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GLI SPECIALI DI SOTTACQUA: INTERNATIONAL YEAR OF THE REEF (IYOR) - ANCORAMARE NAVIGA L'ITALIA |
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copertina: il sub del terzo millennio di Paolo Bastoni INDICE DEL MESE
RUBRICHE Biologia I SERVIZI le VETRINE UTILITA' |
RICERCHE ITALIANE ALLE MALDIVE
di Carla MORRI 1, Carlo Nike BIANCHI 1, Paolo COLANTONI 2 e Massimo SANDRINI 3 1 Università di Genova; 2 Università di Urbino; 3°Albatros Top Boat, Verbania
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Nell’ultimo trentennio, le Maldive sono diventate una delle destinazioni privilegiate per turisti di diverse nazionalità in cerca di sole e di mare. La crescita del flusso di turismo internazionale ha permesso un significativo incremento nel prodotto nazionale lordo delle Maldive, pareggiando o spesso superando le tradizionali fonti di entrate come la pesca. Una larga percentuale di turisti proviene da nazioni europee e soprattutto dal nostro paese, tanto che l’Italia deve attualmente essere considerata uno dei maggiori partner commerciali delle Maldive. Alcuni scienziati italiani hanno ravvisato l’opportunità di condurre ricerche naturalistiche alle Maldive (Matteucci, 1980; Matteucci e Russo, 1985; Ciarapica e Passeri, 1992, 1993, 1995; Sarà e Corriero, 1994; De Zio Grimaldi et al., 1999; Calcinai et al., 2000; Gallo D’Addabbo et al., 2006; Sandulli et al., 2006a; Semprucci et al., 2006).
A partire dal 1989, il
nostro gruppo di ricerca ha studiato diversi aspetti geologici, biologici
ed ecologici delle scogliere coralline maldiviane, fra cui la morfologia e
la zonazione ecologica negli Atolli di Ari (Morri et al., 1995) e di
Felidu (Bianchi et al., 1997), le comunità coralline nell’Atollo di Malé (Aliani
et al., 1995) e le grotte sommerse dell’Atollo di Felidu (Bianchi e Morri,
1994). Inoltre, sono stati svolti, a Gangehi e ad Alimathaa, i primi corsi
sull’ecologia marina tropicale per subacquei italiani amatoriali e per
ecoturisti, un’attività oggi diffusa in quasi tutti i villaggi italiani
alle Maldive (Galli et al., 2004). Dal 1997, Albatros Top Boat, un operatore turistico italiano che ha mostrato attenzione per i problemi ambientali e per la salvaguardia dei reef maldiviani, organizza annualmente una crociera scientifica, cui prendono parte ricercatori e studenti (Bianchi et al., 1998). Queste crociere scientifiche hanno due scopi principali: divulgare la conoscenza delle scogliere coralline tra i subacquei amatoriali, e permettere di svolgere ricerche su una base più regolare (Bianchi e Morri, 2005). Forse il più interessante ed inatteso risultato scaturito dalle ricerche promosse da Albatros è stata la scoperta di un “buco blu” nella laguna di Faanu Madugau, una scogliera periferica sul margine orientale dell’Atollo di Ari (Colantoni et al., 2003). I buchi blu sono cavità carsiche piene d’acqua che, attraverso un’apertura verticale, conducono a complessi sistemi di grotte situate sotto il livello del mare. Simili formazioni erano state descritte soprattutto nelle Bahamas ed in altre località dell’Atlantico tropicale, ma fino ad ora non erano conosciute nell’Oceano Indiano. La loro scoperta a Faanu Madugau ha dimostrato l’infondatezza della convinzione, precedentemente assai diffusa, che gli intensi cambiamenti climatici avvenuti durante l’era glaciale, responsabili della formazione dei buchi blu, avessero profondamente influenzato l’Oceano Atlantico tropicale ma causato effetti di minor entità in Oceano Indiano. Il buco blu di Faanu Madugau si apre sul fondo di una grande depressione a forma di scodella, situata a 30 m di profondità. L’entrata grossolanamente circolare ha un diametro di circa 70 m e le sue pareti sono strapiombanti su un fondo irregolare alla profondità di 70-83 m, coperto di fine sedimento carbonatico sciolto. Mentre sui margini della cavità il fondale è coperto di coralli molli, all’interno spugne, cnidari e policheti sono gli organismi dominanti fino a circa 45-50 m, mentre i pesci sono pressoché assenti. Scendendo più in profondità, anche i macroinvertebrati scompaiono a causa dell’acido solfidrico presente nell’acqua, e si possono trovare solo alcune specie di meiofauna (Sandulli et al., 2006b); le pareti sono coperte da colonie di microrganismi in forma di croste o di filamenti (Colantoni et al., 2004). Il ritrovamento di speleotemi, come stalattiti e stalagmiti, a circa 50 m ha fornito le prove definitive dell’emersione durante il Quaternario dell’Arcipelago delle Maldive e dell’origine carsica del rilievo di questa regione, che in precedenza era stata solo ipotizzata sulla base dei rilevamenti di terrazze sommerse e di grotte dell’Atollo di Felidu (Bianchi et al., 2007).
Un importante risultato di
questi studi geologici è che l’attuale crescita corallina alle Maldive
costituisce solo un sottile strato sopra la roccia corallina preesistente.
Questo ha una enorme importanza per le Maldive, una nazione che vive sul
corallo, non solo economicamente (come altre nazioni tropicali), ma anche
letteralmente, poiché il territorio maldiviano è costituito esclusivamente
da isole coralline. Ciascun evento, sia climatico sia antropico, che può
ridurre la naturale crescita delle scogliere coralline deve quindi essere
considerato come una seria minaccia al perdurare dell’esistenza delle
Maldive.
Una di queste minacce è stata la moria di coralli a seguito dell’evento di sbiancamento (bleaching) del 1998, causato da un aumento della temperatura dell’acqua provocato dal fenomeno climatico noto come El Niño (Ciarapica e Passeri, 1999; Longo et al., 2000). Le crociere scientifiche organizzate ogni anno da Albatros hanno permesso di raccogliere dati sullo stato delle scogliere coralline prima, durante e dopo la moria. I tassi di mortalità osservati furono più elevati (raggiungendo il 100 % in certi siti) per le specie ramificate e tabulari del genere Acropora, per Pocillopora e per il corallo di fuoco Millepora, soprattutto in acque basse. I tassi di mortalità furono minori sotto i 20 m di profondità e per le specie massive, le cui colonie colpite dallo sbiancamento hanno generalmente mostrato solo parziali depigmentazioni e mortalità dei tessuti. Il corallo blu Heliopora coerulea non subì nessuna mortalità (Morri et al., 2000). Quattro anni dopo la moria, la maggior parte delle colonie di circa 140 specie appartenenti a quasi tutte le famiglie di coralli presentava taglie adulte, il che dimostrava che la maggior parte di esse era sopravvissuta allo sbiancamento. Delle gigantesche colonie di Porites e di Diploastrea heliopora, comuni alle Maldive, sono sopravvissute solo chiazze relativamente piccole (Bianchi et al., 2002).
Le modalità di reclutamento,
cioè di comparsa di nuove colonie di corallo, sono state seguite
quantitativamente tramite conteggi annuali. Già nel 1999 cominciò la
ricolonizzazione del reef e furono osservate numerose colonie coralline
appena insediate. Le nuove colonie di Acropora si presentavano con
due differenti classi di taglia: le più grandi misuravano fino a 14 cm di
altezza, pari all’incirca al tasso di crescita annuale; questo fatto
suggerisce che la prima ondata di ricolonizzazione sia arrivata subito
dopo la moria. Reclute di Pocillopora non furono osservate fino al
2000. Una brusca diminuzione del numero di giovani colonie fu osservata
tra il 1999 ed il 2000, seguita da una riduzione tra il 2001 ed il 2003, e
da un successivo aumento tra il 2004 ed il 2007. La composizione delle
reclute è slittata da una dominanza di coralli incrostanti (Leptoseris)
nelle prime fasi di ricolonizzazione ad una dominanza di coralli
ramificati (Acropora e Pocillopora). L’attuale presenza di
molte colonie di Acropora di grande taglia indica che la crescita
delle specie di questo genere sta avvenendo in maniera particolarmente
rapida. Un inventario esaustivo compiuto nel 2002 mostrò che la diversità
dei coralli alle Maldive non è diminuita, anche se alcune specie
precedentemente abbondanti sono oggi diventate rare
(Pichon e Benzoni, 2007).
La ripresa delle comunità coralline maldiviane era ancora in corso quando lo tsunami del 26 dicembre 2004 colpì gli atolli più orientali, causando, oltre a vittime e danni alle infrastrutture, la sommersione delle isole basse, l’erosione e lo spostamento di sabbia, e la risospensione di sedimento (Bianchi et al., 2005). La sabbia, il pezzame, il detrito ed i rottami furono trasportati su bassi fondali ed infine depositati sui pendii della scogliera. Le colonie di coralli furono colpite e parzialmente rotte dai detriti e dai rottami, mentre la sabbia ed i frammenti ricoprirono le comunità biologiche. Ciononostante, lo tsunami ha avuto un impatto modesto sulle scogliere coralline e non ci sono stati danni a larga scala (Goffredo et al., 2007). Lo spostamento ed il successivo deposito di sabbia hanno però causato un livellamento del substrato e di conseguenza reso più difficile l’ulteriore insediamento dei coralli: le reclute prediligono un substrato con asperità (Lasagna et al., 2006a). L’abbondanza delle reclute di coralli nel 2006 ha mostrato infatti una diminuzione rispetto al 2004 ed al 2005; tuttavia, nel 2007 i numeri sono risultati ancora più elevati che negli anni precedenti lo tsunami (Lasagna et al., 2006b). Benché anche altri studiosi di varie nazionalità siano stati in grado di effettuare ricerche di breve periodo sullo stato delle scogliere maldiviane in anni recenti, i dati raccolti nel corso delle crociere scientifiche di Albatros sono uniche in termini di durata e regolarità. Nel loro insieme, questi dati consentono un cauto ottimismo sulla capacità di recupero delle scogliere maldiviane a seguito di importanti perturbazioni (Bianchi et al., 2006). Il monitoraggio a lungo termine, perseguito con gli stessi metodi dell’ultimo decennio per assicurare la comparabilità, resta l’unico mezzo per comprendere la loro futura evoluzione.
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Bianchi C. N.,
Colantoni P., Geister J., Morri C., 1997. Reef geomorphology, sediments
and ecological zonation at Felidu Atoll, Maldive Islands (Indian Ocean).
In: Proceedings of the 8th International Coral Reef
Symposium (H. A. Lessios & I. G. MacIntyre, eds).
Smithsonian Tropical
Research Institute, Panamá, 1: 431-436. Bianchi C. N., Morri C., Lasagna R., Gattorna I., Scardeoni F., Muller A., Colantoni P., Balsamo M., Mencucci D., Baldelli G., Pichon M., Benzoni F., Caragnano A., Sara G., Lavorano S., Taruffi M., Sandrini M., Zantedeschi D., 2005. Through bleaching and tsunami: research on coral reefs of the Maldives (Indian Ocean). First Workshop of the CEMT, CoNISMa, Università degli Studi di Milano-Bicocca. Bianchi C. N., Morri C., Pichon M., Benzoni F., Colantoni P., Baldelli G., Sandrini M., 2006a. Dynamics and pattern of coral recolonization following the 1998 bleaching event in the reefs of the Maldives. In: Proceedings of the 10th International Coral Reef Symposium (Y. Suzuki, T. Nakamori, M. Hidaka, H. Kayanne, B. E. Casareto, K. Nadaoka, H. Yamano & M. Tsuchiya, eds). Japanese Coral Reef Society, Tokyo, Japan: 30‑37. Bianchi C. N., Pichon M., Morri C., Colantoni P., Benzoni F., Baldelli G., Sandrini M., 2006b. Le suivi du blanchissement des coraux aux Maldives: leçons à tirer et nouvelles hypothèses. Oceanis (2003), 29 (3-4): 325‑354. Bianchi C. N., Pichon M., Morri C., Colantoni P., Bernardini G., Benzoni F., Baldelli G., 2002. Patterns of coral mortality, survival and recruitment in Maldivian coral reefs, following the 1998 bleaching event. International Society for Reef Studies, European Meeting, Cambridge: 14. Calcinai B., Cerrano C., Sarà M., Bavestrello G., 2000. Boring sponges (Porifera, Demospongiae) from the Indian Ocean. Italian Journal of Zoology, 67: 203-219. Ciarapica G., Passeri L., 1992. Sedimentazione carbonatica negli atolli dell’Arcipelago delle Maldive. Giornale di Geologia, serie III, 54 (2): 231. Ciarapica G., Passeri L., 1993. An overview of the Maldivian coral reefs in Felidu and North Malé atolls (Indian Ocean): platform drowning by ecological crises. Facies, 28: 33-66. Ciarapica G., Passeri L., 1995. Maldives, coral mountains. BE-MA, Milano. Ciarapica G., Passeri L., 1999. Coral bleaching in the Maldives (Ari Atoll). Reef Encounter, 26: 19-21. Colantoni P., Baldelli G., Bianchi C. N., Capaccioni B., Morri C., Sandrini M, Tassi F., 2004. A cave flooded by marine water with hydrogen sulphide highlights the recent evolution of the Maldives (Indian Ocean): preliminary notes. Le Grotte d’Italia, serie V, 4 (2003): 29‑37. Colantoni P., Baldelli G., Bianchi C. N., Morri C., Sandrini M. 2003. Un Blue Hole alle Maldive (Oceano Indiano). Atti del XIX Congresso Nazionale di Speleologia, Bologna, 2: 35‑42. De Zio Grimaldi S., Lamarca A., Gallo D’Addabbo M., Pietanza R., 1999. Florarctinae of Asdhu Island, Maldives, Indian Ocean (Tardigrada, Heterotardigrada). Italian Journal of Zoology, 66: 383-391. Gallo D’Addabbo M., Sandulli R., De Zio Grimaldi S., 2006. Notes on biodiversity of Maldivian tardigradofauna. Biologia Marina Mediterranea, 13 (1): 579-582. Goffredo S., Piccinetti C., Zaccanti F., 2007. Tsunami survey expedition: preliminary investigation of Maldivian coral reefs two weeks after the event. Environmental Monitoring and Assessment, 131: 95–105. Lasagna R., Albertelli G., Giovannetti E., Grondona M., Milani A., Morri C., Bianchi C. N., 2008. Status of Maldivian reefs eight years after the 1998 coral mass mortality. Chemistry and Ecology, 24 (S1): 1–6. Lasagna R., Gattorna I., Albertelli G., Morri C., Bianchi C. N., 2006a. Eterogeneità del substrato e relazione con il reclutamento dei coralli in scogliere coralline delle Maldive (Oceano Indiano). Biologia Marina Mediterranea, 13 (2): 88‑89.
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Didascalie delle foto
1 M/Y Conte Max (Albatros Top Boat) 2 / 3 Conteggio di reclute di coralli e stima visiva della copertura corallina (foto di D. Zantedeschi) 4 Rilevamenti topografici e bionomici lungo transetti di profondità (foto di D. Zantedeschi) 5 Stalattiti e colonna stalatto-stalagmitica nel Blue Hole di Faanu Madugau (foto di C. N. Bianchi)
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