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Il mare in rete - anno IV n°. 33 – Marzo 2010 – reg.Trib. di Milano n.318 del 14 maggio 2007

Caro Paolo, 

Il “Manifesto” si è staccato dalla bacheca di Sottacqua ed è scivolato in fondo all’oceano. Un relitto in più, leggero per quanti se ne sono disinteressati, pesantissimo per i 124 che firmandolo lo hanno fatto proprio.

Angelo Mojetta lo ha pensato e scritto con il cuore e la ragione, SOTTACQUA lo ha proposto con l’intelligenza , ma non è bastato, come non è bastato il prestigio delle firme, molte delle quali appartenenti all’Olimpo della subacquea.

Peccato, una occasione sciupata che verosimilmente non si presenterà una seconda volta.

Mi sono chiesto il perché di tutto questo, perché il Manifesto anziché concatenare le aspettative di tutti gli appassionati di subacquea si sia trasformato in una specie di sommossa carbonara subito soffocata dal popolo stesso. Uno sberleffo di Pasquino letto e strappato .

Escludendo il virus della pigrizia, poco affine al mondo dei sub, e certamente non invadente a macchia di leopardo come lascerebbero pensare le 124 firme a favore, ed escludendo anche una opposizione intellettuale dei più, visto che nessuno ha levato una sola voce in senso negativo sulla iniziativa di  Mojetta,  torno a pensare -come già ti dissi- che non si può chiedere di capire la savana ad un leone nato in gabbia.

In parole povere ho il forte sospetto che di quanto stava scritto sul manifesto molti abbiano capito  poco. E non perché non fosse scritto chiaramente, ma semplicemente perché il popolo dei sub di oggi è abituato così, appagato dall’appartenenza e intruppato comodamente in disordinati confini. In fondo cosa vogliamo di più, una corsa al mare, parcheggio, il diving che si occupa di tutto, immersione sempre bellissima anche nel brodo di cicoria, il pasto “allo scoglio” e poi… a casa.

Ma quanto sono polemici questi! Marcante? E chi lo conosce? Io c’ho l’advanced. Io sono tecnico. Io…

Ecco, il  Manifesto è arrivato sul fondo per incomprensione, per ignoranza, per mancanza di esperienza da parte di chi aveva il siluro dalla parte dell’elica e se lo è sparato addosso, ma….  non importa! Questo fine settimana andiamo tutti al mare che tanto, firme o non firme, la nostra immersione sul relitto non ce la leva nessuno.

 

Buone bolle a tutti.

 

Uno dei 124

risponde Paolo Bastoni

 

Caro… beh, io so chi sei ma, visto che ti sei qualificato come “uno dei 124” voglio considerare questa tua chiosa finale come un commento corale da chi ha creduto nel “Manifesto”.

Prima di tutto devo dichiarare una mia sconfitta: quando Angelo mi parlò, poco più di un anno fa, dell’idea di creare un momento di coinvolgimento attorno ad un documento ideale vidi che stava dando una forma al mio desiderio di trovare un modo per “contarci” e, al tempo stesso, manifestare con tutta la forza possibile una dichiarazione di intenti che comprendesse il nostro amore per il Mare e il desiderio che la Sua frequentazione continui ad essere simbolo di libertà.

Evidentemente i frequentatori del Mare non amano così tanto la libertà visto che i firmatari si sono arrestati a quella cifra ridicola che citi, caro Amico Lettore.

Personalmente, visto il numero di lettori e frequentatori di SOTTACQUA, avrei giurato su una cifra del doppio più uno zero rispetto a quella realizzata, ma questo è stato, evidentemente, un mio grosso scivolone, e ne faccio ammenda.

Eppure nei forum si è parlato di questo documento, e se ne è parlato con toni positivi, e allora dove sono finiti coloro che commentavano che questa era la strada da seguire e che bene avevamo fatto noi di SOTTACQUA ad imboccarla? Perché nel nostro ambiente non si supera il mugugno o il commento arrestandosi di fronte all’azione?

Mah! Sono ormai quarant’anni – tra tre mesi – che faccio parte di questo ambiente e continuo a sorprendermi come ci continui ad essere questo attivo disinteresse a tutto quanto ci riguarda che non sia il dove fare l’immersione del week end o quale sarà la prossima meta del viaggio tropicale, con qualche discussione (ma sono ormai in pochi a farne, su questo) su quale sia il migliore erogatore o il miglior jacket, senza capire che i costi e i trattamenti da parte di diving, o le limitazioni – sempre maggiori – alle nostre immersioni derivano direttamente dal nostro disinteresse, dal nostro non aggregarci come categoria al punto che non siamo punto riconosciuti e le decisioni sono sempre prese al disopra delle nostre teste.

Un ultima nota, positiva: stiamo assistendo, in questi giorni, al fiorire di iniziative che mirano a riunificate, nelle sue componenti operative, l’ambiente della subacquea – CONFISUB e ASSOSUB, ADiSUB e CIAS – voglio sperare che possano essere, queste iniziative, da traino per un maggior coinvolgimento della Tribù delle Rocce nelle faccende che li riguardano, in fondo, come cittadini, siamo ben disposti a scendere in sciopero se ci aumentano il prezzo della benzina o il ticket dei medicinali, no?!?….

 

Paolo Bastoni

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