anno II n°.13 marzo 2008

 

 

RUBRICHE - BIOLOGIA

 

FOTOGRAFI IN GIUGNO ALL'ELBA CON SOTTACQUA - SCOPRITE LE NUOVE INIZIATIVE DEL NOSTRO MENSILE! - FIRMATE IL MANIFESTO DELLA SUBACQUEA

 

copertina: monitoraggio

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a cura di Angelo Mojetta

Con grande soddisfazione mettiamo a disposizione di tutti i subacquei questo documento che gli Autori che ci hanno concesso dopo la pubblicazione avvenuta sul Notiziario della Società Italiana di Biologia Marina. L'argomento è di sicuro interesse ed è uno dei punti su cui da anni personalmente ho insistito di più, conscio che la protezione e la conoscenza del mare passano anche dalla consapevolezza del contributo che mondo scientifico e ambientale possono ricavare dalla collaborazione con i subacquei, più sensibili ed evoluti di quanto alcuni ancora credono.

Noi di SOTTACQUA su questo siamo più che disposti  a scommetterci e a dare spazio a ogni iniziativa tesa a valorizzare questo rapporto e le componenti più attive e serie del mondo della subacquea.

Angelo Mojetta

 

Coinvolgimento dei subacquei sportivi NEl Progetto monitoraggio dell’ambiente costiero (MAC)

Il progetto

È ormai accettato che conservare la biodiversità rappresenti una responsabilità che deve essere recepita a livello locale, nazionale e globale. L’Italia è stato uno dei 159 paesi che hanno sottoscritto la Convenzione sulla Biodiversità biologica di Rio nel 1992, impegnandosi a produrre un Piano d’Azione sulla Biodiversità nazionale. L'Italia ha ratificato questa convenzione con la L. n.124 del 14 febbraio 1994 e ai sensi delle Direttive 92/43/CEE e 79/409/CEE ha segnalato alla Commissione Europea un elenco dei Siti di Importanza Comunitaria (SIC) e Zone di Protezione Speciali (ZPS), comprendenti anche alcuni siti marini costieri. Tra gli ostacoli maggiori per l’implementazione dei piani d’azione per specie ed habitat marini vi sono le scarse conoscenze disponibili riguardo l’estensione, la distribuzione e la dinamica di tali habitat e specie. A complicare tale scenario si aggiunge l’anomalo riscaldamento del pianeta che sta rapidamente modificando gli equilibri di numerosi ecosistemi, tra cui quelli marini. Il monitoraggio di tali ambienti è l’unico sistema che consenta di comprendere i cambiamenti in atto, ma l’estensione delle coste italiane e il ridotto numero di ricercatori subacquei non consentono un’adeguata capillarizzazione dei rilievi.

Quello che servirebbe per affrontare adeguatamente lo studio della distribuzione delle specie e le loro dinamiche è una stretta collaborazione tra ricercatori e volontari. Il ruolo di questi ultimi dovrebbe essere anche quello di “sentinelle”, in grado di percepire e segnalare le anomalie sulla base della loro esperienza. Un censimento diffuso di diversi organismi e un costante monitoraggio di alcune aree possono fornire informazioni importanti sulla distribuzione e sui cambiamenti in corso, sia naturali sia dovuti all’impatto antropico, da cui trarre utili indicazioni per la gestione della fascia costiera, soprattutto nelle aree protette.

Esperienze di questo tipo sono in corso in diverse parti del mondo, tra gli esempi più significativi si possono citare quello della NOAA nell’ambito dei santuari marini americani (www.volunteer.noaa.gov/ocean_sanctuaries.html), il progetto NELOS per le coste belghe ed olandesi (biologie.nelos.be), il SEASEARCH inglese (www.seasearch.org.uk) ed i REEF CHECK che si svolgono ormai in tutto il mondo (www.reefcheck.org).

Il progetto italiano di Monitoraggio dell’Ambiente Costiero MAC (proposto da ricercatori del DIPTERIS - Univ. di Genova -, DISMAR - Univ.Politecnica delle Marche- e CIRSA - Univ. di Bologna-) nasce dal desiderio di numerosi subacquei di contribuire alla tutela dei fondali sia attraverso l’opera di divulgazione e sensibilizzazione sia tramite la collaborazione con i ricercatori ed i gestori delle coste. Il progetto prevede il coinvolgimento di subacquei sportivi la cui attività è organizzata sul territorio nazionale da referenti territoriali, in genere subacquei appassionati, guide o istruttori appartenenti a qualsiasi didattica ai quali è fornita un’opportuna preparazione attraverso un breve corso.

MAC è un progetto nazionale rivolto ai volontari subacquei che desiderano conoscere e far conoscere l’ambiente marino e che vogliono così contribuire alla sua salvaguardia. Il progetto è modulare e si articola in tre parti principali: i) Censimento visivo ii) Monitoraggio di stazioni fisse iii) Rilievo di temperatura lungo il profilo d’immersione.

Il censimento visivo ha per scopo la raccolta d’informazioni sulla distribuzione geografica e sulle variazioni d’abbondanza nel tempo di alcune specie o gruppi di specie selezionati per il loro particolare interesse ecologico e/o protezionistico e la facilità d’identificazione. I taxa selezionati sono 24 d’interesse nazionale a cui ne sono stati aggiunti 15 specifici per l’Adriatico settentrionale (www.progettomac.it). La scelta delle specie da monitorare ha diverse motivazioni: sono specie particolarmente suscettibili a diverse tipologie d’impatto antropico (inquinamento, pesca sportiva o professionale, urbanizzazione delle coste, ecc.), specie esotiche, specie sentinella di “cambiamenti globali” come il riscaldamento delle acque, o specie protette. Per ognuna è particolarmente importante conoscerne meglio la distribuzione e seguirne l’evoluzione nei prossimi anni.

Ciascun subacqueo utilizza sott’acqua delle schede plastificate su cui è possibile annotare, oltre ai dati d’immersione, la presenza/assenza e l’abbondanza stimata degli organismi su cui egli ha focalizzato la sua attenzione.

Ogni subacqueo durante l’immersione può rivolgere l’attenzione verso una, alcune o tutte queste specie, a seconda della propria preparazione, interesse personale, capacità di riconoscimento ed eventuali indicazioni fornite dal referente prima dell’immersione. Solo per le specie realmente conosciute e cercate viene fornita una stima indicativa dell’abbondanza secondo lo schema riportato nelle apposite schede. Il dato più importante è però l’assenza di una specie realmente cercata. Tutti i dati, compresi quelli d’immersione ed eventuali commenti, vanno inviati attraverso il sito web dal singolo operatore o da parte del referente, il quale si dovrà però astenere dal modificare i dati fornitigli. La ragione è semplice, chiunque può commettere errori ed imprecisioni, ma questi errori individuali, commessi da persone diverse, rientrano nell’imprecisione del “metodo”.

Il monitoraggio delle stazioni fisse ha per scopo lo studio dei cambiamenti dei popolamenti nel lungo periodo. Questo rappresenta una parte molto importante e originale del progetto. I rilievi sono eseguiti almeno 4 volte all’anno da squadre di volontari appositamente addestrati. Il campionamento avviene mediante lettura visiva di quadrati casuali di 50×50 cm annotando la presenza/assenza di organismi appartenenti ai principali gruppi tassonomici. Profondità ed inclinazione dei quadrati sono definiti a priori, sito per sito, dopo un rilievo preliminare condotto dai ricercatori.

La località è ritenuta idonea al monitoraggio quando presenta le seguenti caratteristiche:

·         facile accesso

·         frequentazione del sito almeno stagionale

·         possibilità di ritrovamento esatto dalla superficie

·         possibilità di segnalare il sito anche sott’acqua in modo da garantire il ritrovamento esatto della zona dopo avere localizzato e rilevato tramite GPS il sito, i referenti territoriali condurranno i rilievi per la prima volta assieme ad un ricercatore esperto, in modo tale da descrivere il fondale ed i popolamenti presenti, nonché uniformare la metodologia e chiarire eventuali problemi che possono nascere in relazione alle diverse località considerate.

I volontari compilano le schede, indicando con una semplice crocetta la presenza o l’assenza degli organismi elencati. Ogni volontario dovrà ripetere l’operazione 5 volte a tre profondità prestabilite se i rilievi sono condotti lungo pareti verticali o a tre distanze prestabilite da un punto noto se i rilievi avvengono su fondali pianeggianti. Ciascun subacqueo raggiunta la zona e la profondità/distanza prestabilita appoggia il quadrato in un punto a caso, verticale od orizzontale secondo quanto stabilito la prima volta, senza farsi influenzare dagli organismi che vede. Dopo aver compilato la prima colonna della scheda sposterà il quadrato e ricomincerà l’osservazione, così via fino al completamento del compito affidatogli. Per garantire la casualità dei punti si possono estrarre a sorte prima dell’immersione il numero di pinneggiate e la direzione tra ciascun quadrato, assecondando la morfologia e la pendenza del fondale.

Anche in questo caso, così come nei censimenti visivi, è indispensabile che ciascuno compia le proprie osservazioni individualmente, in modo indipendente dagli altri partecipanti.

In seguito i dati raccolti saranno copiati su un supporto cartaceo fornito dai referenti e immessi nell’apposita pagina del sito web (www.progettomac.it/), direttamente dai volontari o dal referente che ha in consegna il materiale.

La restituzione dei dati è quindi simile a quella prevista per i censimenti visivi, ma l’attuazione del monitoraggio richiede la partecipazione di volontari più motivati e preparati rispetto ai censimenti visivi. Questi ultimi possono essere praticati da chiunque abbia una buona conoscenza degli organismi che più frequentemente si possono incontrare sui nostri fondali mentre i rilievi di stazioni fisse richiedono una buona capacità di concentrazione, un buon assetto e soprattutto la capacità di riconoscere rapidamente alcune forme di organismi. Come si può osservare dalla scheda, non si tratta di singole specie, bensì di gruppi d’organismi accomunati dalla forma. Inoltre, mentre per i censimenti visivi i subacquei possono dedicarsi anche solo ad alcune delle specie previste e/o dedicare solo parte della propria immersione alle osservazioni, nel caso delle stazioni di monitoraggio il volontario deve saper riconoscere tutte le forme di vita elencate nella scheda e naturalmente dedicare quell’immersione completamente ai rilievi.

I referenti territoriali dovranno garantire rilievi almeno stagionali nei siti scelti e i risultati ottenuti rappresenteranno un utilissimo punto di riferimento per monitoraggi a lungo termine, riproducibili a distanza di anni anche da operatori diversi da quelli che hanno iniziato il lavoro.

Il rilievo della temperatura è condotto durante i censimenti visivi ed i rilievi nelle stazioni fisse utilizzando i termometri incorporati nei computer subacquei. Sebbene poco precisi questi strumenti consentono in ogni caso di valutare la profondità media del termoclino e la variazione complessiva di temperatura.

Scubapro-Uwatec mette a disposizione la sua tecnologia per la ricerca scientifica subacquea collaborando al progetto MAC. computer subacquei di ultima generazione memorizzano la temperatura dell’acqua durante l’immersione ogni 4 secondi. I dati registrati possono essere trasferiti sul personal computer (sistemi Windows o Mac OS X) tramite porta infrarossi, utilizzando il software SmartTrak o J-Trak. Nel logbook è registrata la data e l’orario, inoltre è possibile annotare la località e le coordinate geografiche in cui si è svolta l’immersione. Attraverso l’apposita procedura d’esportazione dei profili d’immersione, il programma fornisce tutti i dati di profondità e temperatura che possono essere inviati, tramite il sito web, ai ricercatori per le successive elaborazioni ed analisi. Queste informazioni sono di fondamentale importanza per interpretare i fenomeni d’innalzamento della temperatura in atto da ormai una decina d’anni. Tali anomalie hanno gravi ripercussioni sui naturali equilibri della flora e della fauna marina, determinando spesso estese morie di numerose specie. I risultati ottenuti da tale collaborazione rappresentano un valido strumento per poter prevedere fenomeni di questo tipo e forniranno un valido aiuto nella definizione di eventuali progetti d’intervento.

Obiettivi e risultati

Il progetto, avviato nel 2006, vede oggi il coinvolgimento 40 referenti territoriali e di oltre 200 volontari sull’intero territorio  nazionale. Essi stanno collaborando all’educazione ambientale ed alla raccolta di dati.. Attraverso il censimento visivo sono state condotte oltre 3000 osservazioni sulla distribuzione dei 39 taxa selezionati, per un totale di oltre 200 ore di osservazione. I dati pervenuti finora provengono da 17 province, in pratica da tutte le regioni che si affacciano sul mare, tranne Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Abruzzo, Molise e Basilicata. Le stazioni di monitoraggio a lungo termine finora attivate  sono 10. Per ciascuna stazione sono previsti da 1 a 4 siti di campionamento per un totale di 18 siti. In ciascun sito i rilievi sono stati condotti a 3 diverse profondità o distanze da un punto prefissato.

Oltre ad avere uno scopo scientifico, il progetto vuole rappresentare anche un valido strumento didattico da impiegarsi durante o al termine dei corsi di biologia marina realizzati dalle scuole subacquee.

Sono milioni i subacquei che ogni anno frequentano le coste di tutto il mondo, osservando i paesaggi sottomarini e le forme di vita che li popolano. Molti di loro, soprattutto i più esperti, dimostrano una gran passione per l’ambiente marino, uno spiccato interesse naturalistico ed una discreta conoscenza almeno degli organismi più comuni. Per questo spesso sono disponibili a collaborare con i ricercatori nei diversi campi, dalla biologia alla geologia ed archeologia, mettendo a disposizione le loro capacità subacquee e traendo soddisfazione dal loro impegno.

I risultati conseguiti dal progetto MAC consentono principalmente di aumentare i) la divulgazione della biologia marina tra i subacquei, ii) la sensibilizzazione verso problematiche ambientali come i cambiamenti climatici e iii) le informazioni sulla distribuzione degli organismi necessarie per documentare le variazioni nel lungo periodo.

Tali conoscenze potranno essere utili per la gestione delle aree marine protette e più in generale nell’ambito della gestione integrata delle zone costiere.

 Carlo Cerrano & Massimo Ponti

 

Dipartimento per lo Studio del Territorio e delle sue Risorse, Università di Genova

Centro Interdipartimentale di Ricerca per le Scienze Ambientali, Università di Bologna

 
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