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GLI SPECIALI DI SOTTACQUA: INTERNATIONAL YEAR OF THE REEF (IYOR) - ANCORAMARE NAVIGA L'ITALIA |
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copertina: il sub del terzo millennio di Paolo Bastoni INDICE DEL MESE
RUBRICHE I SERVIZI le VETRINE UTILITA' |
di Paolo Bastoni, Nanni Cozzi, Angelo Mojetta
Perché si va sott’acqua? Perché si decide di prendere l’auto per dedicare il week end a qualche tuffo nel blu mediterraneo?... Beh, le ragioni sono già insite nella stessa nostra attività: abbiamo bisogno di rilassarci dopo una settimana di stress lavorativi e di caos urbano, vogliamo ritrovare il nostro equilibrio nel contatto intimo con una natura cui pochi possono accedere, una natura che riserva ancora sorprese e qualche – piccolo – mistero.
Andiamo al mare per far foto, o semplicemente per guardarci attorno,
scoprire la tana di un’aragosta, giocare con un piccolo polpo o godere
Ma, insomma, a volte è bello scendere in acqua con uno scopo preciso, con un compito da svolgere, anche per questo hanno successo le giornate dedicate alla pulizia dei fondali oltre che per il desiderio di vedere il terreno delle nostre passeggiate ripulito dalle schifezze che “terragnoli” poco rispettosi dell’ambiente, per non dire più chiaramente “cafoni”, ci hanno infilato con la politica del far sparire la spazzatura sotto il tappeto, solo che in mare il tappeto – blu – è liquido e tutto si deposita sul fondo.
E, finalmente, è bello avviare una collaborazione con il mondo scientifico
e scendere in mare con lo scopo di sviluppare una sinergia tra due monti
che, tradizionalmente, sono separati da un muro invalicabile. Diciamocelo un po’, però, di solito è il mondo scientifico, quello un po’ aulico che si trincera dietro un accademismo di maniera che nasce da una presunta consapevolezza di superiorità nei confronti dei poveri incolti che non possiedono “la conoscenza”. Per fortuna anche il mondo della scienza cambia e, a fronte di personaggi che pontificano sugli ambienti sommersi – senza, magari, aver neppur mai messo il naso in acqua – negli ultimi anni si sono sviluppate figure di scienziati, di biologi che questa puzza sotto il naso non ce l’hanno, anzi, cercano di estendere la conoscenza, con terminologia e metodi divulgativi semplici e alla portata di tutti. Angelo Mojetta, il “nostro” Angelo, è uno tra costoro, e uno tra i più prestigiosi, e sarà forse anche per questo sua atteggiamento mentale che le pubblicazioni divulgative – e non solo quelle destinate al nostro ambiente – che portano la sua firma sono in costante incremento.
Bene, tra le molte idee che affollano la vulcanica mente di Angelo una ha
finalmente preso forma in un week end di quasi estate nei fondali del
mitico promontorio di
E l’evento è stato dedicato a quello che è forse l’essere che più simboleggia l’attività subacquea: la cernia. Sarà che è stata la preda per elezione di tutti coloro che sono scesi in acqua con un fucile per portare a casa la cena ma la cernia è anche il simbolo di quell’amore un po’ perverso che ci porta a distruggere ciò che amiamo. Ma in questo week end di festa la festeggiata è stata proprio lei, e non nel senso che si è cercato di “farle la festa” ma perché l’idea di Angelo era quella di avere un’idea di quale fosse la consistenza della popolazione di questo animale nella acque del Promontorio con un censimento svolto proprio da chi normalmente si limita ad ammirarle, in immersione. Questa collaborazione tra biologi e subacquei “semplici” ha dato il vita ad una ricerca “seria”, per quanto seri riusciamo ad essere noi subacquei, così le circa centoottanta schede riconsegnate dai sub che hanno partecipato alla manifestazione, con il fondamentale supporto dei diving che hanno dato la loro adesione e dei quali si parla a parte.
Dell’immersione non c’è bisogno di parlare, è sempre bello trovarsi
sott’acqua e ho anche messo in carniere
quattro cernie, anche se il mio scopo era un altro e non mi sono mantenuto
in un’unica batimetrica, negli
ultimi anni non mi sono immerso molto in queste acque che conosco pietra
per pietra, e devo dire che
Passando al dopo-immersione ci sono da registrare gli ultimi due dati, uno estremamente positivo ed un altro – ahimè, ma un difetto da qualche parte bisogna pur trovarlo, altrimenti è solo piaggeria – di segno opposto. Arrivando al grande tendone posizionato sulla testa del molo di “Santa” colpiva subito il colpo d’occhio dei duecentocinquanta partecipanti seduti (ed entusiasticamente vocianti, some d’altra parte spesso capita in questi “jamboree” di subacquei) in attesa della cena. E
proprio questa è la nota dolente di tutta la manifestazione: per carità,
nulla da dire sulla qualità del cibo, considerata la situazione da mensa
collettiva.
Mi si è detto, facendo notare la cifra spropositata di Santa Margherita,
“ma qui siamo a Santa!” come a dire che nella splendida località ligure
anche l’aria che si respira ha un costo elevato. E, non dimentichiamolo,
in un momento in cui la subacquea non cresce anche perché i costi sono in
continuo incremento non è bello questo voler approfittare della nostra
passione. Ma mi fermo qui anche perché altri ci hanno scritto su questo
stesso argomento e la rubrica della polemica di questo mese tratterà
l’intervento del nostro lettore cui lascio volentieri la parola... In ogni caso un neo non basta ad oscurare la splendida iniziativa di Angelo che in altra parte di questo servizio la presenterà con maggior dovizia di particolari di quanto abbia fatto io. Per quel che mi riguarda, anche se solitamente preferisco immergermi quando c’è poca gente in giro, mi ha fatto piacere e mi ha fatto bene essere qui in questo week end, rivedere tanti vecchi e cari amici e, soprattutto, vedere un pubblico, il “nostro” pubblico di appassionati, felici “di esserci”. E, per una volta, anche le cernie credo siano state contente di esserci. E di rimanerci anche dopo che i subacquei se ne sono ritornati all’asciutto. Così ci saranno anche la prossima volta....
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