anno II n°.13 marzo 2008

 

 

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MAGENES, IL MARE A MILANO

di Paolo Bastoni

Entrare nella sede di Magenes ti fa sentire davvero nel cuore di una casa editrice. Almeno come dovevano esserlo fino ad un po’ di anni fa quando la cosiddetta evoluzione della società non aveva ancora convinto gli imprenditori che era più importante avere uno show room appariscente, in linea con le aspettative visive di un popolo troppo viziato da luccichii e architetture televisive.

Quando Francesco Altieri – giovane editore, titolare della MAGENES – viene ad aprire la porta a vetri – stupenda! Mi sento già catapultato nella Londra vittoriana o in giallo di Chandler! – vengo accolto dal buon odore della carta stampata: il corridoio, ma soprattutto una stanza che funziona un po’ da magazzino pullulano di scatole che contengono parole scritte.

Certo, i fatturati sono assolutamente differenti, però provate ad entrare in una Mondadori o in una Rizzoli per vedere se vi trovate a provare la medesima sensazione di essere avvolti dai libri…

Per chiacchierare ci sediamo in un salottino tranquillo “perché” – si giustifica Francesco – “in ufficio è pieno di libri”… vivaddio, che bello! Mi sembra di essere entrato nella caverna di Alì Babà e dei quaranta ladroni!

Fin dalle prime battute risulta chiaro che questa attività nasce dall’amore di Francesco Altieri per la parola scritta, ma è meglio lasciarla a lui, la parola, a questo punto…

 

Quando siete nati, e perché?

Siamo nati nel ’98 perché… per una grande passione per la scrittura e per la lettura. Ero appena uscito da Economia – mi ero laureato nel ’96 – e non avevo ancora cosa fare della mia vita e avevo questa passione per la scrittura. Ho pensato di scrivere ma avuto abbastanza autocritica per rendermi conto che non era quella la mia strada e allora ho pensato alla casa editrice. In quel momento i mezzi erano assolutamente inesistenti, l’esperienza assolutamente inesistente l’unica cosa che potevo fare era pubblicare esordienti. Una cosa della quale vado orgoglioso è che non ho chiesto contributi agli esordienti cosa che, invece, molto spesso accade. Abbiamo dunque dato vita a questo progetto che ha avuto anche una sua fortuna di critica anche perché abbiamo trovato persone che avevano già pubblicato con Einaudi piuttosto che con Mondadori o altri editori, però i risultati sono stai abbastanza deludenti. Abbiamo provato all’inizio con una piccola rivista di inediti letterari, nel ’96, nel ’98 siamo poi passati ai libri.

Sulla rivista abbiamo pubblicato di tutto, da Fernanda Pivano a Dario Fo a Tom Robbins a tutta la nuova narrativa italiana, Pinketts, Lucarelli, però era impossibile vendere… Nel 2003 comunque, preso atto di questa situazione – frustrante perché comunque si facevano cose belle ma non c’era modo di diffonderle – quindi era anche deludente nei confronti dell’autore dire “sì, facciamo il libro ma poi arriviamo a vendere 200 copie”…

Qui si inserisce una passione – del tutto virtuale – per tutto ciò che è “acqua”. All’inizio per stare in piedi facevamo cataloghi per un’organizzazione che noleggiava barche. Quindi comunque ero già abbastanza interessato da vela, da mare, nel 2003 ho avuto l’occasione di affrontare un mercato di nicchia e così è partito il tutto…

Il passaggio è stato comunque graduale: nel 2003, 2004, 2005 ancora qualcosa di narrativa c’è stata ma poi abbandonando del tutto anche perché le persone che seguivano un progetto di narrativa volevano fare di più e quindi ci siamo staccati: loro sono riusciti a trovare uno sponsor, il fatto è che, comunque, avevamo esigenze differenti e quindi ci siamo staccati.

Dal 2006 ci siamo quindi dedicato solo a questo particolare settore.

 Quanto è difficile entrare nel mercato dell’editoria?

È facilissimo perché mentre se vuoi fare l’idraulico devi fare un tirocinio, se vuoi fare il commercialista devi fare l’Università, l’esame di Stato, tre anni di praticantato… Per fare l’editore basta andare in Camera di Commercio e aprirsi una figura. Diverso è il discorso commerciale perché io ho una grande predisposizione per l’editoria ma non ho nessuna gran predisposizione per questo aspetto: io mi diverto un mondo a fare libri, per me quando il libro è fatto è finito il lavoro, ma poi, in effetti, ti dici “ah no, già, bisogna anche venderlo!”…

Il mercato di nicchia in questo ti aiuta perché producendo titoli interessanti è molto più facile farli conoscere e ottenere risultati. Con questo tipo di mercato poi è più facile stabilire un rapporto più stretto con il pubblico e quindi si ottiene il risultato di farli conoscere.

E poi un’altra cosa nella quale speravo molto ma della quale non avevo conferme riguarda il fatto che il lettore che ci conosce e che viene interessato alla produzione alla fine ci colleziona. In qualche modo ci costruiamo un pubblico attento che, se non rimane deluso dalle nostre scelte ad un certo punto ci segue.

Quali le prime pubblicazioni?

All’inizio fu la rivista che già dal primo numero conteneva testi di Pinketts e di altri, nel ’98 uscii con quattro titoli che furono altrettante dichiarazioni di guerra: due raccolte, una di esordienti assoluti pubblicati negli anni precedenti dalla rivista. Vendite zero.

Uno spettacolo, si chiamava “Humus”, gli scrittori latini di ieri interpretati dagli attori di oggi. Abbiam preso questi brani e li abbiamo affidati a questi attori per delle riletture. La cosa divertente era vedere come questi testi latini fossero di attualità... poi un romanzo di un esordiente assoluto e un romanzo di Stefano Massaron che non era più esordiente perché aveva pubblicato per Einaudi in “Gioventù Cannibale”. Con questo suo bel romanzone siamo anche riusciti ad avere una recensione – come si doveva – sul Corriere della Sera.

Per quel che riguarda invece la nostra attuale produzione il primo titolo che abbiamo pubblicato è stato “Naufrago Volontario” di Alain Bombard che è andato bene e a tutt’oggi siamo già alla terza ristampa con 4000 copie vendute.

Con quante copie di venduto si può arrivare a coprire i costi di produzione?

Dipende: per un autore italiano c’è solo il costo della stampa e dei diritti d’autore. Per un autore straniero invece bisogna considerare l’acquisto dall’editore straniero e la traduzione, come minimo,oltre ai costi di stampa. Diciamo che varia tantissimo e si può andare dalle 300 alle 1000 copie che, anche se sembrano poche sono invece tante perché vanno messe in relazione con quanto la gente legge…

… la gente legge davvero poco, allora…

… è un problema di mercato, di ingranaggi: un libro è come un film, come una canzone: esce, ha qualche mese di visibilità e poi, se in quel periodo non succede qualcosa, sparisce dal mercato, non tanto perché debba sparire quanto perché arrivano altre novità che hanno bisogno di spazio, quindi si gioca un po’ tutto nei primi mesi di vita, questo soprattutto per il mainstream. Già la collana di nicchia resiste un po’ di più: è presente su uno scaffale di mare che per fortuna è un po’ meno affollato e quindi un libro può resistere un po’ di più prima che venga “cacciato” dalle novità. E, comunque, sono sempre delicati quei due mesi perché se non c’è interesse in quel periodo di tempo il libro va comunque a morire.

Ma voi siete presenti solo nelle librerie specializzate o siete presenti anche nelle grandi librerie, Feltrinelli, Mondadori…?

Mah, chiaramente il grosso delle vendite è fatto, ovviamente, nelle librerie del mare però abbiamo una presenza anche nelle altre librerie…

Ma anche nel vostro campo la distribuzione è un fattore critico che può determinare le fortune di un titolo come avviene per i giornali nelle edicole?

Questo è un discorso un po’ complicato, non so bene come rispondere... Intanto bisogna dividere il discorso tra distribuzione vera e propria e promozione. Noi siamo nelle mani di una ditta di promozione che poi si occupa di trasmettere i dati al distributore il quale si occupa solo ed esclusivamente della spedizione che io gli chiedo dei libri. Se nel campo dei giornali la fortuna è data dal distributore in funzione delle edicole che decide di servire questo lavoro da noi lo esegue chi si occupa della promozione. Noi abbiamo dei “lanci” abbastanza bassi, per tante ragioni: uno siamo in un mercato di nicchia. Due, io non ho mai chiesto al promotore di farmi un lancio di tremila copie perché con tremila copie in libreria davvero se non succede qualcosa in due mesi queste mi tornano tutte indietro, con un onere non indifferente, per cui io preferisco un lancio di trecento copie però poi con le recensioni l’interesse si mantiene vivo. Per esempio l’anno scorso ho pubblicato “il guardiano del faro” di Kipling: 350 copie, quindi un lancio assolutamente modesto, però ogni mese continua a vendere e questo è stata forse la ristampa più rapida che abbiamo fatto, dall’uscita ad ora.

Poi dipende anche un po’ da come siamo fatti noi: il nostro Ufficio Stampa è fatto in casa, abbiamo tutta una serie di contatti di una serie di riviste, chiaramente soprattutto di settore, che ci seguono, però non abbiamo la capacità di creare il caso attorno all’uscita del libro. Quindi abbiamo un Ufficio Stampa molto lungo che però tiene vivo l’interesse su questi libri che in libreria continuano a generare interesse.

Però non siamo in grado di effettuare un lancio come si deve che è invece la cosa sulla quale poggia la grande editoria.

Come siete arrivati al “mare”?

In modo assolutamente virtuale: io non sono mai stato in barca e non sono mai andato sott’acqua. Ci sono arrivato un po’ come Salgari, come Verne, quindi per me il mare è una passione che nasce da quel tipo di narrativa.

Poi avevo iniziato a metterci un piedino nel momento in cui seguivo quei cataloghi di cui ti parlavo prima e seguivo il loro house organ, per cui continuavo a vedere foto di barche, di gente in barca… a un certo punto, anche per i ragionamenti fatti prima, mi è venuto naturale.

La differenza, purtroppo immensa, tra me e gli altri editori di questo settore è che loro sono tutti o velisti o subacquei e io ho invece un problema di gap di competenza che mi ha creato dei problemi al momento di scegliere i titoli. Gap che, fino ad oggi, per un problema di tempo visto che procediamo in maniera artigianale, occupandomi quindi di un po’ tutti gli aspetti, non sono riuscito a ritagliarmi lo spazio per vivere il mare in maniera meno virtuale.

E che legami personali hai, allora, con il mare?

Vedi dove siamo: a pianterreno di un palazzo del novecento tra due cortili interni. Qui ho circa una mezz’ora di sole in inverno e un’ora e mezzo di sole in estate…  … un po’ allora come capitava a Salgari… … sì: ho quindi qualche piccolo problema di immaginazione: capire qual è il mondo reale e qual è quello descritto nei libri.

Quanti titoli complessivi avete in catalogo? E quanti di mare? (sopra/sotto)

Ho perso il conto… una cinquantina: i primi anni facevamo cinque libri l’anno, poi dal 2006 abbiamo fatto un po’ un salto, siamo partiti più in grande e quindi ne faremo una ventina, i primi anni ci sono serviti a prendere un po’ le misure… ora non ci dedichiamo più solo a racconti e diari di bordo, ma anche alla manualistica. Quindi, siamo ad una cinquantina di titoli e arriveremo ad una settantina nel 2008. parlando tra “sotto” e “sopra” il vantaggio va al “sopra”, “sotto” siamo al venti per cento, con l’intenzione di crescere, però, soprattutto sulla parte tecnica, sulla manualistica anche se anche nella narrativa continueremo a svilupparci.

Cosa cercate in un autore / in un titolo?

Bellissima domanda... È difficile dirlo perché quando prendi in mano un manoscritto, può essere scritto benissimo, ma se non ti coinvolge non ti viene voglia di procedere. Diverso è il caso in cui ti capitano dei libri scritti non proprio benissimo che invece trasmettono qualcosa. A quel punto io sono abbastanza convinto: anche se non è un bel libro dal punto di vista stilistico io cerco sempre di trasmettere l’autenticità e la passione. Visto che tanti libri che abbiamo pubblicato sono stati scritti da gente di mare, non da letterati, io ho sempre cercato l’autenticità, l’emozione in quello che veniva scritto.

Cercate voi gli autori o vi si propongono?

All’inizio li cercavo anche perché, aldilà di tutto, non sapevo niente di mare, quindi all’inizio è stato un bel problema. Ho chiesto aiuto perché era la cosa più naturale da fare. Nei primi tre anni, all’inizio di questa collana, è stata Lucia Pozzo (architetto, restauratrice di barche d’epoca, velista, ha fatto – e vinto – diverse regate N.d.R.) che, insieme ad altre persone, si occupava delle scelte editoriali. I primi anni mi sono affidato completamente a lei. Poi ci siamo un po’ allontanati, ma nel frattempo avevo raccolto in una cartelletta centinaia e centinaia di proposte. Adesso facciamo un lavoro collegiale, abbiamo dei lettori appassionati che continuano a segnalarci: “perché non pubblicate questo” , “perché non pubblicate quello”… volendo adesso avrei dieci anni di libri già pronti, in realtà oggi siamo sommersi di proposte e diventa un po’ più complicato stabilire delle priorità.

Poi, comunque, si è stabilita questa bellissima collaborazione con la Libreria del Mare, Giulia d’Angelo, che ci ha portato a Cafiero, che per me era uno dei miti e però non sapevo neanche da che parte iniziare per arrivare a lui.

Avete un feedback con il vs. pubblico? Realizzate momenti di contatto?

Pochi perché, proprio in virtù della nostra struttura artigianale, io ho dovuto rinunciare ad alcuni aspetti della comunicazione, presentazioni pochissime salvo che sia l’autore stesso ad organizzarle. Per esempio grazie a Ravazza è stato possibile fare questa operazione in Sicilia, senza questo appoggio sarebbe stato impossibile. Quindi per ogni libro facciamo comunicati stampa e poi spediamo dalle quaranta alle ottanta copie.

 

Parlare di libri con una persona competente è sempre un piacere e spesso è difficile distinguere tra questo e la necessità professionale dll’intervista, e forse questa è la caratteristica di maggior spicco che è risultata dall’incontro con questo giovane (coraggioso) editore: il fatto che ci si senta a proprio agio nel piccolo salottino di “una casa del ‘900”, com l’ha definita, a chiacchierare di libri e di cultura.

Ma Milano e i suoi ritmi lavorativi non consentono di prolungare troppo momenti come questi: la chiacchierata finisce troppo presto e ci si ritrova proiettati, di colpo, fuori da ambienti pieni di libri, dentro il rumore e la puzza delle auto che intasano la zona della Stazione Centrale.

Mi viene da voltarmi verso la porta a vetri e pensare, per un attimo, che – forse – là dentro il mare c’è davvero, a confermare che, in fondo, forse Salgari aveva davvero ragione…

ALCUNI TITOLI DI MAGENES

 
LE ULTIMISSIME

 

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IN QUESTO NUMERO

 

- con SOTTACQUA all'Elba e altre storie

- a Roma l'EUDI conta 16, anzi: XVI!

- una foto racconta: Leonardo Olmi