|
GLI SPECIALI DI SOTTACQUA: INTERNATIONAL YEAR OF THE REEF (IYOR) - ANCORAMARE NAVIGA L'ITALIA |
||||||
|
|
copertina: il palombaro di Paolo Bastoni INDICE DEL MESE
RUBRICHE I SERVIZI le VETRINE UTILITA' |
"diario di bordo" del C.te Angelo Bianchi
Quando ero in Accademia Navale, al termine degli anni ottanta, il Caroly si trovava a Livorno e portava per mare i cadetti dei primi due anni durante l’inverno ed in campagna addestrativa durante i mesi estivi gli Aspiranti Guardiamarina del terzo. Erano i tempi delle regate sui J 24, gli IOR, i One Tonner dominavano il circuito velico internazionale, lo Sport Velico della Marina Militare aveva appena messo in acqua da De Cesari il Bellatix per cercare di interrompere il dominio di De Angelis sui Brava di Landolfi, Raul Gardini coomissionava a Geman Frers lo studio di un I.A.C.C. da affidare ad un baffuto californiano che spopolava nelle Star e Peter Blake si conquistava il titolo di baronetto dominando a tempo di record la Withbread con il rosso Stainlager. Erano, insomma, i tempi delle regate dell’agonismo esasperato, nei porticcioli si parlava di titanio e kevlar, i più attenti predicevano l’imminente trionfo del carbonio, Paolo, Stefano, Gigi (i miei primi skipper) mi proibivano di portare pesi in barca (secondo il Carnevali una banana era sufficiente per una “lunga” mentre Stefano Rizzi mi faceva lasciare a terra gli stivali anche con le burrasche)… Ora mi viene da ridere solo a pensarci … Romeo, il groppo è passato, Mortorio a dritta, a sinistra nella nebbia ci devono essere Camize e le Camere, ok ho visto il Mariette. Bene fa un po’ un salto sotto che mi sembra proprio il momento di un Torbato! Ah, calici di vetro …ovviamente! Fatti aiutare da Tore!.
A quel tempo uno che
come me si era avvicinato tardi alla vela e doveva bruciare le tappe per
cercare di tenere il passo era automaticamente attratto da tutto questo
trionfo di tecnologia così che il Caroly con i suoi preziosi legni di
rovere, teak, iroko, mogano gli ottoni ed i bronzi da lucidare non
esercitava alcun richiamo particolare tanto che, mi adeguavo a quella
che era diventata una consuetudine descrittiva, parlando delle nostre
Unità a vela, …Stella Polare, Corsaro II°, e poi, …c’è anche il Caroly… Passano gli anni, lo IOR lascia il posto all’IMS, chi non si adegua è fuori. Navighi, soffri, arrivi nei primi ma poi, inesorabilmente il compensato ti taglia le gambe, sparisci dalle classifiche sei deriso da tutti, viene voglia di smettere. La flotta è grande dice l’Ammiragliato (in realtà il nostro padre-padrone si chiama semplicemente Marivela) e non prevediamo di acquistare quelle nuove barche strane con le prore dritte, le poppe tagliate, i bulbi esasperati, per noi la vela non è professionismo, continuano a ripeterci, non abbiamo un gruppo sportivo di professionisti (Tomba e Antonio Rossi non avrebbero mai trovato posto da noi, quando erano ragazzi promettenti), noi siamo la Marina Militare, sul mare non ci lavoriamo solamente, ci viviamo e dobbiamo diventarne parte, per noi la vela è formazione, addestramento, insostituibile tappa nel processo di costruzione del nostro personale che, ancor prima che di militari e professionisti è costituito da marinai.
Bella storia, una bella
storia davvero,
bellissima da raccontare, vera soprattutto, uno di quegli aneddoti che
non faccio mai mancare nelle
Poi, per confermare la storia racconto che io ne sono la prova vivente: vengo da tre anni filati in cui su un Pattugliatore di Squadra, a La Spezia, ho fatto il Capo Reparto Operazioni, prima ancora comandavo un Cacciamine, ed ancora prima, per due anni sono stato su un Cacciatorpediniere a Taranto come addetto alle artiglierie (sono un Ufficiale di Vascello e per giunta Direttore del Tiro, un “cannoniere” insomma). Beh ero anche stato in barca a vela, ma fino a qualche mese fa pensavo proprio che non vi avrei più rimesso piede. Mi sbagliavo, e non era la prima volta! Questa stata la barca dei Preve, Riccardo Preve, sa quelli della Riso Gallo…. Caroly era la moglie…, è stata varata nell’immediato dopoguerra e… Baglietto, Vittorori Baglietto… si, si anche di progetto…beh credo proprio che sia una delle poche di quell’epoca che non è uscita dalla matita di Sparkman & Stephens,… nell’ottantatre… furono i figli dell’armatore a donarla alla Marina Militare…e così avanti snocciolando una filastrocca che non è mai la stessa, ogni volta si arricchisce di qualche particolare, ogni volta si aggiunge qualcosa, qualche inedito, qualche riferimento, qualche richiamo, piace questa storia, tutti la ascoltano volentieri, ha fascino, coinvolge e anche i miei ragazzi si lasciano trasportare. Io? Beh dopo l’Accademia, nella prima metà degli anni novanta, ho regatato tanto con un ex IOR, il Gemini, 50 piedi di legno e di storia, voluta dall’indimenticabile Ammiraglio Di Giovanni, porta la firma magica di Andrea Vallicelli (il Vallicelli degli anni ’80, quello che disegnava Azzurra).
Potremmo parlare di
Giraglie, Solent e Fastnest ma questa è un’altra storia. Quello che mi
porto dal Gemini è lo spirito che la triade dei Colonnelli spezzini,
Toracca-Barone-Ranieri aveva saputo creare a bordo. Si usciva in mare
pensando sì ai risultati (nel golfo dei poeti, il regno di Piermaria
Conti, rivaleggiavamo sempre con un paio di X-Yacth che spesso
lasciavamo dietro) ma soprattutto perché ci piaceva, ci divertivamo, ci
sentivamo un gruppo.
Io, tailer di dritta, come amavo dire allora (quello che nel classico percorso boe a dritta deve gonfiare lo spi immediatamente dopo l’issata, prima degli altri) ero il braccio di un pozzetto di grandi marinai ma che trovavano sempre il tempo per innescare, magari inconsapevolmente divertenti siparietti…. Angelo!!! Molla quella scotta, fai respirare… No anzi cazzala, leva l’orecchia… no no fermo così!!! Angelo, per la miseria fai qualcosa, qualunque qualcosa!!!!… Poi dopo il colpo di sirena dell’arrivo c’era sempre la torta salata fatta dalla moglie dello skipper, il dolce della signora Barone, un bottiglione di vino che il Nostromo Spinardi faceva in quel di Bolano, ognuno metteva un po’ del proprio, del meglio che poteva, questo mi ha sempre impressionato tanto e, inconsapevolmente, ritengo che mi abbia formato tanto, molto più di corsi, esami, seminari e quant’altro ho incontrato sul mio cammino. Dentro di me si sviluppava un forte spirito di emulazione di cui mi sono reso conto solo molto dopo, volevo ricreare quello spirito, pathos direbbero gli antichi, che mi portava a puntare la sveglia alla sette del mattino, tre o quattro ore dopo il rientro dalla discoteca ed essere pronto con il sorriso sulle labbra. Durò un paio d’anni, solo un paio d’anni, ma valsero un’intera vita. Lo spirito del Gemini mi ha seguito sul Caroly, si esce in mare sempre e comunque, non c’è burrasca che tenga, altrimenti che barca scuola saremmo, che fine fa l’addestramento? Sono altre le condizioni in cui è più saggio annullare, perlomeno con questa barca, in questo arcipelago. Scirocco? Santo Stefano a dritta e giù in rada! Libeccio? Nelle Bocche e rientro dal Filetto! C’è sempre un ridosso qua, un vero paradiso.
Oggi maestrale. Bene
giro di Spargi! Gli allievi pensavano che l’uscita saltasse, sono in
barca dalle otto e trenta il ponentino forza 5,6 li preoccupa, sono alla
prima esperienza e sono spaventati. Il Comandante è in ufficio a firmare
documenti e Gianni, il Nostromo ne approfitta per spiegare i primi
rudimenti .. bene ci sono tre angoli la
penna va in alto, la mura a prora e la bugna a poppa, tre lati
inferitura, balumina e base….Tore distribuiamo le cerate che il tempo
non promette niente di buono…
Alle 10 arrivo a bordo con una bottiglia di vermentino e una crostata .. Romeo, bottiglia in ghiacciaia e torta nel mobiletto in dinette, a proposito la marmellata l’ho fatta io… Allora si esce davvero! Gli allievi sono increduli, il loro Comandante ce li manda apposta perché li svezziamo!. L’ormeggio è tosto, con il maestrale steso per andare all’ormeggio di punta occorre tenere su la mezzana fino alla fine, mica uno scherzo! Mollare però è agevole, vento in prua, motore a 1800 giri e siamo a Punta Chiara. ..Con i traghetti come stiamo? E’ un’isola questa e ce n’è uno ogni quarto d’ora (almeno di giorno). Ormai ci conoscono e credo che ci abbiano già detto tutto che potevano… Il Nostromo bonario di prima te lo dimentichi subito, al primo errore, urla, sbraita, pretende ordine ed automatismi .. ve lo avevo spiegato no? Avevate detto che era tutto chiaro! Lui è un perfezionista, loro dei neofiti, però ottiene quello che voleva …Comandante barca involata, una mano e Fiocco uno cioè quello che chiamavano l’intermedio, insomma il più grande. La trinchetta la vuole?…Certo che la voglio, devo bolinare mure a dritta e c’è la secca del Palau là davanti, devo stringere. Gli allievi si rilassano, cominciano a prenderci gusto, che forte però dopotutto! Scarso! Sempre più scarso! Devo virare …pronti alla vira, venti secondi… e sul loro volto leggo il panico. All’improvviso finì tutto, mi ritrovai ad Augusta, su una Corvetta, a versare il mio personale tributo alla vigilanza pesca nel Canale di Sicilia ed al controllo dell’immigrazione clandestina via mare nelle acque calabro-ioniche. Un W.E. libero ogni due mesi, utile solo per fare un salto a casa. Sinceramente in quei momenti pensavo proprio di aver chiuso con la vela. Mi sbagliavo e come abbiamo visto non sarebbe stata la prima volta. Per molto tempo ho pensato che la magia dei momenti del Gemini fosse dovuta solo alla barca stessa, per questo quando mi fù offerta, assieme ad un incarico a Livorno in Accademia Navale, non seppi resistere, accettai di d’istinto rinunciando anche ad un ventilato transito nella Guardia Costiera guadagnandomi le perenni rimostranze di mia moglie. Al Porto Mediceo il Caroly non c’era più, una fortunata intuizione dello Stato Maggiore l’aveva portata in Sardegna per svolgere il suo delicato compito a favore degli allievi Marescialli della Scuola di La Maddalena proprio là, nello splendido specchio d’acqua dell’arcipelago gallurese dove la Marina Militare forma i sottufficiali che con il mare avranno più a che fare: i nocchieri, coloro che un giorno, forse, diverranno Nostromi.
Così, mentre il Caroly
iniziava un nuovo capitolo della sua storia lunga più di mezzo secolo io
realizzavo in un altro arcipelago, quello toscano la mia prima
esperienza di comando, un anno e mezzo costellato da nottate insonni
quando, al levare del libeccio livornese, mi trovavo a correre al porto
per rinforzare gli ormeggi, uscite e rientri a vela (con il VHF spento
per non sentire le imprecazioni della Capitaneria) in attesa che
riparassero la marcia avanti dell’invertitore del motore, equipaggi
neofiti anche quando avevo in barca l’Ammiraglio Comandante. Solo
Lorenzo, il mio inseparabile marinaio, ed amico viareggino ad aiutarmi.
It’s not just a job, it’s an adventure
recitava una vecchia pubblicità promozionale della marina
americana, proprio un’avventura. Gli ospiti se ne sono andati e c’è una telecamera che avanza verso di noi …Caroly! Comandante? Siamo di Sailing Channel potete rilasciarci un’intervista, che sò la storia della barca, i vostri compiti, dove siete dislocati, tre o quattro minuti… e giù di nuovo, siamo in onda. Ero in Scuola Comando ad Augusta quando mia moglie mi sposava per procura in Comune (all’altare però sono riuscito ad esserci), la luna di miele non ce la siamo potuta permettere, dovevo assumere il comando di un Cacciamine (il Rimini). Ero in mare quando mia moglie mi rivelò di essere incinta sei mesi dopo, in addestramento avanzato quando seppe che era un maschio, solo grazie ad un permesso speciale, al suo fianco quando Mattia, puntualissimo, decise di venire al mondo. Ho chiesto tanto alla mia famiglia ed ho dovuto chiedergli ancora di più quando nell’estate del 2004 ho incrociato il mio destino con il Caroly. Sono arrivato a La Maddalena una ventosa mattina di agosto accompagnato da moglie, figlio e una macchina carica all’inverosimile, avevo quasi 37 anni, il grado da Capitano di Corvetta da tre anni e nemmeno la certezza di un alloggio per la famiglia. Fanno presto quelli dell’Ufficio del Personale a dire che avevano un incarico in Sardegna, che sembra fatto apposta per lei e, in considerazione dei trascorsi, c’era pure la possibilità di avere il Comando di una barca a vela, il Caroly. Il Caroly, quel Caroly? Quello che…c’è anche il Caroly?… Mia moglie me lo sconsigliava decisamente, infatti ancora memore delle esperienze precedenti, temeva un mio coinvolgimento eccessivo, ricordandomi che aveva dovuto rinunciare al lavoro che praticava da quindici anni per seguirmi.
Lei, al contrario di
me, non si sbagliava. Si sa, le donne sono dotate di un intuito
infallibile. Mi avvicino con aria spavalda in banchina pensando ad una frase ad effetto per presentarmi, Buongiorno, sono il Comandante, il nuovo Comandante. No No troppo formale, Ehilà ragazzi credo che questa sia la mia barca, meglio, più trendy. Ma chi mi credo di essere? Questi sono uomini, marinai e militari non burattini, meglio girare i tacchi e tornare più in là quando chi mi precede avrà finito il suo mandato. Si credo proprio che farò così. Però questo Caroly, che linee strane, ma chi lo ha fatto? Originale però! Anzi simpatico, ha decisamente un suo stile. Era nato un grande amore ed io non solo non me ne ero accorto ma ho veramente pensato …simpatico, ha decisamente un suo stile. Tutte le grandi storie d’amore hanno i suoi alti e bassi, normalmente iniziano forte, si infervorano e poi si attenuano andando avanti. Io ho avuto la fortuna, meglio la sfortuna, di consumare la mia pira subito. Nelle prime due uscite avevo già trovato nebbia fittissima (da queste parti capita una volta l’anno) e la maestralata (questa è decisamente più frequente). Il mio giorno di dolore l’ho vissuto alla terza uscita. Con tanto di Ammiraglio a bordo e tutto lo Stato Maggiore in banchina ho pensato bene di fare una manovra di forza contro una brezza tesa a scostare. Risultato, il Nostromo che da prora mi grida …tre lunghezze, due, …siamo troppo veloci, indietro, indietro, indiet…beh il resto ve lo immaginate, figuraccia compresa. Aveva ragione il Noster ero troppo veloce. Però il Gemini si fermava più agevolmente, saranno le 54 tonnellate di questa barca che danno un po’ troppa inerzia oppure sono io che ho perso la mano? Nulla di grosso, solo una leggera ammaccatura ma un viso lungo come quello di Gibernau dopo l’ennesimo sorpasso di Valentino Rossi all’ultima curva.
E’ finita! Si l’ho
pensato nuovamente e questa volta, al contrario delle precedenti, mi
faceva male, forse l’orgoglio ferito o forse…Insomma, quello che
ritenevo rappresentasse l’epilogo di questa storia ha invece
rappresentato il nuovo, ennesimo, inizio del mio sodalizio, come una
novella fenice la passione per il mare, il mio attaccamento alla barca
e, soprattutto, la voglia di identificarmi con il suo destino sono
risorti e assurti a livelli impensabili.
Vi stiamo vedendo in diretta, ma quanto vento c’è lì da voi? Mah 30 nodi, anche 35 sotto raffica! Sicuro? A me risultano 40! Il Capo di Stato Maggiore da Cagliari cerca di trasmettere sulle onde a 900 MHz del g.s.m. di servizio la sua preoccupazione ma così invia anche il suo malcelato moto di orgoglio e noi lo percepiamo. A Maddalena è una giornata d’inferno, una delle peggiori e ce l’ha riservata proprio oggi alle idi di maggio del 2005. E’ domenica mattina, c’è la diretta televisiva di un programma Mediaset. e noi vogliamo esserci, abbiamo lavorato sodo in cantiere a Porto Cervo per finire il carenamento in tempo ed intendiamo, per così dire, salvare l’onore della Scuola Sottufficiali che intendeva schierare tutte le proprie barche a vela, lance a remi, mezzi navale e quant’altro per rinverdire il legame con quest’Isola in un momento di difficoltà (il calo di affluenza turistica del 2004 sarà poi superato da una grande stagione 2005). Ci troviamo in barca un paio d’ore prima dello stimato massimo di partenza, il Comandante della Scuola avrà 2 minuti di diretta alle 11 e 06, l’intervista si farà al faro rosso di cala Gavetta, …se il Caroly passasse lì dietro esattamente in quel momento sarebbe perfetto… ma …solo se ritiene che sia il caso, se se la sente... Io me la sento, forse un po’ per incoscienza o perché conosco bene barca ed equipaggio. Però, una cosa è trovare un forza 8 in mare, può succedere, un’altra è mollare quando la burrasca è in corso ed andarla ad affrontare!!! Il Nostromo è lapidario, io lo sconsiglio, ma se vuole siamo pronti. Non si può riflettere troppo in questi momenti per due ragioni, primo si è già riflettuto molto, ogni eventualità è già stata soppesata, secondo si rischia di apparire incerti, e un Comandante non se lo può permettere.
Ok ragazzi, Gianni a prora molla a sinistra, Tore a poppa pronto a
lascare, Simone alle sartie fai da passaparola che con questo vento non
sento il VHF Romeo dammi il macchine pronte. Si molla ed è subito silenzio. Silenzio irreale rotto solo dal Maestrale che qui chiamano ponentino perché, intubato dalle Bocche di Bonifacio e deviato dalla costa gallurese ruota a ponente. Se si vince questo silenzio è fatta, torniamo noi i padroni della situazione. Ci pensa Gianni, due ordini secchi e la randa (terzaruolata all’inverosimile) è su. Tre mani e, appena prende vento la barca sembra sdraiarsi, altri due ruggiti del Nostromo e mettiamo anche la trinchetta, può bastare. Ieri abbiamo provato anche a mettere anche lo Yankie 3 e abbiamo fatto un po’ di numeri alle Biscie tornando da Porto Cervo. Aspetto alla cappa vicino alla boa… Ma quel traghetto stà mollando, incredibile è l’unico a navigare, tranne noi. Siamo tutti marinai qui a Maddalena altro che! Meno cinque minuti, sono le 11 e 01 si và! Piano mi raccomando, fai sventare… E’ come dirlo. Si vola, tagliamo il fuoricampo della telecamera con almeno due minuti di anticipo (in regata sarebbe un richiamo individuale secco) ci stà una stramba una vira e ci ripresentiamo, continuiamo a volare, qualcuno in divisa dalla banchina ci fa segno di rallentare, Ma come faccio? Il cameraman ci mette del suo, accorcia la focale ed entriamo in campo, il Comandante parla noi veleggiamo sullo sfondo, il conduttore chiede, un po’ sorpreso, se qua si va a vela sempre, in ogni condizione, il Comandante con uno sforzo di umiltà dice che …è il nostro lavoro… comunque chi impara ad andare per mare qua può navigare ovunque…. Gran bel messaggio per le mamme che hanno i propri figli (da quattro anni anche le figlie) alla nostra Scuola. Proprio quello che hanno bisogno di sentirsi dire. Il Capo di Stato Maggiore alla centrale operativa di Cagliari guarda in diretta la scena, è soddisfatto (credo) ma si preoccupa per i suoi ragazzi che sono per mare allora telefona e un po’ si rassicura. Ci da la carica e così, con qualche peripezia, torniamo all’ormeggio.
Gianni è un po’ scettico, scuote la testa, ma conoscendolo vedo appieno tutta la sua fierezza , stà già facendo piegare le vele. Io scendo con la voglia di baciare la banchina, un po’ come farebbe il Papa. Guardo la barca, la mia barca, e sorrido pensando che forse qualcuno continua a dire …c’è anche il Caroly… La Maddalena è il nostro porto di dislocazione, la nostra casa, ma due o tre di volte l’anno facciamo le valigie e ci ridislochiamo a Cagliari. La prima volta e’ un po’ come per lo studente di provincia andare al liceo in centro appena finite le medie. La metà dei sardi vive, lavora o risiede qua! Cagliari ci accoglie nel pieno rispetto della tradizione sarda, diffidente inizialmente, poi incuriosita, interessata ed alla fine affascinata estasiata. E’ fatta! Non c’è riposo per noi a Cagliari, tutti vogliono venire a fare un giretto a bordo, scambiare quattro chiacchiere, ascoltare delle storie o far girare due bicchieri di Cannonau. Tutti portano qualcosa, fa parte dell’ospitalità sarda, e noi non ci tiriamo indietro. Siamo il Caroly noi! Quando si esce in mare? C’è un posto per me? Con chi devo parlare? Le liste si moltiplicano, tutti quanti si prenotano. Il Capo di Stato Maggiore fa ordine e schedula uscite su uscite, …ve la sentite di farne due al giorno?… Vi prego fateci respirare sono qua da quattro giorni e ancora non ho visto la città! Lei è troppo egoista Comandante. Comanda questo gioiello, le pagano pure uno un stipendio e vuole timonare sempre lei. E’ troppo egoista! L’Ammiraglio vuole il timone, è il mio superiore diretto, è il Comandante Marittimo della Sardegna è uscito in barca, sulla mia barca, con tutte le figure più rappresentative della città (di ogni schieramento, siamo militari noialtri e se non bastasse anche marinai) e vuole il timone, ma è troppo signore per chiederlo, suonerebbe come una pretesa, allora ironizza.
L’espressione sul volto dell’Ammiraglio si fa minacciosa, apparentemente bonaria, ma intere generazioni di Ufficiali hanno imparato a temere quel cipiglio. Comandante, vogliamo far provare l’emozione di timonare questo gioiellino al Prefetto? Vero che la vuole provare Eccellenza?. Pare disposto a rinunciare alla ruota, mi rassegno, alzo bandiera bianca di fronte a questa eventualità. Non è finita, dopo arriva il turno del Procuratore, poi dell’Autorità Portuale, poi…. alla fine il timone lo prende lui e, come temevo, non lo molla più. Torno a fare il tailer come ai tempi del Gemini, salto da una parte all’altra e mi diletto nel mio secondo passatempo preferito a bordo: saccheggio la mia personale cambusa e stappo una riserva di Passito di Pantelleria che un maestro vignaiolo pantesco ci ha regalato quando eravamo in sosta nella “perla nera del Mediterraneo”. Servo il vino, due dita per tutti, tre per il principale, ritenendo così che avrebbe mollato il timone. Non funziona, si gode tutto il nettare centellinandolo fino all’ultima goccia senza mollare la ruota. Mesto mesto me ne ritorno alla scotta del genoa, il sopravvento fileggia un po’, l’Ammiraglio ha orzato troppo mentre beveva, inserisco la maniglia e recupero un giro. Un sorrisetto un po’ sarcastico trionfa in un angolo della mia bocca mentre gli volgo le spalle. Domani abbiamo un’altra uscita, nuovi ospiti, stessa storia, ma ho finito il passito. Ho sentito parlare molto bene della Vernaccia (quella di Oristano ovviamente)…Pasquale, se stasera esci, fai un salto in enoteca? Ti preparo un bigliettino!..
Siamo tornati altre due
volte a Cagliari lo scorso anno, ormai siamo di casa, ma la città
continuo a non avere il tempo per girarla, credo proprio che dovrò farci
una scappata in macchina. Poi venne la campagna addestrativa estiva, pensata proprio durante la risalita da Cagliari, nel pieno di una bonaccia che ci ha colti all’altezza dell’Ogliastra, nel golfo di Orosei. Un paio di impegni con l’A.I.V.E. di Gianni Loffredo (imperdibili le regate delle vele d’epoca a Porto Rotondo e Porto Santo Stefano, una regata d’altura per barche …dei tempi che furono… da Saint Tropez a La Valletta con tappe intermedie in Sardegna e Sicilia, presenza a Santa Maria Navarrese alle regate “Principessa di Navarra”, un po’ di cornice alla “Coppa dell’Ammiraglio” a La Maddalena, due tre porti intermedi per amalgamare il tutto ed il gioco è fatto. Più di duemila miglia in un mese e mezzo! Non male. Gianni ci mette del suo e, sentiti i sui colleghi nostromi mi dice che Stella Polare e Capricia (l’ultima arrivata, nel 1992, dono dell’Avvocato Agnelli alla Marina Militare, chissà da chi aveva preso spunto…) sosteranno a Carloforte nel corso della loro campagna. Ferma tutto! Chiamiamo Marisardegna e Marivela e sentiamo se è il caso di fare una cosa congiunta, potrebbe essere una bella cosa, è un bel po’ che non avviene! Ma questo, questo.. è il Caroly! disse l’anziano marinaio in uno strascicato dialetto che ricordava più il genovese che il sardo. Avevamo appena passato i cavi di ormeggio, al molo San Pietro del Porto di Carloforte. Di prora a noi le altre due navi scuola completavano il quadro della flotta che lo Sport Velico aveva dislocato nelle acque dell’Isola di San Pietro in quel torrido inizio di agosto.
La sera prima avevamo fatto un gran bel rendez-vous
alla fonda appena a nord di Capo Colonne, un’occasione del genere non
capitava da anni, tre barche del genere in fazzoletto di mare. La brezza ci aveva messo del proprio e ci dispose paralleli alla spiaggia, che spettacolo! Ci vuole proprio una cenetta con i fiocchi…Gianni prendi la maschera e fai un salto a bordo da loro ed invita Comandanti e Nostromi, io preparo un po’ di carciofi selvatici con la bottarga… chiaro che si mangia da noi, siamo i padroni di casa. Gianni fa in fretta, rientra e tira fuori dal freezer un pezzo di arrosto … preparo uno brasato, che ne dice?… Eh che ne dico? Chapeau! Credo che sia il momento di battezzare quel Carignano del Sulcis che abbiamo preso su a Santadi. L’ingresso si fa in linea di fila (una barca dietro l’altra) nel rigoroso ordine di anzianità dei Comandanti (lo fanno gli incrociatori, lo facciamo anche noi). Io sono il più giovane, Ok ci mettiamo in fondo. Mi sono avvicinato all’impavesata di sinistra e ho guardo dritto negli occhi l’uomo che ha parlato, sono occhi da marinaio, le rughe confermano e la pelle bruciata sugli zigomi fuga ogni dubbio. Chi ha letto Hemingway direbbe che ricorda la descrizione di Santiago ma, che cosa succede? Ha gli occhi lucidi, la voce rotta dall’emozione e cerca di dirci qualcosa, cosa? Gesticola, si sbraccia e poi, come un fiume in piena, inizia a parlare …non credevo che l’avrei più rivista, non così almeno! Ma come avete fatto a tenerla così?. Beh la Marina Militare eh sì! Bruno aveva snobbato le altre due barche e si era diretto deciso verso di noi. Bruno comandava il Caroly quando io forse ho imparato ad andare in bici senza le ruotine, quando il Caroly era l’ammiraglia della famiglia Preve, quando l’armatore era “il dottore”, quando la barca ancora stava a Sestri e portava il guidone dello Yacth Club Italiano. Bruno ha voluto vedere la barca, è rimasto impressionato del suo stato di conservazione di come si sia riusciti a mantenere quello stile che la contraddistingueva, è rimasto sorpreso di trovare gli acquerelli originali, il rivestimento in formica, gli alberi, gli accessori tutto esattamente com’era, quasi come se i trent’anni trascorsi non avessero lasciato traccia nelle sue belle forme.
Bruno allora ha cominciato a raccontare,
…quella volta che si ruppe il corpo morto in porto a Sestri nel bel
mezzo di una libecciata… o quell’altra volta che “il
dottore” gli ha imprecato contro perché volevo tirare troppa vela
e misi la falchetta in acqua e ancora di quando d’accordo con
“il dottore” navigando in condizioni
durette si decise di metter via la randa
andando solo con la mezzana e la trinchetta. Quando ho
obiettato che la barca così sarebbe diventata instabile mi ha detto
semplicemente: ha mai provato?Provi!
Una decina di giorni dopo tra Capo d’Orso e Santo Stefano nel bel mezzo di una maestralata veramente tosta, con una notte in bianco sulle spalle quel consiglio si sarebbe rivelato particolarmente utile. Da allora, quando le condizioni sono …durette… il Caroly lo si mette “alla Bruno”. Bruno continuava a parlare, a raccontare ed io ero, estasiato, ho rivisto mentalmente Riccardo Preve che dietro Vittorio Baglietto guidava la mano del disegnatore per ottenere la barca che voleva, che avrebbe attraversato l’Oceano, che avrebbe portato per sempre il nome della moglie. Vedevo il Caroly risalire il Rio della Plata, navigare orgoglioso verso le Falkland o verso il Capo Horn ed alla fine fare rientro in Mediterraneo. Vedevo onde immense che si infrangevano sul sua prua alta e slanciata, delfini che nuotavano paralleli al mascone e mi sentivo piccolo, smarrito in un vortice di emozioni turbinanti. Poi la consapevolezza e l’orgoglio di essere il Comandante di questa barca mi fatto tornare con i piedi per terra. Bruno è andato via presto perché, come una nota tradizione marinara impone, una volta comandata una nave è bene non rimetterci piede, altrimenti si rischia di essere d’impaccio, un ospite scomodo per i nuovi inquilini. Se ne è andato dritto al suo al suo chiosco dove aiuta il figlio navigante. Bruno non naviga più …ho navigato anche troppo…. Non è nemmeno passato vicino al Capricia, eppure aveva comandato anche quella, così come il G30 sempre dell’Avvocato.
Chissà perché. A noi piace pensare che lo ha fatto perché se è vero che le barche hanno un’anima, quella del Caroly deve essere veramente grande. Altro che …c’è anche il Caroly…. Ed infine noi, …quelli che adesso lo hanno momentaneamente in gestione… direbbe Salvatore Murana (il mastro vignaiolo pantesco di prima). Due parole le voglio spendere perchè, se vi trovate in un porto e vedete una barca che identifica quello che ho cercato di trasmettere, potremmo essere noi e, magari, viene voglia di fare un salto a bordo sappiate chi troverete. Simone fa il TLC, chiamiamolo marconista che fa più effetto, è di Cagliari. E’ giovane ma è un buon marinaio, non molla mai e ci si può contare in ogni occasione. Deve fare esperienza ed imparare a guardarsi dai tiri mancini di Tore e Pier Paolo, maddalenino doc il primo e gallurese l’altro, due sergenti che come il gatto e la volpe approfittano di ogni momento di debolezza per giocarti qualche scherzetto. Però che marinai, Pier Paolo è motorista ma se la cava altrettanto bene davanti ad un fornello o un braciere (il suo menù ovviamente non contempla il macrobiotico). Tore detto “il maschio” segue la dieta zona e si ammazza di allenamento per salire di cintura.
Romeo viene dalle Langhe, è piovuto in Sardegna per
amore di una donna e dopo si è affezionato, ha sostituito Pier Paolo per
il momento solo per quanto riguarda motore e generatore, deve migliorare
di fronte ad un maialetto al forno o ad una pecora in cappotto, ma
promette bene. Di Gianni ho già parlato, viene da Uri, nel Sassarese ed è il Nostromo, in pratica il mio alter ego razionale. All’inizio ho rischiato il conflitto di interessi, ero abituato a fare tutto da solo, ma, piano piano abbiamo imparando a recitare le nostre parti. Man mano che lui cresce come nostromo io credo di fare meglio il Comandante. Funziona così, la chiamano esperienza. Pasquale poi è arrivato in barca in quella che, parlando di servizio, si definirebbe terza età, ma con lo spirito di un ragazzino e la tenacia di un leone, ma dov’eri sinora? Poi c’è Renzo che è uno spettacolo solo a guardarlo, ha navigato per tutti i mari del mondo ed ha lo stesso entusiasmo di quando era en ragazzo, gli allievi lo seguono come i cuccioli farebbero con la nutrice, un vero leader naturale. Ed alla fine io, sono 20 anni più giovane della barca, toscano di Lucca, anzi di Balbano e come direbbe chi conosce la zona, come un illustre ex Comandante del Caroly fortedeimarmino, (ora Ammiraglio in pensione): ma che ci fa uno di Balbano in Marina?
La Maddalena 19 gennaio 2006
Angelo BIANCHI (Capitano di Fregata) Comandante del Caroly
|
|
|||