anno II n°.15 maggio 2008

 

 

RUBRICHE - TECH DIVE

 

GLI SPECIALI DI SOTTACQUA: INTERNATIONAL YEAR OF THE REEF (IYOR) - ANCORAMARE NAVIGA L'ITALIA

 

copertina: PAPUA NUOVA GUINEA di A.M.Pelliconi

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a cura di Eugenio Mongelli

LE DIDATTICHE NELL’IMMERSIONE TECNICA PARTE 2

 

Siamo agli inizi degli anni ‘90 in Italia. Le didattiche commerciali (quali PADI Professional Association of Diving Instructors, SSI Scuba School Internationl, NAUI National Association of Underwater Instructors, ecc) avevano oramai preso piede e stavano inesorabilmente rosicchiando quote di adepti alle didattiche storiche italiane (FIPS Federazione Italiana Pesca Sportiva e Attività Subacquee, FIAS Federazione Italiana Attività Subacquee, ANIS Associazione Nazionale Istruttori Subacquei,ecc).

Nell’ambiente si discuteva di computer decompressivi, algoritmi, tabelle, e nuove attrezzature come il jacket erano definitivamente entrati nella borsa dei subacquei. Siamo anche in anni in cui la subacquea stava crescendo in termini di praticanti e di offerta di attrezzature.

 

 

 

Accanto a questo si avvertiva però da parte di alcuni una certa stanchezza nei contenuti e nelle tecniche, insomma si era alla ricerca di qualcosa di veramente nuovo e stimolante.

Fu allora che si sentì parlare di “subacquea tecnica” in Italia. A cavallo del 1993-94 infatti le sigle IANTD, PSA, TDI, ANDI cominciarono la loro attività grazie ad appassionati pionieri di questa nuova branca. E’ di quegli anni anche la nascita della prima didattica italiana, la SNSI Scuba Nitrox School International. Il lavoro che si trovarono davanti era enorme.

Dovevano innanzitutto divulgare le conoscenze e le tecniche in un ambiente “maturo” ma che doveva rimettersi in discussione e ritornare a “scuola” se voleva evolvere.

Si cominciò a parlare di Nitrox e Trimix o meglio si cominciò ad utilizzarli realmente, se è vero che già le miscele iperossigenate erano note ed usate in ambito professionale e militare. Nacquero così i primi centri che offrivano le ricariche ai primi utilizzatori.  E’ di quel periodo la nascita di quella aura di “segretezza” e “mistero” che la subacquea tecnica si porta ancora oggi. Non dimentichiamo infatti che tutte le altre didattiche “ricreative” non solo non offrivano corsi Nitrox come fanno invece oggi, ma anzi guardavano con sospetto (nel migliore dei casi) o boicottavano (nel peggiore) l’uso di queste miscele. Le cause erano molteplici, prime tra tutte la mancanza di una solida statistica di utilizzo e di relativa sicurezza, e non ultimi aspetti commerciali e di concorrenza volti a conservare il proprio bacino di utenza. Le didattiche tecniche stesse prevedevano dei percorsi didattici lunghi e a volte tortuosi, che uniti all’attrezzatura necessariamente più costosa, allontanavano potenziali utenti.

Nella seconda metà degli anni ’90 nacquero anche le prime didattiche italiane come la TSA Trimix Scuba Association e l’UTRtek.

Il processo era partito e non poteva più fermarsi. Negli anni successivi la subacquea tecnica è cresciuta tanto da vedere sempre un maggior numero di praticanti ed evoluzioni importanti del settore. Le didattiche ricreative offrono normalmente corsi Nitrox, Deep, e anche Trimix, e le didattiche tecniche offrono formazione anche a partire dai primi livelli, con percorsi divenuti più semplici e flessibili.

Altre didattiche poi sono nate da quei primi anni ’90 con filosofie e metodologie innovative e anche discusse quali il GUE-DIR Global Underwater Explorers - Doing It Right, a testimoniare quanto gli argomenti della subacquea tecnica siano in continua evoluzione ed innovativi.

 

eugeniomongelli@sottacqua.info

 
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IN QUESTO NUMERO

 

- la nuova frontiera del turismo: la PAPUA NUOVA GUINEA

- 11°CONVEGNO HDS:

la storia del turismo subacqueo

- una foto racconta: Alberto Muro Pelliconi