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TUFFIAMOCI NEL MONDO DELL'APNEAIncomincio questa mia avventura nella carta stampata, anche se in questo caso virtuale, in maniera un po’ imprevista, ed in maniera avventurosa! Come spesso accade nella mia vita. Incominciamo dall’inizio, mi chiamo Leonardo D’Imporzano, 25 anni, studente in medicina proveniente da Lerici. Mia grande passione? Gli sport, soprattutto quelli a contatto con l’elemento acqua. Sono, come volgarmente si dice un modesto “bombolaro” ed un apneista…anche se dalle bellezze dei fondali delle Cinque Terre, dell’isola Palmaria o di Lerici, che mi circondano, ho deciso di cimentarmi con l’apnea estrema: immersioni sotto il ghiaccio. Pratica che mi ha permesso, recentemente, di conquistare la miglior prestazione mondiale di immersione senza pinne “under ice” convalidata dal giudice e presidente Aida, Bill Stromberg. Oggi, grazie al direttore di questa rivista, sono il “titolare” di questa nuova rubrica dedicata all’apnea, quindi, se quello che scriverò non dovesse piacervi, oppure avrete da lamentarvi, rivolgetevi pure a Paolo Bastoni, la colpa è la sua. La mia “mission” come si dice in ambiente social-marketing, è quella di presentarvi il mondo dell’apnea di oggi: le sue discipline, le nuove tecniche d’immersione, i protagonisti della “new generation” il tutto condito da un po’ di sano gossip che non guasta mai. Perché sebbene le disfide che abbiamo nella nostra memoria siano abbastanza recenti (Mayol-Maiorca, Pipin-Pelizzari) oggi l’apnea è per gran parte diversa. Le profondità sono aumentate vorticosamente, sono aumentate a dismisura le discipline (molti ricordano l’esistenza solamente del “No Limits”, altri invece affiancano ricordi sull’esistenza anche del variabile e del costante) e non si parla più di dualismi visto il numero di atleti di ambo i sessi che si contendono regolarmente primati a suon di metri. Siamo di fronte ad un nuovo concetto di apnea che accomuna sport, attività ludica ma anche ricerca medico-scientifica. Pratica che dopo Pelizzari ha incominciato un lento declino, che, come ha rilevato Ninì Cafiero proprio su questa rivista in una splendida metafora, l’apnea ha seguito l’epopea dei viaggi nello spazio: dopo i clamori dello sbarco sulla luna, i successivi “allunaggi” sono apparsi come semplice routine. Aggiungo, che attualmente, solo gli sfortunati incidenti come quello accorso a Audry Mestre, o più recentemente a Loic Leferme, riscuotono spazio, per quel gusto del morboso che ormai la nostra società porta dentro di sé. Ebbene, cercheremo attraverso questa rubrica, che è una goccia d’acqua nell’oceano (tanto per rimanere in tema) di portare un po’ di spolvero a questo pratica.
Incominciamo ufficialmente questa rubrica dedicata all’apnea parlando delle discipline che attualmente sono presenti nel panorama delle competizioni e quali circuiti esistono. Partendo dalla fine, vi sono due principali circuiti, il primo quello ufficiale CMAS, al quale fanno riferimento gli atleti della nazionale FIPSAS, l’altro all’AIDA, che è l’International Association for the Developement of Freediving presieduta attualmente dallo svedese Bill Stromberg.
L’Aida è anche l’unica organizzazione che riconosce e certifica i record compreso il “No Limits”. Tra le due organizzazioni abbiamo anche una diversità nelle discipline praticate e per le simili, due differenti classifiche ed ovviamente differenti albi dei records. Partendo dall’Aida, le discipline ufficialmente riconosciute sono 8: · 1. Il Costante senza pinne. (CNF) L’apneista discende e risale dalle profondità utilizzando solamente la forza dei propri muscoli, senza l'uso di propulsori, equipaggiamente, al di fuori dei propri muscoli e senza tirarsi lungo il cavo. L'Assetto Costante senza Pinne è senza dubbio la disciplina più difficile, proprio per l'assenza di materiale che aiuti la propulsione e richiede un'ottima acquaticità, tecnica e coordinazione. · 2. Il Costante con le pinne. (CWT) L'apneista discende nelle profondità con l'aiuto delle pinne o del monopinna, aiutandosi con il movimento delle braccia. Nella risalita è vietato il contatto con il cavo. E' senza dubbio la disciplina più comune e praticata. L'apneista si muove in posizione orizzontale sotto l'acqua, cercando di coprire la massima distante possibile. Qualunque tipo possibile di propulsione aggiuntiva è proibito. 3. La dinamica senza pinne. (DNF) anche se a me piace definirla apnea lineare, in quanto tutte le apnee, esclusa la statica sono appunto dinamiche. E’ la più naturale delle discipline e si basa solamente su un'ottima tecnica di movimento. L'Apneista in posizione orizzontale cerca di coprire la massima distanza possibile. 4. La dinamica con le pinne. (DYN) L'Apneista in posizione orizzontale cerca di coprire la massima distanza possibile. · 5. L’Apnea statica. (STA) L'Apneista trattiene il suo respiro il più a lungo possibile, immergendo il suo apparato respiratorio e galleggiando sulla superficie. L'Apnea statica è l'unica che misura il tempo di immersione. 6. L’Immersione Libera. (FIM) L'Apneista discende nelle profondità senza l'aiuto di nessuna attrezzatura ma solamente tirandosi lungo il cavo, sia in discesa che in risalita. L'immersione Libera è la disciplina che regala le più pure sensazioni, poiché la velocità di discesa e di risalita dipende esclusivamente dalle capacità di ciascun apneista. 7. Assetto variabile. (VWT) L'Apneista discende con l'aiuto di una zavorra, massimo 30 Kg che lascia sul fondo e torna in superficie solamente usando braccia e/o gambe, tirandosi o no, lungo il cavo. Si usano speciali slitte molto idrodinamiche. 8. No Limits. (NLT) L'Apneista discende con l'aiuto di un peso e ritorna in superficie con un metodo a sua scelta. Si scende con una slitta e si ritorna in superficie con un pallone, una muta con compartimenti gonfiabili, o qualunque altra cosa che può passare per la mente. L'Apnea Costante con le Pinne, assieme alla Dinamica senza Pinne e all'Apnea Statica fa parte delle discipline delle competizioni a squadre nazionali. La FIPSAS, rappresentante italiano della CMAS, riconosce meno discipline (6): Apnea dinamica con attrezzi, (però in due versioni: piscina e mare), Apnea statica, Apnea in assetto costante con attrezzatura e due discipline completamente diverse, il Jump Bleu e novità di quest’anno la Skandalopetra. Il Jump Bleu:
Il Jump Bleu si può definire un percorso dinamico orizzontale in apnea, con pinne o monopinna, a 15 metri di profondità seguendo un percorso prestabilito. Il campo gara è formato da un cubo costituito da otto spezzoni di cima bianca dalla lunghezza di 15 metri, uniti fra loro che formano un cubo appunto di 15 metri per ogni lato. L’atleta partendo dalla boa di partenza, in superficie, deve raggiungere e toccare un piattello posto alla fine della cima a -15 metri e da quel momento pinneggiare lungo il quadrato. Vince chi percorre il tragitto più lungo, considerando che alla fine del suo percorso sul fondo deve riguadagnare la superficie in sicurezza.
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L’immersione con
Skandalopetra invece,
è un
pietrone, di solito di marmo o di granito di un peso
tra
gli 8 e i 12
kili, con gli angoli arrotondati ed
una forma idrodinamica. A livello internazionale, la CMAS fa competere i suoi apneisti solamente in due discipline: Apnea dinamica con pinne e Jump blue. Anche se, poiché Francia e Italia hanno inserito nei loro calendari la Dinamica senza Pinne, si può ben sperare in un inserimento di tale disciplina nei prossimi giochi mondiali della CMAS. In questo momento le migliori prestazioni mondiali nelle varie discipline sono:
Assetto costante senza Pinne: (CNF) 83 m Herbert NITSCH e 56 m Sara CAMPBELL
Assetto Costante con le Pinne: (CWT) 112 m Herbert NITSCH e 90 m Sara CAMPBELL
Dinamica senza Pinne: (DNF) 186 m Stig SEVERINSEN e 149 Natalia MOLCHANOVA
Dinamica con Pinne: (DYN) 244 m Dave MULLINS e 205 m Natalia MOLCHANOVA
Apnea Statica: (STA) 10 min 4 sec. Stephane MIFSUD (non riconosciuto Aida) 8 min 00 sec. Natalia MOLCHANOVA
Immersione Libera: (FIM) 107 m Carlos COSTE (non riconosciuto Aida) 81 m Sara CAMPBELL
Assetto Variabile: (VWT) 141 m Gianluca GENONI (non riconosciuto Aida) e 122 m Tanya STREETER
No Limit (NLT) 214 m, Herbert NITSCH e 160 m Tanya STREETER
Pochi lo sanno, ma nel
lontano 1900, alle Olimpiadi di Parigi, all’interno del programma fu
inserita l’apnea. La specialità, diversamente da quanto precedente visto,
consisteva in un mix tra statica e dinamica: si assegnavano due punti per
ogni metro percorso ed un punto per ogni secondo che l’apneista riusciva a
passare sott’acqua. Qui di seguito, i primi tre classificati. Le difficoltà di questa prova risiedevano anche nella tenuta sportiva, solo il costume e dal luogo della prova, la Senna. Anche all’Olimpiade di Saint Louis (USA) del 1904, ci fu una prova di apnea denominata “Plunge for distance”. Una gara nella quale gli atleti sfruttando esclusivamente l’abbrivo del tuffo di partenza, dovevano coprire la maggiore distanza rimanendo immersi. Dalle edizioni successive, l’apnea non fu più presente, poiché non riscuoteva appeal sul pubblico in quanto gli atleti passavano tutto il tempo della prova, ovviamente, lontano dalla vista del pubblico. Chissà se oggi, con le nuove tecnologie, l’apnea potrebbe tornare alle Olimpiadi.
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