anno II n°.17 luglio 2008

 

 

I SERVIZI - I VIAGGI DI GIGI&CRI

 

GLI SPECIALI DI SOTTACQUA: INTERNATIONAL YEAR OF THE REEF (IYOR) - ANCORAMARE NAVIGA L'ITALIA

 

copertina: il sub del terzo millennio

di Paolo Bastoni

Cover Story

INDICE DEL MESE

 FIRMA IL MANIFESTO

 DELLA SUBACQUEA

 

  NUMERI PRECEDENTI

THE FORMER ISSUES

 SPECIALE DIVING

 SPECIALE T.O.

 RUBRICHE

l'Editoriale

Primo Piano

la Posta

News&Eventi

Diving's Marketing

Biologia

Mare&Natura

Mondo Apnea

ArcheoSub

L'Avvocato sott'acqua

Guardia Costiera

Pelagos.tv

Mondo Barca

Gocce di Storia

FotoVideoSub

la Polemica

Ricette dal Mare

Link nel Blu

Libri del Blu

 I SERVIZI

Reportage&Fatti dal Blu

la Foto del Mese

Penne Blu

Editoridamare

I viaggi di Gigi&Cri

 le VETRINE

Viaggiando nel Blu

Club - Diving - Didattiche

Shopping

  UTILITA'

Contatti - colophon

Come collaborare

Compro&Vendo

 

PALAU MICRONESIA: UN SOGNO CHE SI AVVERA - GENNAIO 2005

(prima parte)

 

 

di Cristina Ferrari

e Luigi Del Corona

foto subacquee di Walter Scotti

 

 

Una nota di merito

 

Gigi. Tra i tanti viaggi affrontati, questo, pur essendo uno dei più corti, in quanto durato complessivamente solo nove giorni, resta nella mia memoria come uno dei più belli e dei più insperati. L’idea di riuscire ad andare un giorno in Oceania mi aveva sempre affascinato ma, razionalmente, pensavo che sarebbe rimasto un sogno. I nomi mitici degli arcipelaghi sperduti nell’enorme vastità del Pacifico: Samoa, Fiji, Vanuatu, Caledonia, Salomone, Cook, Polinesia, Melanesia, MICRONESIA, e conosciuti attraverso i racconti dei grandi navigatori dei secoli passati parevano rimanere tali. Poi … un bel giorno, anzi una bellissima serata, una delle tante trascorse ad ascoltare conferenze all’Acquario Civico di Milano, ebbi la fortuna di seguire la divulgazione di una ricerca effettuata da una biologa marina a Palau in Micronesia. Fui colpito da quel racconto entusiastico in cui veniva magnificata la bellezza delle isole, unita alla eccezionale biodiversità dei fondali. Decisi in cuor mio che, se si fosse presentata l’occasione, avrei fatto di tutto per andarci.

Parecchio tempo dopo, mentre “navigavo” su un Atlante virtuale ad Est delle Filippine, mi apparvero dei puntini persi nel blu; aumentando l’ingrandimento venne fuori Palau Micronesia. Subito a seguire, in preda all’eccitazione, digitai su Google quel nome che mi ronzava in mente da tanto tempo. Il primo sito era proprio quello governativo : www.visit-palau.com. Nel sottomenù “getting there” notai che l’isola capitale Koror era collegata, tra l’altro, con Taipei, per mezzo di un’ignota compagnia aerea, la cui sigla era FAT (Far Eastern Air Transport). Chi l’ha mai sentita alzi la mano!

Il motivo d’orgoglio consiste nel fatto di aver, giustamente, pensato che la compagnia di bandiera di Taiwan China Airlines fosse associata con la FAT (che non compariva neanche nel programma di prenotazione delle Agenzie AMADEUS).

Telefonando direttamente all’aerolinea mi confermarono che potevano vendere la tratta Milano-Francoforte-Taipei-Koror allo stessa tariffa di Bali: caruccia ma non impossibile. RISPARMIAMMO COSI’ 2 GIORNI VIAGGIO rispetto a tutti i “viaggi organizzati” che propongono Micronesia con sosta e pernottamento a Manila, sia all’andata che al ritorno. Questo ci permetteva di fare un intera settimana di vacanza a Palau e di rientrare a casa in concomitanza con la fine delle normali vacanze scolastiche, senza dover chiedere permessi. Inoltre, partendo il 31 Dicembre, approfittavamo già della tariffa di “bassa stagione”. Immodestamente... un piccolo capolavoro organizzativo!

 

Cri. A differenza di Gigi, che è nato con i geni del geografo e che colleziona e consulta in modo quasi ossessivo carte di tutti i paesi, nonché orari e rotte di compagnie aeree, io faccio parte della categoria di coloro che si cullano in un’idea vaga ed approssimativa della grandezza del mondo e che quindi, per esempio, sanno genericamente dove si collocano gli arcipelaghi del grande Oceano: anche questo contribuisce, quando li sento nominare, ad evocare in me la dimensione del sogno, dell’incanto magico dei luoghi più belli della Terra, dove il mare ha il colore di pietre e cristalli preziosi.

 

 

Accomodation

 

Gigi. Restava da scegliere l'albergo dove sistemarci laggiù. Con così pochi giorni di vacanza e con un gruppetto di amici al seguito, non si poteva certo sbarcare a Koror all'avventura (come avevamo fatto Cri ed io un po' incoscientemente un sacco di volte); intenso lavoro di navigazione sul web, ma quasi tutti i diving erano posizionati in città. Noi volevamo, invece, l’isoletta con le palme, la sabbia bianca ed il mare turchese, altrimenti che Oceano Pacifico è ???!!! Altro nutrito scambio di “mail” finché non mi imbatto  nella gentilissima nonché efficientissima Mercy, l'assistente del manager di Carp Island Resort. Ci sono tutti i requisiti: isoletta, palme, diving, e... tariffe abbordabili. È fatta! Vi sono infatti delle camere singole e doppie senza bagno, chiamate Dive House, dal costo di “solo” 25 USD per notte a testa, attualmente salito a 45 USD. Le altre, quelle più belle, sono comunque già prenotate e a seconda della tipologia e della stagione oscillano tra i 130 ed i 200 USD (prezzo attuale in vigore per camera doppia).

 

Cri. Un bel giorno di autunno, quando non avevamo ancora dimenticato le vacanze estive, dopo consistenti smanettamenti sul PC, Gigi sforna una proposta concreta (ed abbordabile) su una di queste fantastiche e superesotiche mete, la Micronesia, che allarga via e-mail ad un po’ di amici. Le adesioni arrivano velocemente e fra questi vi è anche Roberto, l’istruttore che mi ha iniziato alla subacquea nel ’99, cui devo perenne, eterna riconoscenza: il corso  Open Water, seguito con lui nel Mar Rosso, anche per un insieme di altri fattori favorevoli, è stato uno dei momenti più divertenti della mia vita (mi veniva continuamente da ridere sott’acqua).

 

 

 

Il viaggio e lo Tsunami

 

Gigi. Purtroppo la mattina del 27 Dicembre siamo sconvolti dalle notizie dello Tsunami che ha colpito un'area vastissima nel Sud Est asiatico, provocando un numero altissimo di vittime e di dispersi tra cui molti italiani, recatisi laggiù a trascorrere le vacanze di Natale.

Immediatamente si presentano due problemi. Il primo, morale, se fosse il caso di partire allegri e spensierati mentre un così grave lutto affliggeva Tailandia, Indonesia, Malesia etc. Il secondo problema, dettato da “ignoranza geografica” (malattia molto diffusa), fu superato tranquillizzando tutti gli amici e parenti che ci telefonavano per sapere “se partivamo ugualmente” e se la nostra meta era “da quelle parti” !!! Decidemmo unanimemente di partire innanzitutto perché geograficamente Palau  sta a Puket come Taormina a Tampere, ed in secondo luogo perché non intralciavamo minimamente i soccorsi avendo scelto di passare da Taipei e non da Bangkok.

 

Cri. Dato che un’altra vocazione di Gigi è di fare il capogruppo perché gli piace avere un più ampio riconoscimento del suo considerevole lavoro organizzativo, questo viaggio univa a tutto il resto anche questo “gioco” di ruolo. Da subito, nei suoi contatti via Internet, l’insieme dei partecipanti venne identificato comeDel Corona groupe gli amici volentieri delegarono a lui, con fiducia, la progettazione di ogni aspetto del viaggio. Alla fine, dopo ritiri o adesioni dell'ultimo momento, partiamo il 31 dicembre 2004 in nove: quattro snorkelisti (Lella, Paola, Luciana e Walter) e cinque  subacquei (Roberto, Silvia, Daniela, oltre a noi due).

 

Gigi. Ci troviamo tutti quanti a Malpensa e si fanno le presentazioni perchè la maggior parte dei partecipanti non si conosce tra loro. Per “cementare” lo spirito di gruppo, distribuisco a tutti delle spillette luminescenti a forma di delfino acquistate a Chinatown, praticamente sotto casa nostra, che abitiamo a due passi da  Paolo Sarpi & Canonica street.

 

Cri. Il viaggio è, ovviamente, superlungo, con scalo a Francoforte e Taipei e siamo indecisi su quando stappare lo champagne che ci siamo portati per il brindisi al nuovo anno: ora italiana o locale? Dove siamo in quel momento in volo? Qual è il fuso di riferimento? Alla fine comunque si beve, in piedi, pigiati nei corridoi fra i sedili, con il rombo dei motori nelle orecchie, soprattutto alle meraviglie che ci aspettano.

 

Gigi. Il servizio a bordo è comunque eccellente, come sempre ci capita con le linee aeree dell'estremo oriente. Nel volo semivuoto da Taipei a Koror il personale di bordo è veramente squisito, forse perchè siamo gli unici senza occhi a mandorla. Ci regalano perfino dei mazzi di carte da gioco della compagnia aerea, che hanno raffigurata, sul dorso, una beneaugurante foto di subacquei a Palau.

 

 

L'arrivo

 

Gigi. Il “landing” è veramente “breath-taking”: mozzafiato! No, non per la paura di mancare la pista e di finire in acqua, ma per lo spettacolo unico e meraviglioso di questo Arcipelago di isolette calcaree, ricoperte di lussureggiante vegetazione verde smeraldo ed immerse nelle cristalline acque del Pacifico.

Strepitosa, poi, l'accoglienza di Mercy all'aeroporto di Koror. Consegna a ciascuno di noi una bellissima e profumatissima ghirlanda di fiori esotici bianchi. Sembriamo tanti Marlon Brando ne’ “Gli ammutinati del Bounty”. Ma non è un sogno, siamo in MICRONESIA!!! Veniamo caricati su un pulmino e portati all'imbarcadero dove saltiamo su una barca dotata di due potenti motori fuoribordo. Dopo un'oretta di navigazione nel fantastico paesaggio delle Rock Islands giungiamo a destinazione.

La nostra isoletta a forma di stella marina, Carp Island, consiste in un banco di sabbia coperta da una fittissima vegetazione. Il  resort è l'unico insediamento umano. Poi scopriremo di no.....

 

Cri. I bungalows sono distribuiti in un bel giardino con l’erba rasa disseminata di palme, bouganville ed altri fiori: i nostri, ovviamente i più basic, sono rossi con i tetti di latta ondulata, con il bagno in comune, come in campeggio. Per noi è, come dire, normale amministrazione, ma anche gli altri, che avevano optato per trasferirsi nei bungalows “belli” quando si fossero liberati, alla fine rimangono lì per la compagnia e soprattutto per l’atmosfera un po’ da boy scout. Il ristorante e la reception, con telefono da cui si può chiamare con carte prepagate, sono in un grande capanno a lati aperti con semplici tavoli, un ping pong, un calciobalilla.

 

Gigi. Nota bene: sulla carta  telefonica campeggia una bella figliola in “abiti” tradizionali.

 

Cri. A proposito di bagno all’esterno, proprio il giorno dell’arrivo, nel recarvisi in piena notte, rimaniamo chiusi fuori dalla camera e, dato che tutto era spento e silente, ci accomodiamo in un’amaca sulla spiaggia, consolandoci, rispetto al sonno perduto, con i bei colori dell’alba.

 

 

Carp Island

 

Cri. L’atmosfera è fantastica. Sulla spiaggia bianchissima si stendono i rami degli alberi di casuarina e takamaka, dai fiori bianchi profumatissimi, e si respira a pieni polmoni la sensazione di essere in mezzo all’oceano. Gli occhi ci si riempiono degli sfavillii del mare, dei profili verde smagliante delle isole intorno, della luminosità della sabbia e del cielo guarnito di nuvole dalle forme più varie, che rendono ancora più profondo e lontano l’orizzonte. Nelle esplorazioni compiute intorno ai bungalows scopriamo le attività economiche che hanno sede in questa piccolissima isola, l’allevamento di maiali e di polli, e gironzoliamo intorno alle gabbie ad osservare soprattutto i maialini neonati.

 

Gigi. No, no non illudetevi niente “porceddu” alla brace. La fattoria non fornisce i suoi prodotti al resort, purtroppo. Tutte le vettovaglie arrivano giornalmente dalla “capitale” con la barca del mattino, quella che porta con sé anche le bombole necessarie all'attività subacquea.

Nell'isola niente compressori, dunque, e questa non è una cattiva notizia.

 

 

Le immersioni

 

Gigi. Ognuno di noi si è portato l'intero equipaggiamento. Mancano però gli attacchi DIN sulla rubinetteria. Il problema viene risolto dal diving con il prestito di un po' di adattatori da un altro operatore. Girando per l'Oriente con la propria attrezzatura è sempre meglio mettere in valigia anche un adattatore DIN perchè in quei mari INT la fa ancora da padrone.

 

Cri. Ogni giorno, alle nove del mattino, si percorre il lungo pontile e si sale sulla velocissima barca che sfreccia a 30 nodi sul German Channel, il vento fortissimo sul viso e gli splendidi azzurri blu e turchesi del mare che cambiano rapidamente, sfumando uno nell’altro: anche soltanto per i colori Palau e le Rock Islands valgono il viaggio! La compagnia dei subacquei è formata da Roberto, capoistruttore, sua cugina Daniela, recentissima ma coraggiosissima OW, la sua ragazza Silvia, molto esperta, io, Gigi e la guida Dennis.

Il primo giorno ci si immerge nel German Channel e a Turtle Cove: manchiamo le mante ma facciamo, in compenso, scorpacciate di napoleoni, tartarughe e squali.

 

Gigi. La scelta di fissare la nostra base logistica a Carp Island si rivela azzeccata, siamo infatti molto vicini a tutti i migliori siti di immersione che vengono comodamente raggiunti in venti minuti di barca veloce. Palau agli inizi del “novecento” era una colonia tedesca e proprio in quel periodo venne realizzato il canale navigabile per permettere alle navi, che esportavano fosfati, di entrare all'interno della barriera corallina che circonda l'arcipelago di isolette, alcune calcaree ed altre sabbiose.[vedi storia di Palau N.d.R.] I miei avidi compagni di immersione, non ancora placati nei loro sfrenati desideri di vedere “di tutto e di più”, unitamente al “tutto e subito”, tempestano Dennis con la richiesta di andare ad immergersi al più presto nel celeberrimo Blue Corner. Inizierà così una scubanovela che si protrarrà nei giorni seguenti. Della serie: avete voluto la bicicletta???...

 

Cri. Al secondo giorno Dennis ci accontenta: fa un breve briefing dicendo che costeggeremo una parete e poi saliremo su un plateau dove ci sarà corrente; lì ci fermeremo, attaccandoci, per osservare i grossi pesci oceanici. Specifica poi, senza darvi particolare rilievo, di utilizzare, chi ce li ha, guanti o ganci. La rigida scuola fatta nel Mar Rosso mi aveva “educata” a vedere i guanti come qualcosa di proibito, di cui si deve assolutamente fare a meno, per non recare danni all’ambiente marino; dunque penso che, coerentemente a come deve essere il subacqueo ecologico, io non userò guanti e tantomeno ganci. Oltretutto, al commento di Silvia di non amare per nulla la corrente, io ribadisco, da brava inesperta, che a me non dà problemi, anzi mi diverte.

Si scende e dopo aver tranquillamente pinneggiato lungo il muro, risaliamo sulla prevista piattaforma, dove mi investe una corrente, meno prevista, da fiume in piena. Poiché, per risparmiare aria in superficie, avevo l’abitudine di tenere lo snorkel attaccato alla maschera, questo, agendo da leva, la fa allagare copiosamente. Fin qui mantengo abbastanza la calma: dato che non posso staccare le mani, cerco, a mo’ di gambero, di strisciare all’indietro, in una zona più tranquilla, per svuotare la maschera e sistemarmi, ma, qualcuno, Dennis o l’altro dive master, mi tiene per le pinne e mi fa capire che devo rimanere lì. Sono a disagio, perché non vedo bene e faccio fatica a stare aggrappata, ma la cosa più tremenda è che sento urlare nell’acqua e non capisco cosa stia accadendo. Assicuro chiunque che sentire gridare sott’acqua dà un’ansia e un’inquietudine indescrivibile: il suono di una voce umana, storpiata, irreale, fuori luogo, là dove per eccellenza regna il silenzio e il rumore pacatamente ritmico del respiro, la percezione di una comunicazione diversa da quella abituale dei gesti ti mette in allarme. Scopro ad un certo punto che è Silvia, ma non so perché lo faccia: mi dirà, quando emergiamo, che scarica così, abitualmente, la tensione.

Mentre sono lì attaccata (fra l’altro pesci zero), vedo che dalle mie mani nude, ancorate ai coralli, salgono dei filamenti verdi, ondulati, un po’ evanescenti che oscillano nella corrente e penso siano delle alghette, non ricordando che il sangue, ad una certa profondità, non si vede di colore rosso, la cui lunghezza d’onda viene assorbita dall’acqua, bensì del colore complementare. Mi renderò conto, fuori dall’acqua, di avere le mani piene di tagli che, nonostante la disinfezione immediata si infiammeranno e s’infetteranno come sempre mi capita con le ferite provocate dai coralli. Sarò peraltro ben curata da Luciana, nostra compagna di viaggio che di professione fa… la veterinaria.

Quest’immersione segnerà profondamente la mia storia di subacquea e cambierà definitivamente il mio rapporto spensierato con le correnti: per parecchi giorni, dopo il ritorno a casa, un tot di incubi a tema submarino turberanno il mio sonno e quello di Gigi, che, di solito, mi strattona bruscamente per svegliarmi.

 

Gigi. Secondo me in questa particolare situazione giocano due componenti : la prima è la non consuetudine, da parte di molti diving, di osservare la luna e di pianificare le immersioni rispettando i cicli delle maree, la seconda è la piccola soddisfazione (non chiamiamola vendetta) che si è preso Dennis nei confronti dei “visi pallidi” che invece di seguire la loro guida… hanno forzato i tempi chiedendo di essere portati al Blue Corner a tutti i costi. Se tutto questo non bastasse e ci voleste mettere insieme le ansie quotidiane, sopra e sotto il mare, della mia buddy-budino e gli incubi “suoi” che riempiono le “mie” notti ...

 

Cri. La seconda immersione della giornata è al Blue Hole in una grotta con il tetto aperto in alcuni punti e poi lungo una parete; anche qui, oltre alle cernie e ai pesci lima vediamo molti squali. Verso la fine ci troviamo ancora in una corrente tostissima e sento di nuovo gridare. Questa volta è Gigi davanti a me, non so che cos’abbia, mi sembra pallido e la situazione mi dà di nuovo una certa ansia. Mi dirà dopo che aveva la maschera allagata e che era stufo della corrente per cui cercava di attirare l’attenzione perché la si finisse lì, visto che eravamo tutti in grave disagio.

 

Gigi. Questa sgradevole esperienza mi ha convinto a dotarmi di uno “shaker” con cui poter attirare l'attenzione (o chiedere l'aiuto) di chi mi sta vicino.

 

Cri. Quando mi dice il motivo dell’urlata do in escandescenze e se l’avessi saputo quando ero là sotto lo prendevo a pinnate e bombolate: ha fatto sua la moda di gridare quando c’è corrente!

 

Gigi. Fra un’immersione e l’altra le barche si affiancano, si mangia, si fa snorkeling, ci si spaparanza al sole, ci scambiano le opinioni sugli incontri ravvicinati avvenuti nelle immersioni, si guardano gli uomini delle barche che pescano o i pesci nell’acqua tersissima e cristallina, perché è come se si fosse ancorati sopra un acquario.

Dennis chiacchiera con le ciurme delle altre lance e si arrotola delle sigarette in cui mette la noce di betel (Betel nut), tabacco e polvere di corallo. Poi mastica il tutto. Ha la bocca perennemente rossa.

 

Cri. Bellissime le immersioni del terzo giorno: tantissimi squali e barracuda al New Drop Off e fantastiche mante al German Channel: la prima ci è passata vicinissima mettendoci la pancia candida sotto il naso! Si stava in ginocchio sul fondo e loro volteggiavano eleganti sopra di noi. Il giorno successivo si va a Ferry Land, dove si vedono tantissime tartarughe, e di nuovo al Blue Corner: non siamo ancora scesi in profondità che Dennis ci fa riemergere dicendo che siamo tutti, tranne Roberto, troppo agitati e in affanno e non si fida. Prima di andare giù io, in effetti, guardando i violentissimi frangenti vicinissimi al punto di ancoraggio della barca mi chiedevo se, perdendo l’aggancio, potevo finirci in mezzo a fracassarmi e ridurmi a una forse gustosa polpetta per i pesci.

 

Gigi. Faccio notare che lo “shark feeding” è severamente proibito ma buddy-budino non apprezza.

 

Cri. Ci si riprova il giorno dopo: questa volta la parete è a sinistra e sul plateau c’è, finalmente,  poca corrente. Si fa il pieno di barracuda, squali, pesci napoleone.   

L’ultimo giorno si conclude, dopo un altro tentativo al Blue Corner (ormai è un’ossessione), in cui però Dennis valuta che c’è troppa corrente, con immersioni al Big Drop Off e al New Drop Off : murene, aragoste, squali, tanti, tanti pesci pagliaccio, piccoli e grandi, una bella manta con il dorso a macule sfumate.

 

Gigi. Volendo assegnare una valutazione alle immersioni (deformazione professionale) darei un bel 30 e lode con abbraccio accademico, nonostante le disavventure causate dalle forti correnti al Blue Corner. L'unica nota negativa, secondo me, è rappresentata dalla non particolare salute dei coralli. Anche qui il fenomeno dello “sbiancamento” si avverte notevolmente. Non si riscontrano, invece, danni causati dalla pesca di frodo con dinamite.

 

 

 

 

 

 
LE ULTIMISSIME

 

- IYOR, L'ANNO INTERNAZIONALE DEL REEF: è stato assegnato il primo zaino TENBA! Ecco le nuove foto e il vincitore del mese scorso.

vai alla pagina

go to the IYOR page

 

- LO ZAINO DEL PREMIO: TENBA è un marchio prestigioso in fotografia, la sua produzione di borse è tra le migliori, qui esaminiamo al microscopio lo zaino che NITAL ha offerto ai vincitori del concorso IYOR

vai alla pagina

 

- LA NUOVISSIMA NIKON D700 USA IL FORMATO FX: nella nuova reflex Nikon un sensore a pieno formato e tante innovazioni tecnologiche

vai alla pagina

 

 

IN QUESTO NUMERO

 

- immergersi a Bali: impressioni di un grande fotografo

- CERNIA DAY: un successo annunciato

- a Palau con i nostri viaggiatori fai-da-te: Gigi&Cri

- a Gardaland tra razze e nutrici