|
GLI SPECIALI DI SOTTACQUA: INTERNATIONAL YEAR OF THE REEF (IYOR) - ANCORAMARE NAVIGA L'ITALIA |
||||||
|
|
copertina: il palombaro di Paolo Bastoni INDICE DEL MESE
RUBRICHE l'Editoriale I SERVIZI le VETRINE UTILITA' |
Tante cose da SOTTACQUA... Stavo parlando, qualche giorno fa, con un amico, un esponente piuttosto noto nel nostro mondo. Mi stava dicendo che, in certi momenti, veniva preso da stanchezza nei confronti dell’ambiente e pensava di dedicarsi solo alle proprie immersioni senza più aver a che fare con le altre attività gestionali che lo vedono coinvolto. Oltretutto, guardando dal punto di vista del business, senza nemmeno un ritorno economico che potesse giustificare impegno e arrabbiature. Non credo lo farà, almeno a breve: lo conosco da una trentina d’anni e la passione per questo mondo l’ha sempre portato a spendersi per cercar di migliorarne lo stato. Purtroppo però molte cose ti portano a queste conclusioni: il mondo della subacquea – e non sono certo io a dirlo per primo o con la voce più autorevole – non sta progredendo, vive, o meglio, sopravvive in uno stato di stasi, a dispetto di entusiastici comunicati più o meno ufficiali che periodicamente, ad appuntamenti calendarizzati, sfoderano un ottimismo che sconfina abbondantemente nell’utopia, proclamando che il mondo della subacquea è in netta espansione e noi siamo tanti, belli, e appassionati.
Balle!
Che noi siamo belli (magari grazie ad una preziosa presenza “rosa”…) possiamo anche pensarlo, che siamo appassionati, beh, almeno per una certa parte credo di sì. Che noi siamo in tanti – sempre andando a verificare cosa si intende per “tanti” – è un dato sul quale mi permetto di dubitare. Ma, in fondo, mi permetto di dubitare anche di quell’”appassionati”. E parto da qua. Certo, esiste uno zoccolo duro realmente appassionato, assiduo frequentatore dei nostri mari e prolifico compilatore di log book ponderosi – per quanto lo stato dell’economia italiana possa permettere oggi a chi pratica un’attività non particolarmente economica come la nostra – ma poi, perdonatemi un po’ di analisi impietosa, cosa c’è d’altro oltre alle immersioni del week end e alla frequentazione del club o del forum nel quale – lo dicono i siti internazionali di monitoraggio – si accede ad una sola pagina, quella delle chiacchierate con gli amici virtuali con i quali si organizza qualche cena (altra attività nella quale, storicamente, eccelliamo), qualche immersione o qualche viaggio.
A me sembra però che, a differenza di altri sport o attività ludiche nei quali c’è maggior coesione contro attacchi che vengono portati dall’esterno che mirano a limitare o a porre vincoli all’attività, nel mondo della subacquea ci sia molta più indifferenza. Faccio un esempio: uno dei sottoscrittori del manifesto aggiungendo la propria firma commentava più o meno così “iniziativa sicuramente interessante ma speriamo che non siano solo parole come spesso accade nel nostro ambiente ma si riesca a trasformare in qualcosa di concreto”. È ovvio e ampiamente dichiarato che non abbiamo pubblicato questa dichiarazione d’intenti solo per il piacere di un po’ di bella letteratura e bei sentimenti. Ma la forza di utilizzarlo per un fine concreto ci viene dal numero, dalla massa di appassionati e di frequentatori che – una voce unica – ci permetta di portare questa sorta di petizione sui tavoli che contano, per farci sentire. Ci viene da voi, la forza, e noi (e non mi riferisco solo a SOTTACQUA ma a tutti gli organi di comunicazione che vogliano impegnarsi in questo senso) possiamo e dobbiamo essere la vostra voce.
Prendendo sempre il manifesto, come esempio che conosco bene, vedo che molta gente passa su quelle pagine a leggere, a scorrere i nomi che hanno firmato, molti di più di quanti poi non facciano lo sforzo di inviare un’e-mail con la loro adesione. Ora, siccome non posso pensare che quanto scritto da Angelo non sia condivisibile, devo solo immaginare un moto di noia o di fastidio che, dopo aver soddisfatto la propria curiosità, li faccia andare altrove.
Non voleva essere un modo per parlare ancora del manifesto – tanto ci torneremo ancora su, nei mesi a venire – ma è un discorso molto più generale: dobbiamo smettere di parlarci addosso raccontando a tutti che va tutto bene e che le nostre iniziative sono tutte coronate da grande successo, e che ci siano migliaia e migliaia di presenze, questo atteggiamento non ci aiuta a crescere e a migliorarci, ma solo di non vedere il burrone che si avvicina.
Dopo una manifestazione che si è conclusa in modo un po’ triste e con scarsa frequentazione, qualche tempo fa (non parlo per conoscenza diretta, perché SOTTACQUA aveva scelto di non essere presente così come il resto della stampa “che conta” nel nostro settore, ma sulla base di quanto mi è stato raccontato da tutte le fonti alle quali ho chiesto informazioni), chi l’ha organizzata mi si è detto che ne magnificava gli esiti con una ricaduta di consensi addirittura ridicola, conoscendo la realtà dei fatti (soprattutto con uno strumento impietoso e obiettivo come internet). Un anno e mezzo fa, nel corso della mia precedente esperienza editoriale, condussi una mini inchiesta all’acqua di rose sulle didattiche operanti in Italia. Alla richiesta di quanti brevetti riuscissero a sfornare ogni anno mi arrivarono – da molti se non da quasi tutti – dei dati così palesemente falsi che sarebbero potuti servire per un volume umoristico.
Ma, porca miseria, anche se qui sono io a fare dell’utopia, è mai possibile che non ci si renda conto che è non solo superfluo ma anche dannoso nasconderci la verità dietro segreti di pulcinella? Forse il subacqueo che si fa poche immersioni all’anno, magari soprattutto alle Maldive o in Mar Rosso non conoscerà il vero stato delle cose, ma chi frequenta un po’ l’ambiente le conosce queste verità. E per migliorarci, per fare più comunicazione, per incrementare il nostro numero, per rendere più funzionali i servizi che ci riguardano, per contare di più sui tavoli politici che ci tolgono – con forti sospetti di incostituzionalità – il diritto ed il piacere di immergerci come sta accadendo in più di una parte d’Italia, per ottenere risultati positivi non dobbiamo chiuderci nella nostra botteguccia guardando le altre bottegucce con fare livoroso e timoroso che vengano a conoscenza dei nostri segreti. Di pulcinella, oltretutto.
Dobbiamo – TUTTI – impegnarci, partecipare, anche solo con una adesione. Dobbiamo pensare che, se vogliamo continuare a divertirci con la nostra attività, dobbiamo entrare nella discussione, portare il nostro contributo, di idee e anche di polemiche, noi giornalisti siamo qua per questo, per raccogliere queste istanze e trasformarle in qualcosa che possa avere un peso, laddove questi pesi devono essere misurati.
Dicevo prima che c’è una differenza tra la subacquea e altre attività e sport. Ecco, forse dove c’è uno sport il praticante è più coinvolto, perché indubbiamente chi pratica uno sport porta in sé una passione che chi si limita a “giocare” non possiede. La subacquea ricreativa non è uno sport, è un’attività ludica che permette di entrare in contatto con un ambiente naturale in modo intimo e profondo. Ma è proprio per questo, per questo legame con l’ambiente mare che dovremmo (o potremmo) sentirci più coinvolti nella difesa non solo sua ma anche nostra, del nostro diritto a goderne, a frequentarlo.
Altrimenti potremmo tranquillamente darci al bridge. Non lo conosco, non lo pratico ma credo costi molto di meno, in fatica e in denari. Scusate lo sfogo e, comunque,
Buon Blu!
|
|
|||