo convivono con la povertà e la miseria delle popolazioni locali, ma direi che Mauritius è una delle meno affette da questo problema. Inoltre sono assolutamente d'accordo con Lei per il fatto che Mauritius non rientri tra le Top Class World Dive Destination, ci mancherebbe. Queste destinazioni sono ben altre, ma il mare è grande e trovo giusto consigliare ogni tanto anche quelle destinazioni dove non vi sia solo subacquea, ma che questa diventi, in alcuni casi (come ha giustamente detto anche Lei) un aggiunta al viaggio. Altrimenti come faremmo a giudicare il meglio? Comunque mi creda che nelle poche immersioni che si possono fare in una sola settimana, a Mauritius o in qualsiasi altro luogo, il panorama subacqueo visibile non è poi così immenso. Inoltre ogni stagione, ogni condizione del mare ed ogni singola immersione sono sempre diverse ed offrono spunti che cambiano di continuo. Sono convinto che se Lei facesse di nuovo quelle stesse immersioni per la seconda volta in un altra occasione, scoprirebbe cose diverse ed apprezzerebbe ancora di più Mauritius. Comunque continui a leggerci e vedrà che la porteremo ancora in tanti altri bei mari.

Un sincero saluto e Buon Anno,

Leonardo Olmi

 

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Due risposte dell'avvocato

 

Spesso capita di imbattersi in elementi a dir poco "onnipotenti" nel caso specifico, il gruppo è tenuto ai consigli della guida che durante il brifing illustra l'immersione, in fase di immersione non può rincorrere le pecorelle smarrite come un cane pastore (credo che l'unico sistema funzionante sia l'approntare (come del resto si fà per i corsi didattici) la figura della scopa cioè un istruttore (in questo caso guida/accompagnatore esperto in grado di  risolvere i casi più disparati con il numero del gruppo limitato a massimo 6 ogni guida......sappiamo entrambi dell'utopia appena scritta, è chiaro che quando si parla di brevetti a subacquei esperti (aiuto istruttore/guida/istruttore....affrontiamo l'immersione con un "dato per scontato"  facendone poi un mea culpa semplicemente perché di per se dovrebbero sapersi autogestire... e saltare le tappe come in questo caso....mah diciamo che andrebbe approfondito il caso....le tappa è saltata per inconveniente all' attrezzatura??? o altro?? il compagno??? doveva rimanere con Mario credo che la responsabilità della guida sia molto labile...... ma che in fondo "forse" qualcosa ha sbagliato... i gruppi devono essere compatti... ci fermiamo con le scuse più banali a volte facendo vedere quello che non c'è.... (ma intanto si ricompatta il gruppo).....sono curioso di saperne di più

grazie

 

Daniele Rosati

 

risponde l'avv.Cimino

 

Caro Daniele, l'impostazione del tuo ragionamento, anche nelle varie ipotesi e perplessità manifestate, è comunque alquanto corretta. Nel prossimo numero della rivista darò la soluzione, per tutti i lettori, del caso giudiziario esposto, e lo commenteremo, approfondendo anche i temi da te sollevati. 

 

 

Vi ho conosciuto alla presentazione all’adisub e ho trovato subito molto interessante la vostra rivista.
Sono un istruttore sub per passione e dedico a questa attività molto del mio tempo libero. Nei week-end faccio la guida presso un diving in Liguria.
Mi è capitato spesso di avere al seguito subaquei un po’ indisciplinati che tendono a sforare la quota o a rimanere in dietro. Premesso che sul parco di Portofino il numero di clienti che capita di guidare è limitato, max 5 persone Cerco sempre di ricompattare il gruppo ed eventualmente torno indietro a cercare i mancanti. Con subaquei particolarmente indisciplinati (normalmente sono persone che conosco bene e so avere una certa esperienza) dopo 2 o 3 richiami me ne frego e li lascio andare per i fatti loro.
Comunque nel caso descritto nell’articolo credo che la guida potesse essere ritenuta responsabile di eventuali incidenti occorsi al cliente in seguito al essersi smarrito e non al fatto ce si è fatto i cavoli suoi e non è neanche stato in grado di portare a termine correttamente il profilo di immersione.

Riccardo Angiolini

risponde l'avv.Cimino

 

Caro Riccardo, la prima parte del tuo discorso pare abbastanza corretta (dipende da come pianifichi la immersione e dalle istruzioni che dai nel briefing, oltre che dagli obblighi che ti assumi). La seconda parte meriterebbe un chiarimento: dovresti spiegare meglio la distinzione che vedi tra la responsabilità per incidenti occorsi al cliente disperso, che ritieni sussistere, e quella per cui il cliente si è fatto i cavoli suoi e non ha errato il profilo di immersione.

Sul prossimo numero della rivista pubblicheremo la soluzione del caso. Nel frattempo saremo lieti di ricevere le tue precisazioni e approfondire con te il punto.

 

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Qualche quesito per Ninì Cafiero

 

1) Salve,

innanzitutto complimenti per il portale, con la speranza che mantenga i propositi iniziali e non faccia la triste fine che hanno fatto alcune riviste del settore come per esempio la gloriosa "Mondo Sommerso", oramai ridotta a un banale depliant patinato.

Cortesemente desidererei porgerLe due domande:

 

1 - Quanto possono valere le prime quattordici annate complete (primo numero compreso) della rivista "Mondo Sommerso". Sia chiaro non ho intenzione di venderle ma giusto per conoscerne il valore.

2 - Come posso procedere all'acquisto del libro "Il timone di Enea".

 

Cordialmente La ringrazio, augurando a "SOTTACQUA" ogni traguardo.

 

Francesco Caloro

 

 

 

2) Gent.le Sig. Cafiero:
riconoscendo la sua grande esperienza in materia di subacquea e storia della subacquea vorrei porLe alcune domande:
1- saprebbe indicarmi il modo per entrare in possesso del video di Cousteau che narra le vicende del corallaro corso T.Recco andato in onda qualche tempo fa su Rete 4 nella serie L'altro azzurro? Il video si intitola Le fou du corail
2- in merito al libro di L.Fusco, Il timoniere di Enea, quando sarà
disponibile nelle librerie?


Ringraziandola per l'aiuto che vorrà concedermi e scusandomi per il tono da telegramma usato nella presente le porgo distinti saluti.

 

marcosub74@fastwebnet.it
 

 

 

risponde Paolo Bastoni

 

Prima di lasciar la parola a Ninì una breve precisazione su una definizione del sig. Caloro: ringrazio anche a nome di Ninì per i complimenti ma ci tengo a sottolineare che SOTTACQUA NON È un "portale". Il nostro è un giornale, regolarmente iscritto al Tribunale di Milano, che deve quindi soggiacere alle varie leggi che regolano la possibilità di realizzare una pubblicazione, il direttore è un giornalista, come vuole la legge, come giornalisti sono quasi tutti i collaboratori, ovvero gente che questo fa per lavoro, a cominciare da Ninì Cafiero che possiede un curriculum professionale che pochi (non certo il sottoscritto!) possono vantare. Se qualcosa che compare sulle pagine di SOTTACQUA non raccoglie il gradimento di qualche interessato c'è, appunto, un Tribunale che giudicherà (da qui la definizione di "direttore responsabile") e un Ordine professionale che può arrivare a sanzionare pesantemente. Il tutto a garanzia dell'affidabilità delle informazioni fornite ai lettori. Questo non significa che i portali - che sono altro - non siano affidabili, solo che non hanno controlli di questo tipo.

 

 

risponde Ninì Cafiero

 

Caro Francesco,

grazie per i complimenti, ed eccoti quello che ti posso dire:

1) Non lo so e non oso immaginarlo. Io la mia collezione (completa di numero 1) la persi nel corso di uno dei miei innumerevoli traslochi tra Roma e Milano. Credo si possa risolvere il problema pubblicando un annuncio sullo stesso "Mondo sommerso" del tipo "Si propone al miglior offerente..."

2) È in faticosa gestazione una seconda edizione del "Timoniere di Enea". Non appena sarà disponibile glielo faremo sapere.

 

Caro "marcosub74",

riguardo alle tue domande:

1) Il video di Cousteau "Le fou du corail" (ma non è, per caso, Les Fous, al plurale?). Ho cercato in rete, navigando in un oceano vasto quanto il Pacifico di cose  (film, libri,,,) concernenti le Comandant. Su Amazon, e-Bay e simili si trovano dei cofanetti di DVD, mai il singolo filmato. Niente in italiano, ma in francese, inglese, tedesco. Dovresti avere la pazienza di farti la ricerca a misura delle tue esigenze. Io non posso sapere se, per esempio, ti va bene un cofanetto in francese. Il materiale disponibile è sterminato, ma restringendo via via la ricerca dovresti riuscirci: Cousteau>Les Fous du Corail, DVD eccetera.

2) Il timoniere di Enea: teniamo in evidenza il tuo nominativo, come ho già detto anche a Francesco, altri ce lo hanno chiesto: quando sarà disponibile SOTTACQUA lo comunicherà ai suoi lettori.

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Indirizzate le vostre considerazioni, critiche, commenti, richieste a:

 

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