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LE DIDATTICHE NELL’IMMERSIONE TECNICA PARTE 1Desidero ringraziarvi per l’attenzione e pazienza con cui seguite la mia rubrica, che mi sono di stimolo per continuare questa opera di informazione e divulgazione. Continuiamo il nostro viaggio nella subacquea tecnica parlando dell’evoluzione della didattica e delle organizzazioni che si sono dedicate al suo insegnamento in Italia e nel mondo. Dedicarsi alla immersione “tecnica” richiede un elevato grado di preparazione teorica e di addestramento, legato all’obbiettivo dell’immersione stessa. Infatti pur se l’immersione è condotta per divertimento, proprio perché resti tale, è necessario avere le necessarie cognizioni teoriche e pratiche, di conoscenza dell’attrezzatura, e aver acquisito la pratica opportuna.
Ricordiamo infatti che anche una
immersione a 40 metri condotta in aria necessita di attrezzature e metodi
adatti, per esempio, all’ambiente (es. immersione in relitti con
penetrazioni, grotta, ecc.) o
Alla fine degli anni ‘80 dello scorso secolo furono tracciati negli Stati Uniti i primi rudimenti di didattica volti a divulgare e condividere le conoscenze acquisite dai primi praticanti e per aumentarne la sicurezza, ad opera di personaggi che provenivano a vario titolo dal settore professionale o militare.
Abbiamo già detto che molte pratiche ed attrezzature proprie
dell’immersione tecnica derivano da quegli ambienti per poi evolversi ed
adattarsi ad un fine sportivo. Sono ad esempio tutt’ora utilizzate le
tabelle di esposizione all’ossigeno della americana N.O.A.A (National
Oceanic and Atmospheric Administration), che hanno avuto una divulgazione
mondiale proprio grazie alle didattiche tecniche.
Le sigle delle prime didattiche sono ancora oggi note ed operative: IAND (International Association of Nitrox Divers, poi divenuta IANTD International Association of Nitrox & Tecnical Divers), PSA (Professional Scuba Association), TDI (Technical Diving International), ANDI (American Nitrox Divers International). Sono legate a figure molto note nella subacquea quali Tom Mount, Dick Rutkowski, Bret Gilliam, Hall Watt per citarne alcuni. Loro primo obbiettivo fu quello di divulgare l’uso del Nitrox (aria arricchita di ossigeno) come miscela sicura e vantaggiosa per le immersioni ed introdurre l’uso del Trimix (miscela di ossigeno elio e azoto), ma anche di insegnare l’uso dell’aria “profonda”. Il primo manuale Nitrox “sportivo” infatti è del 1989. A
loro si deve anche una prima sistemizzazione dei corsi e dei livelli di
formazione, della pratica e delle necessarie abilità ed attrezzature
richieste. Si comprese subito la necessità di una qualche
standardizzazione non solo per mutuo riconoscimento ma anche per garantire
sicurezza, aggiornamento e divertimento in questa branca in continua
evoluzione.
All’inizio le didattiche ricreative (es. PADI per citarne una molto nota) non ritennero opportuno inserire alcun corso di immersioni con miscele nel loro percorso didattico per vari motivi, primo tra tutti l’esiguità del fenomeno e la non ancora certa e provata sicurezza. Il numero dei subacquei tecnici stava però crescendo, e le metodologie e conoscenze erano già sbarcate in Europa e nel resto del mondo. Già nel 1993 si parlava di scuola americana e scuola inglese. Le condizioni delle immersioni nel Regno Unito (relitti, mare torbido e spesso mosso, cavità sommerse e grotte, ecc) ben si adattavano ad essere condotte in configurazioni e metodologie proprie della subacquea tecnica. È di quegli anni l’arrivo della subacquea tecnica in Italia con le sigle delle didattiche americane, ma di questo parleremo nel prossimo numero della nostra rivista.
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