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GLI SPECIALI DI SOTTACQUA: INTERNATIONAL YEAR OF THE REEF (IYOR) - ANCORAMARE NAVIGA L'ITALIA |
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copertina: PAPUA NUOVA GUINEA di A.M.Pelliconi INDICE DEL MESE RUBRICHE Biologia I SERVIZI le VETRINE UTILITA' |
UNA FABBRICA DI VELENI
Chiunque s'immerga ha
come prima sensazione quella di trovarsi in un mondo pacifico, armonioso,
dove tutti stanno al loro posto, facendo quello che devono, ordinatamente
e pacatamente. Ovviamente non è per nulla così e la nostra è una semplice
illusione, mediata soprattutto dal trovarci in un mondo privo dei suoni
cui siamo abituati e di cui non sempre siamo in grado di interpretare i
segnali o i messaggi e i comportamenti dell'una o dell'altra specie. Come
sulla terraferma e in qualunque altro habitat o ecosistema vige la regola
ferrea riprodursi e mangiare senza essere mangiati, una legge cui l'uomo
cerca di sottrarsi nascondendosi dietro principi destinati a renderne
logiche le conseguenze. Sott'acqua, dunque, si combatte e le guerre si
svolgono con armi che non hanno nulla da invidiare a quelle inventate
dall'uomo, soprattutto quelle chimiche elaborate nel più complesso e
raffinato dei laboratori: quello dell'Evoluzione.
La presenza di composti tossici, o biotossine, negli organismi marini si può affermare che sia praticamente trasversale. Forse solo i rappresentanti della classe mammiferi (cetacei, pinnipedi, sireni ecc.) ne sono esenti disponendo di altri sistemi di difesa e offesa ma per il resto il veleno resta una delle armi più diffuse nel mondo vegetale e degli invertebrati. Mentre scivoliamo lungo una parete tappezzata di alghe o su una prateria di piante sottomarine pochi di noi riescono a immaginarsi questi inoffensivi vegetali come industrie chimiche perennemente impegnate a produrre composti chimici, in gran parte polifenoli, per rendersi sgradite agli erbivori e limitare i danni. Caulerpe come la famosa Caulerpa taxifolia e le altre specie tropicali, le nostre posidonie, certe alghe rosse o verdi secernono o accumulano composti nelle loro cellule per non farsi mangiare, soprattutto quando sono giovani, oppure per impedire l'insediamento di altre specie, sia animali che vegetali, e conservare la maggiore quantità di spazio disponibile per la propria crescita.
I veleni, però, sono
indubbiamente più abbondanti e diversificati nel mondo animale. Le spugne,
per esempio, sembrano pacifici barilotti, coppe, candelabri, cespugli o
colorati rivestimenti del fondo, ma in realtà sono accanite combattenti.
Quando vedete due o tre spugne incrostanti affiancate sappiate che nella
maggior parte dei casi siete osservatori neutrali di un conflitto in atto
e se vi trovate ai Caraibi ricordate che circa il 70% dei poriferi attorno
ai quali state nuotando, e lo stesso è plausibile che accada anche
nell'Indo-Pacifico, producono
Il gruppo dei molluschi
gasteropodi ha anche la prerogativa di comprendere una famiglia di specie
in cui, com'è tradizione diffusa e cara ai miti e agli scrittori, la
bellezza si associa alla morte. La famiglia in questione è quella dei
Conidi che conta centinaia di specie dalla bellissima conchiglia liscia, a
forma di cono (da cui il nome), variamente colorata e adorna di disegni
affascinanti. Tutti predatori, chi di pesci, di molluschi o di vermi, i
Bello, attraente e pericoloso è anche il piccolo polpo a macchie blu Hapalochlaena lunulata il cui morso (ma ricordate che tutti i cefalopodi (polpi, seppie, calamari) possono mordere) può essere fatale nel giro di un'ora. Con il morso, il micidiale polpetto (10 cm di lunghezza) inietta un veleno neurotossico che paralizza la muscolatura scheletrica e causa la morte per arresto dell'attività cardiaca o bloccando i muscoli respiratori. Curiosamente il principio base di questo veleno, chiamato maculotossina, è lo stesso che si ritrova nella tetrodotossina, il letale composto che si rinviene nella famiglia dei pesci palla, e la sua virulenza suscita un altro quesito: perché mai il piccolo polpo dispone di un'arma tanto potente quando si nutre di piccoli granchi e davanti a una cerna affamata non può opporre quasi nessuna difesa? In futuro forse troveremo la risposta anche a questa domanda che non è certo tra le prime cui l'uomo di oggi deve dedicarsi.
Dopo i Molluschi vengono
gli Echinodermi e anche da alcuni di loro è bene guardarsi. Tra i ricci di
mare oltre ai ben noti ricci diadema, è bene prestare attenzione a quelli
più variopinti come i ricci di fuoco del genere
Persino delle stelle non
c'è da fidarsi come dimostra la stella corona di spine, malfamata per
cibarsi di madrepore, ma non altrettanto nota per la pericolosità delle
sue spine che possono inoculare una varietà di composti chimici tra cui la
plancinina, con effetti anticoagulanti, e la plancitossina che provoca
ipotensione, tumefazioni ed eritema conseguente a congestione dei
capillari.
Insospettabili poi, e con esse concludiamo questa breve rassegna di organismi tossici prima che molti dei nostri lettori appendano, intimoriti, la muta al chiodo, sono le oloturie, gli echinodermi più vilipesi dai subacquei. Questi salsicciotti marini, almeno questa è la forma più diffusa, a noi non fanno nulla (intossicazioni alimentari a parte), ma sono notevolmente tossiche nei confronti degli altri animali marini. Quando per difendersi espellono i loro organi interni, infatti, liberano nell'acqua un composto noto come oloturina che allontana i predatori senza ucciderli soltanto perché il mare è vasto e il veleno si diluisce rapidamente, un principio, ahimè, di cui l'uomo purtroppo approfitta inquinando il mare e diluendo in esso tutti i veleni che produce e che, certamente, sono più pericolosi per noi di quelli secreti dagli animali di cui vi abbiamo parlato. Come diceva un tale in TV: "meditate gente, meditate" soprattutto perché, scriveva un altro tale, "fatti non foste a viver come bruti, ma per seguire virtude e canoscenza" e leggere SOTTACQUA, ovviamente!
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