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GLI SPECIALI DI SOTTACQUA: INTERNATIONAL YEAR OF THE REEF (IYOR) - ANCORAMARE NAVIGA L'ITALIA |
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copertina: PAPUA NUOVA GUINEA di A.M.Pelliconi INDICE DEL MESE RUBRICHE ArcheoSub I SERVIZI le VETRINE UTILITA' |
IL BENE ARCHEOLOGICO COME VALORE INSERITO NEL SUO CONTESTO
Da quando noi, della tribù delle rocce, abbiamo
iniziato ad andare sott’acqua, parlo degli anni 60/70 del secolo scorso,
le scoperte archeologiche subacquee si sono moltiplicate in misura
esponenziale. Ovviamente all’inizio era la pesca a farla da padrona, ma
certamente il ritrovare qualche reperto del passato, qualche testimone di
un antico naufragio, non era certo una sciagura, anzi, spesso contribuiva
ad arricchire numerose collezioni private. Anfore, ceppi d’ancora,
scandagli in piombo, se non piatti, ceramica e vasellame, facevano bella
mostra di sé negli ingressi e nelle librerie delle case dei subacquei di
allora e costituivano motivo di orgoglio e di soddisfazione per il
possessore. Molti di noi hanno vissuto come costrizione e ingiustizia il
concetto di patrimonio indisponibile dello Stato, affibbiato a quelle
‘cose’ rinvenute sul fondo.
Quando in Italia il professor Nino Lamboglia concepì
la ricerca archeologica subacquea, si rese conto che nei fondali del
Mare Nostrum, come lo chiamavano gli antichi Romani, si potevano
trovare testimonianze uniche ed eccezionali per la ricostruzione storica
dello sviluppo della nostra civiltà, in misura maggiore che in terraferma.
Conoscere le rotte del commercio nel Mediterraneo, le tecniche di
costruzione delle navi, i materiali trasportati, i porti di partenza e di
arrivo delle merci, costituisce un insostituibile apporto a questa
ricostruzione storica. Il sapere cosa successe - quando, dove, e perché -
è il frutto del lavoro dello storico, che si avvale di due primarie fonti
di informazione: i testi antichi e le testimonianze materiali che
provengono dagli scavi archeologici. Se io, camminando su un campo arato
della mia bella Sardegna, trovo un piccolo frammento di ceramica
Nel ritrovare un relitto antico che giace sul fondo
del mare, siamo fautori della scoperta di un pezzo di verità, che insieme
ad altri mille pezzi di verità serve a ricomporre un puzzle che non solo
darà forma a quell'episodio di naufragio, ma apporterà sicuramente
qualcosa di significativo anche in una prospettiva di ricostruzione
storica più ampia. Da questo pensiero ne deduciamo che poco o nessun
valore ha un'anfora antica tolta dal suo contesto. Come se io portassi
quel piccolo frammento di vaso attico in Grecia: non sarebbe che uno dei
tanti. Ma il trovarlo e contestualizzarlo nel campo arato della Sardegna
ha un altro e decisamente più importante significato. Ecco perché
un'anfora o un ceppo di piombo di ancora romana non hanno assolutamente
nessun valore se decontestualizzati dal luogo del loro rinvenimento: un
reperto antico trovato sul fondo del mare ha rilievo in quanto inserito in
un ambiente e in un insieme precisi, vicino ai resti dello scafo a cui
apparteneva, essendo l'oggetto in questione collegato da rapporto di
necessità all'episodio per il quale si è ritrovato a giacere su quel
fondale. Lo Stato Italiano, la Comunità Europea, credono fermamente nella necessità di recupero e valorizzazione dei beni storico-archeologici. Le norme che trattano di questi argomenti pongono con un'evidenza concreta la necessità che da queste vestigia si ricavino luoghi di cultura, di musealizzazione, di incontro culturale fra i popoli del Mediterraneo. Ecco perché noi popolo delle rocce siamo chiamati a contribuire alla realizzazione di questo obiettivo. Quando parlai con Paolo Bastoni di questa collaborazione mi venne spontaneo il paragone con la biologia marina. Un tempo, negli anni 70/80 dello scorso secolo, tutti noi, andando in acqua, in immersione, avevamo quell’approccio distaccato rispetto alle vite e alle forme naturali che in quel mare avevano il loro habitat. Oggi, grazie al lavoro di appassionati e competenti biologi marini, abbiamo imparato a cogliere gli aspetti peculiari di quelle vite, incantarci ad osservare i colori cangianti di un nudibranco o giocare con le curiosità di un polpo. Ora occorre che la comunità subacquea sia avvicinata - uso questo termine, magari inadatto - ai concetti di tutela e di recupero di un patrimonio storico che ci appartiene, che non va violato e disperso, che sia motore, anche economico, attraverso lo sfruttamento turistico, dello sviluppo di molte aree svantaggiate della nostra nazione. Ed io, con molta modestia, ospite di questa bella rivista on-line, mi accingo a dare una mano affinché questo affascinante progetto sia portato a compimento.
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