anno II n°.17 luglio 2008

 

 

RUBRICHE - ARCHEOSUB

 

GLI SPECIALI DI SOTTACQUA: INTERNATIONAL YEAR OF THE REEF (IYOR) - ANCORAMARE NAVIGA L'ITALIA

 

copertina: il sub del terzo millennio

di Paolo Bastoni

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a cura di Ivan Lucherini

 

I CONCETTI LEGATI ALLO SCAVO STRATIGRAFICO

 

“la storia non è poi

la devastante ruspa che si dice.

Lascia sottopassaggi, cripte, buche e nascondigli”

E. Montale - la storia

 

L’immaginario collettivo rappresenta la figura dell’archeologo come un cercatore di tesori. Hollywood e i suoi film d’avventura, la narrativa di maggior successo e quant’altro prodotto ad uso e consumo del grande pubblico, contribuiscono a rendere fulgida questa immagine allontanando tuttavia dalla realtà, gli ignari appassionati di archeologia. Carlo Tronchetti nel suo bel libro - Metodo e strategie dello scavo archeologico -  dotato di una lucida prefazione del celebre archeologo Daniele Manacorda, ha modo di scrivere: - lo scavo non è una ricerca di oggetti antichi, non è un indagine rivolta a scoprire strutture e a riportarle alla luce, non è mirato a recuperare bei pezzi decorativi da esporre nei musei… men che men, l’archeologo è una romantica e avventurosa figura di cercatore di tesori che si addentra in lande inesplorate per disseppellire forzieri pieni di incredibili oreficerie – ed è intorno a questo concetto che si dipana il discorso sull’archeologia in generale e sull’archeologia subacquea nel particolare; ma partiamo dal principio.

 

Nel corso della storia, a partire dal rinascimento e per tutti il periodo dei lumi, l’archeologia fu soprattutto, sterro selvaggio, alla ricerca delle vestigia di un grande passato, operato da filantropi che badavano soprattutto a ricercare oggetti e testimonianze suggestive del nostro passato, da esporre in lussuose residenze, ma anche in polverosi musei. E’ nella prima metà del secolo scorso, negli anni intorno al 1937 che in Inghilterra, Sir Mortimer Wheeler concepisce, e diviene padre fondatore, della moderna tecnica di scavo stratigrafico, successivamente, nel tempo, migliorata e perfezionata. In Italia sui successori illustri, quali Nino Lamboglia e Luigi Bernabò Bea ne adottano i concetti e ne attuano le linee guida.

 

Ma quali sono, appunto, questi concetti e quali, le linee guida? Il principio dello scavo stratigrafico si basa su un concetto semplice: nel corso della storia, attraverso i secoli, i resti della cultura materiale, concepiti, generati e usati dall’uomo, si fondono in strati omogenei che possono venire datati. - per semplificare il concetto se, potessimo vedere molto velocemente, il passare del tempo, in un determinato luogo, potremmo osservare come l’azione dell’uomo e della natura, modificano lo stesso luogo.

 

Allagamenti, alluvioni, l’azione del vento, le opere dell’uomo come la costruzione di edifici, scavi e rinterri, la messa a dimora di piante e il loro taglio, generano una successione di eventi che si stratificano nelle varie epoche. Se individuiamo i confini di questi strati, possiamo avere degli insiemi coevi. Ogni strato apparterrà ad una determinata epoca e potrà essere datato attraverso il riconoscimento di frammenti inclusi nello strato. Una moneta di epoca repubblicana risalente a 100 a.C. e un frammento di lucerna di inizio impero del 10 a.C. contenuti in uno strato, potranno definire una data di formazione dello strato, meglio definito come U.S. Unità Stratigrafica, che sarà sicuramente dopo, post quem, il 10 a.C.

 

Nell’archeologia subacquea è successo frequentemente di ritrovare nello stesso sito sommerso frammenti di anfore di epoche diverse. Queste evidenze sono dovute al fatto che i motivi di un naufragio spesso si ripetono negli stessi luoghi perigliosi per la navigazione. Risulta ovviamente difficile credere che una nave oneraria romana del 4° secolo d.C., che conteneva anfore Almagro 51C provenienti dalla Spagna, potesse trasportare anche un anfora Dressel 1 del 1° sec a.C. (è successo in una recente prospezione, condotta da un equipe dell’Università di Sassari, fra cui anche chi scrive, nella baia di cala saline in località Mandriola, vicino al Korakodes limen, antico porto della penisola del Sinis, nella Sardegna centro occidentale).

 

Questa apparente discrasia genera la convinzione, negli archeologi, che sia possibile la presenza di due distinti relitti nello stesso luogo di giacitura. Come operare quindi nella tale eventualità per accertare la presenza di due distinti naufragi? Lo scavo stratigrafico subacqueo, posto in essere attraverso la quadrettatura del sito, consente la documentazione fotografica e stereo-fotografica delle evidenze archeologiche procedendo quindi per successive asportazioni di strati che verranno via via, col procedere dei lavori, documentate da disegni e/o fotografie.

 

Ogni strato o U.S. sarà numerato e descritto in una apposita scheda, che conterrà tutte le informazioni possibili, correlate dalla documentazione visiva. L’analisi a tavolino dei materiali rinvenuti nel singolo strato o U.S. permetterà di ricostruire gli avvenimenti che hanno prodotto quello strato. Le varie Unità Stratigrafiche saranno collegate fra loro in una sorta di diagramma che porrà in evidenza i vari collegamenti fra di esse. Questo diagramma è detto Matrix ed evidenzia in estrema sintesi, i rapporti di contatto e di successione fra le varie Unità Stratigrafiche. L’analisi dei materiali contenuti nella singola U.S. in rapporto ai contatti che questa tiene con le altre U.S. consentiranno agli archeologi di formulare delle ipotesi di ricostruzione storica che poi andranno verificate con la ricerca dei riscontri oggettivi, in una eterna e infinita ricostruzione di quell’enorme puzzle che è la nostra storia.

 

ivanlucherini@sottacqua.info

 
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