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UNA FOTO DI... LEONARDO OLMI
(macro Anemone Coloniale, Relitto Yongala, Australia) Questa foto è stata scattata in Australia sul famoso relitto della Yongala, misteriosamente affondata nel 1911, e ritrovata soltanto nel 1945 dopo anni di lunghe ricerche. Come si può intuire dallo sfondo scuro della foto, lo scatto è stato fatto durante un’immersione notturna, non molto semplice devo dire, come del resto tutte le notturne su questo relitto, che spesso è invaso da forti correnti e da scarsa visibilità. Normalmente, quando ci si immerge sullo Yongala, siamo ancorati con un catamarano o una barca da crociera sul relitto, in una zona di mare che in superficie può essere dominata da onde fastidiose. Quindi, la prima difficoltà l’ho incontrata nel raggiungere il relitto percorrendo una trentina di metri di cima in diagonale di notte con la mia custodia armata di doppi flash.
Con una mano tenevo la cima e con l’altra
la mia custodia. Una volta raggiunto lo scafo del relitto, a circa 20m di
profondità, ho iniziato a cercare questi bellissimi anemoni coloniali (Amphianthus
sp.) della dimensione di circa 4cm ciascuno, che avevo visto durante
la notturna del giorno prima, quando invece ero armato di un grandangolo
alla ricerca delle grandi razze che di notte fanno la loro apparizione sul
relitto. Quando si scende di notte con una
Durante questa immersione il mio scopo era
quello di fotografare questo tipo di anemone che non avevo mai visto fino
ad allora, ma per farlo dovevo, oltre a raggiungere il luogo dove l’avevo
visto, usare un approccio molto delicato per evitare, come succede con
molti altri tipi di anemoni, la chiusura dell’animale derivante dalla
sensazione di pericolo trasmessa dai suoi sensori. Per cui, non avendo un
rebreather, dovevo mantenere una respirazione molto delicata, espirare
molto lentamente per fare poco rumore con le bolle, e cercare di non
muovermi troppo per evitare spostamenti bruschi del corpo, principalmente
di mani e braccia, che risultavano trovarsi più vicini al soggetto. Con le
gambe e le pinne dovevo, allo stesso tempo, cercare anche di non poggiare
e quindi di non distruggere altre forme di coralli presenti sul relitto, e
vi assicuro che ce ne sono moltissimi, non basterebbero infatti dieci
notturne per fotografare tutte le meraviglie che popolano questo
meraviglioso relitto. La corrente, con forti movimenti di risacca, non mi
aiutava affatto, per cui il momento dello scatto doveva essere
sincronizzato con quello dell’avvicinamento al soggetto durante la spinta
della risacca. La scelta della pellicola, anche all’epoca (2003), è stata,
indubbiamente, una Fuji Velvia 50 ASA che ne esaltasse la saturazione e la
definizione, il tempo di scatto scelto era di 1/60 sec che poteva reggere
anche la foto in leggero movimento causato dalla risacca senza dare alcun
effetto mosso, ed il diaframma un f 16 che consentiva una buona profondità
di campo anche alle estremità dell’inquadratura.
Per questa immagine, come per molte altre,
il mio scopo primario, in qualità di autore di reportage che hanno lo
scopo di illustrare ai lettori di una rivista quello che si troveranno di
fronte ai loro occhi una volta raggiunta la destinazione scelta, è quello
di far capire loro, attraverso le immagini, un quadro generico che si
avvicini il più possibile alla realtà. Non a caso, anche il sottoscritto è
sempre stato attratto e spinto in certi luoghi da immagini e racconti di
quei colleghi e miti che lo hanno preceduto.
Quando posso, e l’organizzazione delle mie spedizioni me lo consente, mi affido all’aiuto di assistenti che mi consentono di scendere sott’acqua fino a tre custodie dotate tutte di doppio flash. Questo semplicemente perché il mio lavoro è di portare a casa in poco tempo (quindi a volte in poche immersioni, anche solo due o tre) un reportage che renda al meglio quella destinazione. Nelle tre custodie ho semplicemente ottiche diverse, due macro ed un grandangolo o viceversa, ma anche tre grandangoli o tre macro, a seconda di quello che offre il fondale dove m’immergo, potrebbe essere un posto da macro o da grandangolo. Ovviamente dipende anche dalle profondità, poiché le immersioni profonde non consentono il tempo necessario per fare molti scatti, e allora potrebbe bastare anche una sola custodia, casomai faccio più discese. Comunque, tutto questo è anche legato all’uso della pellicola, che come sapete non consente oltre i classici 36 scatti. L’uso della digitale, che utilizzo da quasi un anno, ha risolto questo problema, anche se solo relativamente in quanto si possono fare più scatti, ma se si usano i flash anche le batterie di questi limiteranno il loro uso e quindi il numero di scatti. Inoltre, è vero anche che con la digitale siamo sempre limitati ad una scelta di obbiettivo per ogni immersione (è ormai risaputo che non si possono cambiare obbiettivi sott’acqua con le custodie professionali) casomai si può utilizzare uno zoom, ma questo lo si poteva già fare anche con la pellicola.
Al momento, le mie scelte sono su custodie
della Aquatica sia per la pellicola che per la digitale. Le
macchine scafandrate sono tutte delle
Leonardo è sempre in movimento, anzi, vorrebbe esserlo ancor di più. Certamente gli piace viaggiare, muoversi, anche questa intervista, infatti, nasce in maniera un po’ avventurosa, sulle onde elettromagnetiche di un cellulare – il suo – mentre sta spostandosi, per fortuna in Italia, per non so quale destinazione. In fondo, mi dico, è già questo un modo per capire e presentare il personaggio, fedele a sé stesso e al proprio istinto che lo porta al viaggio anche se, come in questo caso, probabilmente solo “fuori porta”. Sicuramente solo fuori porta visti gli ampi orizzonti del nostro, che avvolgono il mondo. In ogni caso ora approfittiamo di una sosta in qualche autogrill di qualche autostrada e, mentre i compagni di viaggio vanno a gozzovigliare lui è bloccato dal giornalista impudente. Cominciamo. SOTTACQUA – presentati: chi è Leonardo Olmi? Leonardo Olmi – io sono un fiorentino, nato nel ’64, fino a vent’anni ho fatto una vita normale, studi, scuola, lavoro… poi a un bel momento dopo un primo viaggio all’estero ai Caraibi mi sono appassionato sia ai viagi lontani sia alla subacquea. Da lì ha cominciato a nascere l’idea di diventare istruttore subacqueo per fare un lavoro che mi consentisse di vivere all’estero, in paesi tropicali, in mari tropicali perché quello era il mio sogno inizialmente, quello di andarmene in questi posti esotici e di stare a contatto con il mare. Poi una volta raggiunte queste destinazioni, vissuto in questi luoghi è venuta la passione per la foto in esterni e, di seguito, per la fotografia subacquea. SA – quindi alla subacquea ci sei arrivato nel corso di questo viaggio caraibico, o c’eri arrivato da prima? LO – prima avevo fatto esperienze subacquee nelle isole dell’Arcipelago Toscano, ma è stato un approccio non positivo: l’acqua fredda mi tenevano la passione frenata, è stato proprio il primo viaggio tropicale che mi ha acceso qualcosa dentro: inizi a pensare che ce ne sono anche tanti altri, sfogli l’atlante, guardi il mappamondo ed è da lì che è nata l’idea. SA – invece alla fotografia quand’è che ci sei arrivato, come ci sei arrivato, quando nasce questa passione per quello che poi diventerà il tuo lavoro? LO – la passione per la fotografia in esterni era già nata ai 16-18 anni perché nei primi viaggi fatti in Europa, Francia, Belgio partivo con la classica borsa, e la prima macchina è stata una Canon Ftb con due-tre obiettivi e da lì ho cominciato a fotografare per ricordo personale e per farle vedere agli amici. Poi qui in Toscana c’era un amico che aveva una Nikonos III e che non sapeva usarla bene quindi gliela ho comprata, ho fatto le prime foto – una schifezza! – ma da lì si è poi sviluppata la passione e pian piano si è sviluppata l’intenzione di farle bene. La Canon era in realtà di mio fratello, tre anni più di me, e io gliela “prendevo in prestito”, così ho iniziato ad imparare gli aspetti tecnici: cos’è il diaframma, i tempi… e pian piano mi è entrata la grande passione. Poi per la subacquea, una volta che sono andato al mare con la prima Nikonos dell’amico e lì è nata la voglia di fare di più. Quindi sono partito per i primi lavori alle Maldive, lì ho iniziato a fare altri acquisti, la prima Nikonos V, e tutto è iniziato… SA – c’è qualcosa che cerchi di trasmettere con le tue foto? LO – sicuramente voglio trasmettere le emozioni mie personali e dare l’immagine più vicina alla realtà del luogo che sto visitando, sia, in esterni, le persone, la cultural la bellezza del luogo e sott’acqua cercar di far vedere così com’è… SA – …puoi quindi dirmi qualcosa di più sul tuo stile, su come fotografi sia sott’acqua sia fuori, che tipo di soggetti preferisci…? LO – lo stile punta a cercare situazioni colorate, situazioni di piena luce: molti fotografano anche in situazioni non ideali, io se non c’è il sole aspetto sempre che venga fuori per raccogliere il meglio… Sott’acqua mi piace fotografare l’ambiente, preferisco comporre le foto con una modella – forse un po’ più complicato perché sei in due e ti devi coordinare – e la macro la lascio sempre in secondo piano, quando il posto l’hai fotografato bene perché penso che sia meglio mostrare com’è l’ambiente, quando poi non c’è visibilità allora ricorro alla macro. In esterni mi piace molto la classica foto da cartolina, fotografo volentieri le persone, i bambini. SA – mi descrivi le attrezzature che usi?
LO
– l’attrezzatura finora usata, la Nikonos V con tutti gli obiettivi è lì
ferma ma pronta all’uso. Oggi uso nello scafandro Acquatica le Nikon F90X,
in pellicola, con tutte le ottiche. Da un anno o poco più sono passato al
digitale con la D200 Sempre con una custodia Acquatica, quindi stesso
sistema di oblò, con le ottiche che preferisco che sono il 10,5 – che mi
fa lo stesso servizio del 16 mm. Per l’analogica – e ho trovato molto
efficiente il 12-24 che paragono al 17-35 che uso con la pellicola. Quindi
per la macro ho il 60 e il 105 mm. Riassumendo: ho la F90X in custodia e la F5 per l’uso con la pellicola e la D200 scafandrata e la D2X per gli esterni. Il digitale sott’acqua è un annetto e mezzo che lo uso sott’acqua, fuori invece ho iniziato con la D1X e la D70 praticamente tre anni fa. Per la praticità il digitale è insuperabile: quando viaggi con le pellicole che devi portartene dietro almeno un centinaio sono meno pratiche, pesano, poi sotto il sole rischi di rovinarle, sulla spiaggia, nelle borse… con il digitale, con le schede non esiste più questo problema, non hai pesi, non hai ingombri. Il risultato però nella fotografia esterna, quando hai la spiaggia, la palma, il cielo, il mare, quando vai a vedere una diapositiva – e quando parlo di diapositiva intendo la Velia – in questo caso, quando vai a vederti quanto hai fatto con la digitale non c’è ancora confronto… del digitale non sono ancora soddisfatto. Poi bisogna vedere dove viene stampato, su quale carta, se il lavoro viene fatto bene con la digitale si ottengono ottimi risultati, con la pellicola si otengono ottimi risultati che poi, però, non vengono stampati bene, e lì non è colpa del fotografo quando le regolazioni non vengono fatte come deve essere. Per la subacquea la pellicola ha sicuramente una qualità molto buona però in solo un anno e non con tantissime immersioni devo dire che la digitale mi soddisfa abbastanza. In ogni caso chi fotografa in digitale deve essere esperto anche di fotoritocco al computer… … tu lo fai direttamente sul posto o te ne torni a casa e l’editing lo fai lì, e le immagini le scarichi sul posto o… … io scarico le foto sul posto: il digitale ha questo vantaggio, prima io di tanti scatti dovevo scrivere con il pennarello sulle pellicole o sulle buste, ed era un lavoro lungo con tutte quelle pellicole, poi se un rullino non lo finivi quando dovevi catalogare le immagini non sapevi più a quale isola, a quale località si riferissero e tornando, prima di capire dove fosse poi una foto, ci mettevo un sacco di tempo, oltretutto per riordinare tutto il materiale, una volta tornato a casa, ci mettevo una settimana, dieci giorni. Adesso diventa tutto più semplice perché quando torno in albergo perdo magari quella mezz’ora, quell’ora in più ma assegno subito i nomi alle isole, ai posti visitati… SA – ultimissima domanda: tu mi hai parlato solo di ottiche grandangolari, a parte i macro, che alter ottiche usi? LO – beh, oltre alle ottiche che ti ho detto ho il classico 35-70 e ho il 70-200 che uso anche con il moltiplicatore di focale 2x, tutto Nikon, ovviamente, visto che sono anche fotografo NPS. Oltretutto il vantaggio con il digitale, come tu sai, è anche quello che le ottiche valgono un 50% in più, quindi il 200 mm. diventa un 300, e così via… Sento delle voci inserirsi nei rumori di fondo: sono gli amici di Leonardo di ritorno dalla spedizione all’Autogrill, rifocillati e ansiosi di riprendere il viaggio, e Leonardo si sta preparando a ripartire. L’intervista è finita. In fondo con il nostro fotografo-viaggiatore è andata ancora bene così, penso: e se l’avessi “beccato” con altri amici all’aeroporto di Rangiroa in attesa tra un volo e l’altro quanto sarebbe costata la telefonata?!?......
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