anno II n°.17 luglio 2008

 

 

RUBRICHE - GOCCE DI STORIA

 

GLI SPECIALI DI SOTTACQUA: INTERNATIONAL YEAR OF THE REEF (IYOR) - ANCORAMARE NAVIGA L'ITALIA

 

 

copertina: il sub del terzo millennio

di Paolo Bastoni

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di Gaetano "Ninì" Cafiero

Il nome di questa rubrica lo abbiamo sottratto (con il suo consenso) a Faustolo Rambelli, presidente della Historical Diving Society – Italia, che lo aveva scelto come titolo del suo ultimo libro. Ma ci era assai piaciuto. Rende l’idea. E poi, francamente, lo avevamo pensato prima di vedere il libro omonimo.

 

 

E PER CUSTODIA UNA BORSA DEL GHIACCIO

 

Franco Harrauer, uno dei più geniali yacht designer del mondo, rievoca i suoi trascorsi di subacqueo con attrezzature che fanno venire brividi di raccapriccio a quanti credono che l’immersione libera sia una creatura molto giovane di origine americana…

 

PER INGRANDIRE I DISEGNI DI FRANCO HARRAUER CLICCARE SULLE IMMAGINI

 

Franco Harrauer mi scrive una lettera dal Brasile. Venne a Milano, all’Acquario, alla presentazione del mio libro “Il principe delle immagini”. Lo comprò, lo ha letto, lo loda: “soprattutto perché ha fatto affiorare in me un monte di ricordi”, mi scrive.

Franco Harrauer è quel che si dice “un grosso personaggio”. Nato a Milano, anzi nel cuore chic di Milano, in via Cerva, pochi passi da San Babila, ha quasi sempre vissuto a Roma. Ultimamente a Rio de Janeiro, dopo una lunga parentesi al Cairo e in precedenza ancora a Rio.

Architetto, è un grande designer di barche famose, molte “in combutta” con Renato “Sonny” Levi, l’inventore delle eliche di superficie. Dopo essersi dedicato all'architettura industriale è passato alla progettazione di imbarcazioni da diporto a vela e a motore realizzando, per primo in Europa, dei catamarani a motore di notevole dimensione. La lunga esperienza di navigazione ha contribuito a influenzare i suoi disegni con idee nuove anche di derivazione aeronautica come nella serie di scafi in lega leggera Tiger Shark. Suoi sono i Trawler Yachts della serie Orca e Otaria nonché varie realizzazioni in ferro per ricerche oceanografiche e numerosi progetti per importanti cantieri italiani e stranieri, in Brasile e in Egitto. È titolare di numerosi brevetti tra cui uno sui timoni retrattili per le alte velocità e uno relativo a un anfibio veloce.

Dunque mi scrive: “Alla soglia dei miei 83 (ottantatré) anni, ho rivissuto nelle tue pagine i miei primi approcci al mondo subacqueo. Nel ’45, eravamo ancora in guerra, a Genova in via S. Vincenzo c’era una piccola bottega che vendeva ami, reti e articoli da pesca; era il covo di Egidio Cressi e nella sua vetrina era esposto un aggeggio a molla che se ben ricordo si chiamava “Freccia”. Fu il mio primo fucile sub e con un paio di corte pinne e una mascherina fatta con camera d’aria e pezzi di copertone vulcanizzati, sognavo sul libro di Hans Hass”. (Unter Haien und Korallen, “Tra squali e coralli”: il racconto della spedizione subacquea del giovane austriaco con due compagni, nel 1939, a Curaçao e in altre isole del Caribe, a scopo di caccia e di riprese fotografiche e cinematografiche Ndr ).

Continua Harrauer: “Allora non ci si poteva immergere in quanto il litorale era “verboten”, ma con Dario Gonzatti (lui aveva un fucile Cressi lungo perlomeno due metri) nel ’46 cominciammo a randeggiare le scogliere di Portofino. Nel ’47 o ’48 volli sperimentare la foto sub e mi costruii, con residuati bellici (campi ARAR) un casco a campana che non so perché chiamavamo “cappuccio Belloni”.

Mi accorgo che gli anni passano e che devo spiegare molte espressioni di Harrauer altrimenti incomprensibili a chi è venuto al mondo tanto dopo di me.

E dunque, 1)  i Campi Arar: erano immensi depositi all’aperto di materiale logistico della forze alleate, quantitativi incommensurabili di pezzi di ricambio e di ogni altro ben di Dio, il furto dei quali consentì a numerosi italiani di sfangarla e uscire vivi dalla seconda guerra mondiale. Che il nostro Paese perse in due tranche: la prima, combattuta dal 10 giugno 1940 – giorno della dichiarazione di guerra a Francia e Gran Bretagna – all’8 settembre 1943, quando ottenemmo un armistizio (di fatto una resa incondizionata agli anglo-americani); e la seconda, combattuta dal 12 settembre 1943 (liberazione di Mussolini dal confino sul Gran Sasso a opera delle SS) al 25 aprile 1945 (occupazione di Milano da parte delle truppe alleate). 2) il “cappuccio Belloni”. Probabilmente il nome era ispirato dal “vestito Belloni”, quella sorta di scafandro alleggerito o muta ancestrale che si chiamava come il suo inventore, ufficiale di Marina, e che proteggeva gli incursori subacquei sui “maiali” – come Durand de la Penne – o Uomini Gamma, come Ferraro; 3) la caccia sottomarina era l’essenza di ogni attività subacquea: scriveva Hans Hass nel 1939 a chiusura del suo libro: “… Nei prossimi anni vorrei riuscire a visitare meglio gli scogli corallini dei mari tropicali, filmando il loro paesaggi con i suoi colorati abitanti. Vorrei tentare la lotta contro i pesci feroci (sic!) con un’attrezzatura migliore e, se possibile, andare a pesca di notte con un riflettore sulla testa. Fino a che punto riuscirò in questo tentativo, io non lo so ancora.”

Procede Harrauer nella descrizione della sua precaria attrezzatura per l’immersione: “Manichetta da giardinaggio, pompa da pneu US Army, casco ricavato dal tessuto di un battello di salvataggio dell’US Air Force con grande vetro anteriore, la valvola di non ritorno era quella dell’impianto pneumatico di un caccia P38 Lightning e sul pettorale avevo 18 spezzoni di tondino da costruzione per un totale di 18 kilogrammi! Prima immersione: Isola Rossa dell’Argentario (abitavo già a Roma).

Con l’incoscienza che mi ha sempre contraddistinto “sottrassi” a mio padre la sua Leica (obiettivo Zeiss Elmar 1:3,5) e la misi in una specie di borsa da ghiaccio in tela gommata alla quale avevo sostituito il tappo con un vetro trattenuto da anelli elastici da camera d’aria di bicicletta. Riuscivo a mettere a fuoco e a scattare senza un mirino ma l’errore di parallasse tra obiettivo e vetro non mi permise mai di ottenere grandi risultati anche perché mio padre “incazzato” rivolle giustamente il suo gioiello. Mi pare di ricordare che uno dei miei figli possa avere un paio di foto dell’epoca nelle quali si vede il cappuccio Belloni in funzione e credo che possano essere recuperate. Sono documenti storici!”.

E questo fu il contributo dato da Franco Harrauer alla fotografia subacquea, il suo ruolo di pioniere. Harrauer scrive su riviste nautiche e di sport articoli corredati da bellissimi disegni (ne offriamo un saggio) e, a quattro mani con Vittorio di Sambuy – altro grande personaggio: nato a Roma nel 1920, poco più che ventenne partecipò alle azioni belliche nel Mediterraneo come Ufficiale dello Stato Maggiore a bordo delle unità della squadra navale. Ingegnere, dirigente e poi capo d'azienda, ha lavorato a lungo anche in industrie nel settore della difesa; è esperto in problemi di artiglieria e missilistica, di telecomunicazioni e di automazione navale – un libro notevolissimo: “8 settembre a Panama”, un romanzo, un racconto di fantasia che però, basato su un contesto reale, rievoca i drammatici giorni che hanno sconvolto gli italiani l'8 settembre del 1943 quando fu firmato l'armistizio che pose fine alla guerra contro gli anglo americani.

La storia ipotizza che la nave regia Mercurio fosse salpata da Bordeaux per svolgere una missione realmente programmata dai tedeschi ma non eseguita per difficoltà di ordine tecnico. Tutti i protagonisti sono immaginari, non così i mezzi, le navi e gli aerei. Le situazioni strategica e politica rispecchiano quelle dell'epoca e la loro dinamica rientra nel campo delle possibilità e dei piani studiati, ma non portati a compimento, dalla Regia Marina e dalla Kriegsmarine tedesca. Infatti l'operazione Pelikan prevedeva il bombardamento della diga del lago di Gatun, invaso che collega le chiuse del canale di Panama e ne costituisce la riserva idrica indispensabile al suo funzionamento.  La distruzione delle paratoie avrebbe dovuto provocare lo svuotamento del lago e l'interruzione di tutto il traffico navale attraverso di esso con grave danno per i rifornimenti destinati alle truppe combattenti in Europa. Ma proprio nella fase conclusiva della missione intervenne l'8 settembre e ..... Oltre ai dilemmi psicologici fra i membri dell'equipaggio, il libro sottolinea la solitudine dei due comandanti, lontani da casa e dalla famiglia, talvolta privi di ordini e sempre in preda a dubbi che non possono confidare a nessuno per non creare ansietà all'equipaggio.

 

Per inciso: il libro può essere chiesto a Edizioni IRECO, via dei Frassini 3, 00060 Formello, Roma, telefono 069088454

ninicafiero@sottacqua.info

 
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