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GLI SPECIALI DI SOTTACQUA: INTERNATIONAL YEAR OF THE REEF (IYOR) - ANCORAMARE NAVIGA L'ITALIA |
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copertina: il palombaro di Paolo Bastoni INDICE DEL MESE
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GLI SCORFANI, QUESTI (S)CONOSCIUTI
Acquario di Milano, interno giorno, giro interno, vasca mediterranea. Un gruppo di bambini si sofferma davanti al vetro che li separa dall'acqua. Sono in compagnia di una delle guide di Verdeacqua che mostra loro uno strano pesce fermo nell'ombra. Quando dice che è uno scorfano i bambini sorridono e si scambiano battute, ma dopo pochi minuti di spiegazione sulle prerogative di questi pesci tutto cambia e qualcuno afferma addirittura che gli scorfani sono belli.
Ecco, basta poco per
cambiare opinione e farsene una corretta su questi animali che quasi quasi
sono più famosi per quello che non sono che per quello che sono veramente. Come tutti sanno, essi sono una delle prime specie che i subacquei, tanto quelli in apnea quanto quelli con le bombole, incontrano e che tendiamo a sottovalutare come incontri banali. Eppure gli scorfani sono tra le specie di pesci che meriterebbero più attenzione. Personalmente, anche a distanza d’anni dal primo tuffo, non mi sono ancora abituato al loro incontro e osservarli è ancora un gran piacere, ovviamente dopo averli avvistati. Infatti, per quanto comuni siano, sono molto mimetici nonostante la maggior parte delle fotografie subacquee li facciano apparire come soggetti dal cromatismo accentuato. Gli scorfani si possono considerare i rappresentanti tipici della famiglia Scorpenidi e dell’ordine Scorpeniformi, che riunisce scorfani e specie affini. Questo raggruppamento comprende quasi un migliaio di specie e sette famiglie che hanno tutte in comune una lamina ossea che collega le ossa sott’orbitali (quelle disposte lungo il margine inferiore dell’occhio) con quelle preopercolari. Si tratta di una struttura la cui funzione precisa non è ancora nota, ma che sicuramente ha scopo difensivo dato che è sovente caratterizzata da spine con sicuro effetto deterrente senza contare che un osso è pur sempre qualche cosa di robusto, adatto a parare urti e colpi, in particolare quando si trova in così stretta vicinanza di un organo delicato e importante come l’occhio che negli scorfani ha più importanza che in altre specie.
Tra le altre
caratteristiche condivise dai membri dell’ordine c’è anche quella di avere
un capo munito di un solido rivestimento osseo, un particolare che era
stato messo in evidenza, come ricorda Enrico Tortonese, uno dei massimi
ittiologi italiani del Novecento, già dal francese Georges Cuvier, il più
grande naturalista francese del primo Ottocento e che fecero attribuire
agli Scorpeniformi curiose denominazioni scientifiche come Scleroparei,
Catafracti, Craniomi e Loricati. Molte di queste caratteristiche si ritrovano, ovviamente, nella famiglia Scorpenidi, un centinaio di specie contraddistinte in linea generale da un corpo più o meno compresso (cioè schiacciato sui lati), capo grande, bocca ampia e protrattile, branchie ampie e pinna dorsale unica con robuste spine cui in molti casi sono annesse ghiandole velenifere che giustificano ampiamente il nome di pesci scorpione dato loro dai popoli anglosassoni in particolare. In Mediterraneo vivono almeno tre generi (Scorpaenodes, Scorpaena ed Helicolenus) e dieci specie di cui almeno sei hanno una discreta importanza per la pesca e in parte anche per i subacquei. Queste specie sono lo scorfano di fondale (Helicolenus dactylopterus), lo scorfano rosa (Scorpaena elongata), lo scorfanotto (Scorpaena notata), lo scorfano nero (Scorpaena porcus) e quello rosso (S. scrofa), lo scorfano di Cadenat (Scorpaena loppei) e lo scorfano di Arena o di Messina (Scorpaenodes arenai), una specie la cui citazione mi è oltremodo cara perché scoperta nel 1962 dal mio indimenticabile maestro e amico prof. Menico Torchio.
Come detto gli scorfani,
in particolare quello nero e quello rosso, sono pesci comuni e potrebbero
essere soggetti ideali da guardare se non sfidassero continuamente la
nostra vista con la loro colorazione mimetica. Come è stato scritto “gli
scorfani sono dei pezzi di roccia animati”. Infatti, non è raro,
soprattutto dove la luce scarseggia (quelli da essi preferiti) o in
ambienti molto ricchi di alghe o concrezioni, vedersi passare davanti alla
maschera uno scorfano in fuga che non avevamo notato. Il colore e le
moltissime ornamentazioni che ricoprono il loro corpo, il capo soprattutto
dove ci sono appendici cutanee frastagliate o lobate, raggiungono
perfettamente lo scopo di occultare il corpo di questi pesci che possono
raggiungere dimensioni ragguardevoli con lunghezze superiori ai 50 cm e
pesi che sfiorano i 3 kg, taglie ormai rare nel nostro mare dove campioni
del genere vengono esibiti come gioielli da ristoranti e pescherie.
Tra le parti che gli scorfani amano celare c’è sicuramente la bocca. Questa, ampia e capiente, può essere spalancata così velocemente da produrre una sorta di risucchio che aspira la preda nelle fauci in una frazione di secondo. Il pasto degli scorfani, infatti, è uno dei più veloci che si conosca e in genere vengono catturate prede abbastanza piccole da essere inghiottite intere e in un solo boccone. In genere l’apertura della grande bocca è sufficiente per assicurarsi il pasto e solo se la preda minaccia di sfuggirgli, lo scorfano può scattare in avanti per non correre il rischio di restare a bocca vuota. Le diete degli scorfani tendono a cambiare con l’età e con il periodo dell’anno. I giovani si cimentano con vermi e molluschi mentre gli adulti cacciano pesci e granchi. Questi ultimi in certe zone sono maggiormente appetiti in primavera e in estate mentre i pesci sono riservati alle altre stagioni. In coincidenza con il periodo riproduttivo l’appetito degli scorfani cala per poi aumentare, come è logico attendersi, dopo questo digiuno forzato. Il comportamento alimentare degli scorfani e il loro modo di cacciare farebbero supporre l’esistenza di una stretta relazione tra le loro capacità mimetiche e la predazione, ma forse non è così. Indubbiamente gli scorfani utilizzano la loro colorazione criptica per non farsi vedere, ma poiché cacciano al crepuscolo o di notte, essere cromaticamente invisibili non è utile. È perciò possibile che essi preferiscano non essere visti durante il giorno quando riposano o sono intorpiditi dalla digestione, due momenti della vita di un animale in cui il rischio di essere catturati è più alto. Il mimetismo dello scorfano dunque non è finalizzato solo alla caccia, ma anche alla difesa. Quest’ultima si basa anche sulle robuste spine della parte anteriore della pinna dorsale e degli opercoli che gli scorfani rizzano quando si sentono minacciati. Chi si immerge avrà sicuramente notato che quando ci avviciniamo troppo a uno scorfano esso comincia a manifestare segni d’inquietudine sollevando sempre di più la pinna dorsale per mettere in mostra i suoi raggi spinosi. Il poverino non sa che, in fondo, noi non ci sentiamo molto minacciati da questa manifestazione di forza, ma di solito essa è sufficiente per allontanare gli altri potenziali aggressori. Solo se ci dimostriamo troppo insistenti, lo scorfano ricorre alla sua risorsa estrema, quella che gli costa maggiore fatica: si sposta. Infatti, questi pesci sono tendenzialmente pigri e quando trovano un comodo anfratto o una scogliera ospitale tendono a restarvi, immobili, il più a lungo possibile come potreste comodamente verificare tornando giorno dopo giorno all'Acquario di Milano per vedere la vasca degli scorfani.
Questo scorfano è dotato di un corpo tozzo con profilo dorsale piuttosto convesso e di una testa grossa con occhi grandi che, lungo il margine superiore, sono caratterizzati da appendici lobate ben visibili. Altri lembi cutanei si notano vicino alle narici. Un’altra caratteristica è la presenza di una fossa occipitale ben marcata. La pinna caudale è ampia e convessa posteriormente mentre le pinne ventrali sono leggermente più corte delle pettorali. La colorazione è scura, come indica il nome comune dato alla specie, e in generale è bruno-nera con aree più chiare e più scure e bande trasversali su tutto il corpo e le pinne. Il peduncolo caudale è molto spesso biancastro o comunque più chiaro del resto del corpo. Degno di nota è un piccolo segno di dimorfismo sessuale legato al colore: i maschi, infatti, hanno una macchia nera sulla parte posteriore della sezione a raggi spinosi della dorsale.
Diffuso in tutto il
bacino mediterraneo e nell’Atlantico dalle coste della Gran Bretagna
Sicuramente il più noto degli scorfani e, ahimé per lui elemento di richiamo del banco delle pescherie per il suo colore, lo scorfano rosso si distingue dalla specie precedente per avere appendici sopraorbitali molto grandi e frastagliate la cui lunghezza può essere superiore al diametro dell’occhio che mostra delle bande scure sull’iride che partono dalla pupilla. Numerose altre appendici cutanee sono sparse sul capo e sui fianchi lungo la linea laterale. La colorazione è molto più vivace di quella dello scorfano nero e in essa predominano i toni rossi, aranciati e persino gialli (una livrea non frequente) con macchie e bande brune e nere. Sulla pinna dorsale si trova spesso una macchia nera. Riconoscibile anche per la maggiore taglia (fino a 66 cm contro i poco più di 30 dello scorfano nero), lo scorfano rosso ha una distribuzione molto simile a quella della specie in precedenza descritta, ma può spingersi fino a profondità maggiori (400 m) con una preferenza per fondi rocciosi e fangosi della platea continentale. In genere i giovani preferiscono le zone rocciose meno profonde (fino a 100 m di profondità) mentre gli adulti si spingono anche oltre.
L’alimentazione è costituita da crostacei, molluschi, anellini e piccoli pesci.
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