SSI
Fotosub Shop

Il mare in rete - anno IV n°. 33 – Marzo 2010 – reg.Trib. di Milano n.318 del 14 maggio 2007

Gentili appassionati di mare, ho scoperto per caso il manifesto.

Non sono d’accordo sul “de profundis” intonato per celebrare il rito del suo definitivo affondamento.

Mi immergo anch’io per passione e per caso mi sono imbattuto in questa iniziativa che condivido in pieno, fino all’ultima riga.

La ragione dell’insuccesso, sta, probabilmente, in quello che ho letto sfogliando qua e là il sito.

Siamo pochi, malgrado le apparenze.

Mi ci metto pure io, anche se ho meno titolo, rispetto a tanti altri, per annoverarmi tra quanti praticano questo sport estremo ad un certo livello. Per me non è un gioco, ma è una grande occasione per stare bene con sé

stessi e ricevere ogni volta emozioni e sensazioni particolari e diverse. È il piacere di andare in acqua quello che mi spinge ad essere piacevolmente sopraffatto dalle acque, immensamente avvolto da una massa

senza forme, generatrice di grande benessere interiore.

Perché dico che siamo pochi?

Forse perché in un paese dove conta più “Grande Fratello” rispetto alla realtà, affermare e mettere l’accento su determinate idee diventa più difficile e lo sforzo è naturalmente maggiore, oserei dire titanico.

La subacquea viene considerata un gioco, una cosa effimera da vivere come in un “reality show”, in cui occorre sfoggiare articoli alla moda piuttosto che strumenti e attrezzature di supporto, partendo da pseudo corsi e lasciandosi ammaliare da guide che assomigliano più ad animatori turistici che a gente responsabile di sé stessa e del proprio gruppo.

Non è paradossale né provocatorio dire che siamo pochi. Lo testimoniano i numeri.

Giustamente, qualcuno fa notare, a che serve alzare la voce se gli insoddisfatti si presentano numericamente perdenti? Sarebbe il caso di cambiare strategia allora, lo dico senza polemica e senza

avere alcuna intenzione se non quella di alimentare un dibattito. Sarebbe solo presunzione e retorica.

Prima dicevo che ho conosciuto per caso “Sottacqua.it” ed il manifesto.

Il sito da solo non può essere lo strumento adatto per coinvolgere fattivamente la grande massa dei subacquei italiani, un mondo alla mercé del mercato e abbandonato all’improvvisazione. Da solo non ha la forza di un blog alla Beppe Grillo, per intenderci.

L’iniziativa, anziché essere buttata a mare andrebbe essere ripresa con più forza e vigore, coinvolgendo il mondo dello sport, il terzo settore e quant’altro, insomma dovrebbe essere più visibile e coinvolgere una platea più ampia.

Capitano Nemo e compagni, buttiamoci noi a mare, riprendiamo il Manifesto e diamogli la visibilità (più ampia) che merita. Immagino, essendo anche molto impegnati nella cultura e nel giornalismo, che

saprete trovare le strade per coinvolgere più di qualcuno.

Scusate questo atteggiamento spocchioso e saccente, perdonate il mio sfogo. Chi ama il mare, la vita e la sicurezza dei propri figli, forse si avvicinerà al problema.

Male che vada, il Grande Fratello sarà sempre lì. Tutti soddisfatti.

No?

 

Salvio Foglia

 

risponde Paolo Bastoni

caro Salvio,

cercherò di essere il meno retorico possibile e, senz’altro, poco complimentoso nel risponderti, sì, perché ho molto apprezzato il tuo intervento, lucido e, in fondo, appassionato, anche senza scadere in inutili entusiasmi o dichiarazioni.

Che dire? Che mi sembrano corrette un po’ tutte le analisi che esponi, dalla constatazione che siamo in pochi al fatto che bisognerebbe coinvolgere fette più ampie di operatori che si occupano di comunicazione. Non sono in grado di valutare se davvero la subacquea venga considerata “un gioco, una cosa effimera da vivere come in un ‘reality show’, in cui occorre sfoggiare articoli alla moda piuttosto che strumenti e attrezzature di supporto”, senz’altro qualcuno che si avvicina a questa attività ammaliato dall’immagine che di sé si dà al mondo grazie alla “corazza” che si indossa, costituita dall’attrezzatura che ci è propria, esiste, e un po’ di gente di questa categoria l’ho conosciuta anch’io, ma non credo che questa sia la motivazione della maggioranza dei subacquei.

Oltretutto io penso che, aldilà di certe motivazioni che spingono un neofita ad intraprendere il percorso didattico per ottenere il primo brevetto e i successivi, siano poi gli istruttori i veri fornitori dell’imprinting del subacqueo, con questo io annetto all’attività didattica una responsabilità che va ben oltre la “semplice” sicurezza e competenza nell’immersione, la responsabilità delle motivazioni.

Ed è qui che, probabilmente, casca l’asino: senza voler essere considerato un disfattista io sono convinto che ormai sia da molto tempo che istruttori che posseggano le motivazioni “forti e giuste” per andar sott’acqua e che, quindi, abbiano un patrimonio da trasmettere ai propri allievi ormai ne restino sempre meno.

Quindi, per assurdo, oggi che, in nome della sicurezza, si sviluppa sempre di più il “buddy system” e che affrontare un’immersione in solitaria è considerata sempre di più un’eresia, in realtà si sviluppa sempre di più l’individualismo, c’era molta più solidarietà e unione e riconoscimento come membri di un’unica razza un tempo quando, al contrario, si affermava che il numero ideale per immergersi era dispari e che in tre si era già in troppi.

Io credo sia questa la ragione per cui iniziative come questa del manifesto o altre ancora, che prevedano un’azione corale da parte di tutto il movimento, non raccolgono un numero di adesioni quali ci si potrebbe aspettare. Io credo che quella che cito qua e là, la mitica “Tribù delle Rocce” in realtà sia una razza in via di estinzione.

A questo punto non penso che SOTTACQUA non possa essere lo strumento giusto per diffondere e coinvolgere il maggior numero possibile di subacquei. Penso, al contrario, che lo potrebbe essere al pari di altri mezzi analoghi. Ho la presunzione che il nostro giornale potrebbe farlo un po’ di più degli altri perché chi lo fa non si è buttato in questa avventura editoriale solo per far qualcosa per campare, ma è subacqueo – spesso da decenni – in prima persona e in prima persona coinvolto in questo discorso.

Ma è anchesì vero che non si riescono a raccogliere numeri più ampi, su temi di questo tipo, e allora non serve cercare altri canali di comunicazione perché, non scordiamocelo, chi potrebbe raccoglere questo appello su media extra settore potrebbe a sua volta essere subacqueo, solo, senza quelle motivazioni di cui parlavo prima, e si ritornerebbe da capo…

Allora la strada giusta quale potrebbe essere? Personalmente sono convinto che la strada giusta debba passare dall’aspetto merceologico, ovvero dalla forza economica dei produttori del settore: le aziende che hanno dato vita a CONFISUB potrebbero, se saranno sufficientemente lungimiranti (dote della quale il nostro settore è parco, peraltro) potrebbero fare molto su questo terreno investendo risorse economiche per ricreare quella cultura della subacquea che c’era negli anni ’50, ’60 e ’70 e che si è poi, man mano, persa annegata nel business a tutti i costi, e risorse umane con interventi a livello istituzionale per supportare le azioni culturali, e le aggregazioni della didattica potrebbero affiancare efficacemente queste operazioni, magari con una minore forza economica ma con una maggiore e migliore capillarizzazione del messaggio attraverso il rapporto con gli istruttori. E, devo proprio sottolinearlo, le ultime iniziative che si stanno delineando nel prossimo futuro, figlie di accordi e di iniziative sviluppatesi ultimamente (DIVEX+EUDI e gli accordi tra ADiSUB e CIAS), sembrerebbero andare proprio in questa direzione.

Caro Salvio, il manifesto, quindi, non è morto, almeno nei contenuti e nell’intenzione di proseguire lungo questa strada. Che sia quel testo, o un altro, o un’iniziativa o un evento poco importa: l’importante è lavorare per cercar di riportare nei cuori l’attività subacquea non più e non solo come elemento ludico di alcuni week end, ma che possa tornare ad essere vero amore per il Mare.

E noi di SOTTACQUA restiamo lì, sul pezzo, come attenti (e interessati) custodi e aedi di questo obbiettivo. Grazie anche al supporto emotivo di lettori come te.

 

Paolo Bastoni

Lascia un commento

Devi essere loggato per lasciare un commento

V° CONCORSO INTERNAZIONALE DI FOTOGRAFIA SUBACQUEA “ORTONAMARE” 2010

L’Associazione Subacquea Ortona Sub, alla luce del successo di pubblico e critica ottenuto nelle precedenti edizioni, presenta il V° Concorso [...]

DA DIECI ANNI CANON È IL BRAND PIÙ AFFIDABILE TRA I PRODUTTORI DI MACCHINE FOTOGRAFICHE

I lettori di 14 paesi europei su 16 hanno votato Canon come “marchio più affidabile” e Reader’s Digest conferma: da dieci anni Canon è il brand più affidabile tra i produttori di macchine fotografiche

DA PANASONIC DUE IMPORTANTI NOVITA’

PANASONIC presenta due nuovi prodotti di grande interesse: la reflex LUMIX DMC-G2 dotata della possibilità di comandarne le funzioni tramite il touch screen sul grande monitor, e la serie di camcorder 700 che si differenziano per il tipo di dispositivo di memoria ma tutti e tre con grandi capacità, fino alle 102 ore della SD/HDD

PROSSIMI CORSI DEL CEDIFOP

Date dei prossimi corsi OTS organizzati da CEDIFOP