anno II n°.14 aprile 2008

 

 

RUBRICHE - EDITORIALE

 

FOTOGRAFI IN GIUGNO ALL'ELBA CON SOTTACQUA - SCOPRITE LE NUOVE INIZIATIVE DEL NOSTRO MENSILE! - FIRMATE IL MANIFESTO DELLA SUBACQUEA

 

 

copertina: FOTOGRAFELBA

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Fotografando, fotografando...

La primavera è arrivata... e nessuno sembra essersene accorto, vista la situazione meteorologica di queste settimane. Beh, iniziare un editoriale con – insulse – considerazioni sul tempo non è cosa granché brillante. In realtà volevo solo sottolineare, su un calendario virtuale, lo scorrere del tempo dalla nascita di SOTTACQUA, dalla celebrazione del suo primo compleanno all’ultimo EUDI, gratificati dal prestigioso premio ricevuto da PELAGOS, al nostro “scendere in campo” con le prime iniziative operative di una certa importanza.

E, per ora, sono due: il concorso-workshop all’Isola d’Elba in giugno – ormai quasi alla fine della primavera, tanto per tornare al tema iniziale – e il concorso realizzato in nome e per conto dello IYOR, l’anno internazionale del reef, ambedue concretizzati anche per merito dei partner nelle due manifestazioni, uno per tutti – presente in ambedue – la Nikon.

Perché questa citazione-quasi-pubblicitaria proprio nell’editoriale? No, la Nital, importatrice torinese del marchio nipponico, non ci ha pagato questo piccolo spazio in cui viene citata. Semplicemente, poiché per me, fotografo da un trentennio, quel marchio è il simbolo della fotografia, volevo portare l’attenzione sul fatto che le prime iniziative del giornale da me diretto si rivolgono al mondo dell’immagine.

Tant’è che, almeno per FOTOGRAFELBA, abbiamo sviluppato un rapporto di partnership con due testate che operano, prestigiose, nei settori cui fanno riferimenti i due eventi: TuttoTurismo per l’ambito turistico e Tutti Fotografi e Zoom per quello fotografico.

Tutto questo porta a sottolineare, ancora una volta, l’attenzione che SOTTACQUA porta verso il mondo dell’immagine, del rilievo che le si vuol dare, dell’intenzione di portare il nostro contributo – piccolo o grande sarà il tempo e saranno i lettori a dirlo – a portare a conoscenza del lettore i meccanismi mediante i quali viene costruito un reportage – nel caso di FOTOGRAFELBA – e, un po’ come accade in Storia dell’Arte, arrivando a comprenderne le difficoltà e le tecniche è possibile apprezzare maggiormente e con minore superficialità il lavoro che è costato a qualche professionista.

Che il nostro mondo sia ormai dominato dall’immagine è cosa risaputa fino alla noia, però, secondo me, è bene soffermarsi un attimo su quello che significa questa affermazione, sulle implicazioni che contiene.

Nella prima metà del secolo scorso la fotografia iniziò ad imporsi come veloce veicolo per trasmettere informazioni ed emozioni. I fotografi erano visti ancora un po’ come alchimisti, come maghi. Ansel Adams, Edward Weston, Man Ray, tutti nomi che hanno scandagliato a fondo, per i mezzi offerti dal periodo storico in cui vissero, le possibilità offerte dalla pellicola fotografica. E poi altri, come il celebre Robert Capa della “Morte di un miliziano”, o Henri Cartier Bresson, o Doisenau fecero cronaca con immagini poetiche e stilisticamente impeccabili, e nacque la celebre “Magnum”, agenzia fotografica che raccolse il gotha del fotoreportage mondiale, dove i fotoreporter andavano a documentare le guerre e non i divetti di plastica di qualche reality show, e morivano, come accadde a Capa.

Allora le immagini erano poche e pochi chi le producevano. I pochi erano davvero innamorati del mezzo espressivo che avevano in mano e la loro ricerca formale era profonda e curata, anche perché lo strumento-macchina-fotografica era ancora difficile da gestire, era necessario possedere una vera preparazione tecnica, così come i pittore deve conoscere bene gli olii o gli acquerelli che adopera per ottenere tinte nuove per la propria cratività.

Oggi la tecnologia non ha fatto un grande favore alla qualità: banalizzando i processo produttivo dell’immagine si è permesso di produrre risultati “decenti” ad un numero sempre più ampio di persone e la qualità media è decaduta. Una macchina fotografica, oggi, manca poco che dia consigli al suo possessore per spiegargli cosa fare per realizzare un’immagine, ne esistono anche che mostrano le mitiche “sezioni auree”, abbiccì di ogni componimento visuale.

Tutto questo a mio avviso – ma non solo mio – non ha fatto che banalizzare l’impegno del fotografo abbassandone la tensione che un tempo lo avrebbe portato a percorsi di ricerca più difficili ma con i quali venivano raggiunti risultati formali più “profondi”.

SOTTACQUA, poi, ha nel DNA l’intenzione di cercar di aprire la strada a nuovi fotografi, che riprendano certe lezioni del passato reinventandole con i mezzi e i modelli di comunicazione dell’oggi, e FOTOGRAFELBA, appunto, va in questa direzione, con i workshop e il confronto con professionisti. Ma in fondo anche il concorso per lo IYOR è un’occasione splendida, dal punto di vista fotografico, ed è un’occasione offerta proprio da internet, quella di confrontare stili diversi costruiti in un determinato contesto sociale: un fotografo australiano realizzerà immagini cercando uno stile affatto differente da uno cinese, uno americano o uno italiano?

Questo concorso ce lo dovrebbe dire, visto che attenderemo immagini da tutto il mondo su un soggetto ben preciso, il reef.

E qui – secondo e ultimo siparietto pubblicitario – c’è da ringraziare la Nikon e gli altri che ci seguono su questo percorso perché, evidentemente, sensibili al discorso che ho cercato di trasferire in questo editoriale.

In definitiva: affilate le vostre armi – pardon! – le vostre macchine fotografiche perché andando avanti siamo intenzionati ad avere una presenza sempre maggiore nel mondo dell’immagine, per terra e per mare.

Un po’ come a giugno all’Elba...

 

Buon Blu, fotografi!

  

 
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- IN BARCA ALLE BVI: nell'arcipelago caraibico prende il via la Spring Regatta 2008

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IN QUESTO NUMERO

 

- con SOTTACQUA all'Elba e altre storie

- MEDITERRANEO: Castiglione della Pescaia

- una foto racconta: Bruno Manunza