anno II n°.16 giugno 2008

 

 

RUBRICHE - MARKETING DELLE IMPRESE SUBACQUEE

 

GLI SPECIALI DI SOTTACQUA: INTERNATIONAL YEAR OF THE REEF (IYOR) - ANCORAMARE NAVIGA L'ITALIA

 

copertina: il palombaro

di Paolo Bastoni

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a cura di Hermes Pierotti

NUOVE TENDENZE NEL MARKETING (NUOVE…?)

 

Allora, combinando le due “correnti di pensiero” che vi abbiamo presentato, in estrema sintesi, negli ultimi incontri:

         Networking

         WEB 2.0

cosa ne deriva, quali suggestioni possiamo trarne?

 

1.       CLIENTI COME PROTAGONISTI E MEMBRI DI UNA COMMUNITY

I clienti non sono oggetti di desiderio, da circuire, blandire, contendere…: sono soggetti attivi, titolari di motivazioni e attese, ma anche di idee, di proposte; si attendono non solo di essere sollecitati e stimolati, ma di partecipare, contribuire, scambiare. Si sentono membri di una Community e hanno risorse di partecipazione e innovazione potenzialmente di straordinario interesse. Anche quelli che non intendono assumere un ruolo attivo, entrando nell’ agorà, traggono una sensazione di appartenenza e quindi di identità dalle visite – anche “furtive” – in siti e blog in cui si dibatta dei loro interessi, della loro passione; in cui non intervengono solo esperti, professionisti, specialisti…, ma anche … i loro simili, i compagni di immersione, semplici appassionati, persino profani curiosi del nostro mondo.

 

2.       LE COMMUNITY COME AMBIENTE  DI FIDELIZZAZIONE  

Non c’è meccanismo di fidelizzazione (o di retention, come dicono gli americani, con un’impronta che richiama ancora meccanismi costrittivi e restrittivi  delle libertà personali…) efficace come quelli che si fondono sull’esaltante sensazione di  essere parte di una Comunità; non ostaggi di un fornitore, sia pure abile ed efficace, ma attori, sia pure e non necessariamente protagonisti; con uno spazio dedicato e organizzato per esprimere idee, critiche, suggerimenti … o anche solo scambiare informazioni, segnalare esperienze e “tipi”.

E’ nei blog, negli ambienti  WEB 2.0 che si acquisisce visibilità e notorietà, si attraggono nuovi clienti, si “trattengono” i clienti che ci hanno apprezzato;… Certo, non si può garantire l’esclusività del messaggio, è possibile che idee e differenziali vengano sfruttati da concorrenti “furbi”, ma…:

         alla lunga paga di più l’intelligenza che la furbizia e i clienti possono essere attratti (o abbindolati…) al primo contatto, ma se delusi divengono – soprattutto in una Community – giudici impietosi delle esperienze negative; quindi, i furbi rischiano grosso

         in un mercato la cui crescita si è stabilizzata o azzerata, che rischia la condizione permanente di “nicchia”, la prima preoccupazione dovrebbe essere quella di sviluppare il mercato gobale, non quella di difendere i nostri stentati orticelli!

 

Pertanto, approfondiamo questo concetto di Social Networking.

 

Una rete sociale consiste di un qualsiasi gruppo di persone connesse tra loro da diversi legami sociali, che vanno dalla conoscenza casuale, ai rapporti di lavoro, ai vincoli familiari. Le reti sociali sono spesso usate come base di studi interculturali in sociologia e in antropologia.

Esiste anche l'analisi delle reti sociali, ovvero la mappatura e la misurazione delle reti sociali. Le reti sociali sono studiate con un formalismo matematico usando la teoria dei grafi. Più precisamente, il corpus teorico ed i modelli usati per lo studio delle reti sociali sono compresi nella cosiddetta social network analysis.

Joi Ito suggerisce che il concetto di rete sociale sia cruciale per quella che egli chiama "democrazia emergente" — il collegamento vitale tra la rete creativa di al più una dozzina di persone, le reti di potere create da religione, lingua, tribù e legami di parentela, e le tradizioni etiche ad esse associate. Queste sono da lui viste come l'unico percorso verso una cosiddetta seconda superpotenza.

 

La versione di Internet delle reti sociali è una delle forme più evolute di comunicazione in rete, ed è anche un tentativo di violare la "regola dei 150". La rete delle relazioni sociali che ciascuno di noi tesse ogni giorno, in maniera più o meno casuale, nei vari ambiti della nostra vita, si può così "materializzare", organizzare in una "mappa" consultabile, e arricchire di nuovi contatti.

Il fenomeno delle social network nacque negli Stati Uniti e si è sviluppato attorno a tre grandi filoni tematici: l'ambito professionale, quello dell'amicizia e quello delle relazioni amorose.

Le social network online ebbero un'esplosione nel 2003, grazie alla popolarità di siti web come Friendster, Tribe.net e LinkedIn. Il motore di ricerca Google, ha lanciato Orkut il 22 gennaio 2004. Kibop, una social network in spagnolo e portoghese, ha debuttato anch'essa nel 2004. In Italia il primo dei grandi portali passati verso questo tipo di social network è stato superEva, ma sono comunque vivissime le comunità di italiani su Orkut e LinkedIn.

Attualmente, i due social network più gettonati sarebbero Myspace e Facebook, rispettivamente con 107 e 73 milioni di utenti, stando all'articolo "How Netlog Leaps Language Barriers", pubblicato dal Wall Street Journal il 1 Novembre 2007.

Siti come Facebox, che incoraggiano l'interconnessione di weblog, si avvicinano all'idea di social network. Ulteriori evoluzioni sono date dalle Semantic Social Network, che interconnettono sia persone che weblog, come ad esempio StumbleUpon e Funchain. Si può parlare in questo caso di un ibrido tra un social network e aggregatore, ovvero un sito che permette agli autori di weblog (più comunemente detti blog) di pubblicizzare i propri articoli (o post, utilizzando il termine inglese).

L'uso di reti sociali sta diffondendosi anche come un'evoluzione delle radio on line. I siti non si limitano a proporre musica in formato mp3, ma, interpretano i gusti e propongono musiche simili, facendo scoprire nuovi artisti, musicalità, ritmi. Attraverso siti come Pandora.com, lastfm.it, musicovery.com, è possibile creare delle community invitando i propri amici, ma anche ascoltando la musica proposta per i "vicini", persone con preferenze simili alle proprie.

Le social network possono essere organizzate anche attorno a modelli di business, come ad esempio nel caso di Ecademy, ReferNet o Shortcut, o svilupparsi su base territoriale come Movida-Romana.com, dedicato esclisivamente a cultura e tempo libero su Roma

Le social network e il community networking stanno generando approcci innovativi al lavoro delle organizzazioni della società civile in direzione di uno sviluppo sostenibile.

Per entrare a far parte di un social network online occorre costruire il proprio profilo personale, partendo da informazioni come il proprio indirizzo email fino ad arrivare agli interessi e alle passioni (utili per le aree "amicizia" e "amore"), alle esperienze di lavoro passate e relative referenze (informazioni necessarie per il profilo "lavoro").

A questo punto è possibile invitare i propri amici a far parte del proprio network, i quali a loro volta possono fare lo stesso, cosicché ci si trova ad allargare la cerchia di contatti con gli amici degli amici e così via, idealmente fino a comprendere tutta la popolazione del mondo, come prospettato nella teoria dei sei gradi di separazione del sociologo Stanley Milgram (1967), la cui validità anche su Internet è stata recentemente avvalorata dai ricercatori della Columbia University ([1]).

Diventa quindi possibile costituire delle community tematiche in base alle proprie passioni o aree di business, aggregando ad esse altri utenti e stringendo contatti di amicizia o di affari.

Tra i nuovi progetti che stanno vedendo la luce in questi ultimi mesi anche una piattaforma di social network italiana denominata selfemotion([2]), che permette all'utente di personalizzare l'aspetto grafico del suo network e di condividere solo con chi vuole contenuti e file.

 

Ancora sul concetto di comunità

Il concetto moderno di comunità deriva direttamente dagli studi e dall'analisi sociologica di Ferdinand Tönnies, uno dei fondatori insieme a Ludwig Stein e Max Weber, della Società tedesca di sociologia (Deutsche Gesellschalft fur Soziologie), del 1887, in un libro intitolato Gemeinschaft und Gesellschaft (Comunità e società). Dal titolo si contrapponevano e descrivevano con i due termini la struttura tradizionale, familiare e "tribale" in evoluzione verso nuove forme sociali moderne ed industriali, basate sul contratto o sullo scambio.

 

Comunicazione e linguaggio

Lì dove le reti forniscono il canale fisico di comunicazione, un elemento fondamentale per lo sviluppo di comunità virtuali diventa l'utilizzo di un comune linguaggio, intanto a livello semantico, quindi di una comune lingua. L'ampia diffusione della lingua inglese in tempi recenti ha consentito lo sviluppo di comunità tra persone di diversa lingua madre.
Altro passo nell'estensione di un comune codice di interazione è stato il sopperire sinteticamente all'assenza di linguaggio non verbale. Un fatto noto nella comunicazione colloquiale è che il tono e la mimica associate ad una stessa frase pronunciata possano farle assumere significati completamente diversi. L'utilizzo diffuso delle emoticons, (le faccine) si è diffuso in diversi contesti, e fin dagli esordi della rete (lo smiley originario è nato in epoca di computer con interfaccia utente a linea di comando). La capacità sintetica delle emoticons ha permesso il loro diffondersi, dall'uso su sistemi esclusivamente testuali, fino alle più recenti interfacce grafiche ad effetto tridimensionale. Infine la diffusa frequentazione di ambienti dove la digitazione veloce del testo è fondamentale ha portato al diffondersi di uno slang e di una serie di abbreviazioni, a volte di interpretazione riservata agli addetti ai lavori.

 

Identità

Un altro aspetto della comunicazione nella comunità virtuale consiste nella riduzione di inibizioni e condizioni di subordinazione presenti nella relazione diretta[4]. Estesi studi sull'argomento sono stati condotti dalla sociologa Sara Kiesler, specializzata in interazione uomo-macchina. Il fenomeno è stato analizzato inizialmente in ambiti aziendali, dove l'identità dell'utente era comunque generalmente nota al gruppo. Nel comune utilizzo non professionale delle reti, invece, l'identità viene spesso nascosta dietro uno pseudonimo, o nickname, a cui può essere associato in caso di collegamento tramite interfacce grafiche un'immagine di riferimetno, o avatar. Viene così a cadere, potenzialmente, ogni collegamento con la realtà fisica del soggetto. Età, aspetto, etnia, titolo, ceto sociale, sesso smettono quindi potenzialmente di costituire un vincolo.

Le comunità virtuali si appoggiano su svariate modalità di ambienti comunicativi. La struttura online di una comunità virtuale permette di soddisfare le necessità di comunicazione dei propri membri, sia nella forma individuale (one-to-one) che collettiva (many-to-many e one-to-many), a seconda delle esigenze[6] . Esigenze che possono richiedere lo scambio di pareri o informazioni, la discussione pubblica o le relazioni interpersonali, la comunicazioni ai membri.

 

 

 

 

 

 

 

 

IN SINTESI, quali gli enormi vantaggi potenziali del Web 2.0 per il nostro mondo:

 

Disponibilità istantanea di informazioni

Auto configurazione dei servizi informativi

Sapere audio – iconografico (parole e simboli visivi)

Apertura verso l’altro e ampliamento dello spazio di

conversazione

Senso di egualitarismo e socialità estesa

Creatività e protagonismo

Produzione collettiva di sapere

Iper relazionalità e virtualità

 

 
LE ULTIMISSIME

 

- IYOR, L'ANNO INTERNAZIONALE DEL REEF: si è aperto il concorso fotografico dedicato al reef: potete partecipare come concorrenti o come giurati

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- LOTTA ALLE SPADARE: MareVivo e Oceana, ovvero l'amore per il mare declinato in italiano ed in spagnolo. Le due organizzazioni pubblicano un documento preciso e dettagliato su questi strumenti illegali di pesca

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- LE IMMAGINI DI FOLCO QUILICI: un milione di fotografie sono quelle che Folco Quilici ha salvato e conserva dalla sua quasi cinquantennale attività. A Firenze i Fratelli Alinari ospitano a giugno una sua personale

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IN QUESTO NUMERO

 

- in barca con la Marina Militare:

- APNEA: cosa c'è dietro un record

- una foto racconta: Paolo Bastoni