SSI
Fotosub Shop

Il mare in rete - anno IV n°. 33 – Marzo 2010 – reg.Trib. di Milano n.318 del 14 maggio 2007

Gentili appassionati di mare, ho scoperto per caso il manifesto.

Non sono d’accordo sul “de profundis” intonato per celebrare il rito del suo definitivo affondamento.

Mi immergo anch’io per passione e per caso mi sono imbattuto in questa iniziativa che condivido in pieno, fino all’ultima riga.

La ragione dell’insuccesso, sta, probabilmente, in quello che ho letto sfogliando qua e là il sito.

Siamo pochi, malgrado le apparenze.

Mi ci metto pure io, anche se ho meno titolo, rispetto a tanti altri, per annoverarmi tra quanti praticano questo sport estremo ad un certo livello. Per me non è un gioco, ma è una grande occasione per stare bene con sé

stessi e ricevere ogni volta emozioni e sensazioni particolari e diverse. È il piacere di andare in acqua quello che mi spinge ad essere piacevolmente sopraffatto dalle acque, immensamente avvolto da una massa

senza forme, generatrice di grande benessere interiore.

Perché dico che siamo pochi?

Forse perché in un paese dove conta più “Grande Fratello” rispetto alla realtà, affermare e mettere l’accento su determinate idee diventa più difficile e lo sforzo è naturalmente maggiore, oserei dire titanico.

La subacquea viene considerata un gioco, una cosa effimera da vivere come in un “reality show”, in cui occorre sfoggiare articoli alla moda piuttosto che strumenti e attrezzature di supporto, partendo da pseudo corsi e lasciandosi ammaliare da guide che assomigliano più ad animatori turistici che a gente responsabile di sé stessa e del proprio gruppo.

Non è paradossale né provocatorio dire che siamo pochi. Lo testimoniano i numeri.

Giustamente, qualcuno fa notare, a che serve alzare la voce se gli insoddisfatti si presentano numericamente perdenti? Sarebbe il caso di cambiare strategia allora, lo dico senza polemica e senza

avere alcuna intenzione se non quella di alimentare un dibattito. Sarebbe solo presunzione e retorica.

Prima dicevo che ho conosciuto per caso “Sottacqua.it” ed il manifesto.

Il sito da solo non può essere lo strumento adatto per coinvolgere fattivamente la grande massa dei subacquei italiani, un mondo alla mercé del mercato e abbandonato all’improvvisazione. Da solo non ha la forza di un blog alla Beppe Grillo, per intenderci.

L’iniziativa, anziché essere buttata a mare andrebbe essere ripresa con più forza e vigore, coinvolgendo il mondo dello sport, il terzo settore e quant’altro, insomma dovrebbe essere più visibile e coinvolgere una platea più ampia.

Capitano Nemo e compagni, buttiamoci noi a mare, riprendiamo il Manifesto e diamogli la visibilità (più ampia) che merita. Immagino, essendo anche molto impegnati nella cultura e nel giornalismo, che

saprete trovare le strade per coinvolgere più di qualcuno.

Scusate questo atteggiamento spocchioso e saccente, perdonate il mio sfogo. Chi ama il mare, la vita e la sicurezza dei propri figli, forse si avvicinerà al problema.

Male che vada, il Grande Fratello sarà sempre lì. Tutti soddisfatti.

No?

 

Salvio Foglia

 

risponde Paolo Bastoni

caro Salvio,

cercherò di essere il meno retorico possibile e, senz’altro, poco complimentoso nel risponderti, sì, perché ho molto apprezzato il tuo intervento, lucido e, in fondo, appassionato, anche senza scadere in inutili entusiasmi o dichiarazioni.

Che dire? Che mi sembrano corrette un po’ tutte le analisi che esponi, dalla constatazione che siamo in pochi al fatto che bisognerebbe coinvolgere fette più ampie di operatori che si occupano di comunicazione. Non sono in grado di valutare se davvero la subacquea venga considerata “un gioco, una cosa effimera da vivere come in un ‘reality show’, in cui occorre sfoggiare articoli alla moda piuttosto che strumenti e attrezzature di supporto”, senz’altro qualcuno che si avvicina a questa attività ammaliato dall’immagine che di sé si dà al mondo grazie alla “corazza” che si indossa, costituita dall’attrezzatura che ci è propria, esiste, e un po’ di gente di questa categoria l’ho conosciuta anch’io, ma non credo che questa sia la motivazione della maggioranza dei subacquei.

Oltretutto io penso che, aldilà di certe motivazioni che spingono un neofita ad intraprendere il percorso didattico per ottenere il primo brevetto e i successivi, siano poi gli istruttori i veri fornitori dell’imprinting del subacqueo, con questo io annetto all’attività didattica una responsabilità che va ben oltre la “semplice” sicurezza e competenza nell’immersione, la responsabilità delle motivazioni.

Ed è qui che, probabilmente, casca l’asino: senza voler essere considerato un disfattista io sono convinto che ormai sia da molto tempo che istruttori che posseggano le motivazioni “forti e giuste” per andar sott’acqua e che, quindi, abbiano un patrimonio da trasmettere ai propri allievi ormai ne restino sempre meno.

Quindi, per assurdo, oggi che, in nome della sicurezza, si sviluppa sempre di più il “buddy system” e che affrontare un’immersione in solitaria è considerata sempre di più un’eresia, in realtà si sviluppa sempre di più l’individualismo, c’era molta più solidarietà e unione e riconoscimento come membri di un’unica razza un tempo quando, al contrario, si affermava che il numero ideale per immergersi era dispari e che in tre si era già in troppi.

Io credo sia questa la ragione per cui iniziative come questa del manifesto o altre ancora, che prevedano un’azione corale da parte di tutto il movimento, non raccolgono un numero di adesioni quali ci si potrebbe aspettare. Io credo che quella che cito qua e là, la mitica “Tribù delle Rocce” in realtà sia una razza in via di estinzione.

A questo punto non penso che SOTTACQUA non possa essere lo strumento giusto per diffondere e coinvolgere il maggior numero possibile di subacquei. Penso, al contrario, che lo potrebbe essere al pari di altri mezzi analoghi. Ho la presunzione che il nostro giornale potrebbe farlo un po’ di più degli altri perché chi lo fa non si è buttato in questa avventura editoriale solo per far qualcosa per campare, ma è subacqueo – spesso da decenni – in prima persona e in prima persona coinvolto in questo discorso.

Ma è anchesì vero che non si riescono a raccogliere numeri più ampi, su temi di questo tipo, e allora non serve cercare altri canali di comunicazione perché, non scordiamocelo, chi potrebbe raccoglere questo appello su media extra settore potrebbe a sua volta essere subacqueo, solo, senza quelle motivazioni di cui parlavo prima, e si ritornerebbe da capo…

Allora la strada giusta quale potrebbe essere? Personalmente sono convinto che la strada giusta debba passare dall’aspetto merceologico, ovvero dalla forza economica dei produttori del settore: le aziende che hanno dato vita a CONFISUB potrebbero, se saranno sufficientemente lungimiranti (dote della quale il nostro settore è parco, peraltro) potrebbero fare molto su questo terreno investendo risorse economiche per ricreare quella cultura della subacquea che c’era negli anni ’50, ’60 e ’70 e che si è poi, man mano, persa annegata nel business a tutti i costi, e risorse umane con interventi a livello istituzionale per supportare le azioni culturali, e le aggregazioni della didattica potrebbero affiancare efficacemente queste operazioni, magari con una minore forza economica ma con una maggiore e migliore capillarizzazione del messaggio attraverso il rapporto con gli istruttori. E, devo proprio sottolinearlo, le ultime iniziative che si stanno delineando nel prossimo futuro, figlie di accordi e di iniziative sviluppatesi ultimamente (DIVEX+EUDI e gli accordi tra ADiSUB e CIAS), sembrerebbero andare proprio in questa direzione.

Caro Salvio, il manifesto, quindi, non è morto, almeno nei contenuti e nell’intenzione di proseguire lungo questa strada. Che sia quel testo, o un altro, o un’iniziativa o un evento poco importa: l’importante è lavorare per cercar di riportare nei cuori l’attività subacquea non più e non solo come elemento ludico di alcuni week end, ma che possa tornare ad essere vero amore per il Mare.

E noi di SOTTACQUA restiamo lì, sul pezzo, come attenti (e interessati) custodi e aedi di questo obbiettivo. Grazie anche al supporto emotivo di lettori come te.

 

Paolo Bastoni

Caro Paolo, 

Il “Manifesto” si è staccato dalla bacheca di Sottacqua ed è scivolato in fondo all’oceano. Un relitto in più, leggero per quanti se ne sono disinteressati, pesantissimo per i 124 che firmandolo lo hanno fatto proprio.

Angelo Mojetta lo ha pensato e scritto con il cuore e la ragione, SOTTACQUA lo ha proposto con l’intelligenza , ma non è bastato, come non è bastato il prestigio delle firme, molte delle quali appartenenti all’Olimpo della subacquea.

Peccato, una occasione sciupata che verosimilmente non si presenterà una seconda volta.

Mi sono chiesto il perché di tutto questo, perché il Manifesto anziché concatenare le aspettative di tutti gli appassionati di subacquea si sia trasformato in una specie di sommossa carbonara subito soffocata dal popolo stesso. Uno sberleffo di Pasquino letto e strappato .

Escludendo il virus della pigrizia, poco affine al mondo dei sub, e certamente non invadente a macchia di leopardo come lascerebbero pensare le 124 firme a favore, ed escludendo anche una opposizione intellettuale dei più, visto che nessuno ha levato una sola voce in senso negativo sulla iniziativa di  Mojetta,  torno a pensare -come già ti dissi- che non si può chiedere di capire la savana ad un leone nato in gabbia.

In parole povere ho il forte sospetto che di quanto stava scritto sul manifesto molti abbiano capito  poco. E non perché non fosse scritto chiaramente, ma semplicemente perché il popolo dei sub di oggi è abituato così, appagato dall’appartenenza e intruppato comodamente in disordinati confini. In fondo cosa vogliamo di più, una corsa al mare, parcheggio, il diving che si occupa di tutto, immersione sempre bellissima anche nel brodo di cicoria, il pasto “allo scoglio” e poi… a casa.

Ma quanto sono polemici questi! Marcante? E chi lo conosce? Io c’ho l’advanced. Io sono tecnico. Io…

Ecco, il  Manifesto è arrivato sul fondo per incomprensione, per ignoranza, per mancanza di esperienza da parte di chi aveva il siluro dalla parte dell’elica e se lo è sparato addosso, ma….  non importa! Questo fine settimana andiamo tutti al mare che tanto, firme o non firme, la nostra immersione sul relitto non ce la leva nessuno.

 

Buone bolle a tutti.

 

Uno dei 124

risponde Paolo Bastoni

 

Caro… beh, io so chi sei ma, visto che ti sei qualificato come “uno dei 124” voglio considerare questa tua chiosa finale come un commento corale da chi ha creduto nel “Manifesto”.

Prima di tutto devo dichiarare una mia sconfitta: quando Angelo mi parlò, poco più di un anno fa, dell’idea di creare un momento di coinvolgimento attorno ad un documento ideale vidi che stava dando una forma al mio desiderio di trovare un modo per “contarci” e, al tempo stesso, manifestare con tutta la forza possibile una dichiarazione di intenti che comprendesse il nostro amore per il Mare e il desiderio che la Sua frequentazione continui ad essere simbolo di libertà.

Evidentemente i frequentatori del Mare non amano così tanto la libertà visto che i firmatari si sono arrestati a quella cifra ridicola che citi, caro Amico Lettore.

Personalmente, visto il numero di lettori e frequentatori di SOTTACQUA, avrei giurato su una cifra del doppio più uno zero rispetto a quella realizzata, ma questo è stato, evidentemente, un mio grosso scivolone, e ne faccio ammenda.

Eppure nei forum si è parlato di questo documento, e se ne è parlato con toni positivi, e allora dove sono finiti coloro che commentavano che questa era la strada da seguire e che bene avevamo fatto noi di SOTTACQUA ad imboccarla? Perché nel nostro ambiente non si supera il mugugno o il commento arrestandosi di fronte all’azione?

Mah! Sono ormai quarant’anni – tra tre mesi – che faccio parte di questo ambiente e continuo a sorprendermi come ci continui ad essere questo attivo disinteresse a tutto quanto ci riguarda che non sia il dove fare l’immersione del week end o quale sarà la prossima meta del viaggio tropicale, con qualche discussione (ma sono ormai in pochi a farne, su questo) su quale sia il migliore erogatore o il miglior jacket, senza capire che i costi e i trattamenti da parte di diving, o le limitazioni – sempre maggiori – alle nostre immersioni derivano direttamente dal nostro disinteresse, dal nostro non aggregarci come categoria al punto che non siamo punto riconosciuti e le decisioni sono sempre prese al disopra delle nostre teste.

Un ultima nota, positiva: stiamo assistendo, in questi giorni, al fiorire di iniziative che mirano a riunificate, nelle sue componenti operative, l’ambiente della subacquea – CONFISUB e ASSOSUB, ADiSUB e CIAS – voglio sperare che possano essere, queste iniziative, da traino per un maggior coinvolgimento della Tribù delle Rocce nelle faccende che li riguardano, in fondo, come cittadini, siamo ben disposti a scendere in sciopero se ci aumentano il prezzo della benzina o il ticket dei medicinali, no?!?….

 

Paolo Bastoni

testata_carcario2
4carcarioquattro_06-09_01
4carcarioquattro_06-09_02
4carcarioquattro_06-09_03
4carcarioquattro_06-09_04

PRIMO PIANO – PROGETTO PLANCTON GELATINOSO

A cura di Angelo Mojetta Commenti disabilitati

bio_06_09_posterEcco un progetto che può interessare i nostri lettori e che ha tutte le caratteristiche per riuscire a coinvolgerli e e trasformarli in attivi informatori scientifici.
La CIESM (la commissione internazionale per l’esplorazioone del Mar Mediterraneo) che raccoglie gran parte dei biologi marini europei ha lanciato il Jellywatch Programme (Programma Plancton Gelatinoso) e la fase pilota si svolger
à in Italia. Questo tipo di plancton sta assumendo un ruolo sempre più rilevante negli ecosistemi marini e, purtroppo, mancano progetti di ricerca dedicati allo studio del fenomeno.

Il poster preparato dalla CIESM raffigura le principali specie macroscopiche di plancton gelatinoso mediterraneo (e vi aiuta a riconoscerle) e fornisce una modalità di stima visuale della loro abbondanza.

Chi dovesse vedere aggregati di queste specie è pregato di mandare la segnalazione a boero@unisalento.it in modo da allestire un database sulla presenza di aggregati gelatinosi nei nostri mari.

Quello che può sembrare un aneddoto (la singola osservazione) può diventare storia (osservazioni ripetute dello stesso aneddoto). Perciò se ricordate anche avvistamenti passati segnalateli pure all’indirizzo sopra indicato non dimenticandovi di indicare che siete lettori di SOTTACQUA.

Se andate in mare per ricerca o per diletto, e vedete plancton gelatinoso, perdete qualche minuto in più e mandate le vostre segnalazioni. Se il fenomeno persiste, non limitatevi alla prima segnalazione ma, invece, cercate di stabilire per quanto tempo quel “banco” ha continuato ad essere presente nelle località da voi frequentate.

Grazie a tutti e buona caccia.

cozzi_minifoto per gentile concessione di SSI Italia

Negli incontri precedenti ci siamo confrontati con lutilizzo ricreativo puro del computer da immersione, e poi con limpegno un po più spinto di questo strumento per tuffi, in aria o Nitrox, che richiedano decompressione.

E ne abbiamo visto i vantaggi in termini di divertimento, senza alterazione di quei parametri di sicurezza che devono essere propri del subacqueo moderno.

Anzi..  aumentandoli, visto che ci portiamo dietro uno strumento che rielabora i calcoli in base al nostro comportamento reale, consentendoci il massimo rendimento nelluso di qualsiasi miscela.

didattica_06_09_foto1Nellincontro di oggi ci occuperemo, in maniera descrittiva, dellutilizzo del computer nelle immersioni tecniche. Il nostro cliente di oggi è quel subacqueo che utilizza miscele ternarie, che chiamerà per comodità Trimix, o meglio Tx, indipendentemente dal meccanismo di preparazione (quindi niente Elitrox, Eliair ecc, creano solo confusione). I due numeri che seguono (p.es. 18/30) indicheranno la percentuale di ossigeno e quella di elio, contenute nella miscela. Va da se che il saldo a 100 è azoto. E ugualmente ovvio che il nostro cliente odierno avrà bisogno di almeno 2 o più miscele decompressive, che chiamerà di qui in avanti EAN, seguito dal numero che riporta la percentuale di ossigeno, o Txdcp, seguito dalla percentuale di ossigeno ed elio, se contengono anche una bassa percentuale di elio,

 

Il campo dellimmersione tecnica è estremamente interessante, ed è pieno di sfaccettature, che creano poi una diversificazione di filosofie, le quali a loro volta influenzano le scelte, anche di attrezzatura, ed i comportamenti ad esse correlate.

E pertanto opportuno restringere il campo ad una precisa tipologia di immersione, altrimenti ci addentriamo in un campo delle cento pertiche, di confuciana memoria.

 

Allora, ecco le premesse:

1) Solo circuito aperto. La strada dei rebreather semi chiusi e chiusi è complessa, e richiederebbe articoli su articoli di descrizioni e precisazioni Appare comunque chiaro che, in questo campo, lutilizzo del computer non è utile, è assolutamente imprescindibile.

2) Immersioni con Trimix normossico o ai limiti dellipossico. Dunque immersioni entro i 70/75 m.. Mi rivolgo ai sub con elevate ambizioni, in possesso di una certificazione tecnica per miscele ternarie (Trimix).

3) Uso eventuale, solo se necessario, dellEAN o Txdcp come miscela di trasporto fino alla profondità in cui la miscela di fondo è respirabile. Con Tx di fondo al minimo al 16 % di ossigeno, basta arrivare a 4 m e potete respirare normalmente.

Per quanto riguarda lattività oltre questi limiti ricadiamo troppo nella diversificazione delle filosofie, ed ogni immersione richiederebbe un articolo a parte.

didattica_06_09_foto2Sub avanzato, tecnico-ricreativo, che allarga il proprio range alle immersioni con miscele ternarie e decompressive

 

Seguiremo esattamente lo stesso schema degli articoli precedenti, ad essi facendo riferimento per quei punti che sono comunque validi.

 

E assolutamente necessario chiarire, e qui la posizione la devo prendere, come ci siano differenti approcci rispetto alla gestione dellimmersione. In questa premessa certifichiamo che lutilizzo di software decompressivi (quelli sul vs Pc di casa o portatile) deve appartenere alla cultura di questo tipo di sommozzatore. Esistono ottimi software, basati su Buehlmann o VPM o RGBM (dei modelli decompressivi parleremo unaltra volta), che possono generare affidabili tabelle, che noi ci porteremo sottacqua e che seguiremo. Vi riporto giusto un elenco di massima, partendo dal presupposto di avere a disposizione una miscela di fondo (un Tx) e due miscele decompressive.

In questo caso le tabelle sono di solito almeno 5, da tenere tutte raggiungibili e consultabili.

1.) Piano base o target (quello che vi aspettate di fare)

2.) Piano alternativo peggiorativo (se aggiungete qualche metro o qualche minuto)

3.) Piano per perdita di una delle due miscele decompressive

4.) Piano per perdita dellaltra miscela decompressiva

5.)  Piano per perdita di tutte e due le miscele decompressive

 

I puristi sono per questo approccio, ed io lo confermo, soprattutto per la fase di addestramento. In più si può aggiungere una tabella relativa ad un piano di aborto, cioè se decidiamo di interrompere p. es dopo 6 min.

In altre parole, un corretto uso di un software decompressivo da tavolo puà assicurare:

1.) la comprensione dei fenomeni sulla base dei quali sono basati i comportamenti

2.) la migliore scelta delle miscele per quella immersione

3.) la migliore scelta del tempo, in base alla profondità

4.)  il calcolo dei fabbisogni di gas, in base al punto 2 e 3

5.) il calcolo del CNS Clock, o percentuale di tossicità dellossigeno per sistema Nervoso centrale

6.)  Il controllo delle UPTD, o unità di tossicità polmonare dellossigeno.

 

didattica_06_09_fig1

figura 1

A puro titolo di curiosità, in fig1 vedete un grafico, relativo ad una immersione di 15 min a 66 metri, con Tx 18/30 ed EAN 50 ed 80 per decompressione. Questo quadro mostra il piano originale. Le figure sono tratte da V-Planner, uno dei software più affidabili, basato sul modello delle bolle VPM-B/E.

In fig 2 ho riassunto il foglio di lavoro di detta immersione, dove tutto è chiarito in base al vostro input (quanto respirate a fondo, quanto in decompressione, che Pmax di O2 ammettete ecc ecc.) Se ne puà fare uno per ognuno degli altri 4 casi di tabelle necessarie, di cui sopra. Anzi, il software li fa direttamente lui, basta cambiare pagina.

In fig 3 vedete il grafico delle Pp dei gas usati in immersione, per il piano target.

 

Ma lobiettivo di questo incontro non è insegnare la pianificazione di una immersione in miscela ternaria, compito delle agenzie didattiche e dei corsi relativi.. Lobiettivo è farvi capire lutilità del computer per queste immersioni, ed aiutarvi a usarlo correttamente. Ed in realtà è molto semplice rendersene conto. Il dato di fatto, lo ripeto, è che le immersioni tecniche vanno programmate sin nei minimi dettagli. Il piano decompressivo ed il fabbisogno di gas devono essere previsti e rispettati, almeno nel loro aspetto massimale. Poi ci sono le possibili emergenze, e noi dobbiamo avere programmato anche queste, almeno in termini di decompressione e fabbisogno di gas.

didattica_06_09_fig2

figura 2

 

Ritornate per un momento alla figura 2, e guardate il piano. C‘è, addirittura una fermata di 40 secondi a 36 m. Vi faccio alcune domande:

1.) Siete assolutamente certi di fare tutto il tempo alla max profondità? Potreste visitare un relitto, a quella profondità max, ma seguendo il profilo, potreste trovarvi anche a profondità inferiori.

2.) Siete assolutamente certi di risalire esattamente a 9 m/min fino a 36 m e poi via via fino alla superficie?

3.) E siete anche certi di stare, come delle statue, esattamente alle quote definite, e di cambiare miscela o di abbandonare lo stop esattamente allo scoccare del minuto previsto? La risposta è: NO.

 I progettisti degli algoritmi sanno questo benissimo, e dunque prevedono nei loro software che possano esserci delle imprecisioni da par….te del sub, pertanto stabiliscono un margine per assorbire queste incertezze. Nessun pericolo dunque, a meno di fare errori macroscopici. Ma allora non è più un problema di interpretazione e di software. E solo un problema di abilità propria.

figura 3

figura 3

Daltro lato è umanamente impossibile essere così precisi da rispettare tutto al millimetro ed al millesimo di secondo.

 

Invece un computer subacqueo, adeguatamente settato ed adoperato, vi segue millimetro per millimetro e secondo per secondo, perché….. lo avete con voi . E dunque adegua i suoi calcoli in base al vostro comportamento, dando sempre la soluzione migliore e più precisa in relazione a quello che state facendo.

E c‘è un altro vantaggio. Se preparate le miscele a casa, potete settare il vostro software da tavolo con quello che avete effettivamente misurato. Ma se siete al mare, ed il diving ha caricato al posto di un Tx 18/30 un Tx 19/29, ed al posto di un EAN 50 e di EAN 80 un EAN 47 ed un EAN 78, dovete rifare tutto. Invece con il computer potete fare questi aggiustamenti in tempi reali, una volta misurate le miscele. Il piano originale non cambierà molto, ma sarà più preciso, senza dubbio.

E bene però chiarire un punto. In questo tipo di immersioni il computer serve per avere la risposta più efficiente in base al profilo di immersione scelto, ed ai calcoli di autonomia e decompressione fatti preventivamente in superficie.

Che non vi venga in mente di prendervi un bel Tx 16/45, con due magnifiche decompressive luccicanti di Txdcp 50/10 ed O2 al 100 %, il vostro computer e via a 72 m. Tanto risalite quando vi pare.

Tutto deve essere precisamente programmato, lo ripeto per la terza volta, e rispettato. Dopo questa lunga, necessaria premessa, veniamo allutilizzo vero e proprio.

Diversi modelli danno diverse indicazioni. Per questo insisto nel dire che devono essere strumenti adatti a questo utilizzo. E per questo stesso dovrò stare un po sulle generali. Ma i principi non cambiano. Sono diverse solo le metodiche di utilizzo dei software

 

Prima di immergervi

1.) Accertatevi che il vs strumento sia correttamente settato. In particolare verificate la miscela di fondo impostata, con Pressione Parziale di O2 a 1,4 bar, mentre quelle per le didattica_06_09_foto4miscele decompressive le potete lasciare a 1,6 bar. In alcuni modelli questa funzione è centrale, in altri bisogna reimpostarla per ogni miscela da usare.

Ed impostate lallarme su 80% della tossicità massima tollerabile (è il cosi detto CNS Clock). Il computer terrà conto anche del cambio di miscela.

2.) Verificate il profilo scelto. Questi strumenti avanzati hanno tutti il modo di personalizzare il calcolo di assorbimento del diluente. Con questa tipologia di immersione tecnica io sconsiglio sempre di tenere il profilo di base (quello più permissivo). Stiamo facendo immersioni impegnative, e qualche minuto in più alle quote decompressive non vi cambierà la vita, mentre vi proteggerà ulteriormente. Aumentate ulteriormente il conservativismo se siete non proprio ragazzini, sovrappeso, stanchi e/o stressati, se fumate, se lacqua è fredda (e comunque avrete obbligatoriamente la muta stagna). Fidatevi di questa funzione. I progettisti hanno tenuto in considerazione tutti i fattori di cui sopra. Qualche minuto in più di decompressione non vi crea nessun problema, ma vi protegge.

3.) Settate le miscele che andrete ad usare. Previa analisi delle stesse, ovviamente.

4.) Entrate nella funzione piano dimmersione. Nella funzione Diveplan avrete la traccia precisa dello svolgimento del tuffo, in base al tempo ed alla profondità scelte (utile anche dal punto di vista dei bisogni di gas, che vanno calcolati con le opportune precauzioni).

a. Fate una pianificazione target , cioè quello che vorreste fare in realtà.

b. Rifate la pianificazione con la perdita di una decompressiva,.

c. Rifate unaltra pianificazione di emergenza per la perdita dellaltra decompressiva

d. Lo stesso di cui sopra per la perdite di entrambe

e. Fate una pianificazione a 3 m di profondità in più, con un tempo di 2 min in più, rispetto a quello che avevate stabilito nella pianificazione Target ..

f. Annotate tutto quanto ai punti precedenti e riportatelo su una lavagnetta, che vi porterete sottacqua, come back up. In fig 4 la tabella target, che può essere incollata o riscritta su una lavagnetta. Essa è stata ottenuta dal DivePlan di un computer VR3, settato in VPM, con conservativismo del 20%. Limmersione in questione era a 66 m per un tempo di 15 min. Le miscele in uso: Un Tx 18/30 per il fondo, EAN 50 da 21 m ed EAN 80 da 9 m.

g.  Riportate lo strumento sul quadro di controllo dellimmersione e spegnetelo o lasciatelo spegnere.

 

didattica_06_09_foto3Una cosa è chiara. Il lavoro deve essere attento e preciso. Ma questo tipo di strumenti consente di programmare tutto, in base agli input che abbiamo dato: ma daltro lato lo avreste dovuto fare comunque anche con il software a casa vostra, forse in maniera più semplice, visto che quasi tutti i software certi calcoli li fanno in automatico.

 

Durante limmersione.

 

1) Se sprovvisto di accensione automatica, accertatevi che sia acceso , e che sia mostrato il display della miscela di fondo, o di quella che userete per scendere.

2.) Tenete docchio tempo e profondità. Avete programmato, dunque controllate che i parametri siano quelli decisi. Scendendo velocemente e fermandovi alla quota massima decisa.

3.) Sorvegliate attentamente anche la richiesta decompressiva. La maggior parte degli strumenti vi avvertirà del primo stop e del tempo che dovrete passare a quella quota, nonché del tempo totale di risalita.

4.) Una volta arrivati al tempo previsto, se i vostri consumi sono stati regolari e coerenti con il piano, risalite alla prima tappa a velocità controllata di 9 m/min

5.) Lasciate la tappa quando lo strumento vi indica la tappa superiore, fino alla sosta precedente a quella a cui avete pianificato di cambiare miscela

6.) A questo punto aprite la decompressiva che compete e verificate pressione e funzionamento dellerogatore, con una lieve pressione sul pulsante di spurgo.

7.) Arrivati alla tappa in cui il computer consiglia di cambiare miscela

a. Mettete in bocca lerogatore della bombola di decompressione e fate qualche respirazione di prova, tenendo lerogatore primario a portata di mano.

b. Quando siete sicuri che tutto è ok, date il consenso allo strumento per passare ad effettuare calcoli con la miscela decompressiva.

c. A questo punto, con calma, e con il tempo previsto dallo strumento, ripartite verso il prossimo stop dovuto, Cosa vuol dire con calma? Io consiglio di aspettare un minuto in più alla quota in cui siete passati a questa nuova miscela. E una pratica sicuramente positiva, anche se non necessaria. Questa sosta ulteriore massimizza il beneficio di quella Finestra ad ossigeno di cui abbiamo parlato nellarticolo di Novembre. Ed ancora una volta il computer terrà conto di tutto, reinterpretando il rapporto tempo/profondità alla luce di un comportamento reale, e non di una pianificazione teorica.

d. Seguite le nuove indicazioni fino al momento in cui dovrete passare alla nuova miscela per decomprimere, e ripetete la procedura di cui al punto precedente.

e. Comunque, a far tempo dallo stop dei 21 m, rallentate ulteriormente la velocità di risalita, portandola a 3 m/min

8.)  Per tutto il resto valgono le indicazioni già date nellarticolo precedente, Solo un consiglio spicciolo, che non centra con il computer. Una volta in superficie, tenetevi in bocca lerogatore del vs EAN 80 o Ossigeno puro, per almeno 2 o 3 min, e riposate prima di salire in barca. Ma questo è un altro film, e lo vedremo più avanti.

 

Dopo l’immersione

 

Non ci sono particolari punti relativi allutilizzo del computer. In realtà sono solo comportamenti corretti in linea generale:

1) Bevete tanta acqua

2) Non fate fatiche

3) Per quel giorno basta immersioni. Non è proibito fare una successiva, ma io ve lo sconsiglio. Lo stress decompressivo a cui si è sottoposti in queste immersioni sconsiglia di darci dentro a cottimo.

 

Precisazione

Avrete notato come, tra la programmazione conV.Planner (software per pc) e quella con il computer subacqueo, vi siano differenze di tempo totale. Ciò è dovuto principalmente:

didattica_06_09_fig4

figura 4

1)Alla maggiore conservatività impostata da me sul mio computer, rispetto al V.Planner

2)Alla maggiore conservatività del computer rispetto alle tabelle. Ciò è tipico del VR3 ma anche con gli altri computer, per limmersione ricreativa, capita lo stesso.

 

Conclusioni

 

Nelle immersioni estended range il computer è una opzione assolutamente irrinunciabile, data la flessibilità e ladattamento alle situazioni reali. Le potenzialità dello strumento possono essere sfruttate sia per una attenta programmazione (anche di fabbisogno di gas) che come linea guida dellimmersione stessa,. Lenorme vantaggio è che lo strumento segue perfettamente lo svolgimento del tuffo, secondo per secondo e metro per metro, e fornisce una risposta immediata e più precisa alle necessità decompressive, sulla base delle miscele effettivamente respirate.

Tali opzioni diventano praticabili solo se si hanno tutte le conoscenze necessarie, e la tranquillità per metterle in pratica. La programmazione dellimmersione, comprese le emergenze, rimane il caposaldo comportamentale di una attività, forse meno difficile di quello che comunemente si crede, ma estremamente impegnativa e seria..

 

Alla prossima.

WWW.FOTOSUB-SHOP.IT

A cura di redazione Commenti disabilitati

link_06_09_fotosub-shop

Ormai il fenomeno dello shopping on line si sta estendendo a tutti i settori merceologici, e la subacquea non fa certo eccezione. Così, tra le prime vetrine virtuali possiamo registrare questo sito tutto dedicato all’e-commerce per la fotografia subacquea. Nonostante stia muovendo in questi mesi i primi passi la scelta dei prodotti proposti dimostra già competenza e attenzione ai desiderata dei subacquei soprattutto in quel settore nel quale è spesso raccogliere scontentezze anche nei negozi tradizionali più blasonati: quello dell’accessoristica. Fotosub-shop è un sito da tener d’occhio da tutti i fotografi: promette di imporsi per varietà e prezzi!

 

www.fotosub-shop.it

RICETTE – IL PESCE FINTO

A cura di Alessia Comini Commenti disabilitati

Ecco qui una ricetta simpatica, economica e pratica, che sembra fatta per la stagione estiva!
Si tratta di un piatto da gustare freddo sia in casa che fuori, accompagnato con crostini di pane: la base non
è altro che una pasta a base di tonno e patate, della consistenza di un patè, che può essere utilizzato anche per farcire sandwich o per creare gustose tartine.
Il bello
è che piace anche ai bambini!

Ingredienti (per 4 persone)

400 gr di tonno sott’olio
600gr di patate
6 filetti di acciughe
60 gr di capperi salati
2 cucchiai di maionese


Preparazione

Iniziate lessando le patate, salandole: ancora calde ma non bollenti schiacciatele in modo da ottenere una pasta morbida e
senza grumi.
Passate nel mixer il tonno sgocciolato, le acciughe, la maionese ed i capperi, fino a ridurli in una pasta il pi
ù fine
possibile: a questo punto unire la pasta alle patate e mescolare fino a rendere il tutto omogeneo.
Disponete il tutto in un piatto da portata, modellando il pat
è a forma di pesce: in alternativa potete creare tanti “pesciolini”
da porre ciascuno in un piatto singolo.
Decorate poi a piacere con olive, peperoni, uova sode e maionese, che potrete anche servire a parte.
Servite freddo e non dimenticate di accompagnare il tutto con pane, magari di tipi diversi o aromatizzato: meglio di tutto sarebbero delle belle fette di pane fatto in casa.

Come dicevo, questo piatto piace molto ai bambini: per rendere il tutto ancora più divertente potete “reclutarli” nella preparazione permettendo loro di realizzare ciascuno il proprio piatto. Il “pesce finto” potrà  diventare un “fiore fnto”, una “palla finta” o, perchè no, un “clown finto”, ma resterà  comunque buonissimo e molto apprezzato.

ricette_06_09_01

WWW.FRANCESCOTURANO.IT

A cura di redazione Commenti disabilitati


francescoturano_it
 
Francesco Turano, fotografo, illustratore, creativo a tutto tondo e, soprattutto, amante del mare. In questo sito Francesco presenta le sue varie attività: fotografo, disegnatore, progettista multimediale, organizzatore turistico, cartografo… il tutto sempre all’insegna della passione per la sua terra e per la natura. 

 www.francescoturano.it

EDITORIALE GIUGNO 2009

A cura di Paolo Bastoni Commenti disabilitati
Photo by Pietro Cremone

foto di Pietro Cremone

COVER STORY

Una riemersione, una boccata d’aria e la tartaruga si prepara ad immergersi. La foto di copertina di questo mese è di Pietro Cremone che ha già  visto un’altra delle sue tartarughe occupare lo spazio della copertina, qualche mese fa, quando vinceva, con quella foto, il premio del mese per il concorso che avevamo organizzato per lo IYOR. L’editoriale di questo mese di giugno, che inaugura la nuova veste grafica e il nuovo supporto informatico di SOTTACQUA si apre, doverosamente, con un “grazie!” abbinato ad un nome, quello di Pietro Cremone, autore anche, con un po’ di ironia e di bonaria presa in giro a noi della redazione, della “copertina” di questo mese.
Il buon Pietro (e di lui si parla anche, un po’ più diffusamente, nell’editoriale) dandoci questa foto ha forse voluto buttare là una bonaria e velata critica ironica: la velocità  dimostrata nella pubblicazione da noi di SOTTACQUA si è dimostrata all’altezza di una testuggine, ma ora, dopo il suo importante lavoro (la famosa boccata d’aria dell’animale ritratto) ci disponiamo a ritornare in immersione. La tartaruga, inoltre, gode anche di due importanti caratteristiche, per i popoli orientali: simboleggia la longevità e viene considerata un portafortuna.
Vogliamo allora pensare che questa nuova versione di SOTTACQUA, “battezzata” dalla tartaruga di Pietro, nasca sotto i migliori auspici, vedremo di non smentirla!

 

EDITORIALE

 

 Per chi non lo ricordasse Pietro è risultato uno dei primi vincitori mensili del concorso che abbiamo organizzato lo scorso anno per lo IYOR, l’Anno Internazionale del Reef, con l’immagine di un’altra tartaruga che, anche quella volta, gli valse la copertina - si vede che deve possedere un filo diretto con il mondo delle testuggini. Alla fine quella sua vittoria sembra essere stata, in definitiva, più utile e positiva per SOTTACQUA che per lui visto che Pietro si è assunto l’onere di realizzare e gestire questo nuovo “vestito” del giornale, per cui, ancora e con convinzione: grazie Pietro!

Ormai anche questo mese di giugno è arrivato a metà , e noi “usciamo” solo ora, ma con questo CMS (per chi non mastica di informatica l’acronimo sta per “Content Management System”, ovvero la piattaforma informatica sulla quale gira ora il giornale) ci dovremmo - finalmente! – avvicinare, per la pubblicazione, ai tempi naturali per un mensile, leggi l’inizio del mese visto che il sistema, oltre a permettere varie funzionalità  a vantaggio dei lettori, consentirà  anche a noi una miglior gestione dei contenuti (non per niente si chiama Content Management System!).

A questo punto del mese avrei anche dovuto parlare di alcune iniziative che abbiamo messo in piedi noi di SOTTACQUA, purtroppo grazie a scorrettezze (per evitare altri termini che potrebbero portare querele al Direttore) di certi politici locali il tutto è rimandato, e ne parleremo immediatamente e compiutamente non appena alcune situazioni si saranno definite.

Nel frattempo posso solo – e con legittimo orgoglio! – informarvi che l’evento cui un assessore del Comune di La Spezia ha messo i paletti tra le ruote ha ricevuto interesse e consenso addirittura dalla terza carica dello Stato, il Presidente della Camera on. Fini, che ci ha anche concesso il patrocinio, cosa non consueta per un’iniziativa privata e non istituzionale. Tornando invece a questa nuova versione di SOTTACQUA inizio qua ad accennare a qualche miglioria, qualche servizio in più: mi è stato chiesto da più parti, nel corso di questi anni, di realizzare il mensile anche con un’impaginazione tradizionale in formato pdf per poterlo scaricare e stampare.

Questo non è ancora possibile, quello che invece ho deciso di fare è offrire i più interessanti servizi in questa forma. Da questo numero inizieranno quindi ad apparire i migliori servizi fin qui pubblicati (e quelli che verranno) iniziando con un reportage di Alberto Muro Pelliconi sulla Papua Nuova Guinea impaginato in maniera tradizionale con l’attenzione e il rilievo che le (splendide) immagini di Alberto meritano. Il servizio, impaginato dal nostro grafico, sarà  a breve disponibile al download, come sempre in forma gratuita.

Questa opportunità  verrà  mantenuta in questa forma per i primi due-tre reportages, in seguito il download continuerà  ad essere gratuito (come, ovviamente, la lettura del giornale), vi si chiederà  unicamente di registrarvi (come già  accade in periodici e quotidiani molto più prestigiosi del nostro) in maniera da poter avere un primo reale e concreto riscontro dell’interesse che SOTTACQUA è riuscito a costruire in questi anni presso i suoi lettori.

Pian piano questa iniziativa verrà  estesa anche alle rubriche più interessanti per il grande pubblico arrivando così a costruire delle vere e proprie monografie per argomento e, a proposito dello “storico” di SOTTACQUA devo dire che, all’inizio, le annate precedenti non saranno più disponibili per la lettura: cambiando piattaforma informatica tutti i link interni precedenti “saltano”, non porteranno più da nessuna parte. Questo implicherà  un lavoro massiccio, nei prossimi mesi, per la redazione: riportare sulla nuova piattaforma tutto l’archivio del giornale, un lavoro massiccio ma che, crediamo, riscuoterà  l’approvazione e l’interesse dei nostri lettori.

Bene, è ora che io la smetta di scrivere e vi inviti ad entrare nelle pagine del nuovo SOTTACQUA, ma non temete: anche se la pelle è cambiata (in realtà  sta cambiando, il travaso non è cosa celere) il motore resta lo stesso: la nostra filosofia editoriale non cambia e il tipo di servizio informativo che vogliamo fornire a voi, nostri lettori, nostri amici, continuerà  ad essere sempre lo stesso.

Solo, probabilmente, riusciremo ad essere un po’ più vicini a voi.

Quindi, anche per questo mese, e con maggior ragione,

Buon Blu!

 

editoriale_firma_estesa

PRIMO PIANO – NICOLA PUTIGNANO, UNA STATICA SENZA FINE

A cura di Leonardo dImporzano Commenti disabilitati
Nicola Putignano

Nicola Putignano

Nicola Putignano, ha strappato durante la trasmissione “Guinness of the record” condotta dalla D’Urso, il nuovo guinness di statica con ossigeno, recentemente conquistato da Gianluca Genoni.

Il forte atleta brindisino ha fatto fermare i cronometri dopo un tempo infinito di 19′03”, a commentare la prova Umberto Pelizzari che ha saputo quindi fornire un’informazione precisa di quello che Nicola stava facendo, cosa ormai veramente rara per quello che riguarda il nostro sport nelle trasmissioni televisive.

Già  nella scorsa edizione si era cimentato Tom Sietas, già  primatista di statica senza ossigeno, record strappato poi dal celebre illusionista Blake e portato in Italia appunto da Genoni.

Nicola è diventato una star, acclamata e riconosciuta per strada, un successo anche sui forum la cui notizia è trapelata qualche giorno prima della trasmissione.

Nel suo paese, Fasano, Il comune ha organizzato la visione su della trasmissione su mega-schermo nella piazza principale, nonché  l’allestimento di un palco per l’intervista, addirittura ai piedi della scalinata del Municipio campeggia un poster dedicatogli dall’Amministrazione Comunale.

Il telefono ormai ribolle per complimenti, proposte ed interviste, insomma una vita, adesso alla ribalta, per la quale gli auguriamo di cogliere il massimo.

Nicola è un forte atleta anche nelle “prove classiche” dove ha quasi 8 minuti di statica e oltre 75 metri nell’assetto costante. Istruttore della didattica Apnea Academy, ha anche una grande passione per la subacquea, sua la marca di fucili in legno “Necton”.

Nicola alle prese con l'alimentazione...

Nicola alle prese con l'alimentazione...

Unica nota negativa è stata il modo in cui Mediaset ha gestito l’intera trasmissione, non solo non ha comunicato a Nicola il giorno esatto della messa in onda, continuando a cambiarlo durante le settimane, ma anche il poco tempo concessogli, dal momento che per una buona parte della prova la D’Urso si è limitata ad intervistare la Sofia Loren, ospite della puntata.

Anche dal Mondo AIDA, invece giungono grandi notizie…

Ieri, nella giornata mondiale dedicata agli oceani, Stephane Mifsud, primo uomo ad infrangere la barriera dei 10 minuti di statica rigorosamente al “naturale”, ha fermato i cronometri ad un tempo semplicemente sbalorditivo, 11′35″!

Esatto! Nella piccola piscina di Heyres, nel sud della Francia, l’atleta francese ha letteralmente polverizzato il record di Tom Sietas, che lo deteneva in precedenza con il tempo di 10′12″.

Il balzo in avanti, sposta notevolmente i limiti verso dell’uomo, anche per il fatto che Stephane è apparso si affaticato, ma contemporaneamente lucido, portando a termine il protocollo di validazione del record con soltanto 7 dei 15 a sua disposizione.

Wadi Lahami – Porto Berenice

A cura di Alessia Comini e Cristian Umili ADD COMMENTS

Wadi el Gimal - escursione nel desertoTRA SABBIA E MARE

Gli avamposti meridionali dell’Egitto sono ancora quasi sconosciuti…

Gli avamposti meridionali dell’Egitto sono ancora quasi sconosciuti, almeno nella regione costiera: fino a poco tempo fa difficili da raggiungere e privi di strutture turistiche, hanno mantenuto intatte le loro bellezze naturalistiche e subacquee ed il grande patrimonio culturale ed archeologico.

Il Mar Rosso è ormai da tempo entrato di buon diritto nella classifica delle mete preferite dai subacquei europei ed in particolare italiani, grazie soprattutto alla sua vicinanza al nostro paese ed ai prezzi decisamente abbordabili.

Località come Hurghada o Sharm El Sheikh sono conosciute fino nei più remoti angolo, ed altri posti, in Egitto come in Arabia Saudita o in Gibuti si stanno imponendo all’attenzione di tour operator e pubblico in generale.

Una regione ancora poco proposta si trova proprio in Egitto, le cui coste meridionali si conservano tutt’ora praticamente intatte: sono infatti ancora pochi i visitatori che si avventurano nelle regioni più meridionali di Marsa Alam.

Solo di recente si inizia a sentir parlare della regione di Porto Berenice, finora appannaggio di pochi: fino a poco tempo fa l’accesso a questa zona era piuttosto difficile, dal momento che, essendo situata nei pressi del confine con il Sudan, la città di Berenice e le aree limitrofe sono infatti sotto controllo militare. Inoltre, l’aeroporto di Marsa Alam, distante dalla regione 170 Km, è stato inaugurato solo nel 2001: fino ad allora era possibile accedervi unicamente dagli scali di Hurgada e Luxor, distanti entrambi più di 300 Km.

Wadi Lahami Ecolodge - internoOltre a questo, la mancanza quasi totale di strutture alberghiere ha fatto sì che le prime esplorazioni dei Fury Shoals, barriere coralline antistanti l’area in questione, siano state effettuate quasi solo da crociere subacquee.

Questa regione è, tuttavia, molto interessante dal punto di vista naturalistico, culturale e subacqueo, cosa che ha spinto persone come Hossan Helmi, avvocato noto come il “sindaco del Mar Rosso” per le sue attività tese alla salvaguardia del mare e del patrimonio ambientale e culturale della regione costiera, ad interessarsi allo sviluppo della regione.

Da sempre attento alle esigenze del territorio (negli anni ‘80 si è dedicato alla scoperta ed alla cartografia della Barriera Corallina Egiziana nella regione compresa tra Safaga e Ras Banas) Helmi è uno dei più accesi promotori della realizzazione di strutture turistiche che si integrino con l’ambiente rispettandolo, ed in questa ottica si è impegnato nella realizzazione di strutture originali nel panorama degli alberghi della costa, gli “Ecolodge villages” di Red Sea Diving Safari.Marsa Shagra Ecolodge - particolare dei bungalows

Il fatto che gli “ecolodge village” siano progettati per integrarsi con la realtà locale non significa però che in essi venga trascurata la ricerca del benessere e della sicurezza degli ospiti; in particolare, essi sono pensati in particolare per soddisfare le esigenze dei subacquei offrendo immersioni di altissima qualità praticate in modo da non danneggiare le preziose formazioni coralline, che costituiscono la principale risorsa di questa zona.

In tutto sono 3 gli ecolodges attualmente operativi, due nella zona di Marsa Alam, rispettivamente a Marsa Shagra (punto preferenziale per il raggiungimento di Elphinstone Reef) e a Marsa Nakari (di fronte a Shaab Shamadai, nota anche come Dolphin House), ed uno, l’ultimo nato, decisamente più a sud, nella regione chiamata Wadi Lahami, adiacente Porto Berenice, a cui si rivolge in particolare la nostra attenzione.

Tutti i lodges presentano la stessa struttura, che prevede 3 diversi tipi di sistemazione: gli chalet “Madyafah”, spaziose villette con soffitto a volta e due grandi terrazze , una con vista mare e una sul deserto; dotate di servizi interni, prevedono la presenza standard di due letti, ma possono essere adattate alle esigenze del cliente.

Più spartani, i bungalows “Mandarah” sono in muratura ma non dispongono di servizi privati, mentre destinate ai più avventurosi sono le tende, contenenti due letti e sistemate direttamente sulla spiaggia.

Wadi Lahami Ecolodge - area barAll’interno di ciascuna struttura opera un ristorante e una o più caffetterie, in cui è possibile reperire bevande analcooliche calde e fredde, e, previo pagamento di un extra, birra di produzione egiziana. Totalmente assenti, come imposto dalla legge, i superalcoolici.

L’Ecolodge Wadi Lahami Village, il più meridionale dei tre, occupa una baia protetta di fronte agli splendidi Fury Shoals: accanto all’ingresso del villaggio si trova una spettacolare zona di mangrovie, dichiarata area di tutela ambientale, un vero paradiso per gli amanti del birdwatching e della fotografia naturalistica, dal momento che offre riparo a numerose specie di uccelli e di altri animali, anche marini: le mangrovie offrono infatti riparo a molti nidi grandi e piccoli, in cui è possibile osservare la vita quotidiana di famiglie di garzette, aironi, e falchi pescatori che nidificano in zona e che, trovandosi in area protetta, sono particolarmente fiduciosi e facili da avvicinare.

La regione di marea in cui crescono le mangrovie offre però incontri inaspettati anche sotto la superficie dell’acqua: questo bassofondo sabbioso in cui l’acqua non supera i 30 centimetri fornisce le condizioni ideali per la vita di alcune razze quali la Pastinaca reticolata, una specie di notevoli dimensioni che trova nel mangrovieto il suo habitat naturale o la Pastinaca a macchie blu, sicuramente nota a chi si sia immerso almeno una volta nelle regioni tropicali: di entrambe le specie si possono incontrare un gran numero di esemplari, per la maggior parte giovani a cui le radici aeree delle mangrovie offrono riparo.

Ancora, le sorprese della laguna non sono esaurite: attendendo che la marea si abbassi completamente fino a lasciare scoperte alcune aree sabbiose si vedranno comparire di colpo dalla sabbia i tentacoli di innumerevoli ofiure che approfittano del movimento dell’acqua per trovare cibo, ed insieme una moltitudine di granchi scatola, simili ai nostri granchi melograno, velocissimi nell’insabbiarsi grazie alle loro particolari chele.Wadi Lahami - Falco pescatore

E, se la zona di marea è così ricca di vita, i fondali non sono da meno: il diving center operante nel Wadi Lahami Village offre agli ospiti la possibilità di visitare moltissimi dei Fury Shoals, un arcipelago di reef affioranti raggiungibili con il gommone, molto diversi tra loro per difficoltà ed aspetto.

Benchè la legge egiziana limiti la profondità massima raggiungibile a 30m, la maggior parte immersioni sui Fury Shoals, richiede una certa esperienza, dal momento che si tratta di reef esterni in cui è frequente la presenza di corrente e talvolta di mare grosso: per questo motivo il diving center richiede come minimo un brevetto AOWD ed almeno 30 immersioni certificate.

Tutti i subacquei in possesso di questi requisiti, che devono essere garantiti tramite il brevetto ed un’autocertificazione, hanno accesso alle immersioni sui Fury Shoals: ogni sera all’ora di cena viene reso noto il programma delle immersioni del giorno successivo, con la descrizione dettagliata dei percorsi.

I punti di immersione sono molteplici, tutti molto belli ed alcuni, come Sha’ab Lahami e Sha’ab Claudia, anche piuttosto noti, in quanto da tempo meta di crociere subacquee.

le immersioni

La descrizione che segue non riguarderà questi ultimi, ma alcuni altri che, per la loro suggestione, ci hanno colpito particolarmente.

Fury Shoals - Amphirion BicinctusSha’ab Maksour

Si tratta di un reef molto esteso e di forma allungata che precipita nel blu dalla superficie fino a oltre 50 m con uno spettacolare drop off.

L’immersione comincia su un piano sabbioso alla profondità di circa 25m: da qui il fondale degrada verso il blu inizialmente in modo graduale, tra enormi ventagli di corallo duro, grandi alcionari variopinti, e nuvole di pesci farfalla, chirurgo, pappagallo, platax, oltre ai classici pesci pagliaccio e grandi pelagici.

L’immersione prosegue in senso orario, e ad un tratto il pendio si trasforma in una splendida parete verticale, in cui è facile trovare corrente: è importante seguire le indicazioni della guida, che conosce la direzione da tenere in base all’orario e alle condizioni.

Sospinti dalla corrente, si prosegue lungo la parete, che brulica di di vita e di colore anche a basse profondità; la durata prevista per l’immersione, come per tutte le altre organizzate dal diving, è al massimo di 60 minuti, al termine dei quali si emerge vicino alla barriera per venire poi raccolti dal gommone.

Iron Garden

Il nome di “Giardino di ferro” caratterizza bene questa immersione, il cui reef è stato teatro, tempo fa, di uno dei tanti naufragi che hanno funestato il Mar Rosso: una nave di grandi dimensioni il cui nome è ormai dimenticato, infatti, vi si incagliò finendo con l’affondare.

Il passare del tempo ed i marosi hanno reso lo scafo praticamente irriconoscibile: solo un ammasso di rottami sparsi sul fondo che sono diventati in pratica un reef artificiale, la base per la crescita di un vero giardino di coralli duri e molli, anemoni, piccoli alcionari, tra cui nuotano nutriti branchi di pesci farfalla e altri pesci di barriera, razze a macchie blu, murene giganti.Pesce angelo reale

Il reef è costituito da un blocco principale e da altri satelliti: l’immersione si svolge nuotando tra di essi senza un preciso itinerario, avendo solo l’accortezza di seguire le indicazioni della guida circa la direzione da tenere in base alla corrente, ed è molto bella e varia con suggestivi passaggi tra le rocce, piccole grotte e sifoni, affatto difficile col la sua profondità massima di 25m.

Le lamiere tra i coralli formano in alcuni punti scenari assai suggestivi, perfetti per fotografi e cineoperatori: la profondità limitata e la totale assenza di corrente la rendono un’immersione facile e rilassante, e per questo estremamente godibile.

Abu Galawa “Small”

Altra immersione molto gradevole che, per la struttura del reef e per la presenza di un relitto ricorda molto la precedente.

La differenza sta nel fatto che in questo caso il relitto è minuscolo ma ancora intero e perfettamente riconoscibile, adagiato sulla fiancata di dritta, con la prua rivolta verso il cielo: tutto lo scafo è fortemente incrostato di coralli ed alcionari, mentre da uno squarcio presente nella regione poppiera (la più danneggiata) è possibile guardare all’interno, densamente popolato di “glass fishes”.

La struttura della nave offre riparo a numerosi pesci, tra cui alcune grosse pastinache e a nuvole di anthias tropicali.

La parte più bella della nave rimane comunque la prua, che offre, con la sua battagliola ancora intera, interessanti scorci fotografici.

Anche se forse non è così suggestivo come i reef più esterni vale la pena di non trascurare l’House Reef che si sviluppa lungo la costa proprio di fronte al lodge.

Essendo sotto costa l’acqua non è cristallina come nelle strutture più esterne, ma proprio per questo motivo vi si incontrano gli animali di dimensioni maggiori, come le timide cernie giganti che si trovano adagiate sul fondo sabbioso o i pesci coccodrillo, anche loro mimetizzati. L’abbondanza di nutrimento fa sì che i pesci vi si concentrino in grande quantità, rendendo tra l’altro possibile l’incontro con grandi gruppi di pesci scorpione e, con un po’ di fortuna, con le belle tartarughe o, ma di fortuna ce ne vuole tanta, con il raro squalo chitarra.Reef con barca

Anche il dugongo visita spesso questo reef: esso termina infatti in un pianoro sabbioso denso di alghe, in cui il simpatico animale trova l’ambiente giusto ed il cibo ideale.

Appena all’esterno dell’House Reef, raggiungibili con pochi minuti di gommone, vi sono alcune propaggini isolate, anch’esse molto belle e con acqua decisamente più limpida, sedi ideali per un’indimenticabile immersione notturna.

I fondali marini, per quanto splendidi, non sono però l’unica meraviglia di questa regione: in essa, infatti, il deserto si tuffa direttamente in mare e da questo confine netto tra due ambienti così diversi si originano ecosistemi unici.

Anche se orientato prevalentemente all’attività subacquea, il Wadi Lahami Village fornisce una serie di servizi ed escursioni destinate a chi subacqueo non è o voglia alternare immersioni e relax: da non perdere quella nel Parco Naturale di Wadi El Gimal, in cui si possono ammirare le rovine di una città romana immerse nel deserto, o al mercato di cammelli di El Shalatin, città di confine con il Sudan; molto richieste quelle in gommone alle isolette che si trovano di fronte alla costa.

Informazioni utili

El Shalatin - CammelloLa spiaggia è ovviamente libera e a disposizione di tutti i clienti; inoltre, la struttura dispone di un attrezzato centro per il kite surfing, con annessa scuola internazionale, per chi volesse provare qualche emozione diversa da quelle esclusivamente subacquee.

Struttura: Ecolodge Wadi Lahami Village

Località: Wadi Lahami – 40Km a nord di Porto Berenice

Situazione politica: L’Egitto è una repubblica presidenziale con capitale Il Cairo. La situazione politica è attualmente tranquilla, con una particolare attenzione ai turisti; non si corrono quindi particolari rischi, anche se è sempre buona norma essere accompagnati da una guida locale, anche per motivi di lingua, dal momento che qui molti parlano solo l’arabo.

Per il resto, i comportamenti da evitare sono gli stessi di ogni paese arabo, dettati dalla semplice prudenza: meglio per le donne non andare in giro da sole ed evitare abiti troppo succinti, anche se di solito non si creano problemi.

Soft CoralPrefisso telefonico: +20

Prefisso per chiamate verso l’Italia: +39

Costo di una chiamata verso l’Italia: 5 €/min

Cellulari: tutte i principali enti abilitano automaticamente il rooming internazionale. Il prefisso verso l’Italia è sempre +39.

Si consiglia comunque di informarsi prima della partenza presso il proprio ente gestore riguardo ai dettagli ed ai costi.

Moneta: in tutti gli alberghi e nella maggior parte dei luoghi visitabili sono accettati sia gli euro che i dollari. La moneta locale è la sterlina egiziana, il cui cambio attualmente vigente è 1 euro = 6.8 sterline egiziane.

Gli ecolodge accettano carte di credito del circuito VISA e MASTERCARD, che implicano però il pagamento di una tassa del 10%.

Come arrivare: la via più comoda per raggiungere Wadi Lahami è in aereo fino a Marsa Alam e successivamente in autobus fino a Wadi Lahami. I trasporti sono organizzati da Red Sea Diving Safari che opera sia sull’aeroporto di Marsa Alam che di Hurgada.

I costi sono, indicativamente:

Marsa Alam/Lahami/Marsa Alam: 50 euro/persona

Hurgada/Lahami/Hurgada: 100 euro/persona

Luxor/Lahami/Luxor: 130 euro/persona

Sono previsti sconti per gruppi maggiori di 4 persone

Tour Operator:

H2O Viaggi

Via Luigi Cibrario, 16 – 00179 Roma

info@h2oviaggi.it

www.h2oviaggi.it

Wadi Lahami - Mangrovieto con conchigliaCosto: 8 giorni / 7 notti in pensione completa in camera doppia (quote valide fino al 31/03)

Quota sub 950 €

Quota non sub 780 €

Le quote comprendono:

Iscrizione e pratiche apertura viaggio

Assicurazione medica, bagaglio, sub

Voli diretti ITC da Milano, Roma (su richiesta Bologna e Verona) per Marsa Alam

Tutti i trasferimenti

Sette notti in All Inclusive Light.

La quota sub include 3 immersioni diurne ed 1 notturna al giorno per 5 giorni con il gommone nei reef di Wadi Lahami

Assistenza in aeroporto

Le quote non comprendono

Assicurazione annullamento viaggio facoltativa – clicca per i dettagli

Visto d’ingresso 24 €

Eventuale adeguamento carburante da quantificare

Mance, bevande alcoliche ed extra in genere

Supplementi per immersioni ad Elphinstone

Tutto quanto non espressamente indicato alla voce “LE QUOTE COMPRENDONO”

Supplemento e riduzioni

Nessuna quota d’iscrizione

Supplemento singola: 115 € per settimana

Riduzione tenda: 115 € per settimana

Riduzione bambino: 7 – 10 anni: 135 € – 2 – 6 anni: 270 €

Supplemento alta stagione: 40 € (Settembre, Ottobre, Novembre, 16-31 Dicembre, Marzo)

Supplemento volo alta stagione: 80 € (Tutti i Santi, Natale, Capodanno, Pasqua, 25 aprile, 1 maggio, 2 giugno)

Settimana supplementare: Sub 445 € – Non Sub 260 €

Supplemento NITROX: 6 € per bombola

Supplemento sul pacchetto sub per 2 immersioni al giorno per 5 giorni ai Fury Shoals: 50 €

Per ulteriori informazioni consultare il sito: www.h2oviaggi.it

Lingue parlate: Inglese – Arabo

Temperature medie:

Mese

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

Acqua

23

22

23

25

27

28

28

29

28

27

26

25

Aria

25

26

28

32

35

38

40

43

38

32

27

26

Kom Ombo - VecchioAbbigliamento consigliato: ovviamente varia con la stagione: in primavera (marzo) è consigliato un abbigliamento estivo durante il giorno ed un maglione/giubbino per la sera.

Buona norma munirsi di un K-Way, dal momento che la regione è molto ventosa.

Il sole primaverile è già molto forte (Wadi Lahami è situato sul tropico del Cancro), per cui è consigliato munirsi di un’opportuna protezione solare.

Corrente elettrica: 220V 50 Hz C

span style=”font-size: 10pt;”>Documenti: Sono ammessi sia il passaporto che la carta d’identità validi (non meno di 3 mesi alla scadenza) e il visto: i cittadini dell’Unione Europea possono ottenerlo anche all’arrivo.

Chi viaggia con la carta d’identità deve munirsi anche di una fototessera.

Ambasciate e consolati:

Il Cairo Shara Abdel Rahman Fahmi, 15 Garden City

Tel. 00202 7943194/5 – Fax 7940657

Telex 0091 94229 ITADI UN

Alessandria d’Egitto Midan Saad Zaghloul, 25

Tel 00203 4870095 , 4879470 e 4847292

Fax 4835344 – Telex 091 55805 ITALX UN

Il Cairo – Consolato

24 El Galaa St. – BOULAC

Tel 00202 5749565 5772726 5767295

Telefax 5770165

Porto Said – Consolato onorario

Shara Salah Salem, 44

Tel 002066 223756 – Fax 223756

Luxor – Vice consolato onorario

Youssef Hassan Str. – Luxor

Tel 002095 377500 – Fax 377500

Sharm El Sheik – Vice consolato onorario

Golden Palace Hotel- Sharm El Sheikh – Sinai

Tel 002062 601900/1/2/3 – Fax 600901

ambcairo@brainy1.ie-eg.com

www.italembassy.org.eg

conales@internetalex.com

Wadi Lahami ecolodge - ingresso del diving centerWadi Lahami Diving Center

Proprietà: Red Sea Diving Safari

Responsabile: Mr. Ross ross@wadilahami.com

Corsi/Didattiche: il diving center operante a Wadi Lahami è l’unico della struttura in cui non vengono tenuti

corsi. Negli altri, ovvero gli ecolodge Shagra e Nakari Village e il Pioneer Divers Diving Center operativo

presso l’Hotel Karamana di Marsa Alam sono disponibili i seguenti corsi: PADI: da Open Water fino ad

Assistant Instructor, Corsi Nitrox e Discover Scuba Diving. SSI: da Open Water fino a Divecon. IDEA: da

Open Water fino a DiveMaster. CMAS (Federazione Egiziana):da 1 a 3 stelle

Imbarcazioni: 5 gommoni (“speed boat”)

Wadi Lahami Ecolodge - interno del diving centerNoleggio: Sono disponibili attrezzature complete a noleggio.

Costi:

Eqp. Completo: 30 €/dì (140€ per 5 giorni)

Octopus: 10 €/dì

Gav: 8 €/dì

Muta: 7 €/dì

Maschera + snorkel: 3 €/dì

Calzari: 3 €/dì

Pinne: 3 €/dì

Torcia: 8 €/dì

Computer:10€/dì

zspan style=”font-size: 10pt;”>Immersioni giornaliere:

Sono previste fino a 4 immersioni al giorno, strutturate come segue:

Pacchetto base

4 immersioni al giorno nei reef interni, vicini all’Ecolodge. La prima immersione della giornata è prevista per le 8,30 del mattino. È il pacchetto ideale per i subacquei con minore esperienza e per coloro che intendano immergersi ad un ritmo più rilassante.

Pacchetto “esperti” – maggiorazione di 50 euro

2 immersioni mattutine guidate sui Fury Shoals: si svolgono con l’ausilio dei gommoni. La partenza è prevista alle 7.15 del mattino: ci si porta subito sul primo punto di immersione, dove viene fatto un breve briefing. Terminata l’immersione si torna sul gommone dove si effettua un intervallo di superficie di un’ora circa durante la quale viene effettuato lo spostamento verso il secondo punto di immersione e vengono offerti un dolce e bevande calde.

Terminata la seconda immersione si rientra al lodge, generalmente entro mezzogiorno.

1 immersione pomeridiana non guidata effettuata sempre con l’ausilio del gommone sull’house reef o su reef immediatamente esterni.

1 immersione notturna effettuata con le stesse modalità della pomeridiana

Uova di ballerina spagnolaLa durata massima ammessa per ciascuna immersione è 60 minuti.

Requisiti richiesti: brevetto Advanced OWD o superiori e almeno 30 immersioni certificate.

Camera iperbarica più vicina: Hyperbaric Medical Center D.E.C.O. International Marsa Alam – presso Shagra Ecolodge Village

Costi: il diving offre pacchetti giornalieri, che includono le immersioni sopra descritte, le bombole ed i pesi.

Il costo di una giornata è di 60 euro in alta stagione (55 nella bassa) mentre un pacchetto settimanale (5 giorni di immersioni) costa 260 euro (240 in bassa stagione).

I costi dei pacchetti possono subire variazioni: per informazioni, rivolgersi direttamente al tour operator (info@h2oviaggi.it)

Contatti: Red Sea Diving Safari – Head Office: 53 El Hussain St., Dokki, Cairo – Egitto – Tel.+20-2-3379942 – Fax +20-2-3494219 – info@redsea-divingsafari.com – www.redsea-divingsafari.com

H2O Viaggi (tour operator)

Via Luigi Cibrario, 16 00179 Roma

info@h2oviaggi.it

www.h2oviaggi.it

Portfolio:

V° CONCORSO INTERNAZIONALE DI FOTOGRAFIA SUBACQUEA “ORTONAMARE” 2010

L’Associazione Subacquea Ortona Sub, alla luce del successo di pubblico e critica ottenuto nelle precedenti edizioni, presenta il V° Concorso [...]

DA DIECI ANNI CANON È IL BRAND PIÙ AFFIDABILE TRA I PRODUTTORI DI MACCHINE FOTOGRAFICHE

I lettori di 14 paesi europei su 16 hanno votato Canon come “marchio più affidabile” e Reader’s Digest conferma: da dieci anni Canon è il brand più affidabile tra i produttori di macchine fotografiche

DA PANASONIC DUE IMPORTANTI NOVITA’

PANASONIC presenta due nuovi prodotti di grande interesse: la reflex LUMIX DMC-G2 dotata della possibilità di comandarne le funzioni tramite il touch screen sul grande monitor, e la serie di camcorder 700 che si differenziano per il tipo di dispositivo di memoria ma tutti e tre con grandi capacità, fino alle 102 ore della SD/HDD

PROSSIMI CORSI DEL CEDIFOP

Date dei prossimi corsi OTS organizzati da CEDIFOP