anno II n°.17 luglio 2008

 

 

RUBRICHE - POSTA

 

GLI SPECIALI DI SOTTACQUA: INTERNATIONAL YEAR OF THE REEF (IYOR) - ANCORAMARE NAVIGA L'ITALIA

 

copertina: il sub del terzo millennio

di Paolo Bastoni

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Una lettera per l'Avvocato: il colore dei gas

Buongiorno Gentilissimo Avv. Cimino,

le scrivo per porLe una questione: esiste una normativa italiana che regola e norma il colore delle bombole per utilizzo subacqueo in base al gas che contengono?

Le pongo questa domanda in quanto ieri ci siamo trovati di fronte ad una discussione su questo argomento, e come sempre, tutti avevano ragione, ma nessuno aveva i dati alla mano.

La ringrazio per la cortesia,

Gloria Dossi

 

 

risponde l'avvocato Cimino

 

Il quesito può essere di interesse per tutti, e dunque sarà oggetto di risposta più dettagliata sulla rivista, in uno dei prossimi articoli.

Non esiste una normativa specificamente dedicata alla regolamentazione del colore delle bombole, in base al gas contenuto, per utilizzo subacqueo.

Esiste una normativa che stabilisce un sistema di identificazione delle bombole di gas  con codici di colore delle ogive (indipendentemente dall'uso, per attività subacquee o meno).

Tale normativa generale si applica ovviamente anche alle bombole per uso subacqueo in base al gas che contengono.

La normativa in parola, al momento vigente, è costituita dal Decreto del Ministero dei Trasporti 7/1/1999 e dalla norma UNI EN 1089 - 3 - "Bombole trasportabili", ed è divenuta obbligatoria per tutte le bombole a far tempo dal 1/7/2006, sostituendo definitivamente la precedente normativa in materia dopo un periodo transitorio in cui entrambi i sistemi, vecchio e nuovo, potevano coesistere.

 

Avv.Aldo Cimino

 

 

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Della passione, degli istruttori e del Manifesto...

da Paolo Bastoni

 

All'e-mail che segue, indirizzata ad Angelo, risponderà lui direttamente,  per quel che mi riguarda non posso che essere d’accordo su tutta la linea, visto che il messaggio che vorrei far passare e per il quale ho voluto fare questo giornale con “questi” collaboratori è proprio questo, avere un gruppo di professionisti – e, prima di tutto, amici – che avessero la medesima visione di come va la subacquea proprio per promuovere e divulgare messaggi come quello espresso dal nostro Manifesto anziché limitarci ad essere un mero catalogo di viaggi.

Questo mio – non richiesto – inserimento riguarda invece proprio il manifesto. Mi rendo conto che non è simpatico, il mio intervento, ma a questo punto credo sia doveroso farlo proprio perché deve servire a concentrar l’attenzione sul risultato finale che vogliamo ottenere, oltre che per l’autorevolezza stessa del giornale.

L’ha anche, con molta carineria, sottolineato Angelo stesso in calce al testo del Manifesto: questo testo e questa iniziativa sono nati da SOTTACQUA nel suo insieme, anche se la presentazione e, implicitamente, il Manifesto stesso portano la firma di Angelo.

La proposta è nata da lui, nel filo delle iniziative da prendere per “far politica” nel nostro settore, e mi è piaciuta subito. Angelo ne è stato anche l’estensore perché abbiamo pensato fosse giusto così. Dopodiché, laddove in qualunque altro giornale un simile documento sarebbe uscito a firma “la Redazione”, nella mia visione che prevede che a cesare sia dato quel che è di cesare, ho deciso di lasciare la sua firma: merito a lui di averci pensato.

Ma merito a tutto SOTTACQUA (e non a Paolo Bastoni) che se ne fa portavoce (oltretutto Angelo ne è il vicedirettore e coeditore): non so se altre testate porterebbero avanti un’iniziativa del genere, magari anche sì, ma in ogni caso l’abbiamo deciso e realizzato noi, quindi...

Per concludere: le parole e i concetti del Manifesto non sono di Angelo, sono di tutti noi, e non mi sto riferendo solo alla redazione, a questo punto. Noi di SOTTACQUA abbiamo qualche mezzo in più rispetto alla massa dei subacquei che pensa queste cose, perché possiamo fare da punto di aggregazione e da cassa di risonanza per qualcosa che ci accomuna tutti, e con questo possiamo avere più forza e dar più forza al movimento della subacquea.

Per concludere: quando leggete ed aderite al Manifesto, è giusto sappiate che è uscito dalla testa e dalla penna di Angelo Mojetta, ma è bene non dimenticare che è uscito anche dal cuore di tutti noi, a partire da tutti coloro che questo giornale lo fanno, per estendersi a chi entra virtualmente a far parte di questa redazione: voi lettori.

Voi sottoscrittori.

Voi subacquei.

 

Paolo Bastoni

 

 

Egregio dottor Mojetta

Ho firmato con estremo piacere il manifesto perchè condivido in pieno le sue idee, ma con questa mia vorrei aggiungere una cosa che viene spesso solamente accennata, mai veramente sviluppata o quantomeno discussa, ma che rappresenta credo uno dei problemi principali del nostro settore, anzi della nostra passione: l’istruttore.

Attrezzature tecnologicamente avanzate possono estendere i limiti operativi, ma istruttori scarsamente preparati o mal gestiti dalle tante, forse troppe, agenzie didattiche possono fare ben più danni di un erogatore mal funzionante.

Problemi non solo di gestione delle immersioni dal punto di vista tecnico, ma anche di scarso rispetto per il mondo marino o di chi condivide lo specchio di poppa dell’imbarcazione ...

Ho avuto la fortuna di acquisire il primo brevetto studiando il manuale federale d’immersione a firma Duilio Marcante e ricordo ancora la conclusione con il codice etico del subacqueo!

Oggi che sono istruttore cerco di instillare nei ragazzi che vengono da me quello spirito e quella passione: certo, richiede tempo ed impegno, ma la soddisfazione più grande è vederli autonomi, appassionati, critici.

Dimenticavo di dirle che ho 37 anni, non è quindi il rimpianto di un “veterano” nostalgico, ma lo sfogo di chi ha visto del potenziale andare sprecato per puro interesse economico, ragazzi che dopo il corso hanno rinunciato perché chi ha loro insegnato non è riuscito a trovare (ammesso che ci abbia provato) le giuste leve per trasmettere quel misto di passione, capacità e rispetto che credo debbano essere alla base della nostra passione.

 

Profondamente

 

Sandro Pulleghini

TDI instructor

 

 

risponde Angelo Mojetta

Gent.mo sig. Pelleghini, prima di tutto grazie e almeno per due motivi. Il primo è per avere sottoscritto questo manifesto e non averlo soltanto letto e virtualmente condiviso; il secondo per averci scritto e aver voluto condividere con noi il suo pensiero e la sua esperienza.

Forse è vero che degli istruttori non si parla mai, ma se proprio vogliamo rifarci al manifesto in oggetto di questo importante settore per la subacquea se ne parla e in più di un punto, sin dalle prime righe dove ricordiamo che la didattica è nata in Italia per merito di quel Marcante sui cui principi Lei scrive di  essesi formato (e non solo Lei). 

Degli istruttori non si parla, ma questo dipende anche dal fatto che all'interno della categoria forse non si è ancora disposti "a parlarsi addosso" (non sparlarsi) e a fare un po' di mea culpa oltre a rivalutare questa figura e a mettere in risalto i tanti suoi meriti. Siete voi, infatti, che avete o dovreste avere il compito di mantenere viva la passione e trasmetterla ai vostri allievi. Chi considera questo un mero rapporto commerciale non fa certo un favore alla Subacquea al contrario di chi, e da quello che scrive mi sembra che Lei sia proprio uno di quelli che lavorano e si impegnano per andare oltre la semplice trasmissione di nozioni tecniche. La subacquea ha una forte componente, almeno io ne sono convinto e certe manifestazioni me lo confermano, di passione e il mare ha bisogno di questo. Come vede siamo in perfetta sintonia e andiamo nella stessa direzione perché in questo crediamo e la nostra rivista, perfettibile come tutte le umane cose, penso lo testimoni.

Spero di avere un giorno l'occasione di incontrarLa e di conoscerLa di persona. Nell'attesa mi consenta di ripetermi e di dirle nuovamente grazie soprattutto se il suo esempio sarà seguito da quello di molti altri. Vi aspettiamo tutti perché dobbiamo crederci, fino in fondo!      

 

Angelo Mojetta

 

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WEB'S PIRATES - due casi di furti esercitati da due portali

Primo caso: copiatura di un libro

di Angelo Mojetta

Caro Paolo, la disavventura di Antonio [vedi lettera successiva N.d.R] non è rara. A me e proprio in questi giorni è capitata una cosa simile. Mi sono ritrovato con un mio libro sulla pesca in mare interamente copiato nella parte dedicata alla biologia dei pesci e quando intendo copiato non è tanto per dire. Una fotocopia non sarebbe stata altrettanto perfetta. Per fortuna hanno eliminato la parte dedicata alle tecniche di pesca, ma questo solo perché si tratta di un sito dedicato agli animali, categoria nella quale ricadono anche i pesci. Anche questa non è una frase tanto per dire perché su quel sito ci sono delle perle zoologiche e biologiche che mi fanno capire che solo copiando avrebbero potuto mettere insieme informazioni decenti.

Quando l'ho scoperto ho scritto loro, si poteva, ma non ho ancora avuto risposta. Sono passate solo 48 ore e forse non guardano la posta tutti i giorni. In compenso ho avvisato la Mondadori che ha passato la segnalazione al suo ufficio legale. Servirà? Mi auguro di sì.

Tutto questo non fa che ribadire quanto hai scritto e cioè che i portali molto spesso sono fatti da ladri di idee, immagini e testi  con in più l'aggravante di quella che a Milano chiamano "faccia di tolla". Infatti, nella prima pagina del suddetto sito ladro si può leggere che "il materiale del sito è protetto da copyright ed è vietato copiare qualsivoglia parte". Forse non è la dizione esatta, ma il significato è proprio questo e per chi è stato defraudato di un'opera dell'ingegno sembra proprio una presa per il c.

Questa sera ho visto Striscia la notizia. Parlavano di un sistema per depurare l'acqua che veniva venduto tramite fantasmagoriche prove sull'acqua del rubinetto e potabile. Se fossi stato l'Assessore alla Sanità di quella città o il responsabile dell'acquedotto sarei già andato da un avvocato con una denuncia per danni, procurato allarme, diffamazione ecc. sicuro di vincere a mani basse. Una causa così in America ti metterebbe a posto per la vita dal punto di vista finanziario. Ma non siamo in America. Perché ho citato questo caso? Perché da noi è possibile rubare e avere buone probabilità di farla franca soprattutto in questo caso e se non si ruba a grandi scrittori (forse). Però siccome i proverbi sono la saggezza dei popoli, ecco che quello che recita "il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi" dimostra ancora la sua validità.

Infine, mi spiace per gli sponsor e quelli che fanno pubblicità (magari pagando) per quel sito e per altri simili. Tacciarli di dabbenaggine è il minimo che si possa fare. X, Y e Z non sono nomi. Forse lo saranno, ma non hanno nulla da perdere per ora. Noi di SOTTACQUA abbiamo una dignità e non vogliamo svenderla. In cambio offriamo serietà il che, scusate, non è poco. Come ho già scritto "Meditate, gente. Meditate!". Però non lamentatevi delle conseguenze e se guardandovi allo specchio vedrete, come accadde a Pinocchio, due grandi orecchie ai lati del capo.

Angelo Mojetta

 

risponde Paolo Bastoni

 

Che dire di fronte a fatti come questo? Qui non si sventola nemmeno la bandiera libertaria dell’”abbasso il copyrigting”, no, qui il diritto d’autore è proclamato a lettere cubitali con tanto di intimidazioni legali. Peccato che si tratti di un furto.

Mi si dirà “beh, ma le caratteristiche di un pesce sono quelle, e allora se le ho scritte io o un altro cosa cambia?”. Se davvero l’obiezione fosse questa allora, come minimo, si potrebbe chiedere ragione di quella dichiarazione di diritti in home page, che non avrebbe senso. Inoltre cambia anche per il linguaggio adottato, che qualifica un Autore rispetto ad un altro. Per non parlare delle operazioni di ricerca e di selezione, la correzione dei testi, la loro organizzazione, insomma, la creazione di un libro che fa il successo di una pubblicazione e l’insuccesso di un’altra.

Qui basta un semplice OCR per la trasduzione di immagini in testo e voilà, il gioco è fatto. Ma anche se l’autore della nefandezza avesse fatto opera di amanuense ricopiando tutto in bella calligrafia la sostanza non cambierebbe (sarebbe solo più stupido. L’amanuense).

Angelo fa anche un discorso giusto, anche se delicato perché porta, come conseguenza, a generalizzare, quello dei “portali”.

Il discorso è delicato perché una presa di posizione potrebbe far sembrare che noi siamo contro questo tipo di presenza sul web, mentre non è assolutamente così.

Prima di iniziare il discorso è doverosa una premessa: io personalmente sono iscritto a due-tre di questi portali nei quali l’attività precipua è quella del forum. Il portale di subacquea, secondo me, dovrebbe avere come attività fondamentale quella del club virtuale, un luogo dove ci si ritrova per scambiare opinioni, raccontarci quattro cazzate, discettare sul miglior erogatore o programmare la prossima immersione. Punto.

Questo non per tarpare le ali a chi vorrebbe qualcosa di più, ma semplicemente perché non c’è controllo, chiunque può dichiararsi il più competente medico iperbarico della faccia della terra e sparare sentenze che possono influenzare pericolosamente i lettori mentre lo scrivente, in realtà, è soltanto un ......... (metteteci voi qualunque professione o attività vi venga in mente che non ci metta nei guai con i vari gruppi professionali).

Mi è capitato di leggere in alcuni forum le più colossali str.....zate che si possano immaginare, e da queste svilupparsi dei “topic” nei quali si dibattevano furiosamente le varie opinioni.

Come subacqueo di lungo corso – non ho mai avuto un log book ma, spannometricamente, credo di aver superato tranquillamente le fatidiche 5000 immersioni in carriera effettuate in tutte le condizioni, dalle fogne milanesi ai più limpidi mari tropicali, e quindi credo di aver qualcosa da esternare su questi argomenti – avrei potuto intervenire nelle discussioni, ma proprio perché in questi contesti l’opinione dell’uno vale quella dell’altro mi sono sempre astenuto: i miei interventi li riservo alle sedi appropriate e scientificamente attendibili e autorevoli, così come fa chiunque abbia  da dire davvero qualcosa.

Così fa bene, Angelo, a parlare della dignità che abbiamo noi di SOTTACQUA e del fatto che non intendiamo svenderla. Non è per spocchia o per snobismo, ma viene dalla consapevolezza che abbiamo dedicato la nostra vita al mestiere che preferiamo e a questo abbiamo dedicato risorse di tempo, denaro studio e pratica. E vogliamo che questo prezioso bagaglio che ci siamo costruito negli anni non sia svenduto né sottostimato o svalutato.

E, d’altra parte, a ben pensarci il fatto che qualche cialtrone rubacchi – non sapendo fare di meglio – dal sacco di un altro è la miglior consacrazione del valore del nostro lavoro.

Fatte salve le ovvie implicazioni legali.

Per finire: i nomi ed i cognomi di questi cialtroni Angelo preferisce non si facciano – ci penseranno i legali della Mondadori ad occuparsi del caso – visto che l’episodio riguarda lui direttamente rispetto la sua volontà, per quel che mi riguarda – e voglio che si sappia – io sono per la pubblica denuncia. Chiamare per nome e cognome coloro che, privi della capacità di elaborare in proprio idee, concetti e contenuti si appropriano della farina del sacco di altri spacciandola per propria. Sconfessare e mettere sulla pubblica piazza i nomi di costoro credo sia la miglior medicina affinché non possano più ingannare ignari e disarmati lettori e far danno a chi della creatività e dell’ingegno è davvero dotato.

A questo proposito concludo, con l’intento di fare un po’ di pulizia in questo campo, rivolgendo un invito a tutti i lettori affinché ci segnalino – segnalazioni ovviamente suffragate da prove certe – situazioni e fatti analoghi. SOTTACQUA, a fronte di comunicazioni di questo genere circostanziate si impegna a difendere il diritto al copyright. Di chi davvero ne è titolare.

 

Paolo

 

 

 

Secondo caso: furto di foto

Da Antonio Colacino un grido d'appello: "Al Ladro!!!"

Ciao Paolo,
per caso ho trovato ai seguenti links molte mie foto dove oltre a non essere citato ed aver dato alcuna autorizzazione, vengono presentate in aree diverse da dove sono state fatte, questi sono i links: ...

seguono gli indirizzi di venticinque link che - per ora - non pubblichiamo

Che ne pensi? Cosa si potrebbe fare, naturalmente sono incazzatissimo.
Un abbraccio,

Antonio

risponde Paolo Bastoni

Caro Antonio, stai toccando con mano la differenza tra un giornale regolarmente registrato ed un portale che non deve rispondere a nessuno: se io facessi una cosa del genere tu potresti rivolgerti all'Ordine dei Giornalisti il quale, attraverso il proprio Ufficio Legale, mi intimerebbe di pagarti il dovuto pena sanzioni disciplinari - che possono essere pesanti - nei confronti del Direttore, cioè del sottoscritto.

A prescindere da questo vi è un'etica del diritto d'Autore che oggi molti vorrebbero bypassare.

Io, come fotografo e come giornalista, in ogni caso come persona che vive della propria creatività, sono un convinto assertore della necessità e della giustezza di questa istituzione: se ti piace così tanto una mia foto o uno scritto, o un brano musicale tanto che lo vuoi utilizzare come simbolo di un tuo prodotto, o per promuoverlo, o per fare informazione o anche, semplicemente, per guardartelo, leggertelo, ascoltartelo per il tuo piacere, devi riconoscermene - anche economicamente - la paternità, altrimenti utilizza quello che sei capace di realizzare tu.

Nel passato è capitato anche a me di "inciampare" in qualche mia foto utilizzata - naturalmente in modo anonimo - da qualche importante portale generalista o da un operatore turistico. In quei casi (pochissimi, per la verità e per fortuna) mi sono rivolto, come ti dicevo, all'Ordine il quale mi ha aiutato a recuperare il credito che avevo maturato con quell'azione scorretta, sleale e illegale.

Detto questo vorrei fosse chiaro che il problema non sta nei portali, ma in chi li gestisce, in maniera un po' troppo disinvolta per quel che riguarda i contenuti, a volte, d'altra parte ce ne sono alcuni che - veri e propri club subacquei virtuali - con molta correttezza e cortesia si muovono in tutt'altra maniera, non ne cito qui perché commetterei io una scorrettezza nei confronti degli esclusi.

In ogni caso queste azioni vengono commesse anche da giornali con la differenza che, nel momento in cui vengono rilevate, l'istituzione dell'Ordine può intervenire in maniera significativa, per il malandrino.

E, tanto per dare una scusante (all'ingenuità dell'azione ma non alla correttezza etica che in ogni caso manca) i webmaster di certi portali mancano proprio di cultura specifica e, seguendo un luogo comune che per alcuni è prassi, "ciò che è in rete è gratuito". SOTTACQUA, per esempio, è sì consultabile gratuitamente, per scelta editoriale, ma non provatevi ad acquisire i contenuti per qualsivoglia ragione che non sia quella della personale consultazione!...

Nella situazione specifica, se hai la matematica certezza che l'immagine utilizzata sia proprio la tua SOTTACQUA pubblicherà i link che mi hai indicato alle pagine incriminate a meno che tu non ottenga quello che riterrai essere il giusto risarcimento per questa azione. Senza arrivare ad un contenzioso legale che, vista l'assenza di un Ordine che ti tuteli mi sento di sconsigliarti, ti suggerisco di metterti in contatto con i responsabili del portale in questione per ottenere soddisfazione. Io, al tuo posto, chiederei semplicemente di essere pagato per la sottrazione di una mia immagine, ma io, come ho ripetuto fino alla nausea (spero di no!) sono "coperto" dal mio Ordine.

In ogni caso visto che i titolari del portale si qualificano come "professionisti" professando di voler dare il giusto risalto definendoli "figure importanti che meritano uno spazio dedicato a loro" farebbero forse bene a regolarsi di conseguenza sempre e comunque.

Su questi temi, queste battaglie troverai sempre me ed il giornale che dirigo a supportare la tutela della creatività.

Tienimi aggiornato sugli sviluppi della questione.

ti abbraccio con affetto,

Paolo

p.s. per dover di cronaca la cosa si è risolta nel giro di qualche giorno e le immagini sono scomparse. Resta la leggerezza nell'utilizzare contenuti che non perché sono pubblicati sul web, siano utilizzabili da chiunque senza remore

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Ciao Paolo, non ci sentiamo da molto e colgo l'occasione della uscita del nuovo numero di SOTTACQUA per salutarti.
Innanzitutto mi complimento con te per il successo della rivista decretato ufficialmente in ambito EUDI, dove vi è stato riconosciuto un ruolo di grande importanza nel panorama editoriale Italiano. I numeri sono molto confortanti,mi pare.

Poi finalmente qualcosa che aspettavamo da tempo, le firme che contano prendono posizione su una situazione di cui non riesco nemmeno più a ragionarne con serenità, tanto è becera. Ho provveduto a diffondere il manifesto presso i siti dove sono conosciuto,speriamo che questa iniziativa si diffonda a macchia d'olio.
Infine bella la nuova veste editoriale, mi dispiace un po’ che sia scomparsa la rubrica " le immersioni dei lettori" dove potevo ogni tanto sfogare i miei istinti narcisisti da vecchio pavone.
Ti saluto con la stima di sempre,
Alberto Sandri

risponde Paolo Bastoni

Caro Alberto, intanto grazie per il tuo commento - come sempre incoraggiante - (un po' di critiche feroci, ragazzi!).

Effettivamente l'EUDI è stato un momento di reale gratificazione il cui apice, la formalizzazione dei risultati che stiamo ottenendo con il giornale è stato raggiunto proprio con il premio di PELAGOS. Senz'altro sono convinto che quella imboccata sia la strada giusta. In effetti il "Manifesto" è solo la prima tra le iniziative che stiamo studiando, e non è certo una frase fatta o un luogo comune dire questo, vedrai i prossimi mesi. Del resto, come mi faceva notare poco fa in una telefonata Leonardo d'Imporzano, è proprio la caratteristica di questa redazione - composta solo da subacquei - che ci rende attenti a questi problemi, visto che ci toccano in prima persona...

In quanto alla sparizione dall'indice delle immersioni dei lettori non significa che non vengano più pubblicate, semplicemente che nel tentativo di razionalizzare il giornale abbiamo creato (ma non è detto che la cosa finirà qua...) la prima voce: "Viaggi&Fatti dal blu" che raccoglierà un po' tutti i servizi estemporanei, dai reportage dei grandi nomi alle inchieste, agli approfondimenti sulle news alle pagine create con la collaborazione dei lettori, in questo modo dovremmo riuscire a mantenere un po' più ordinata la rivista e, soprattutto, dinamica. Nello spazio a parte manteniamo, con dignità di "servizio" (anche per la lunghezza) due spazi che abbiamo introdotto da questo numero, quello sugli scrittori di mare e quello sulle case editrici specializzate in questo settore, per cui gli istinti narcisisti, più o meni insani, sono sempre i benvenuti.

Ti ringrazio ancora per l'opera di diffusione cui hai dato vita per il manifesto: una firma e un commento sono cosa veloce e a noi serviranno quando scateneremo l'autunno caldo e l'inverno bollente.... Scherzo, ma davvero le firme e i commenti dei lettori le useremo per (vorrei evitare un linguaggio troppo barricadero, ma non mi viene in mente nessun’altra definizione) le "lotte" che intendiamo fare contro quelle barriere che ci vengono erette sistematicamente davanti.

Beh, continua a seguirci e vedrai che, gratta gratta, qualcosa verrà fuori!

Alla prossima!!!  con stima

Paolo Bastoni

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IN QUESTO NUMERO

 

- immergersi a Bali: impressioni di un grande fotografo

- CERNIA DAY: un successo annunciato

- a Palau con i nostri viaggiatori fai-da-te: Gigi&Cri

- a Gardaland tra razze e nutrici